Thursday, 31 January 2013

A proposito di deformita', bellezza e crudelta'

Non credere che io veda solamente me stesso disgustoso e deforme.

Figurati.

Gia' da bambino frequentavo handicappati gravi, down, esserini sfondati da imperfezioni crudeli, seminate dal caso tra le due eliche dell'acido desossiribonucleico.

Wednesday, 30 January 2013

Io non ho bisogno di parole.

Io non ho bisogno di parole.

Io le odio, le parole.

Parole, parole, parole d'affetto e di speranza, parole di incoraggiamento e pazienza,  parole che trattengono quando voglio solo fuggire e nascondermi perfino a me stesso, parole che franano addosso come  l'affetto che non merito, e che appesantisce la massa del mio fallimento.

Tuesday, 29 January 2013

La bellezza


La bellezza non si interessa del nostro stato emotivo, anzi, io comincio a credere che in virtu' di una bizzarra legge metafisica essa non possa proprio conoscerlo.

Cosi' a volte si fa viva quando meno siamo pronti ad accoglierla, o addirittura quando in collera con tutto il mondo, quindi perfino con lei.


Stasera, ad esempio, sono arrivato a sfiorarla nell'attimo stesso in cui i brividi della febbre tornavano a pizzicare le ossa, ed io mi immergevo di nuovo nell'ombra della malinconia, tenuta a bada fino al pomeriggio da equazioni, diagrammi e sciocche discussioni accademiche.

Da giorni sulla citta' soffia un vento violento.

Un vecchio barbogio ed asmatico si aggira per i quartieri signorili come per i bassifondi della zona industriale.
Si comporta da ospite invadente e fastidioso: non sta mai fermo, apre imposte e portoni, e curiosa in giro come se fosse a casa sua ... e forse e' proprio cosi', sai?

Ha convinto a sloggiare perfino il gelo, ed adesso solo di nodi e nord-ovest si discute nelle pause pranzo, o attorno alle tazze di caffe'.

La notte, in questo stesso istante, sento vibrare le finestre della camera, e la lunga via, regolare come la gola di uno strumento musicale, sembra risuonare alle folate che dalla collina scendono, rimbalzando di parete in parete, per trovare sfogo laggiu' in fondo, nel parco.

In autobus.

Ho chiamato la fermata, mi sono alzato e attendo.
Una ragazza, perdendo l'equilibrio alla frenata della vettura, quasi mi urta.

Sono talmente stanco che non mi volto neppure a guardarla, cosi' sfiduciato che immagino sia un ragazzo, un perfetto burino.

... Per strada, ho subito preso per casa, e lei, piu' veloce e sbarazzina, mi ha superato.

Abbiamo percorso un tratto assieme, prima che il buio l'inghiottisse.

Passavamo davanti al civico 72 quando e' tornato a sussurrare il vento, e mi scompigliava le sciarpe che avevo al collo, soffiandomi negli occhi il freddo della sera.

Chissa', forse non e' stato altro che la mia immaginazione ... ma mi e' sembrato che lei, una figurina sofisticata, longilinea ed elegante, una giovane donna dai lunghi capelli biondi e ondulati, allargasse le braccia come a dispiegare le sue ali invisibili.

Devo suggerirti l'ovvio?
Era stupenda.

Avrei voluto riconoscerla all'ultimo minuto come il mio amore.
Allora mi sarei dato una mossa, avrei fatto sloggiare malavoglia, stanchezza, indolenzimento.
Non mi trascino piu' come un vecchio arnese arrugginito, ma ti corro incontro, ma senza chiamare il tuo nome.
Appena alle spalle, inizio a fischiettare uno dei miei motivetti.
Tu ti volti, sorpresa, perche' a quell'ora io di solito sono ancora in ufficio, e mi sorridi. Un bacio, un 'come e' andata al lavoro', ed inizia la nostra serata, piccola rondinella mia. 
Oh, certamente e' stato solo un fenomeno aereodinamico - riempimento di superficie delimitata da soprabito sbottonato (made in China) con conseguente tensione ridistribuita agli arti inferiori.

Certamente non esiste una donna, adulta e graziosa, che di ritorno a casa dopo una giornata di lavoro sa trovare in uno sbuffo improvviso e molesto un lieto invito al volo.

Certamente sono l'unico a giocare con il vento ed a sognare di saper volare.

Monday, 28 January 2013

Autarchia sentimentale


In rianimazione, immobilizzato e sofferente.

Non avevo forze, cercavo di gridare, di chiamare aiuto.
Sentivo tirare, ed un dolore indicibile torturarmi la schiena.
Sentivo 'lo scotch' appiccitato dietro strapparmi la pelle.

Il residuo di una vita


Verita' assolute ne ho scoperte alcune.
Di personali ne ho costruite.

Sono mie, per questo incomprensibili.

Cosi' oggi la solitudine non e' piu' un restringimento, una condizione al contorno imposta dal male, un limite.

Sunday, 27 January 2013

Le nostre prime parole ... finalmente


Riesco solo a farfugliare qualcosa.
Frugo nella cesta delle banalita', scelgo quello che sembra intersecare il lessico del momento.
Alla fine non so dire altro che:
"Come e' andato il compito, Rosselli? Hai completato il ciclo dell'ATP?"

Questa, signori, e' merda


Una notizia letta con il termometro sotto l'ascella in attesa che la compressa di tachipirina si sciolga mi ha fatto salire la pressione.

Elezioni, i candidati si pagano la poltrona. Pd chiede 35mila euro, 25mila per il Pdl.

Leggere Borges alla Borges


Tipo bizzarro, Jorge Louis Borges.

La sua produzione letteraria e' sterminata, ma io ora voglio concentrarmi solo su di una sua specifica, che lui stesso esprime in modo sintetico nell'introduzione a 'Il giardino dei sentieri che si biforcano':

Saturday, 26 January 2013

Le nostre prime parole - delayed


La malavoglia di qualche giorno fa ha fatto progressi.

Aveva preparato le valige, era pronta a sloggiare dopo un breve soggiorno in verita', ma poi ha deciso di restare. 

C'e' un motivo ben preciso: ieri notte ho preso freddo.

Ho dormito fuori casa, in un castello sperduto nella campagna inglese, in un quadratello con due torri ed un delizioso cortiletto interno, frazione di un passato ormai fuori luogo, isolato nel nulla di chilometri e chilometri quadrati di neve come nel ventunesimo secolo.

Thursday, 24 January 2013

Con le labbra e con i denti


...

Sei entrato, mi sono avvicinata.

Sono al tuo fianco.

Mi metto sulle punte, appoggiandomi a te, stringendoti ai gomiti, per non perdere l'equilibrio, per arrivare con la bocca al tuo orecchio sinistro.

Ti sorprendo, ripetendo cosi', al di fuori delle circostanze abituali, un gesto della nostra intimita'.

Con le stessa malizia, ma con una femminilita' fino ad ora mai consapevole del tutto, ti sfioro il padiglione auricolare con le labbra, mordicchiandoti deliziosamente.

(ti sta diventando duro, vero?)


Poi pero' le ritraggo, cosi' che sia la superficie tagliente del dente a rigare la tua carne morbida, cosi' che sia un'umidita' fredda a dipingerla l'ultima volta.

Sussurro scandendo bene ogni sillaba:

'Raus, cane. Raus!'

Non tradisce alcuna emozione la mia voce.
Non c'e' tremore, incertezza, tentennamento cui appigliarsi.
Precipiti nel vuoto spinto oltre il ciglio di una parete verticale e liscia.

Prendo la borsetta ed esco dal ristorante buttandoti fuori dalla mia vita cosi', con tre parole che rimarranno cicatrici infette nel tuo ridicolo orgoglio, gettandoti via come il rifiuto che sei.

Ti abbandono impreparato ad ogni futuro.

(ti abbandono li senza tastare la patta all'altezza del pacco, come facevo di solito prima di imboccarmi il tuo uccello; ti abbandono li con il coso dritto che questa volta si dovra' sgonfiare per conto suo).

...

Ripensando a quelle parole, godo ancora.

'Raus, cane. Raus!'

Qui ad Atene, noi scriviamo cosi'

Giulia, mia sorella, dopo 30 e piu' anni di vita comune dovrebbe conoscermi.

Sa che non sono serio, o perlome dovrebbe sapere che per esserlo non mi servo dei mezzi usuali, collaudati ed attesi, coi quali l'umanita' da secoli annoia ed ingrigisce milioni di vite.

Nonostante tutto, Giulia ha insistito perche' scrivessi a Francesca, una sua amica che a malapena conosco, e che tuttavia ho gia' capito essere non semplicemente intelligente ma talentuosa.

'E' in ospedale per una faccenda non grave e pero' noiosa Gio, ma ha con se' un computer. Scrivile!'.
Fa bene, ardimentosa sorella mia, non devi ripetermelo due volte.
Qui ad Atene, noi scriviamo cosi'. 

Wednesday, 23 January 2013

Le nostre prime parole


Ho addosso quella che mia madre chiama 'la malavoglia'.

E' una condizione quasi piacevole, se prende la sera, quando si e' gia' tornati dal lavoro e si possono accendere i caloriferi.


Allora il misto di brividi, stanchezza e mal di gola che solitamente precede un episodio influenzale, o talvolta lo simula solamente, e' una scusa per prendersi cura di se', per ritrovare nei piccoli oggetti di casa, la scodella, i cuscini, la coperta, un ristoro altrimenti invisibile, un calore altrimenti spento.

E' il tempo che vi dedichiamo, l'impegno a considerarli importanti a trasformarli.

Sono sicuro che gia' domani, dopo un bel sonno, saro' in perfetta forma.

Nel frattempo ho giusto avvicinato la poltrona al calorifero.

Cosi' va oggi, e tuttavia vorrei dirti che ho continuato a pensarti.

Ho immaginato le nostre prime parole, e ricordi seppelliti da tanti anni tra quaderni ed appunti giustificano la serie di incastri che presiedono all'incontro.

Eccole le nostre prime parole, Valentina ...

...

Quando suona la campanella all'ultima ora del Sabato e' sufficiente un attimo  perche' l'aula si svuoti.

Le cartelle sono gia' belle e preparate da almeno cinque minuti, gli occhi seguono le lancette degli orologi, e giusto l'astuccio ed un quaderno, che al momento opportuno verranno infilati sotto banco o infilati negli zaini senza tanti complimenti, dissimulano malamente il disinteresse sovrano degli studenti.

Quel sabato le cose andorono tuttavia diversamente: il compito in classe di biologia, ultima occasione per tanti scavezzacollo per evitare l'esame di riparazione a settembre, trattenne gli alunni in aula ben oltre il suono della campana.

D'altra parte la professoressa Baresi, severa custode dei segreti del DNA e dei mitocondri, per una volta non sembrava avere fretta.
Non passava, come suo solito, tra i banchi a requisire i fogli di protocollo, incurante delle proteste degli alunni.

Se ne stava invece seduta, in cattedra, guardando fissa davanti a se'.

Certamente era in uno stato di grande ansia, ma questa condizione, calata in forma di contrazioni del viso nell'intervallo tra l'entrata del bidello che la convocava in presidenza ed il suo ritorno in aula, non le aveva infuso una smania incontrollabile di uscire, cercare, districare. Era piuttosto come congelata, pietrificata in una posa di paura ed attesa.

....

Mi guardo attorno e penso tra me e me che qualcuno senz'altro ne sta approfittando per copiare a piu' non posso, ma non e' affar mio.

Non solo i miei occhi miopi mi impediscono anche solo di pensare a strategie alternative allo studio, ma dopotutto non penso di essermela cavata tanto male.
In cuor mio credo che un 'sette' lo meritero' anche questa volta, anche se sono abbastanza titubante circa il senso di una risposta o due sul ciclo dell'ATP, l'adenosin-trifosfato.

Quando suona la campanella, io sono gia' pronto.

Consegno il compito ed esco dall'aula, dove e' ancora un gran lavorio, dove una frenesia eccezionale pare essersi impossessata di tutti.

Con il mio passo lento, l'andatura non e' zoppicante ma incerta, mi incammino lungo il corridoio.
Schivo il via vai di visi sconosciuti ed oggi irriconoscibili che mi turbina attorno e linfatico sgocciolo verso l'uscita.

Sono arrivato alla scala, una cascata di colori e suoni, quando una voce, diversa dalle altre, infilandosi tra gli zaini e la confusione, mi raggiunge.

'Riva!'.

Qualcuno mi sta chiamando.

Mi volto solo per precauzione, convinto di aver capito male, e vedo Rosselli che con la mano mi fa cenno di aspettarla.

Di solito fatico a riconoscere chiunque, ma il suo caschetto corvino, la pelle pallidissima, gli occhi penetranti e muti sono impossibili da confondere perfino per me.

E' la prima volta che ho una scusa per guardarla.
Ne approfitto avidamente, e senza darlo a vedere torno mille volte sui suoi tratti.

E' certamente una bella ragazza, ma non e' questo cio' che piu' mi colpisce.

Il fatto curioso e' che io non ho ancora capito cosa di lei piu' mi colpisca.

Allora il punto interrogativo che segue e' li non per retorica, non rappresenta un dubbio da oculista.
E' una trincea, ed e' una dichiarazione belligerante d'incompetenza rispetto al punto esclamativo che lei ha messo dopo il mio nome.

'Rosselli?'

Tuesday, 22 January 2013

Adesso che ...


Adesso che ogni cosa e' irrealizzabile, la fantasia mi costa meno.

Sai, un tempo era diverso.

Monday, 21 January 2013

Quando arriveranno


Quella sera ero andato a casa di Monica per festeggiare il suo compleanno.

Era l'estate di pochi anni fa, anche se mi e' difficile crederlo.

Allora per incontrare il mio migliore amico non avevo che da andare in ufficio, o uscire di casa e passeggiare pochi minuti nel nostro bel quartiere, e mi capitava spesso di aspettare Monica in stazione, o di vederla all'istituto, se aveva un seminario in citta'.


...

Monica abitava poco fuori ###, in una cittadina sonnacchiosa e tranquilla, immersa nel verde di colline dolci e boscose.


Vi andai in moto.

Le portai dei bei regali, presi apposta per lei a Vienna, dove ero appena stato per una conferenza.

Ne ricordo solo uno: un grembiulino da cucina decorato di pentagrammi e note allegre, rimediato in una delle tante botteghe che vivono di musica e che malinconicamente rimpiangono un tempo divorato dalla rivoluzione industriale piu' che da quella francese.

Non c'era malizia in quel dono che pure avrebbe stretto il suo corpicino grazioso e sensuale.
Vi avevo affidato una forma indefinita di affetto, il mio, quello che come al solito e' la protasi a zittire o limitare prima ch'io vi sappia dare anche solo un nome.

Alla festicciola partecipavano in pochi: il suo fidanzato, un tipo in gamba, tre colleghi, tra i quali una bella ragazza e due ragazzi simpatici, una chitarra ed i Pink Floyd.

Eravamo ancora una volta, forse per l'ultima volta, ragazzi da piattini di carta e spumante versato alla buona in bicchieri qualsiasi.

Avevo la solita overdose di humor in vena quella sera, come d'altra parte sempre, quando condividevo un luogo con lei.

Li feci ridere a crepapelle per un paio di orette, e loro mi davano corda, e aggiungevano, da tedeschi, olandesi, o italiani, il loro inglese perfetto al mio claudicante e funny.

La complicita' tra sconosciuti una volta di piu' ci aveva assecondato.

Sapevo che Monica era un po' giu' di corda per motivi di lavoro, ed ero contento di vederla carezzata dall'affetto sincero che gli altri avevano per lei.

Fui come il solito il primo a tornare a casa.
Scesi con il suo ragazzo in strada, dove avevo parcheggiato, che il cielo era ancora azzurro.
Prima di stringergli la mano gli augurai tutto il bene possibile, e certamente le parole non trattennero ne' nascosero i miei sentimenti.

Erano ovvi e puri, tutto qui.

Tornando a casa rischiai un incidente: una creatura a quattro zampe motrici mi traverso' la strada mentre, ad una certa velocita', percorrevo la provinciale.

Non ebbi il tempo di frenare ne' di pensare se frenare fosse la cosa giusta da farsi.
Fu questione di un attimo: quella cosa corse piu' veloce del fulmine ai lati della carreggiata, e non accadde' nulla.

...

Un attimo ...

...

Amica mia, tra qualche tempo, quando la scrivania accanto alla tua sara' stata destinata a un nuovo dottorando, ad un collega sconosciuto, qualcuno della sua famiglia, magari i fratelli, i genitori, verranno a prendere le cose che lui ha lasciato li venerdi.

Le penne sparse tra i libri senza tappino, il tempo per allora avra' seccato l'inchiostro. gli appunti appena iniziati, che nessuno sapra' completare, la tazzina dei vostri caffe', che ora saranno solo tuoi.

Tu di loro che ti era amico.
Condividi con loro i ricordi che hanno rigato di lacrime il tuo viso.

Sunday, 20 January 2013

La Trilogia della citta' di K: residuo


Cosa rimane dopo l'ultima pagina?

Cosa rimane di un volume ingrossato da appunti, da scarabocchi, da numerose orecchiette agli angoli?

Adesso se ne sta li sullo scaffale scarno di un girovago, tra 'Lo straniero' ed 'Il libro degli eroi', ma il salotto ora accoglie nuovi ospiti, tutti cadaveri, e la notte pensieri finalmente non miei mi accompagnano nel sonno.


Nulla si salva dall'ingordigia della morte e dell'errore in questo racconto.

Neppure l'immaginazione riesce ad illudere: l'eventualita' di un'intepretazione sopportabile non sa tendere un tranello alla cronaca cruda dei fatti, al rendiconto di una nevrosi moltiplicata per il numero dei protagonisti della vicenda.

Se tanto mi e' costato ascoltare le suppliche o i lamenti dei singoli individui che qui soccombono, posso solo immaginare il dolore atroce di chi, Agota, tutte assieme queste grida ha sentito dentro.

Il nero dell'inchiostro dilaga, non lo contiene la paginetta innocua di un libro.

Come fossero impregnati di una sostanza malsana, i caratteri stampati, a, b, c, ... hanno macchiato le mie mani e incupito i miei pensieri.

Per questo ho amato tanto la lettura della Trilogia.

Cio' che vi pulsa dentro, e si dibatte solo per morire, non e' un romanzo, ma la traduzione da un linguaggio ad un altro di una vita: la sua vita, senz'altro.

Della Trilogia ricordero' la struttura bizzarra, che cammina spedita, incespica, torna sui suoi passi, la menzogna, unica poiche' carica di verita', il linguaggio tagliente, la sensazione che tutto e' caduco, tutto fuorche' il dolore, capace di adattarsi piu' velocemente della vita ai frutti del tempo ...

Non ho trovato un ragionamento esplicito in Agota Kristof, ne' una sola denuncia.
Non ha un fine l'autrice.
Parlano per lei le immagini, che pure sono stilizzate.
Non lo sono su carta comunque.
Lo sono dentro di te.
Agota ti smarrisce in cunicoli che scavano dentro, e che dopotutto non sono che labirinti.

Ecco alcune citazioni.

 Da 'Esercizio di irrobustimento dello spirito'
" Ci sistemiamo al tavolo della cucina uno di fronte all'altro e, guardandoci negli occhi, ci diciamo delle parole sempre piu' atroci'
...
Continuiamo cosi' finche' le parole non entrano piu' nel nostro cervello, non entrano nemmeno nelle nostre orecchie.
Facciamo in modo che la gente ci insulti e constatiamo che finalmente riusciamo a restare indifferenti.
Ma ci sono anche le parole antiche.
Nostra madre ci diceva:

- Tesori miei! Amori miei! Siete la mia gioia! Miei bimbi adorati!

Quando ci ricordiamo di queste parole, i nostri occhi si riempiono di lacrime.

Queste parole dobbiamo dimenticarle, perche' adesso nessuno ci dice parole simili e perche' il ricordo che ne abbiamo e' un peso troppo grosso da portare.
Allora ricominciamo il nostro esercizio in un altro modo:
Diciamo:

- Tesori miei! Amori miei! Vi voglio bene ... non vi lascero' mai ... Non vorro' bene che a voi ... Sempre ... Siete tutta la mia vita ...

A forza di ripeterle, le parole a poco a poco perdono il loro significato e il dolore che portano si attenua.

Da 'La nostra vicina e sua figlia'

- Non voglio la vostra frutta, i vostri pesci, il vostro latte! Tutto questo lo posso rubare. Quello che voglio e' che mi vogliate bene. Nessuno mi vuole bene. Neanche mia madre. Ma anch'io non voglio bene a nessuno. Ne' a mia madre ne' a voi. Vi odio!

Da 'L'incendio'

Domandiamo:

- Che cos'e' successo qui?
- Lo vedete. E' morta, non vedete?
- Si. Sono stati i nuovi stranieri?
- Si. E' stata lei a chiamarli. E' uscita in strada e ha fatto loro segno di venire. Erano dodici o quindici. E intanto che le montavano addosso non smetteva di gridare. "Come sono contenta, come sono contenta! Venite tutti, venite, ancora uno, ancora un altro!". E' morta felice, scopata a morte.

Dal secondo capitolo de 'La prova'.

'Sara' menomato. Se almeno avessi avuto il coraggio di annegarlo!'.
Lucas prende in braccio il bambino avvolto nell'asciugamano, guarda il visino grinzoso:
- Non devi piu' parlarne, Yasmine.
Lei dice:
- Sara' infelice.
- Anche tu sei infelice, eppure non sei menomata. Non sara' forse piu' infelice di te, o di chiunque altro.

 Dal terzo capitolo de 'La prova'.

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano e' nato per scrivere un libro, e per nient'altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scrivera' niente e' un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.

 Dal settimo capitolo de 'La prova'.

- Non serve a niente essere intelligenti. Sarebbe meglio essere biondi e belli. Se ti sposassi, potresti avere dei bambini come lui, il ragazzo biondo, come tuo fratello. Avresti dei bambini veramente tuoi, belli e biondi, senza menomazioni. Io non sono tuo figlio. Sono il figlio di Yasmine.

Lucas dice:

- Tu sei mio figlio. Non voglio altri bambini.
Gli mostra la mano fasciata:
- Mi hai fatto male, lo sai?
Il bambino dice:
- Anche tu mi hai fatto male, ma tu non lo sai.

Del primo capitolo de 'La menzogna'.

Le rispondo che cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verita', e allora sono costretto a cambiarla. Le dico che cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, mi fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto accadessero.

Saturday, 19 January 2013

'Trilogia della citta' di K.'

L'immagine e' una rappresentazione perfetta della mia attuale condizione.
Coca cola, libri, un film porno, un'immagine stilizzata del mio cazzo, carta igienica.

Quello che segue e' una rappresentazione imperfetta della mia attuale condizione.
Sopra ho usato una fotografia, che rende in modo esemplare ed istantaneo somma ed ogni esplicita parte, e sotto chissa', forse tra le parole quest'inquietudine apparira' solamente, intermittente e sfuocata.

Prima di immergermi in alte considerazioni, un tentativo di compendio.

Anche oggi niente figa, ma neppure una voce o la vicinanza di una donna, e quindi coca cola, libri, cazzo, porno, carta igienica.
 

Della 'Trilogia della citta' di K.' e d'altro.


Ho iniziato a scrivere questo diario nell'estate del 2009.

Tra maggio e luglio di quell'anno si erano accumulate, in una finestra temporale troppo ristretta perche' potessi digerirle, delle evidenze insopportabili che mi costrinsero a cambiare tutto, da un giorno all'altro.

Friday, 18 January 2013

Umiliazione^2


Il titolo lo devi leggere cosi':

'Umiliazione al quadrato'.

La mia vita orribile si sporca ogni giorno di nuove umiliazioni.

Thursday, 17 January 2013

Cronaca: preludio, atto, epilogo


Sono tornato a casa come avrebbe fatto una persona civile.

In attesa dell'autobus in ritardo non ho imprecato, nonostante il freddo, il mal di schiena, un principio di incazzatura bruciante rimpallato tra encefalo e fegato.
Non ero solo, e non volevo infastidire nessuno.
Non volevo dare a nessuno un argomento di condivisione o controversia.

Tuesday, 15 January 2013

Un mascalzone per vicino di casa

Che razza di mascalzone, questo mio vicino di casa.

Si arrampica sulla tendina, che certamente sara' presto in brandelli, e poi su quel ballatoio sottile cammina, fa le fusa, si struscia contro il vetro.

Monday, 14 January 2013

Io e le donne


A prima vista e' davvero incomprensibile, forse perfino inaccettabile la mia passione per le donne.

Essa contrasta platealmente, si direbbe, con le norme del buon senso; sfida la dignita' solo per disintegrare l'autostima.

Vedi, sarebbe in effetti tutto perfettamente logico, quasi banale, se la mia adorazione indefessa fosse parte di un meccanismo che conosce almeno di tanto in tanto la realizzazione di un fine, l'accoppiamento e' il candidato naturale a tale ruolo, ma una formulazione focalizzata sulla soddisfazione del piu' inalineabile dei desideri non puo' che essere parziale per Gio, ed io te lo posso dimostrare.


Se infatti la mia folle allegrezza fosse un'impronta salda, chiara, inequivocabile nella direzione del compimento di una mai taciuta sete d'amore, sensuale o platonico, le numerose frustrazioni, l'inciampare ogni volta nel tentativo di avvicinamento, a questo punto della mia vita l'avrebbero gia' fossilizzata o cancellata.

No, il mio amore per le donne si bea soltanto della semplice attrazione sessuale o ideale, ma e' dal culto della bellezza che si origina e rinforza.

Io vivo per la bellezza.
Io amo la bellezza.
Della bellezza io colmo il mio cuore infranto e dolorante, di essa mi disseto.
La bellezza e' un balsamo che non posso possedere ma di cui godo, una cura assoluta per le sofferenze del corpo e dell'animo.

Non riesco a parlare di desiderio: e' talmente violenta, ingestibile e totalizzante la mia dipendenza che di fronte ad una donna attraente, l'avvenenza del corpo e' quasi necessaria per quanto non sufficiente per scatenare dentro questa eversione universale, io smarrisco perfino la brama di possesso.

Sono pochissime le donne che ho voluto mie, e certamente la passione e' seguita alla contemplazione sacra, immobile, silenziosa della loro bellezza.

Sguardi cupi ed indecrifabili, che custodivano segrete domande, oscure risposte, e dubbi che erano i miei, sorrisi piu' luminosi del sole e trasparenti come l'acqua, gambette dritte tenute a bada da minigonne leggere, seni che trasducevano in forma concetti di tenerezza e calore, e vitini da vespa, punti sottili di congiunzione di un sopra ed un sotto che piu' diversi non possono essere, e che solo un perfezionamento sa unire, ... erano questi i potenti farmaci della mia esistenza, ed ancora lo sono.

Io ti guarderei con un'attenzione del tutto fuori luogo, indagando ogni centimetro quadrato del tuo corpo, e sfiorando, e scostando ogni velo dell'animo.

E ti ascolterei per ore.
Ti ascolterei leggere un libro, e meglio ancora una pagina del tuo diario segreto.
Ti ascolterei camminare con quelle scarpette nuove che ooohhhh ti fanno perdere l'equilibrio, ma ti stanno tanto bene.
Ti ascolterei nel silenzio della notte, quando tutto e' abbandonato alla fiducia di chi e' al nostro fianco, ed il respiro, vagamente nasale, appena increspato dalle tortuosita' della faringe, riscopre la sua dimensione di anima, di soffio vitale.
Restituito al vuoto della stanza gelida, troverei nello sbuffo come cristallizzato dell'espirazione l'umido del tuo cuore, le sue vibrazioni attente, e nell'irregolare brusio del sonno il dono piu' straordinario: la scoperta della fragilita' di essere umano, e dunque rivendicherei davanti all'infinita indifferenza del cosmo l'eccezionalita' dell'amore che a te mi lega.

Non e' cambiato poi molto in vent'anni, se non l'attenzione via via maggiore, a scapito della cruda forma del corpo, offerta alla grazia, alla sfrontatezza, alla disinibizione e agli altri estremi della femminilita'.

Oggi ne ho incontrate tre di belle donne.

Vi ho scambiato al piu' poche parole, di circostanza, di perlustrazione, di contatto.
Sono ristorato.

E domani avro' occhi da cercare in mensa, ed una clessidra dalla pelle nere come l'ebano scandira' le attese, e ancora incrocero' gambe snelle, da seguire su per le scale.

Finisce qui il mio giorno.
Di fiore in fiore volteggia la fantasia.

Ma tu che hai gia' un nome ... sei tu il mio centro, il punto in cui converge tutto: la bellezza di una studentessa di matematica, la sensualita' di un'africana in visita, la vitalita' di una sconosciuta vicina di casa.

E tuttavia sei di piu', e tuttavia non cessi un istante di essere distinguibile dalle creature pur seducenti che incontro.

Tu sei enigma.

Saturday, 12 January 2013

Appuntamento con Jennifer, ma io penso a Valentina


Domani incontrero' una ragazza, in uno dei locali frequentati da studenti e scavezzacollo professionisti del West End.

Non posso dire di consoscerla.

Ci siamo incrociati appena una volta, qualche settimana prima di Natale, ad un evento mondano e tuttavia informale cui ero stato invitato da una collega.

Non frequento solitamente sale da ballo, caffe' o locali notturni: quel ritrovarsi fu effettivamente un'eccezione, una delle pochissime concessioni alla socialita' cui mi sia dedicato negli ultimi mesi.


Avevo accettato, in quell'occasione, perche' speravo di rivedere Diana, una bellissima ragazza ungherese, una ventenne alle prese con la matematica e la vita assieme alla quale gia' mi ero avventurato, durante una lezione di Tango, in folli peripli attorno alla fisica e alla bellezza.

Come nella Milonga, ero stato ancora brillante a quel tavolo attorno al quale si radunavano tanti giovani allegri e vivaci: mi circondavano risate e gelavano  occhiatacce, e tra una massima sulla Relativita' ed un'incursione tra le pagine sacre del Kamasutra, penso d'aver gettato sullo stagno placido che era l'attenzione degli altri anche qualche goffa citazione latina.

Ecco, Jennifer la ricordo interessata proprio a quel mio 'ubi major minor cessat' (o simile) rimbalzato fino alle sue orecchie, e in effetti per qualche istante dialogammo circa la versatilita' del latino, la sua forza di corpo sommerso che per primo unifico' l'Europa.

Non so come sia riuscita ad avere il mio indirizzo di posta personale, ne' intendo almanaccare in merito: fatto sta che ieri, sul tardi, mi ha scritto un messaggio straordinariamente sintetico e diretto.

'Secondo me dovremmo vederci'.

Ho accettato senza sentir dentro nulla, e certamente la ragione principale della mia freddezza e' il fatto che non e' nei miei ricordi ne' fica ne' particolarmente stimolante.

Ho accettato il suo invito a prendere un caffe' perche' spero di confrontarmi con una cultura classica ben piu' ampia della mia, e dentro ho la segreta intenzione di fare razzia della sua conoscenza, o al limite di barattarla con pochi ferrivecchi, nozioni, curiosita', minime costruzioni, e quindi farla mia, per poi presentarla a te.

Te lo devo confessare.

Tu mi hai arricchito, Valentina, ed ora le mie dee sono l'idee di donna ormai che hanno abbandonato la banalita' delle acconciature, delle abitudini, delle relazioni sensate.

Come alternativa ad un corpo fresco e disinibito, desideroso a tal punto di sperimentare una voce in piu' del dizionario erotico, io ormai considero solo la comunione tra parola, pensiero e atteggiamento che intravvedo possibile esclusivamente con pochissimi individui, non necessariamente esistenti altrove che nei miei sogni.

Nell'istante in cui questa trinita' si concretizza, un solo elemento rappresenta il totale.

Se davvero parola, pensiero ed atteggiamento riescono a compenetrarsi al punto da essere indistinguibili, tutta la mia costruzione teorica, altrimenti azzardata e folle, trova o ritrova la solidita' di una fortezza.

Ti ho concepito, Valentina.

Tu adesso esisti come mio pensiero, ed io di pensieri, prima di tutto, voglio circondarmi, poiche' altro non ho, di altro non mi fido.

Io di pensieri esisto: perfino nelle mie infinite confessioni, l'amore, il coraggio, l'amicizia ... perfino quando associate ad una donna o ad un evento specifico dell'esistenza le idee anticipano il nome, la data, il luogo di quella donna, di quell'evento.

Non esiste attimo piu' alto di quello del trionfo dei sensi per due amanti, io questo non lo neghero' mai: ma perche' esistano degli amanti, dev'esistere l'amore, perche' esista l'amore, deve esserci stata la possibilita' di concepirlo.

Tu, Valentina, sei la materia prima dei miei pensieri piu' belli, e tu, tu sognatrice, tu iperuranica creatura non puoi che custodire dentro la ripercussione e la sorgente di questa consapevolezza.

Ignora i miei ridicoli tentativi di strapparti da quella dimensione cui apparteniamo entrambi, e dalla quale io ogni tanto provo ad esulare, e solo per giocare con le femmine: sono stato patetico, ridicolo, sciocco.

Sono imbevuto di idee cupe e dense come un foglio di carta poroso punto da una penna gocciolante china nerissima.
Si propaga nelle venature sottili della pellicola come nelle nervature caotiche del cranio l'idea di te.
Rimarra' forse una macchia ad accartocciare una pergamena nascosta, o un ricordo depositato chissa' dove nelle cervella, ma ora sono umido, e al contatto sporco ancora dita curiose che non vogliono stare al loro posto, e che del mio inchiostro macchieranno le proprie vicende.

Amo le mie idee perche' sono complicatissime, e hanno ben capito con chi hanno a che fare.

Mi ignorano per certi versi, ma c'e' tra noi una identica reciprocita' d'intenti, non nei confronti l'uno dell'altra, ma dell'umanita'.

Questa forma di abbandono noi l'abbiamo dentro, ed io so che non la trovero' facilmente in una ragazza incuriosita dalla pronuncia improbabile e dal senso dell'umorismo inopportuno di uno strampalato Don Giovanni.

La peste


Mi ha in parte deluso, 'La peste' di Albert Camus.

Non mancano attimi di altissima tragicita', forse potrei raccoglierne i frammenti e cercare di accostarli tra loro, in modo tale da riuscire ad immaginare quel continuo che li separa e non trova spazio nell'opera, ma troppo spesso l'autore si abbandona a disquisizioni non particolarmente efficaci sull'umano che alla 'fin fine' distraggono.

Friday, 11 January 2013

Il banchetto

Ieri notte, prima di addormentarmi, ho allestito una volta di piu' un banchetto per il genio del sogno.

Thursday, 10 January 2013

Una folle dichiarazione d'amore


Hai vinto tu, Valentina.

Per un istante ho la presunzione di entrare nei tuoi pensieri.

"Cosa avrei vinto?
E come?
E come avrei potuto vincere senza neppure partecipare?"

Wednesday, 9 January 2013

Sipario


Sono seguite riflessioni amare all'ubriacatura, ieri notte.
Sono speculazioni successive, le piu' avanzate intuizioni che ho di me stesso.
Arrivano alla fine, quando tutto e' stato raccolto in forma intelleggibile, e tutto e' sottoposto al giudizio freddo della ragione.

Tuesday, 8 January 2013

Giulia


Eri in vestaglia quando mi apristi la porta, Giulia.

Devo dirti che mi sarei potuto sentire in soggezione alla presenza giunonica del tuo corpo.

Eri alta quasi quanto me, e burrosi lineamenti mediterranei aggrazziavano forme e curve generose di gambe, fianchi, e seni da generatrice della vita stessa.

Il sole di Spagna s'era preso cura della pelle bronzea, e annerito lunghi capelli lisci che ti scendevano come una tendina maliziosa sul davanti e come uno scialle di seta sulla schiena muscolosa.

Quinto piano


Ho aspettato pazientemente, e sperando che non correse troppo in avanti la lancetta, che non arrivasse per lei la fine di quel pomeriggio di lavoro.

Era un giorno uguale a tutti gli altri, scandito come sempre dall'andirivieni dei soliti clienti e la sorpresa di qualche faccia nuova, per Giulia, e per me invece sarebbe stato uno spartiacque, un punto di cambiamento definitivo.

Monday, 7 January 2013

Completezza


La tua esperienza d'umanita' e, a seconda dell'animo, la tua sensibilita' o indifferenza non possono essere complete se non hai visto nella pelle itterica di una vecchia prostituta sdentata e ormai indecente, ammorbata da una becera incontinenza e senza piu' freni inibitori, dolore, paura, ed un destino amaro ed ineluttabile.

Sunday, 6 January 2013

Via Napo Torriani, Milano

Qualcosa non quadrava nelle mie cartelle cliniche.

Mi rendevo conto perfino da solo, semplicemente confrontando i valori misurati dalle ecografie, osservandone l'andamento nel corso degli anni, leggendo i referti di accompagnamento, che come minimo un problema sulla carta molto serio era stato fino a quel punto sottovalutato.

Patetico affanno

 In questo momento sto cosi' male che mi sembra assurdo anche solo pensare che potra' esistere un giorno in cui semplicemente non vorro' morire, ma mi e' capitato talmente spesso di soffrire come un cane e poi intossicarmi di nuovo che so che l'inganno banalizzera' ancora il dolore, immenso, intimo, sensatissimo, trasformandolo in patetico affanno.

Saturday, 5 January 2013

Domani

Domani sarò di nuovo a casa mia.
Casa mia ... è strano chiamare così un luogo al quale non mi lega nessun ricordo, e che è solo una tana per me, un freddo ricovero.

La distanza che riesco ad instaurare perfino con il letto, con la cucina, con la vasca in bagno vorrà pur dire qualcosa, no?

Non credere che quella sia una frase ad effetto.

La diffidenza con il letto è il dolore, che mi costringe a lunghe insonnie o continui esperimenti con coperte e cuscini; in cucina il male mi aggredisce, se sto ai fornelli più del tempo necessario per svuotare una zuppa in scodella; nella vasca mi confronto con l'impietosa verità del mio corpo.

Vivo nel cuore vittoriano di uno dei più bei quartieri della città, in un appartamento elegante, perfino troppo grande e grazioso per le mie esigenze, e vi vivo da passante, forse da parassita.

Friday, 4 January 2013

I give up

Mi arrendo.
I give up.
Non funziona.
Pleonastica, questa affermazione, visto che il confliggere della realtà con i miei proponimenti l'avrebbe notato anche un deficiente, anche se il fallimento nel suo complesso non credo sia facile da capire fino in fondo.

Non ingannarti

Non ingannarti.
La mia vita è un inferno.

Non mi riferisco al fardello del male.
Neppure alle restrizioni che mi impone.

Ti parlo di ciò che io ho costruito.

Appena mi allontano dallo schema della famiglia, dei vecchi amici,
di quel che ho ereditato o improvvisato insomma,
trovo dolore infinito, adesso insopportabile.

Lo trovo dove ho dedicato tutto me stesso,
ed un nulla squallido mi annega.

Thursday, 3 January 2013

Io non sono fatto per ...

Io non sono fatto per intrecciare rapporti umani.
Ne sono convinto ormai.

Bordelli

 I pensieri di ieri, sfumati, confusi, mischiati e derisi dal sonno, mi hanno suggerito sogni d'avventura ed erotismo.

Penso che aver vissuto per anni in una città dalla quale ci si è allontanati senza eccessivi rimpianti, ma ove non si vuole tornare per un breve soggiorno poichè ne crescerebbero immediatamente nostalgie insostenibili, offra scenari infiniti all'attività onirica.

Wednesday, 2 January 2013

Puttane


Oggi ho pensato di aprire un nuovo blog, con un nome diverso, ove trattare argomenti dei quali qui, in questo mio diario, discuto raramente, e solo tra le righe.

Li, con un linguaggio più crudo, ma comunque mio, mi dedicherei senza alcuna remora a descrivere intrighi e combinazioni di sesso, puttane, desiderio, curiosità, paure, odio, furia, frustrazione ... insomma ciò che dopotutto mi costringe anche qui.

Stai crescendo, ed io ...

Stai crescendo, lo so.
Sta accadendo proprio adesso.
Stai andando oltre l'innocenza, e stai scoprendo e costruendo un universo fatto di te, per le tue emozioni, per i tuoi desideri.

English Letters


Actually, it was about trees I wanted to talk about.
I miss the dark woods of my childhood and young age.
You know?

I would spend never ending hours wandering around in the impenetrable scrub.

I am thankful to English for the hypotetical and past flavor of that sentence, where desire and memoir coincide in a peculiar superposition provided by ambiguity.

Or perhaps just by a clumsy, wrong use of 'would'.

Tuesday, 1 January 2013

Cambiare



Oggi sono tornato, dopo tanti mesi, nel mio bugigattolo, una stanzetta umida e piena di spifferi, uno solaio trasandato, dove sono riuscito ad infilare pochi libri ed un tavolo solo strappando spazio a vecchi mobili e valige squadratissime, che dai tempi dell'adolescenza ho adibito a laboratorio.

Propositi per l'anno nuovo


Una definizione di insanity, attribuita erroneamente ad Einstein, recita che 'follia è ripetere continuamente la stessa azione e aspettarsi un risultato diverso'.

La seguente definizione è invece mia: 'deficienza è mantenere costantemente lo stesso temperamento e aspettarsi un risultato diverso'.

Io sono stato deficiente per circa 34 anni.