Dystopia
Varius, Multiplex, Deformis
Tuesday, 21 May 2013
Ti vedo ogni giorno
Da qualche tempo ti vedo ogni giorno, li alla fermata dell'autobus che mi porta il mattino al lavoro.
Anche solo scrivere della donna per me e' necessario.
E' una preghiera dagli effetti immediati e concreti.
E' evocare una presenza che non svanisce prima d'avermi consolato.
E' scoprire nella contrazione quasi impercettibile di un labbro, di un sopracciglio, di un cuore la scintilla all'origine di ogni mia cosa.
(troppo stress, poche energie per pensare e scrivere ... cosi' mi contento di guardarti).
Monday, 20 May 2013
Parole
Io so bene come mettere in difficolta' una donna timida e bellissima.
Non credere che lo faccia per malizia, per gusto perverso, per attuare una strategia accuratamente pianificata.
Oh, so bene anche che nulla vale quanto l'insicurezza per convincere una creaturina impacciata, inconsapevole, maldestra a gettarsi nelle braccia di un uomo ... ma ricuso di servirmi di un rompighiaccio per avvicinarmi al cuore tenero di una donna.
Attorno ad un tavolo al quale ci costringe un obbligo sociale quante sono le chiacchiere sciocche!
Io resisto per pochi istanti se non inciampo in un 'Pirandello', un 'Bach, una 'Motocicletta', ed di quel lasso di tempo morto, marcio, nero, mi servo per cercare attorno a me una bella donna.
Eccola, e proprio di fronte a me.
Non ci siamo scambiati una parola, ne' forse ci rivedremo mai piu'.
E' questo uno di quegli infiniti incontri propiziati dal caso ed affidati alle nostre virtu' sconosciute, il coraggio, il desiderio, la curiosita' reciproca.
'Hai origini greche?' ti chiedo.
Sei stupita da un'introduzione che sembra gia' un terzo capitolo, non e' vero?
'No'.
Rispondi allora, sorpresa, lievemente piccata, naufragata nella domanda di uno sconosciuto.
Liquidare una curiosita' incomprensibile con un monosillabo inequivocabile dovrebbe rimettere le cose a posto, vero?
'Strano ... somigli a Maria Callas, e perfino ad Artemide, un'altra dea Greca'.
Se non e' sufficiente un secco diniego, pensi, forse per rimettere al suo posto, ovvero lontano, questo impiccione bastera' una logica appena indurita da un pizzico di pedanteria.
Arretrando in modo che in primo piano siano i tuoi occhialini da dotta studentessa, la cui montatura spigolosa sembra un'armatura di cristallo, dici allora:
'Non credo esista un accordo universalmente accettato circa l'aspetto di Artemide ...'.
Ti impedisco, giocosamente, sinceramente, di riguadagnare un terreno a te conosciuto, dove sapresti erigere solide palizzate difensive.
'Ti confesso una cosa: io sono fortemente miope. Non vedo bene quanto immagino chiaramente ... e tu ... tu sei davvero prossima alla mia idea di Artemide'.
Continuera'?
Friday, 17 May 2013
Non mi illudo
Non mi illudo di nulla, non metto in conto alcunche'.
Non allineo, deviando dal ragionevole per precipitare nel ridicolo, il futuro che cerco di costruire ad un'idea folle, ad un progetto sconclusionato che miri e necessiti di un nostro incontro.
Scaccia ogni timore in proposito!
Il tuo silenzio, lo so, e' spesso impacciato dalla pena, dal timore di poter smontare, con una briciola di buon senso, tutti i piani, i sogni, i desideri che finiscono per poggiare su una particella indivisibile e necessaria: 'noi due', ovvero 'io e te', ovvero 'Gio e Valentina'.
Sorridi pure tranquilla, non sono pazzo, almeno non a tal punto!
Rimando con piena consapevolezza tutto ad un futuro che non giungera' mai, e che tuttavia riesce lo stesso a dare un senso alle mie passeggiate, alla ricerca di fresca bellezza da condividere con te, alla meditazione lenta di pensieri malinconici e gelati, che e' la consolazione piu' autentica alla malinconia ed al gelo.
Stasera, ad esempio, era piu' bella la citta', perche' capivo, stupito dall'equilibrio e dall'armonia dell'acciaio, del vetro e della della pietra, che anche tu ne potresti godere.
Non con me, ma come potrebbe davvero importarmi?
Una giorno, chissa', quando io saro' gia' via, tu camminerai per il viale alberato che dal centro sale placido e spesso zuppo di pioggia o rugiada fino alla collina, oppure ti perderai per le viuzze anguste del centro, o riparerai precipitosamente nel primo caffe' dove ti spingera' il vento.
Un'ipotesi tanto ardita poggia su eventualita' vaghe, ma almeno una certezza: sarai emozionata, e con il bel nasino all'in su cercherai magari conferma alle mie teorie strampalate, e poi tornerai a rileggere le pagine della Dystopia, e ne scoverai i segreti, e tra le righe coglierai il fine ultimo di tutta questa massa di parole: esserti vicino.
Thursday, 16 May 2013
Tutto
Stamattina, appena scivolato fuori dal sonno ed ancora intorpidito dal buio della camera, stiracchiandomi oziosamente nel letto alle ripetute insistenze del nuovo giorno avrei voluto sfiorare il tuo corpo.
Avrei voluto scoprirlo nudo, disteso di fianco al mio.
Il lamento lieve, non privo di gioia, che accompagna il risveglio sarebbe stato di una voce diversa, dolce, serena, ed egualmente promotrice di deliziose perversioni e custode di indicibili segreti.
Mi piacerebbe scoparti.
Prenderti per i bei capelli, imprigionarti e stringerti in un groviglio di gambe e braccia, e bagnare di saliva ogni centimetro quadrato della tua pelle, e poi, dopo averti torturata di attesa, prendere la tua carne.
Ti confesso una cosa, con disappunto allegro, con compiaciuta perplessita': a quanto pare proprio io, che sono uno stecchino, li sotto sono un po' ingombrante per certe pratiche, ma lo stesso arde il desiderio di incularti, di infilartelo dentro tutto, cento, mille volte, e di sentirti gemere, e saperti percossa da quelle scariche elettriche e quei brividi che, cosi' mi ha confidato l'unica ragazza che mi abbia dato il culo, si sostituiscono o aggiungono al piacere piu' semplice dell'orgasmo vaginale, cui pensa allora la mano.
Non ho l'energie necessarie a compiere acrobazie tra le lenzuola, ma la fantasia non mi manca, e le dita affusolate e lunghissime, e l'ingegno, ed i ricordi stessi saranno al nostro servizio.
Per neppure un istante verra' a mancare l'amore. Perfino mentre ti staro' spingendo con tutta la foga di cui sono capace, e con le mani cercherai un appiglio incerto nelle lenzuola, ed infine, calcata dai colpi ripetuti fino al muro, piu' saldo nell'impalcatura del letto, l'amore si sara' al limite nascosto di sua volonta' tra le pieghe della passione.
I bacini, la carezze, le moine buffe precedono e seguono l'avventurette, le situazioni incandescenti, le follie di due amanti curiosi e impenitenti.
Il lavoro chiama, tesoro mio.
Tu resta pure a letto ancora un po', mi alzo prima io.
Corro in bagno, ed in 20 minuti sono pronto per uscire.
Sono gia' sull'uscio di casa, ed e' li che ogni volta ci diamo l'ultimo dei bacini ... anche se in verita' ogni tanto le cose non vanno come dovrebbero ma come vogliamo noi, e quell'ultimo diventa un primo ...
Ti avvicini a me, ancora sognante, e sei un sogno - il mio sogno.
Senza dirmi nulla, ti porti l'indice alle labbra.
Per una volta non fai di quel ditino una caramellina da pornostar, non te lo infili in bocca per simulare un pompino o un'inculata - la piu' bella perche' nello stesso istante immagino il tuo ano e vedo l'occhietti maliziosi che venero.
L'inumidisci appena, poi ti alzi sulle punte, e, rimproverandomi con un dolce 'pasticcione!', passi con il polpastrello sui lati delle mie labbra, li dove finisce spesso per seccare un residuo di pasta dentifricia che la miopia mi cela, e che di solito sono ben altri a farmi notare.
Queste sono l'immagini che mi accompagnano quando penso a te.
Questo e' un piccolo dono per una donna meravigliosa.
Questo e' uno specchio.
Wednesday, 15 May 2013
Analogia, omologia
In biologia si definisce una netta differenza tra organi analoghi ed organi omologhi.
Organi analoghi tra loro attendono a medesime funzioni: considerando ad esempio la 'locomozione aerea', le ali di un insetto e quelle di un uccello sono strutture analoghe.
Non sono comunque omologhe, in quanto frutto di processi evolutivi radicalmente differenti.
Mentre le estremita' superiori, che negli uccelli si sono allungate ed alleggerite, ed infine piumate hanno conosciuto le carezze delle correnti d'aria, adeguandosi al destino dell'uomo si sono fatte omologhi tozzi, pesanti, rigidi arti, le pellicole sottili del calabrone e della libellula, le screaziate vele delle farfalle, non hanno corrispettivi, credo, nei mammiferi o negli uccelli.
L'omologia e' affare per biologi, per meticolosi studiosi di fossili.
L'analogia, viceversa, e' materia per l'ingegno del 'Deus sive natura', e per i sogni dei poeti.
Io volo.
Pensieri su femminilita' e saggezza
Non provo neppure a convincerti che il mio interesse per te eluda la vigilanza severa dei sensi e delle passioni.
E' troppo complessa la funzione, certamente non-lineare e spesso asimmetrica, che descrive l'attrazione tra uomo e donna, e dipende da un numero infinito di variabili; molte di queste sono ancora oggi nascoste al pur ininterrotto studio dell'uomo dell'umanita', ed ho motivo di credere che non si esaurira' mai il mistero, insondabile, alieno a noi stessi perfino quando a noi attiene.
Tuesday, 14 May 2013
Come bambini
Li ho viziati come bambini, i miei genitori.
Siamo andati a camminare nei bei parchi della citta', chiazze di verde che smettono in fretta l'abito elegante del giardino per confondersi alla brughiera selvaggia ed aspra che si estende a perdita d'occhio fino all'orizzonte, ed ancora abbiamo scrutato in silenzio, estasiati i capolavori dei musei del centro, e per la gioia della mamma ci siamo persi per ore nei bei negozietti alla moda del South Side.
Monday, 13 May 2013
Lo spettro
Ti spiegherei innanzitutto perche' un violino ed un violoncello hanno voci differenti, e tu ti troverai a tuo agio sentendomi pronunciare una parola, 'onda', che rimanda alla natura, all'infrangersi del mare sugli scogli, al propagarsi ozioso di una vibrazione sulle cime dorate delle spighe del grano, pizzicate dal vento, ma una smorfia di sospetto si disegnera' sul viso ogni volta che 'equazione' vi vorra' stare appresso.
Cerchero' allora di riguadagnare la tua fiducia 'scrivendola', questa benedetta equazione d'onda.
Il simbolismo matematico, Alessandra, non e' privo di una bellezza estetica che tu, tu che ami l'estro, l'arte, il tratto sottile come quello incerto, potresti davvero apprezzare.
Da li poi, con l'approssimazione dovuta all'ottundersi di conoscenze ormai remote, sperando che non si discosti troppo dalla semplificazione necessaria per introdurre ad un'anima poetica i dettami ed i metodi della meccanica quantistica, ti parlerei della struttura atomica, e di come noi, che siamo macroscopici, composti da miliardi di miliardi di miliardi di atomi, riusciamo a decifrare le proprieta' di queste minuscole particelle, a vederle, ad usarle.
Il piano ingegnosissimo prevede di avere questa conversazione durante una camminata nella mia meravigliosa citta'.
Allora ogni tanto fingerei stanchezza, cosi' da attardarmi un poco, ed avere modo di guardare il tuo corpo, di indugiare sulle vesti quel tanto che serve per sbarazzarsene.
La miopia non mi impedisce.
Io ti spoglio gia' ora, ora che mi illudo di vederti dentro.
Cosi' riaffermo con convinzione sempre maggiore la mia fede nella donna, e l'accumularsi del tempo, e con esso del dolore, delle delusioni inevitabili, della consapevolezza che passa per non tornare, anziche' infiacchiare mi incendia i sensi, polverizza le briglie che trattengono la fantasia quando ancora non si e' confrontata con la realta'.
Di piu', ti proporrei di salire in cima a quella torre, duecentosessanta gradini che si scavano un cunicolo angusto in un granito gotico ed oscuro.
Lo spettacolo per me sarebbe li, sarebbe il tuo culo che oscilla avanti ed indietro, in alto ed in basso, e ad ogni gradino premera' in fuori il gluteo la rotazione del femore, ed io avro' l'acquolina in bocca.
'Sinestesia' non sara' piu' una figura retorica, una voce un po' assurda o al limite curiosa di un'enciclopedia medica, ma una realta' di cui godere, un'esperienza sublime se precede il contatto vero e proprio, o un'ossessione, se non perfezionata infine dalla fusione di tutti i senti.
Stai tranquilla: una volta lassu' anche tu godrai di una vista deliziosa, e ci pensero' io a farti da Cicerone.
Mi spiace solo che non potro' dirti di quanto sei bella, o al limite, se non sarai bellicosa e potro' dilungarmi in resoconti dettagliati della tua carne e di te, mi rammarichero' di non poter condividere con te la contemplazione di tanta grazia.
Infine, quando sarai lusingata o indispettita a puntino, ti diro' dello spettro.
Ti diro' del tuo spettro.
Cerchero' allora di riguadagnare la tua fiducia 'scrivendola', questa benedetta equazione d'onda.
Il simbolismo matematico, Alessandra, non e' privo di una bellezza estetica che tu, tu che ami l'estro, l'arte, il tratto sottile come quello incerto, potresti davvero apprezzare.
Da li poi, con l'approssimazione dovuta all'ottundersi di conoscenze ormai remote, sperando che non si discosti troppo dalla semplificazione necessaria per introdurre ad un'anima poetica i dettami ed i metodi della meccanica quantistica, ti parlerei della struttura atomica, e di come noi, che siamo macroscopici, composti da miliardi di miliardi di miliardi di atomi, riusciamo a decifrare le proprieta' di queste minuscole particelle, a vederle, ad usarle.
Il piano ingegnosissimo prevede di avere questa conversazione durante una camminata nella mia meravigliosa citta'.
Allora ogni tanto fingerei stanchezza, cosi' da attardarmi un poco, ed avere modo di guardare il tuo corpo, di indugiare sulle vesti quel tanto che serve per sbarazzarsene.
La miopia non mi impedisce.
Io ti spoglio gia' ora, ora che mi illudo di vederti dentro.
Cosi' riaffermo con convinzione sempre maggiore la mia fede nella donna, e l'accumularsi del tempo, e con esso del dolore, delle delusioni inevitabili, della consapevolezza che passa per non tornare, anziche' infiacchiare mi incendia i sensi, polverizza le briglie che trattengono la fantasia quando ancora non si e' confrontata con la realta'.
Di piu', ti proporrei di salire in cima a quella torre, duecentosessanta gradini che si scavano un cunicolo angusto in un granito gotico ed oscuro.
Lo spettacolo per me sarebbe li, sarebbe il tuo culo che oscilla avanti ed indietro, in alto ed in basso, e ad ogni gradino premera' in fuori il gluteo la rotazione del femore, ed io avro' l'acquolina in bocca.
'Sinestesia' non sara' piu' una figura retorica, una voce un po' assurda o al limite curiosa di un'enciclopedia medica, ma una realta' di cui godere, un'esperienza sublime se precede il contatto vero e proprio, o un'ossessione, se non perfezionata infine dalla fusione di tutti i senti.
Stai tranquilla: una volta lassu' anche tu godrai di una vista deliziosa, e ci pensero' io a farti da Cicerone.
Mi spiace solo che non potro' dirti di quanto sei bella, o al limite, se non sarai bellicosa e potro' dilungarmi in resoconti dettagliati della tua carne e di te, mi rammarichero' di non poter condividere con te la contemplazione di tanta grazia.
Infine, quando sarai lusingata o indispettita a puntino, ti diro' dello spettro.
Ti diro' del tuo spettro.
Saturday, 11 May 2013
Carta bianca
Non puoi davvero immaginare quante siano numerose le falsita' di cui ho disseminato questo diario.
Non ho mai smesso di mentirti.
Centinaia, migliaia di menzogne macchiano le pagine qui raccolte, e si infilano invisibili tra i vertici della punteggiatura, insospettabile di contenere balle, e precedono la stesura stessa di molti pensieri apparentemente intimi.
Quasi ogni detteglio, i nomi e le nazionalita' che ho assegnato alle persone a me vicine, le localita' ove ho ambientato le nostre vite, le occasioni che hanno propiziato o impedito determinate circostanze ...
Bugie.
Certo, ho fatto in modo da lasciare un legame evidente a chi un domani potrebbe riconoscersi in questo o quell'episodio o suggestione, ma comunque della moltitudine di accadimenti che qui ho raccontato quasi nulla e' esistito nei termini che ho riprodotto.
A margine di questo oceano di falsita', sono pochissime, per numero, le verita'.
La malattia.
Il dolore.
La solitudine.
Il vagabondare romito e strano.
Soprattutto l'amore dissennato per le donne.
Il desiderio.
Poche, scontatissime verita' che tuttavia arginano e rintuzzano l'orda imbarazzante dei particolari dopotutto inutili.
L'amore per le donne e' infinito, come lo e' il desiderio.
Nulla nascondo nella decenza, ne' impongo a questo incendio lo spazio ristretto cui dovrebbe costringerlo la mia natura di deforme, fragile creatura.
Ogni giorno, passeggiando per strada, aspettando l'autobus, in attesa del mio pranzo, incontro ragazze, giovani donne, quarantenni che vorrei deliziare di bacini, esplorare li tra le cosce, fottere nel primo cesso disponibile, portarmi nel letto.
Le prenderei completamente, senza lasciarne una sola cellula immobile.
Me ne scoperei ogni giorno una diversa, anche senza neppure conoscerne il nome, percependone esclusivamente la natura piu' animale.
Bastano due belle gambe, o un culetto delizioso, delle tette come Dio comanda, un'espressione birichina, e su tutto un volto velato di quella tristezza che conosco.
Qui nella dimensione delle lettere e' diverso, ma la peculiarita', questo sovvertire l'ordine cronologico e forse gerarchico della conoscenza, invece di ricondurre a freddi ragionamenti, esegesi controllata di impulsi naturali e pensieri articolati, glossa di quei misteri che sono l'erezioni, l'orgasmi e le fitte al cuore, finisce per amplificare la passione.
Brucia ogni cosa qui dentro.
Messo di fronte alla sensualita' femminile ho sentito l'urto del sentimento e del desiderio, anche ora li sento cozzare disperatamente contro i confini di me stesso, ed aggredire, respingere ed essere respinti dai miei limiti.
* (confini e limiti ... concetti differenti che un giorno forse cerchero' di comprendere meglio).
La mia vita e' inutile, priva di senso, folle, se tu non sei qui, se non posso fare l'amore con te.
'Tu' ...
I nomi delle donne per le quali ho perso i sensi, pur non avendo mai esposto l'olfatto, la vista, il tatto o il gusto alla loro presenza, ma conoscendone solo la voce o la testolina, al limite poche immagini, sono davvero quelli delle costellazioni che illuminano la mia volta celeste.
Friday, 10 May 2013
Puttana, femmina, donna
Ti ho pensata molte volte negli ultimi mesi, Miriam.
Mi capitava passando per le vie immediatamente adiacenti al piccolo vicolo dove una porta sempre aperta ed inequivocabili insegne luminose indicano l'ingresso proibito di un bordello, ma anche facendo colazione da solo al Museo, dove avrei voluto vederti, da lontano, per caso, per la frazione di secondo in cui nasce un sorriso, confrontare la tua bellezza a quelle delle Dee.
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