Wednesday, 11 March 2020

Come negarlo?



Come negarlo?

La situazione e' angosciante.
Vivo lontano, e tutta la mia famiglia, tutta, genitori, fratelli, zii ... e poi molti degli amici piu' cari e' in Italia.
Isolati loro, isolato io.

Non voglio neppure pensare a scenari possibili, ma li puoi immaginare anche tu.

Metti assieme le mie condizioni di salute, precarie, e l'eta' di tante delle persone cui tengo.
Non metto in revisione la mia vita: il destino che ho scelto, quello dello straniero, e' l'unico a me congeniale.
Ma non mi sorprendono le incoerenze del reale, le contraddizioni di temperamento e dati di fatto.

Lavoro da casa, ho la dispensa piena: stasera ultima spesa, ma e' da settimane, da gennaio, che, pian pianino, aggiungo alle provviste del giorno un pacco di pasta in piu', qualche bottiglia d'acqua, barattoli di legumi, cioccolata.

Dalla finestra, giu' in strada, vedo lo sciame di tutti i giorni. Come se qui nessuno si rendesse conto di quello che e' accaduto in Cina, ed ora sta aggredendo il nostro paese.

Non siamo pronti, non siamo piu' abituati alla legge marziale ... e questa e' guerra, anche se non ci sono mitragliatrici, missili, mimetiche.

Senza disciplina ci faremo male di un male dopotutto rimediabile se affrontato con intelligenza e metodo.

Tuesday, 17 December 2019

Il Diavolo tra i ghiacci d'Islanda

Il Diavolo mi ha teso un tranello, lassù in Islanda.
Se sono qui a raccontarlo è perchè, evidentemente, ho sventato i suoi piani, e la cosa non ti sorprenderebbe se tu sapessi che io sono Dio.
Non so, per una volta sarò onesto, se altri dei o altri demoni vivano oltre questo Universo che io ho creato, ma che non escludo sia uno tra molti, forse infiniti.
A questo punto tu inizierai forse a credere di avere a che fare con un Dio distratto e incerto, ma in verità sono discreto, curioso, spesso spietato, a volte buffo.
Forse un giorno ho invidiato queste mie creature, gli uomini, capaci di sognare, di immaginare lo sconosciuto ... ed allora ho cancellato, probabilmente per un tempo finito, la mia memoria, la conoscenza completa, ed ho preso un atteggiamento discreto, mischiandomi agli uomini, assimilando le loro virtù e gli speculari vizi.
Ed eccomi dunque in Islanda, con la mia famiglia di questi decenni.
Siamo saliti fino ai confini del Mondo per una vacanza che ha riunito genitori, finalmente liberi dal lavoro, e noi tre figli, ormai adulti. Il nostro soggiorno ci spinge in angoli remoti, li dove trovo i nudi elementi cui io stesso ho imposto caso e necessità, e musei, nei quali godo dell'esperienza della creatura che più amo: l'uomo.
Siamo appunto in un grande Museo quando il Diavolo passa all'attacco.
Senza alcun preavviso ognuno dei nostri ospiti, dal guardiano del museo all'incaricato al servizio di ristorazione, inizia a mostrare una certa insofferenza, ostile, trattenuta, nei confronti di noi turisti.
La prima manifestazione di questo atteggiamento intimidatorio è l'indifferenza: nessuno più ci ascolta, nessuno più usa la lingua inglese, mentre corrono parole a noi sconosciute da un capo all'altro del museo. E gli sguardi presto sono colmi di quel disprezzo che spesso precede la violenza.
Sono isolato dal resto della mia famiglia.
Ci eravamo separati, interessati chi ad un'esposizione, chi ad un'altra, chi affamato, chi semplicemente stanco.
Ho paura. Temo per loro, in pericolo, ma anche per me.
Di cosa può preoccuparsi, Dio?
Di dover rivelare sè stesso, di ritrovarsi quindi necessariamente isolato, di nuovo al punto di partenza del gioco architettato per poter esperire l'umanità.
Così vuoi giocarmi, Diavolo?
Davvero pensi di potermi vincere?
...
Quando l'atmosfera si è fatta angosciante, ai primi spintoni, al comparire di un ghigno cattivo su tanti visi, mi sono rifugiato in una sala conferenze, in un'ala laterale del museo.
....
Entrando nel buio, per una volta confortante, di quella sala ho sperato di potervi trovare la mia famiglia. Ma sono solo. Sono stato il solo ad aver capito che tra tutte le strutture quella è la più sicura, e l'unica che possa permettere di comunicare, senza essere scoperti, con l'esterno, con l'estero. Questo fanatismo, me ne convinco facilmente, non interessa solo il museo, ma si è impossessato di tutta l'Islanda ... ed a questo punto non ho più dubbi: ciò che sulle prime era solo sospetto ora è certezza: questa è opera del Diavolo e delle sue creature, del suo esercito, dei suoi gregari.
Devo contattare i miei amici su Whatsapp, Skype, Gmail. Dire loro cosa sta succedendo, o meglio parte di quel che sta succedendo. Ed istruirli in merito a cosa ga fatto: il più presto possibile devono partire, dalle basi in Germania e Danimarca, dai centri d'addestramento britannici, i corpi d'elite antiterrorismo. Di rinforzo dovranno salpare dai porti sul mare del Nord le corrazzate, i sottomarini, ed ancora grandi imbarcazioni per l'evacuazione dei tanti civili in pericolo. L'Operazione 'Islanda' deve iniziare subito, adesso!
E però il Diavolo ha pensato bene di inserire un virus nel mio dispositivo, tale per cui tutti i mezzi di comunicazione normalmente a disposizione non funzionano se non in parte. Vedo prossima, come un Tantalo digitale, la soluzione, ma non posso farla mia.
Il panico si è impossessato delle masse. Dal mio rifugio, sicuro solo per il momento, sento lontana l'angoscia di urla disconnesse, le vibrazioni di passi di corsa incerti della direzione da seguire.
Qualcuno, man mano che passano i minuti, arriva a cercare rifugio nella stanza in cui mi trovo. Ho chiuso dall'interno le porte, ma cedo subito alle richieste di aiuto, al toc-toc, ai pianti.
Ormai siamo in diversi in quella grande sala, ed il silenzio, e l'oscurità, che proteggevano me come i primi accorsi in quel luogo, sono svaniti. Al loro posto chiasso, numero.
La situazione si e' rapidamente capovolta, e non sono piu' al sicuro. Mi preparo alla lotta, che pure voglio evitare con tutto me stesso.
Il Diavolo, l'ho imparato nel corso dei secoli, e' sottile piu' che violento, e architetta trame intricate per raggiungere i propri scopi. Imprevedibile in tutto tranne che nel suo fine: la dissoluzione dei miei legami umani.
Manda avanti i miei famigliari, convinti, per meglio dire illusi, che ormai e' tutto risolto, che le cose stanno tornando alla normalita'.
Sono i miei genitori a presentarsi dinnanzi a me: rassicurati mi vogliono convincere a seguirli, a ricongiungermi con gli altri e finalmente sciogliere ogni residua tensione.
Trovo insopportabile la manipolazione cui il Diavolo ha sottoposto i miei cari, ed infine decido di contrattaccare. 
Hai i minuti contati, sto venendo a prenderti.



Continua ...

Saturday, 28 September 2019

Lupi

Sono in un paesaggio che e' simile a quello delle dune subito fuori citta', ma l'ambiente e' diverso, davvero selvaggio, remoto, ostile.
Diversamente dalla macchia che lambisce la costa occidentale dei Paesi Bassi, non c'e', prima dell'orizzonte, segno alcuno della presenza dell'uomo a confortare.

Cammino, solitario come sempre, ma questa volta davvero solo.

Ho avvicinato il mare, ed il bosco, in basso, mi tenta, ma allo stesso momento ammonisce: quell'oscurita' tanto ambita non e' la mia casa, e' la tana di creature ancora piu' selvatiche di me.

Cosi' penso, e continuo ad addentrarmi in pensieri di caotica rassegnazione.

Dal limitare della foresta vedo avvicinarsi dei cuccioli di lupo. Noto con stupore che il colore del loro pelo e' fulvo.

Non temo quelle piccole creaturine, e tuttavia ne sono infastidito: si avvicinano senza paura, e subito iniziano a ringhiarmi addosso, a cercare di mordermi, a farmi capire che li io non posso stare.

Cerco di allontanarli con gesti plateali, gridando.
Niente da fare.
Getto addosso a loro manciate di sabbia.
Niente da fare.
Ne prendo uno in mano, il piu' aggressivo, e lo faccio rotolare lungo la sabbia.
Niente da fare.
E nient'altro voglio fare.

Adesso pero' la cosa si fa piu' seria.

Attirati dal guaire dei piccoli, ecco i capibranco: due lupi enormi, dal pelo bianchissimo.
Salgono veloci verso di me, pronti ad aggredirmi.

E come tanto altri prima di loro, uomini, bestie, demoni, non si rendono conto di avere a che fare con un semi-Dio (almeno in parte inconsapevole di se').

Questa volta non perdo tempo.

Prima mi occupo del maschio. Lo metto subito fuori gioco, afferrandolo con la mia mano per il collo, e poi iniziando a stringere.
Applico la stessa procedura alla femmina
Si dimenano, sorpresi senza smettere di essere feroci.

Non voglio ucciderli, ma so di correre questo rischio.

Dal nulla appare di fronte a me una porta.
Le due bestie ormai non si muovono piu': se non le ho uccise sicuramente le sto uccidendo.

Allora apro la porta, e vi scaravento dentro i due animali.
Chiudo e tendo l'orecchio.
Passano alcuni secondi e posso sentire almeno una bestia tornare a respirare, a ringhiare di nuovo.

Adesso devo occuparmi dei cuccioli.

L'idea sarebbe quella di aprire appena un poco la porta, e cosi' buttare dentro i piccoli, e sincerarmi che maschio e femmina stanno entrambi bene.

Ma ancora mi sto domando come fare, voglio evitare di liberare gli adulti, quando i cuccioli mi cavano di impaccio, strisciando dentro la stanza attraverso una fessura tra pavimento e porta.

Non ne sono sicuro, ma credo che entrambi i capobranco stiano bene, e che i cuccioli siano al sicuro.

Tutto sembra risolto, ma rimane un piccolo lupo, il piu' grosso e giocoso di quei cuccioli, li, tra bosco e mare, sul crinale della duna.

Non ha intenzione di scivolare sotto la porta, oltre la quale si estende una dimensione che neppure io conosco.
E non e' ostile nei miei confronti, anzi, e' come se mi stesse aspettando da sempre.

Allora, piccolo, adesso inizia la nostra avventura.

Friday, 10 May 2019

Fatica

Che fatica, la mia vita.
Mi fermo un attimo, esausto, e naturale mi viene da misurare il peso di questa esistenza, condizionata dal primo giorno, segnata da una sequenza di aminoacidi, condannata dalla malasorte.

Sono stanco.

Non ho futuro lontano dal male meschino del mero dolore fisico, della solitudine di chi conosce, da solo, da dentro, tutto questo.

Ce la farò?

Tuesday, 9 April 2019

Donne

Sono ancora convinto che nulla si avvicini alle bellezza di una donna.
Adesso, lo so, convincerò pure te.

Da tempo ormai ho rinunciaato alla cifra estetica di questo mio bistrattato diario, quindi mi limiterò ad una nuda cronaca che tu dovrai arricchire con la tua immaginazione.

Allora, da dove iniziare?

L'edificio presso il quale lavoro è composto di due settori distinti. Il primo è arcigno, ha i colori spenti del 'concrete', il secondo è moderno, ad ampie vetrate, luminoso. Ero proprio nella 'new wing' quando l'ho vista. Io mi trovavo al secondo piano, e guardavo oltre il mio perimetro, e mi incantavano i primi elementi di primavera: il cielo terso, gli alberi in fiore, le biciclette ... ah no, le biciclette qui non si fermano neppure nel pieno dell'inverno.

Sotto di me era un'ampia terrazza, che offre un ingresso direttamente al primo piano. Li, seduta ad una panchina, le gambe tese, il bacino spostato in avanti, era una bella ragazza in minigonna. Mi sono fermato giusto un secondo a guardarla. In quel secondo, credimi, s'è alzato un alito di vento, che ha fatto increspare la sua gonnellina, l'ha sollevata un poco. Giusto il tempo che la sua mano, inopportuna, non rimettesse le cose a posto, ridestandomi da una visione di perfezione.

Qui le donne sono bellissime, ma quello che conta è la capacità di amare, no?

Tuesday, 2 April 2019

Pensieri

Cerco l'app di blogger sul telefono.

Il tram parte, arriva alla prima fermata ed il download, l'avevo rimossa, è  appena finito.

Inizio a scrivere, ed è come tornare in una casa abitata per un lungo periodo, e dalla quale tuttavia mi sono allontanato.
Il tempo passato è minimo, eppure ci di dimentica in fretta, in questa nostra epoca di abitudini che si sussuegono freneticamente, di ciò che è stato, di ciò che siamo stati.

...

Ho ricevuto un'e-mail, all'indirizzo associato a questo blog.
Un viaggiatore, uno più di me esploratore, o forse naufrago, mi ha sorpreso con parole di contatto.

Eccomi qui a controllare allora che la brace sotto la cenere sia ancora calda, e che il processo non si faccia irreversibile.

...

Che sto facendo della mia vita?
Mi guardo attorno, cerco in altri traettorie simili alle mie, così da poter interrogare il futuro e contestualizzare il passato.
Non trovo nessuno come me.

Sono fuori luogo perfino nel mondo delle idee se è vero che neppure riesco ad immaginare uno come me.

...

Però le sorprese possono esistere.

Come un'amante, passionale e dolcissima, che ha sbiadito i ricordi soprattutto erotici, o platonici, delle mie avventure passate, mettendo al centro il sentimento a me più congegnale, e cui tuttavia non credevo più: la dolcezza.

...

Il futuro è cupo, come il cielo di questo pomeriggio primaverile. Non ho nulla da offrire al mondo, all'algoritmo che predilige il pattern all'eccezione.

...

Sunday, 3 March 2019

Prima di entrare nel bosco



Stamattina è arrivato presto a svegliarmi, il mal di schiena.

Ieri notte ho fatto le ore piccole, ma alle nove ero già in piedi.

Thursday, 28 February 2019

Tutto ok!

Non sono sparito.
Semplicemente ho migrato altrove, ed in forma diversa, i miei pensieri.

[Ho usato il verbo 'migrare' in forma transitiva. So che è sbagliato, ma suona bene.]

Tornerò di tanto in tanto a farmi vivo.