Wednesday, 27 February 2013

Risorse


Ieri notte me ne sono andato a letto comprensibilmente saturo di un desiderio ardente, distruttivo, definitivo di morire.

Morire subito, per carita'!

Per motivi estetici, pensavo che una morte indotta da un problema cardiaco sarebbe stata la migliore.

Insomma, se devo recitare una parte, che almeno il gran finale sia all'altezza del copione.


Ti diro' di piu': mentre cercavo una posizione nella quale il dolore mi desse tregua almeno per i pochi minuti necessari ad chiudere gli occhi, sono giunto a domandarmi, ed e' la prima volta, se non debba io impegnarmi a fondo per vincere la ritrosia che mi fa escludere anche solo l'ipotesi del suicidio, piuttosto che centellinare un veleno atroce che in agonia, ma troppo lentamente, uccide.

Dentro, era la speranza vaga di un nuovo dono delle risorse della mente.

Alla capacita' di soffrire, sviluppata, anzi cresciuta a dismisura attraverso esperienze apparecchiate dal conflitto tra intelligenza, desiderio, necessita' e virtu', qualita' queste delle quali non e' folle immaginare definizioni, meccanismi, legami, sembra corrispondere una speculare dimensione di furore e piacere.

Si sviluppano seguendo il piu' bizzarro nesso di causa ed effetto che si possa immaginare: soffri, ed impari a godere di piu'. Sei insultato, e trovi nuovi desideri. Sei defenestrato, e scavi una nuova galleria.

Qui sono le risorse della mia mente, o meglio di quella parte della mia mente disgiunta dall'intelligenza.

Sono sorprendenti, ed io so per certo che l'infinita ed ineffabile natura di questo potere, ne ho evidenze numerosissime benche' non interpretabili in senso analitico, esaurisce ogni ragionevole dubbio circa il senso della mia vita.

Cosi' questa creaturina razionale, che si guadagna il pane con la matematica, ed e' severo censore degli usi inappropriati della logica, vive in un mondo inafferrabile, e si affida all'invisibile.

Tuesday, 26 February 2013

Sui risultati delle elezioni

Poche parole.

C'e' chi, elettore deluso di sinistra, se la prende con chi ha votato Grillo, accusandolo di aver travasato voti dal PD al M5S.
C'e' chi, elettore deluso di sinistra, se la prende con chi ha votato Ingroia, accusato di aver tradito la grande casa riformatrice.

Monday, 25 February 2013

Ti raggiungo


Ti parlo sempre di donne.

Racconto di quelle che vedo per strada, e per un motivo o per l'altro catturano la mia attenzione.

Sunday, 24 February 2013

La bellezza


Mi chiedi cosa sia la bellezza che ossessiona la mia solitudine?
Me lo chiedi, e ti accorgi che cosi' facendo gia' mi sei vicina.



Ero in Italia, durante le ultime vacanze di Natale.

Come sempre, ho approfittato dei pochi giorni di riposo per visitare vecchi zii e care conoscenze, mi sono aggiornato sulle frequentazioni dei fratelli, ormai convivono entrambi, e soprattutto ho incontrato Giorgio e la sua famiglia, che e' un po' come dire la mia.

Io e Giorgio siamo stati compagni di scuola per un paio d'anni, ai tempi del liceo.

Nonostante, credimi, due piu' diversi difficilmente li avresti trovati in quell'aula, la nostra amicizia era salda, come nutrita da una muta fiducia reciproca, sostenuta da intuizioni piu' che da argomenti.

E', quello con lui, l'unico legame sopravvissuto alle vicende, alla lontananza, alle priorita' degli anni dell'Universita', del lavoro, della vita.

Oggi Giorgio e' un padre di famiglia, ed ogni anno io porto, dal mio ridotto alpino, dal mio feudo oltre il mare, piccoli regali per i suoi due figlioli, Marco e Serena.

Non ditelo a nessuno, ma io per Serena davvero stravedo, e di lei ho gia' parlato qui piu' di una volta: e' una bella bambina che ho salutato la prima volta in culla, e poi ho osservato gattonare per il salotto, e ancora ascoltato iniziare a parlare, e infine leggere, anzi leggermi poche sillabe, meravigliosamente stentate parole.

Per me che non avro' mai figli non e' poco riuscire a giocare alle magie, perdere dieci volte di fila a braccio di ferro, fare la guerra del solletico con una bambina intelligente e sensibile, sai?

Pochi mesi fa il padre di Giorgio e' morto.

Non ne abbiamo parlato quel pomeriggio, ed il silenzio era l'unica traduzione possibile di un dolore indicibile.

Non era taciturna, la mia Serena, ma Luisa, la mamma, mi spiegava che anche senza certamente capire la morte, sicuramente l'aveva sentita, e per la prima volta, e gia' cosi' vicina al proprio cuoricino.


Al momento dei saluti, all'ingresso, ho abbracciato i miei amici.
Ho detto loro di farsi forza.

Parole inutili, lo so bene.

A questo punto Serena, che era vicina a noi, ha preso Luisa per la mano, e con la sua vocina ha detto:

'Si, e' stato un periodo difficile per lei'.

E' stato talmente toccante, talmente immenso, che non sono riuscito a contenerlo per intero.

Il cuoricino di una bambina che cerca la mano della mamma, e non solo per trovarvi un conforto, ma gia' per donarlo ...

Mi chiedi cosa sia la bellezza?

Questa e' la bellezza.

Saturday, 23 February 2013

Perche' votare FARE ha ancora senso


Solo due parole sulle elezioni, prima di dedicarmi una volta ancora agli infiniti pensieri.

Io ho gia' votato, e ho scelto, non a cuore leggero, il M5S.

E' stato il mio un atto concreto di riconoscenza per quanto gia' fatto da questo movimento, che senza una lira di finanziamento pubblico ed in opposizione al mastodontico status quo italiano e' riuscito a produrre politica senza neppure entrare in parlamento, e a riavvicinare tanti sfiduciati e delusi alla politica.

Thursday, 21 February 2013

Wednesday, 20 February 2013

Il culo


Che bello il culo delle donne.

Rimarrei per ore li, con il viso ficcato tra le tue due cosce, lo sai?

Mentre tu prona, poggiata ai gomiti, leggi un bel libro o sfogli distrattamente una rivista, o sdraiata bocconi ti riposi, o in piedi cucini ai fornelli, o accanto alla porta parli al telefono con un'amica, io sarei li, beato, felice, finalmente al mio posto. 
Sarei li a fare il mio dovere di amante.

Non va altrettanto bene quando sei seduta, che non posso avvicinarlo abbastanza.

E se sei a a pancia in su e' accettabile solo perche' posso giocherellare oltre che con la tua fichetta anche con quelle belle tette morbide la sopra, ma credimi, manca qualcosa, manca la forma di spicchio di luna, manca quell'ipnosi che e' l'unica capace di distrarmi davvero dal tuo viso, e che fa di me non solo innamorato, ma anche pieno, gonfio, pazzo di desiderio.

E se ti pieghi in avanti sulle ginocchia e ti sfili le mutandine con quel sorriso malizioso che sappiamo noi due ... oh my God.

Arrivo a dirti che secondo me nel momento in cui avvicino la bocca, le labbra, il naso al tuo culo, in qualche modo si risveglia nell'animale che sono l'istinto del cacciatore carnivoro che vuole dilagare, eppure lo trattiene in una situazione di folle equilibrio tutto cio' che la natura ha fatto di noi esseri umani negli ultimi milioni di anni.

Cosi' come un cane da pastore mordicchia le gambe delle pecorelle che si allontanano dal branco, ma non arriva ad affondare le zanne, cosi' io starei li ad aggredire le rotondita', a contenerne nella massima parte possibile il volume, a cercarne ogni morbidezza, ma risolverei tutto in un tripudio di saliva, slinguazzate lascive, osceni morsini di labbra.

E se gia' di suo il culo e' tutto questo, con la malizia tu puoi farne un oggetto di ricatto, e gioia, e bellezza, e seduzione infinita.


Non dirlo, al viso che amo.
Resterebbe sorpreso, incredulo, deluso.
Gia' lo vedo crucciato e severo.
Non lo sappiano le tettine alla quali chiedo il tuo calore.
Meritano solo bacini, sai?
Rimanga un segreto per il vitino stretto.
Li tornero' a pizzicarti, a prenderti con le mani.

Culo, culo, culo, culo!

Tutto e' splendido, anche il colore e l'emozioni: arrossisco ancora, scivolando dalla pigmentazione lievemente diversa della membrana dell'ano, al rosa piu' fresco delle pieghe della fica, che ti ritrovi li, sottili e longilinee, in quello splendore di forme tanto tonde.
E' il culo a stregarmi.
E' il tuo culo.

Giocherellare con te

Io a Linda di bene ne voglio pure troppo.

Ne voglio a tal punto che quando e' allegra io lo sono, e se e' triste, mi dispero.

E' un mistero tutto cio' che permea la nostra relazione, che e' puramente amicale e tuttavia conosce le follie, gli strattoni, le lacerazioni e la risalite dell'amore piu' intenso.

Tuesday, 19 February 2013

Pensieri matematici ed endorfine



Ieri notte ho chiesto un ultimo favore, prima di farmi addormentare, alla materia grigia.

Ottenuta la sua attenzione, mi sono concentrato sugli errori della mia vita, e piu' specificatamente su tutti gli interventi volti a prolungarla.

Ho preteso un'analisi quantitativa.

Monday, 18 February 2013

Sai qual e' il problema, Valentina?


Sai qual e' il problema, Valentina?

Penso alle 'sensate esperienze e necessarie dimostrazioni' di Galileo.

Nei limiti del pensiero di Galileo, che precedeva di secoli l'alta sistemazione logica di Godel e la scoperta sensazionale dell'incompletezza, ogni cosa, ogni realta' era congrua ad una sensata esperienza e ad una necessaria dimostrazione.

Fino ad oggi le 'sensate esperienze' mi hanno convinto oltre ogni ragionevole dubbio che di uomo, qui, non c'e' neppure ombra, almeno per quel gran numero di donne che io mi vorrei fare.

Ti ha ingannata, non e' vero?

Il tepore degli ultimi giorni ti ha ingannata, non e' vero?

E cosi' stamattina sei uscita in giacchetta e gonnellina, ed ora, in attesa alla fermata dell'autobus, infreddolita rabbrividisci nella stoffa leggera, e scavano le mani nelle tasche, e ti fai piccina rannicchiandoti su te stessa, e sei meravigliosa mentre sbuffi, e smorfie ancora dolci protestano per il gelo.

Ti vorrei stringere tra le braccia, e baciare i capelli dorati dal timido sole, e vorrei canzonare dolcemente la tua ingenuita' dall'alta cattedra dei miei guanti imbottiti, che gia' si sfilano per agganciarsi alle tue manine fredde, e delle sciarpone di lana, che presto carezzeranno la pelle morbida che amo tanto.

Omosessualita' e logica

Uno dei motivi per i quali e' difficile discutere coi deficienti e' che costoro continuamente alterano le loro ipotesi, e tu, che sei stato allevato dal severo metodo logico-deduttivo, allora ti confondi, cercando disperatamente di individuare in un fiume di parole spesso sgrammaticate quei semplici segmenti, adiacenti tra loro, che costituiscono l'architettura di un ragionamento.

Cosi', ad esempio, se parlando di omosessualita' come cattiva poiche' contro natura, questi a volte arrivano a rincarare la dose facendo notare che se tutti fossimo omosessuali l'umanita' si estinguerebbe il che, secondo loro, ovviamente e' un sommo male.

Quindi spiegami un attimo ...

L'omosessualita' e' da censurare poiche' contro natura.
L'omosessualita' e' ancora da censurare poiche', dilagando, cancellerebbe il genere umano dalla faccia della terra.

Ma wait a second ...

Se tutti fossimo omosessuali quella sarebbe la natura.

Quindi un bene, 'essere secondo natura', implicherebbe un male, 'l'estinzione'.

Allora sembrerebbe, secondo il sistema di costoro, sensato invocare una norma 'contro natura' per garantire una sana prosperita'.

Quindi essere contro natura pare essere allo stesso modo cattivo e giusto.

Sunday, 17 February 2013

Pensieri


Anche oggi ho camminato un poco.

Sono salito e sceso per la collina, infilandomi in striscioline boscose, seguendo il sussurrare di un ruscelletto, carezzando tenere piantine.


E' confondendomi nella macchia che ritrovo pace.

Dialogo con la natura.

Non ho piu' bisogno di un sistema di riferimento cartesiano per affermare la mia esistenza.

Prima della nascita del pensiero, io gia' esistevo.

Il pensiero e' mutevole, risente delle condizioni del nostro stato.
La stanchezza lo rende opaco, e la disperazione e' spesso sua progenie.

Allora mi riapproprio di un'identita' indubitabile, fondata, confortante, solo se batto il cavo di immensi tronchi che accompagnano sentieri sdrucciolevoli e ripidi.
Gia' per meta' sprofondati nel fango si offrono esausti e vinti al ventre rigeneratore della terra.
Trovo equilibrio se mi arrampico su colossali radici muschiate, e saldo mi aggrappo a cortecce rugose.
Mi specchio davvero se comunico con le creature invisibili del bosco, gli uccelli che abitano i nidi intricati, i piccoli mammiferi che scavano cunicoli che sono tane, i cespugli che ammorbidiscono e cicatrizzano le crepe del suolo.

La roccia, testimone esteriore dell'intimita' minerale della terra, egualmente accompagna la migrazione, e mi trascina indietro, ai paesaggi montani, aspri e tuttavia cari dell'infanzia: cosi' si ricompone la frattura che io stesso impongo ogni volta che mi allontano dalla contemplazione della natura.

Da lontano continua a berciare il traffico, e detesto ogni intromissione del ferro e della plastica, ma so trovare in un'intervento umano di pietra, un ponticello, un argine, lo spigolo di un camminamento, una gentile concessione, l'opera compiuta di un predicatore sconosciuto e tuttavia amico.

Non ho camminato che per due ore circa, forse meno.

Un dolore lancinante tortura, a tratti, il ginocchio sinistro.
Una fitta improvvisa, prima, mi ha quasi fatto ruzzolare giu' per le scale.

Non so cosa sia, ma e' la seconda volta, in una decina di giorni, che questo dolore mi aggredisce.

Chi se ne frega!

Che gambe!


Stamattina mi sono accorto di avere delle gambe bellissime.


Saturday, 16 February 2013

Rivoluzionario

Ti sei mai svegliato soffocato da un grumo di sangue e pus che ti tracima dalla bocca?

Io no, ma ho sognato di farlo, e proprio pochi minuti fa.

Wednesday, 13 February 2013

Tante cose

Vorrei dirti di tante cose, stasera.

Ad esempio di una e-mail circolata settimana scorsa tra gli staff member del department, che annunciava lo sgombero di una vecchia aula semi abbandonata adibita da anni a magazzino, e la conseguente offerta, agli interessati o ai lesti, di un bel po' di libri altrimenti destinati al macero.

Monday, 11 February 2013

Giramenti di testa

Wow, gira tutto stasera.

Girano i palazzi, girano i mobili dentro la stanza.

E' come se fossi sbronzo, o un po' fatto, ma giuro che ho bevuto solo acqua fresca, e mandato giu' farmaci regolarmente prescritti dal medico.

Se non e' il mondo intero a volteggiare, se devo rinunciare a Tolomeo per abbracciare Kepler, credo di aver rischiato un paio di volte di perdere l'equilibrio.

Camminavo quasi al buio, lungo il vialetto che dall'ufficio si stiracchia su per un lieve pendio fino alla fermata dell'autobus, tra cespugli ostinatamente sempre verdi e alberelli che gia' mettono fuori gemme, e sono tutte orgogliose come capezzoli, e all'altezza della scaletta avvertito avuto un lieve tremore, e mi sono piegato un po' sulla sinistra.

Mi sono ripreso subito, e ne ho approfittato per mordermi la lingua e schiacciarmi i polpastrelli, come tanti anni fa mi ha insegnato il dottore.

Sunday, 10 February 2013

Un nome scientifico


Penso esista una ragione, o quantomeno una spiegazione scientifica, che inquadri la piacevolezza di cui si gode dopo un'intensa sessione di esercizio fisico tra i meccanismi collaterali alla complessita' infinita e meravigliosa della fisiologia umana.

Un ruolo importante, se e' cosi', lo allora gioca un neurotrasmettitore chiamato Anandamide, il cui nome deriva dal termine sanscrito "ananda", ovvero 'beatitudine interiore'.

Saturday, 9 February 2013

E se ...

E se mi fossi ingannato fino ad ora?

Dopotutto mi sono basato su impressioni piu' che su dati di fatto.

Mi ha illuminato un dubbio: ho cercato di contraddire verita' inoppugnabili, pure evidenti?

Si?

Oddio ... forse e' proprio cosi'!

Forse dovrei credere semplicemente alle loro parole, che rimandano indietro confusamente le lusinghe, o non sembrano cogliere riferimenti, o elaborano banalita' sconcertanti.

Dovrei credere alle loro ammissioni, non alle mie impressioni, che proietanno in alto, oltre il visibile, ogni cosa vi associ.

Se per un istante accolgo un'ipotesi diversa, se la metto a base delle mie osservazioni, tutto e' chetamente sensato.

La lotta, la frustrazione, il peso del rifiuto o dell'indifferenza, escono ridimensionati.

Si calma tutto, ed allora diventano meno amare alcune decisioni future.

Le donne sono mediocri, superficiali, vuote, insensibili, aride, stupide ne' piu' ne meno degli uomini.

Quelle che amo, per come le ho idealizzate, sono ben poche.
Penso di conoscerne alcune, credo di non averne mai frequentata nessuna.

Delle altre io voglio il corpo, di alcune bramo la sottomissione.
Desidero incarnare la figure del maschio ai loro occhi.

Non mi danno nulla, e cosi' facendo dimostrano di non individuare in me alcuna mascolinita'.

Questa allora e' disgiunta da virtu' che, se pure non ho, probabilmente, quasi certamente lascio intendere di avere.

Parlo del coraggio, della capacita' di sopportare il dolore, dell'intelligenza.

Di cio' le donne che ho incontrato non sanno che farsene, se non confezione eleganti per splendide ipocrisie, amicizie profonde quanto un bicchiere mezzo vuoto, imbottiture di stracci.

Per loro il maschio e' un torace ampio, una perfetta postura, la strafottenza, la crudelta'.

Ma che cazzo, allora le donne sono delle autentiche nullita', e non posso che disprezzarle intimamente.

Stasera vi riesco perfettamente.

...

Qui abbiamo un conflitto teorico.

Abbiamo due insiemi di ipotesi, le donne sono stupide, io sono deforme, che giustificano egualmente le osservazioni sperimentali, e che inoltre potrebbero coabitare in un sistema logico.

Siamo dunque in una situazione di stallo, e un altro al mio posto invocherebbe il rasoio di Occam.

Io, ora, semplicemente mando un po' tutte queste donnette a farsi fottere.

Qualcuno troveranno di certo.

Vadano a farsi fottere, affoghino nella mediocrita' che e' tanto simile a loro e cosi' tenacamente cercano, accettino il nome di puttanelle e mi lascino in pace una volta per tutte.

Di mio, mi impongo di non sbandare piu', di non sognare ad occhi aparti davanti ad un viso qualsiasi, di non annusare prima di aver morso, di non costruire prima di aver toccato.

Ok, adesso e' davvero il caso di invocare Occam.

Io non voglio essere cattivo.

Mi basta che vi leviate per sempre dai coglioni, voi ed i vostri ometti, e tenetevi strette le mille ipocrisie che ho la fortuna di non dover condividere.

Io non sono fatto per queste cazzate.

Il mio male merita di piu', e dopotutto l'ho sempre saputo.

Sono stato per anni ipocritamente generoso, e l'inganno era nella speranza che altrettanto ipocritamente una, due ... in tante me l'avrebbero data.


Io ascoltavo, davo consigli, incoraggiavo, e speravo che prima o poi avrebbero capito che l'unico modo per ricompensarmi non era ascoltando, consigliando, incoraggiando, che' io non ne ho bisogno, ma facendomi scopare, ma queste forse sono talmente stupide che non se ne sono mai rese conto.

Insomma, non e' andata cosi', e forse e' pure stato meglio.

Una deficiente al mio fianco, trasformando la pratica del baratto in stipendio da posto fisso, avrebbe finito per mettere le briglia alla splendida follia che mi anima, che e' la mia vita.

Sai che ti dico?

Game Over, baby!

Friday, 8 February 2013

I giorni delle puttane


Venerdi, sabato e domenica sono i giorni delle puttane.

Aspetta, forse cosi' e' un po' ermetico, lascia che esprima meglio il concetto:
venerdi, sabato e domenica sono i giorni da dedicare alle puttane.

Ecco, ora e' chiaro.

E' cosi' per tutta una serie di ragioni validissime.


Wednesday, 6 February 2013

Il tuo corpo



Il tatto tu forse l'associ alle dita, che toccano, od ai polpastrelli, che sfiorano. 

Io conosco soprattutto quello delle labbra.
Assaporano, le labbra.
Combaciano piu' perfettamente di ogni altra superficie al tuo corpo.
Vi aderiscono.

Sono stanche, se altrove affanceddate in chiacchiere, smorfie vacue, tic nervosi.

Cosi' toccarti, il capo chino a venerare il ventre tuo, sfiorarti e assieme percepire odore e calore, e' essere gia' quasi dentro di te.

Non sottovaluto comunque la versatilita' della mano.

Finalmente avranno un senso la proporzione, la flessibilita', la forza di queste estremita' sottili, eleganti, premonitrici del mio destino e tuttavia capaci di graffiare ancora.

Me ne infischio dei pianoforti, la cui tastiera certamente avrei, a detta di tutti quanti, ammaestrato: queste non sono le mani di un musicista, non sono fatte per correre su e giu' per un manico, ne' per tendersi allo spasimo per pizzicare corde inerti.

Non sono terminazioni di una scimmia ammaestrata.

Sono le mani di un amante.

Mille ricami, mille cordoni, scendendo e risalendo, disegnero' con le dita.
Sarai la mia tela.

Mi prendero' tutto di te, e tutto assieme.
Non conosco un altro modo per donarmi totalmente.

...

Qui riconosco la vanita' della parola, forse perfino quella della fantasia.
Sono incapaci di descrivere o anticipare il reale.

Nella mente ho ben presenti gesti, attenzioni, cerimonie del nostro incontro.

Mi sembra di sentire l'odore e la forma della tua pelle.
Conoscero' entrambe con le labbra, e brividi dimenticati torneranno a irrigidirne la superficie.

Allora la voce commentera' lasciva e sorpresa.

Il corpo visiteranno, con l'impeto e la curiosita' di un esploratore, le mie dita.
Le sentirai tutte e dieci su di te.

Parole, immaginazione, desiderio ... questa e' follia, ma non perche' rimandano a qualcosa che e' irrealizzabile, ma perche' si riferiscono all'impossibile.

Sono certo che la tua presenza farebbe naufragare  tutto, sempre, ed io, in una necessaria improvvisazione, rinnovero' la passione ogni volta.

Tuesday, 5 February 2013

Un saldo sodalizio


E' un sodalizio saldo, quello stipulato tra ragione e memoria.
Si danno conferme, si confrontano solo per trovarsi d'accordo.
Se una ritarda, l'altra si precipita a tamponare.
Quando una e' incerta, l'altra certifica minuziosamente.

Non credere pero' che questa sequela di ricordi che ho evocato aggiunga esclusivamente motivi di rimpianto o malinconia al fardello che mi tiene giu' a fondo.


Rivivere e' anzi una purga, sai?

Monday, 4 February 2013

Il resto


Tra i ricordi rimasti chissa' per quale ragione incastrati nel cervello, c'e' quello di un giorno lontanissimo in cui partecipai ad una gincana.

I grandi aveva ricavato nel campo da calcio dell'oratorio un percorso ad ostacoli: birilli, mucchi di sabbia, pozzanghere, piani inclinati erano disposti lungo una serpentina che lambiva le porte, l'altalena, lo scivolo.
 A quei tempi non c'era bisogno di formalita', iscrizioni o che altro: bastava presentarsi al via per partecipare, e se alla fine ti sbucciavi un ginocchio o sporcavi il vestito non se ne preccupava nessuno.

In sella alla mia bmx rossa fiammante ero convinto che mi sarei divertito un mondo.


Al primo fosso salto' la catena della bicicletta, ma ero talmente contento di giocare che continuai lo stesso, penosamente, senza usare i pedali.

Non vedevo la pista da seguire, e gli altri dovevano correggermi in continuazione: chissa', forse in molti gia' ridevano di me, ma io non mi sono mai accorto di nulla.

L'ho svegliato da un lungo sonno, il piccolo Gio.

Oggi potrebbe essere mio figlio, sai?
Allora oggi capisco, e credo alla parole del babbo, che mi giurava che si sarebbe cavato gli occhi, se questo fosse servito ad alleviare le mie pene.

Tu non hai idea di quante preoccupazioni abbia seminato nei cuori di babbo e mamma.
Se ad un certo punto ho deciso di dissolvermi, di comparire solo raramente, e' proprio perche' non sopporto di gravare ancora su di loro.
Non ora che del mio male sono in parte responsabile.

Adesso una dopo l'altra si avvicinano le memorie di quegli anni lontanissimi, appartenenti ad una vita che non e' piu' la mia da quasi 25 anni.

Dei vandali, un giorno, diedero fuoco alla bandiera degli 'azzurri', che era la squadra del nostro isolato. Non mi impressiono' molto la cosa, o comunque non quanto 'l'episodio della macchina', cui assistetti con il cuore in gola in compagnia di mia sorella.

Una sera dei ragazzi armati di bastoni e spranghe devastarono un'auto parcheggiata dentro le mura dell'oratorio.

Era buio, ed il clangore delle lamiere picchiate, il crepitio dei cristalli spappolati, e l'impotenza manifesta dei tanti presenti mi spaventarono a morte.

Non ho mai saputo cosa quel gesto significasse: dubito fosse un'intimidazione mafiosa, forse si tratto' di un gesto dettato da ubriachezza o gelosia.

Certamente per la prima volta mi sentii impotente tra impotenti.

Tornato a casa ricordo che balbettavo frasi senza senso: 'stasera andra' la polizia all'oratorio' o cose simili.

Domani chiedero' a mia sorella se sente ancora i brividi di quella notte.

La domenica sera, se restavi fino a tardi in oratorio ed aiutavi il Don a rimettere le cose in ordine, si mangiava poi tutti assieme le pizzette rimaste invendute al chiosco, e si brindava con le bollicine della coca cola.

Una donnetta minuscola ed operosa, che oggi avra' 65 anni, gia' allora offriva, per la durata di interi pomeriggi passati in un bugigattolo di 3 metri quadrati, caramelle, pizzette e ghiaccioli a noi bambini.

Era un punto di riferimento, e neppure insopportabilmente bigotta.
Ascoltava le partite alla radio e prendeva nota, cosi' se volevi sapere cosa stava facendo la Juve non avevi che da chiedere.

Si poteva comprare a credito.
Le liquerizie venivano da 20 lire in su, i ghiaccioli, il mio preferito credo fosse quello alla menta, 300.
Da lei si recuperavano i palloni, le racchette per il ping pong, le chiavi degli spogliatoi.

Quando torno in Italia e' una delle poche persone che incontro sempre, anche se nel frattempo tutto il resto e' cambiato.

Ho saputo da mia madre che oggi in tanti la 'mandano affanculo'.

Non credo si faccia piu' credito.
Non credo si chiedano piu' i palloni.
Per ricevere aggiornamenti in tempo reale circa la Juventus basta dare un'occhiata a repubblica.it.

Giocando a calcio coi grandi era naturale prendersi pallonate in faccia.
Gli occhiali volavano che era un piacere, e poi a casa erano sberloni se le aste erano tutte sbilenche.

Un giorno rimediai un paio di missili terra-faccia in pieno volto, ma non riuscirono ad intaccare la mia felicita': per tutta la partita avevo adempiuto perfettamente al mio dovere, 'marca quello li', un ragazzo gia' grande, ed alla fine tutti mi fecero i complimenti, perfino lui.

In verita' io davo il meglio di me nei dribbling e nelle discese sulla fascia sinistra.
Proprio come Garrincha, come mi chiamava il babbo, o meglio proprio come ogni bimbo di 8 anni che sa che vince il primo che arriva a 10.

Come oggi soffro per le donne, che vedo e non riesco neppure a sfiorare, per lunghissime stagioni, da bimbo, mi disperavo per il pallone, che non sapevo piu' rincorrere, che era diventato pesantissimo.

A scuola quasi tutti avevano gli allenamenti la sera.
Perfino in casa i miei fratelli giocavano a calcio o pallavolo.
Si discuteva di compagni, impegno, grinta.

Ogni tanto il babbo per incitare mio fratello gli ricordava come ero tenace io.

Io non compravo piu' nemmeno tute da ginnastica, durante le lezioni di educazione fisica per lo piu' facevo da cancelliere per i professori, ma almeno avevo l'Amiga 500.

Una volta l'anno, ad agosto credo, si organizzava una sorta di maratona per le vie del paese.
Li, come nelle passeggiate in montagna, ero sempre tra i primi ad arrivare al traguardo.
All'arrivo ci attendevano bicchieri di carta e the zuccherato.
La miopia mi separava gia', lo so, dai visi degli altri, eppure mi inserivo senza problemi in ogni situazione capitasse.


Ero una scimmietta agile ed infaticabile, e non mi fermavo mai.

L'ultimo ricordo e' diverso.

L'itinerario per quella gita prevedeva di seguire il sentiero fino al paesino di San Tommaso.

Con il pranzo al sacco preparato dalla mamma in borsa partii' di buona lena, ma per la prima volta faticavo.

Non avevo fiato.
Dovevo fermarmi in continuazione semplicemente per respirare.
La salita mi sembrava ripida piu' di ogni altra.
Le avevo annichilite tutte fino ad allora, ma San Tommaso era irraggiungibile.
Non ci sono piu' tornato da allora.

...

Non farti domande.
Non far intervenire la logica.

Dimmi che mi vuoi bene.

(ho scritto peggio del solito: domani, tra una correzione all'ultimo paper ed una discussione coi colleghi, cerchero' di rimediare. Tutto il messaggio d'altra parte non e' che una promessa a quella un po' ridicola supplica finale.).

"Forse tu non pensavi ch'io loico fossi!"

"Forse tu non pensavi ch'io loico fossi!"

Cosi' dice un demonio, nella Divina Commedia, e poi si trascina all'inferno, per l'eternita', un'anima dannata.

La strappa a San Francesco, attorcigliandone la volonta' in un paradosso, fermandolo un attimo prima che questi l'introduca nel regno dei cieli.

E' la logica a condannarmi.
E' la logica cui credo, e di cui ho fatto anche, dopotutto, una professione.
E' la logica di cui mi servo per aiutare gli altri: distillandola di volta in volta in un farmaco, in un sonnifero, in un semplice palliativo, io ho imparato bene a  conoscerne ogni possibile applicazione, ne ho autenticato le capacita'.

Sunday, 3 February 2013

Rapsodia infernale

 La mia vita e' una rapsodia infernale.

Vi trovi dentro tutto, risate, per lo piu' sardoniche, raramente isteriche, disperazione, rabbia, frustrazione.

I diversi temi sono legati assieme con maestria da un'intelligenza peculiare, che dirige e incastra saldamente, senza provare alcun imbarazzo, tutto cio' che puo' esistere nella dystopia.

Ci sono fughe e temi ricorrenti, cenni di minuetti, ma ballo solo con fantasmi, ed indugio in note lugubri di addio.

Ho freddo solo quando mi rassegno.

Il gelo allora mi irrigidisce le ossa fino a spezzarle, si sbriciolano gli arti, quelli che mi servono per fuggire lontano, e resto li, cosciente, ad osservare una volta di piu' la mia ovvia agonia.

Ieri ho passeggiato per poche ore in citta', ed oggi ne pago le conseguenze.

Cammino per casa da stamattina ingobbito come un vecchio.
Non riesco a rifare il letto.
Mi sono accontentato di versare un minestrone in padella.
Dondolo tutto il pomeriggio in poltrona.

Ero senza pane in casa, ma non sono potuto uscire per comprarne fino a sera.

Ad ogni passo, le cartilagini o chissa' quale accidenti del ginocchio sinistro mi torturano.

Le preoccupazioni le lascio comunque per altro, per qualcosa di piu' serio.

...

Cosa vuoi che possano aggiungere, le parole, all'eloquenza del mio corpo?

Ridi assieme a me, per favore, mentre mi ripeto alcune domande.

E' questo l'essere che voleva una donna?
Anzi: e' questo l'essere che voleva essere scelto, desiderato, cercato da una donna?

Una donna che faccia pazzie per quella sostenza viscida la riesci ad immaginare?

Possibile che non mi sia rassegnato alla piu' evidente delle verita'?

Sono una marionetta difettosa, tenuta nella bisaccia di un menestrello crudele per illustrare tristi allegorie o angoscianti relazioni di contrappasso.

Sono una maschera da avvicinare al viso quando la voce profonda si fa cupa, e parole, le ultime, sospirano gravemente.

Quale razza di incosciente credi possa avvicinarsi ad uno che ha scritto in fronte 'potrei crepare domani'?
Perche' mai una donna che vuole godere della vita dovrebbe intrecciare il suo destino al futuro di un uomo che oltre tutto e' pure lievemente toccato in testa?

Ieri pensavo che l'unica possibilita' per un mostro, uno nelle mie condizioni insomma, e' una pervertita.

Un'amante della deformita', delle sproporzioni, una che ha gia' provato tutto ed e' ormai annoiata.

Sproporzioni ... la mia e' evidente, ed ancora piu' insopportabile.

Il mio cadavere, corpse assomiglia troppo a corpo per non esserne sinonimo, e' vivo ed esuberante solo in mezzo alle gambe.

L'unica fottuta parte del mio corpo che non patisce la degenerazione del sistema osseo e' il cazzo, e questo contrasto accresce ancora di piu' la mia frustrazione infinita.

Forse dovrei davvero aprire un blog pornografico.
Vi metterei le poche foto che ho gia' fatto, magari con qualche riga di commento a meta' tra sarcasmo ed erotica.

Mi scriverei sull'asta il nome, cosi' che non ci siano dubbi che sia un fake.
Sceglierei la lingua inglese, magari aggiungendo da subito vaghi dettagli anagrafici.
Forse non dovrei usare i centimetri, ma i pollici, che qui sono ancora l'unita' di misura comunemente usata.

Pensa quante risate in piu', sarebbero le piu' amare, potrei versare qui dentro se scoprissi che al mondo e' piu' facile trovare una depravata collezionista di freak, una viziosa affamata di uccelli (avvoltoi nel mio caso) che non una ragazza che davvero, come dice l'ipocrisia, ama prima di badare alle apparenze, fidandosi e sentendo solo cio' che e' dentro.

Saturday, 2 February 2013

Mi sono spento


Mi sono spento.
Mi sono spento per la prima volta.

Ad un certo punto dell'esistenza, puo' capitare di trovarsi tra le mani null'altro che una penna ed un cartoncino.