Tuesday, 30 August 2011

Fare l'amore

Oggi pensavo a come farei l'amore con te,
E mi mancava non essere li assieme,
immobili stretti in un abbraccio,
assonnati,
a scambiarci baci impacciati, dolcissimi, a occhi chiusi.

Monday, 29 August 2011

La mia donna

Tanti anni di amore, passione, a volte venerazione per le donne, e troppe delusioni, non ti traversano senza renderti un mezzo incapace, un viandante esperto di un mondo ideale, e un perso vagabondo in quello vero e proprio.

Quindi io conosco bene l'unico modo in cui potrà accadere: la mia donna dovrà tirarmi a sè.

Niente paura!

Ieri preparavo la valigia, ed era una grande confusione nella stanza, alla ricerca del bagaglio perfetto per aereo e muscoli.

Sunday, 28 August 2011

Ma google conosce la mia password? Articolo semi-tecnico

Articolo semi-tecnico, e probabilmente assolutamente errato con il quale tratto, da neofita, un argomento che forse ha incuriosito anche voi.

La domanda che mi è stata posta è la seguente: Google conosce la mia password di gmail?

Il senso di tale quesito probabilmente può formularsi meglio chiedendo se nei server di google siano salvate le nostre password così come noi le scriviamo durante il login.

Parlavo di te

L'ultima sera, per i pochi amici racimolati in questi anni, e qualche conoscente gradito, ho organizzato una cena in quel ristorante dove un giorno incontrai Cezanne.

Saturday, 27 August 2011

Mostri

Conosco questo luogo.

E' il giardino della villa dei miei nonni, dove tante volte, da bimbo, ho giocato, e dove da adolescente, il giorno in cui fu venduta ad altri, nascosi sotto una piastrella delle monete, pegno di un ritorno impossibile.

Pensando a Silvia

Eccomi a casa.
Due giorni, neanche il tempo di arrivare.
E bruciano gli occhi all'ultimo addio.

Friday, 26 August 2011

La primavera e Alice

La primavera è cercare i primi germogli sugli alberi, e incantarsi di questa dolce e cocciuta natura che torna in vita, e vince i rigori dell'inverno.

Thursday, 25 August 2011

Elaborazione

Presento qui l'ultima elaborazione dei concetti che ho cercato di esprimere nei recenti messaggi.

Wednesday, 24 August 2011

La sessualità al tempo della pornografia

Il sesso non può smettere di essere qualcosa di intimo, sconosciuto, e un po' segreto senza perdere molto del suo fascino.

Il sesso ossessiona, e delizia, perchè non è scontato, garantito, prevedibile.

Così, nel senso omologato di proibizione, o trasgressione, schiavo della pornografia e dei suoi messaggi, delle sue formule quasi matematiche, di certi canovacci scontati, finisce per essere una competizione, e il kamasutra un album di figurine da completare, un manuale ove la meccanica prende il sopravvento sulla passione.

Così il sesso vaginale è adombrato da quello anale, e quello orale senza gole profonde o spruzzi di sperma in pieno viso non vale nulla.

Un grazie di cuore alla Ragazza d'altri tempi per la riflessione che mi ha suggerito.

Eva - Parte Prima

'Che figa!' pensi, quando sale in vettura.

Per prima cosa decidi di farla entrare nelle tue fantasie, e innanzitutto allora devi darle un nome.

... Eva!

Eva ha due tette spettacolari, meravigliosi palloncini morbidi, e dondolanti al suo incedere sensuale e un po' nervoso, avanti e indietro lungo il corridoio del tram, e se per caso ti capita di poterla guardare da dietro, cosa che vuoi fare anche se ancora non ti sei saziato del balconcino, rimani incantato da quel culo sodo sul quale, strappati di dosso i vestiti, sicuramente troveresti la firma di Fidia o Michelangelo, e dalle gambe snelle, tendini elastici e muscoli che immagini contrarsi freneticamente in prossimità dell'orgasmo, e rilassarsi infine nell'estasi.

Non passerebbe inosservata in un abito monacale, Eva, e figurarsi allora in un completo incandescente, una gonnellina stretta che lascia intravedere le riga del tanga, e una camiciola senza scollatura, ma tanto aderente da far risaltare ancora di piu' quel seno che t'aspetti faccia brandelli la stoffa sottile, quasi trasparente, tanto sono espliciti i suoi capezzoli, e le sue curve piu' ampie, di quell'abitino maledetto.

Tiene i capelli raccolti, Eva, e la lunga coda bruna, che scivola di qua e di la a seconda dei colpi d'aria che entrano dai finestrini, o della direzione del suo sguardo, è una frusta al tuo desiderio.

Squilla un telefonino.
Eva controlla nella borsetta: è il suo.
Risponde,e prende posto proprio un paio di sedili davanti a te (allora era nervosa perchè aspettava la chiamata! Speriamo non sia il suo ragazzo!).

Non credi alle tue orecchie quando inizia a parlare.

Dev'essere una sua amica intima dall'altra parte, e lei le racconta della serata in discoteca di sabato scorso.

Non immagina certo che su quel tram semi-deserto, una delle ultime corse della notte, ci sia un altro italiano, e allora entra in ogni dettaglio, e nulla del suo aspetto tradisce imbarazzo, ma solo un accenno di prurito, quando indugia su certi dettagli ...

Dice infatti di quel tizio che ha rimorchiato, cui prima l'ha fatta annusare, strofinando il suo culo ad altezza patta-dei-pantaloni, torturandolo, cosi', per un paio d'ore, e che poi quando era infoiata a dovere si è portata in uno dei bagni, dove gli ha per prima cosa succhiato per benino il cazzo fino in fondo, per continuare con una scopata forsennata arricchita, sul finire, da una bella inculata selvaggia 'come piace a una puttana autentica come me'.

Continua ...

(PS: Questo racconto trae da una storia vera, anche se per ovvi motivi di privacy cammuffo tutto cambiando nomi, luoghi, circostanze. I termini espliciti, volgari, sono egualmente aderenti alle parole di Eva, e io intervengo solo per metterle per iscritto).

Tuesday, 23 August 2011

... comunque si chiama ...

Ho venduto la mia motocicletta nel primo pomeriggio.

Adesso la Divina Indifferenza se ne sta in un garage dove ragazzi dalle mani sporche di grasso e vestiti di panni umili ma comodi si prenderanno cura di lei, cambiando la catena ormai lunga e i copertoni quasi logori, e dando una sistematina alla frizione, che con il tempo si è fatta dura e un po' imprecisa.

Sicchè oggi, dopo una giornata ancora torrida e stancante, per rincasare ho dovuto prendere il bus che dal centro sale fino al mio quartiere.

Durante il tragitto mi ha chiamato un amico, e abbiamo così iniziato a conversare di varie faccende che dovrò sistemare nei prossimi giorni.

Avevo notato, in un sedile anteriore al mio, sistemarsi due italiani, un lui sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato, e una donna non particolarmente curata, insignificante nel suo complesso, di quelle insomma che possono aspirare giusto ad un ometto sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato.

Non credo sia dovuto alla mia malattia, i cui tratti sono evidenti nel mio corpo, ma forse piuttosto alle epatiti, o alle reazioni allergiche ai farmaci, o al coma o all'abuso di antibiotici, di cui pure si può intuire qualcosa osservando la figura malandata di un esserino gracile, me, dalla pelle quasi trasparente e l'aspetto malaticcio, ma sta di fatto che ho qualche problema d'udito.

E infatti durante la mia conversazione più volte ho fatto menzione di problemi di comprensione, e vuoi per il trambusto della vettura affollata o per i rumori del traffico, diverse volte ho chiesto al mio amico di ripetere le sue parole.

Egualmente, non ho motivo di dubitarne, il tono della mia voce era alto, e io comunque non me ne rendevo conto (di solito è mia sorella, se presente, a farmelo notare a suon di ceffoni).

Mentre con il mio amico discutevo di un certo appuntamento, il tizio del sedile di fronte si è girato, e con fare provocatorio e strafottente mi ha chiesto se per caso volessi che la mia voce fosse registrata, visto che parlavo con tanta veemenza (nel contempo la donna sembrava dirgli 'ma lascia correre', o qualcosa di simile).

Senza scompormi, gli ho detto che non m'ero reso conto di nulla, e mentre il mio amico mi chiedeva ragione di quell'interruzione, e avendo capito di che si trattava mi suggeriva di mandare all'inferno quel tale, io rispondevo spiegandogli (al mio amico) che dopotutto quello dell'udito era solo uno dei numerosi problemi della mia patologia, immaginando che quel tale continuasse a seguirmi con il medesimo interesse.

Finita la chiamata, ho atteso.

A un certo punto il vecchio ha fatto per dare una mano ad un'anziana che doveva scendere dall'autobus, e che senza tanti complimenti ha declinato il suo aiuto (che affidabilità può dare un ometto sulla sessantina, di bassa statura e un po' trasandato ...).

A tre fermate prima della mia, la mano della donnetta ha pigiato il bottone di prenotazione della fermata.

Arrivati alla loro destinazione, si sono alzati, e l'ometto come una bollicina è subito sgusciato fuori dalla vettura.

Mi sono avvicinato alla donna.

'Senza rancore' ed avevo un sorriso dolcissimo 'comunque si chiama Sindrome di xxx'.

Quella, non so se più imbarazzata, spaventata o sorpresa, ha replicato con un 'buonasera, arrivederci', ed è scesa, a raggiungere il suo cavaliere.

Una volta sulla banchina, ha forse mimato il gesto a intendere 'quello è pazzo', e quindi l'ho persi di vista.

'Scusi, può abbassare un po' il tono della voce?'.
'Ehy, così ti sentono anche in Canada :D'.

Ma anche, vedendo uno che sembra uno zombie, immaginando che ci sia una ragione, tacere.

Sarebbe stato molto più bello, no?

Monday, 22 August 2011

'Lo vedi quel signore laggiù?'

Il matrimonio di un'amica di famiglia, compaesana, venne festeggiato, con il consueto sfarzo, in un ristorante fuori città, ma un piccolo ricevimento, immediatamente successivo alla cerimonia, si tenne anche nel bel cortile di casa nostra, e nel giardino adiacente, quello dove vissi tanti pomeriggi felici durante gli anni spensierati della mia infanzia.

Pensando a te

Pensando a te, Donna, ecco cosa ho visto.

...

Fa caldo, e la nostra camera da letto è una fornace.

Un filo di luce appena entra dalle tapparelle tirate, e l'accompagnano i suoni ovattati del mare, delle onde, e si confondono a grida di bambini che giocano in giardini lontani.

Inizio a guardarti, ad ascoltare il tuo respiro un po' affannoso, e null'altro piu' esiste.

E non sono piu' me stesso, quello cui mi sono abituato in tanti anni, e che dopotutto ha racimolato una certa serenità, forse un po' spenta e fredda ma salda.

Tu mi stai cambiando.

...

Nuda, solo coperta da un lenzuolo bianco che ti traversa la vita e s'insinua spiegazzato tra le gambe, ora non sei solo una figura meravigliosa, curve morbide e armoniose che compongono il corpo della donna che amo, ma distesa al mio fianco sei l'odore e il sapore della passione.

Sei sveglia?
Stai già giocando con me?
Attendi che ti sfiori, che ti baci, che sfili via delicatamente quel lenzuolo?

In silenzio, immobile, con mille pensieri che cercano di catturarti, e ogni volta devono ricominciare da capo, già adesso noi stiamo facendo l'amore.

Sunday, 21 August 2011

Non serve fanatismo

Sta facendo scalpore, e ne parlano quotidiani di tiratura nazionale, una pagina Facebook che suggerisce di far condividere anche alle tasche dei preti il salasso che colpirà, deo gratias, nei prossimi mesi, gli italiani.

Vi ho dato un'occhiata per trovarvi battute anticlericali, frecciatine o bordate contro questo o quel cardinale o arcivescovo che vanno molto oltre il senso, non triviale, di questa iniziativa.

La mia idea in proposito è semplice.

Non serve fanatismo, tanto meno un sottointeso ghigno sardonico: questa protesta deve avere tutti i crismi di una proposta seria e realizzabile. E dobbiamo interloquire con i segretari dei partiti, far sentire loro questa spinta dal basso. E che si sentano obbligati ad agire, coscientemente ed efficacemente, senza potersi ipocritamente scansare associando in toto a questo progetto la bestemmia e il crudo dileggio.

Saturday, 20 August 2011

Un cespuglio di margherite

Un cespuglio di margherite dai petali sottili, e poi sullo sfondo, sfuocata, l'alta vetta innevata dell'alpe ...

... una cartolina rimasta appiccicata come un francobollo alla mia porta d'ingresso per almeno due anni.

Devo averla presa durante una delle prime gite in moto in alta montagna.
Oggi mi dimostra che non bastavano due ore almeno di concentrazione spasmodica sull'asfalto, la frizione, i freni e il cambio per dimenticarmi di te.

...

Ho finito di staccare dalle pareti gli ultimi quadri, e dalle porte le decorazioni, e appunto questa fotografia.

Sul retro poche parole, prese forse da Amleto.

'Fiori a un fiore'.

Indirizzata, mai spedita, ad Alice.

Vedi?

Io ti conoscevo già prima d'averti incontrata.

Friday, 19 August 2011

Il Clan: le origini

Continua il mio racconto sul Clan.

Non ho inteso formare una squadra, nè cercato i membri di un'associazione.
Ho viceversa selezionato con cura gli appartenenti di un Clan.

Il mio Clan ...

E' formato da elementi tra loro diversissimi, eppure scelti in modo tale che ognuno di essi non è legato da interessi, banali convenienze agli altri, ma da qualcosa di più forte e che ho ragione di credere indissolubile.

Io sono il cervello di questa struttura, ma non sono un master of puppets.

La mia abilità si è espressa nel far combaciare diverse esigenze, a volte bisogni quasi elementari, più spesso fobie, in certe circostanze necessità quasi cliniche: ne ho tratto una struttura compatta, dove ogni parte è funzionale al tutto, e il complesso indispensabile a ogni cellula.

Se in principio la mia presenza è stata fondamentale, ho dovuto limare alcuni aspetti, lavorare con pazienza su certe peculiarità troppo aspre, ora il gruppo ha la solidità e l'efficienza di un meccanismo perfetto, per il quale non esistono nè attrito nè caos.

Ho impiegato anni, a partire da quelli non inutili passati in cella, per teorizzare prima e attuare, già in galera, poi, l'ossatura, e quindi la fisionomia completa, della perfetta organizzazione criminale.

Proprio durante il mio soggiorno a spese dell'amministrazione, seguii con un'attenzione non scevra d'interesse, sui giornali, la vicenda dei fratelli John e Ross Kline.

Orfani in giovane età di Janet Laplace e Robert Kline, i celeberrimi attori morti in un tremendo incidente durante le riprese di un film, i due, legatissimi, assursero agli onori della cronaca per il loro improvviso precipitare dall'alta società agli abissi del mondo della criminalità.

John, un autistico, genio dell'informatica, tormentato, ossessionato dalle donne, gracile e malaticcio, fu uno dei primi grandi ricercati dell'era di internet, capace di truffare decine di migliaia di utenti singoli come pure decine di grosse etichette, mentre Ross, il maggiore, che nei suoi anni adolescenziali era stato una promessa del Karate e quindi un celebre attore di film d'azione, ammazzò a mani nude un paio di poveracci che avevano avuto la pessima idea di reagire senza troppe cortesie agli apprezzamenti espliciti che John aveva fatto alle rispettive fidanzate.

I motivi dell'affetto viscerale di Ross, un uomo semplice, superficiale direi, per quel suo fratello minore introverso e incomprensibile rimarranno per sempre un mistero per me, e questo, dopotutto, mi tranquillizza: questa natura misteriosa, l'arcano meccanismo che li lega, è per me la più autentica garanzia di robustezza e impenetrabilità.

Garantendomi la fedeltà di John, do per certa quella di Ross...

Continua

Le donne

Giù alla sede principale delle Poste, dove sono stato stasera per spedire il mio contratto di lavoro, uscendo ho visto di schiena una ragazza di colore dalle curve mozzafiato: braccia snelle e nude, due gambe lunghe a convergere sotto una gonnellina bianca lunga appena per lasciare minimo spazio alla fantasia, ed era la sua pelle un velo di cioccolato, e guardarla era già assaporare quel suo corpo perfetto.

Fingendo interesse per i prodotti in vendita dall'altra parte del locale, l'ho aggirata, per vederla anche di viso: e non mi sorprendeva il suo volto di giovane donna appena entrata nella sua maturità e non ancora consapevole del suo fascino.

L'ho immaginata modella, forse danzatrice, o commessa in qualche negozio d'alta sartoria.

Ne avrei venerato il corpo una notte d'estate, ma non le avrei chiesto di fare il giro del mondo con me.

E a quella fata dei boschi che traversava la strada, capelli rossi lunghi e sciolti, e una vita tornita lasciata nuda da una maglietta corta, perfetta su quell'ampia gonna gonfiata dal vento, l'avrei voluta sedurre, e rapire, e portare nel mio nido ... ma non le avrei chiesto di raccontarmi della sua vita.

Quella due ragazze scese dal metro una fermata prima della mia non facevano poi troppo mistero delle loro intenzioni: erano sensuali, provocanti, eccessive ... e le avrei volentieri intrattenute per un po' di ginnastica, ma non avrei chiesto loro di tenermi compagnia in silenzio.

...

Siete infinitamente di più.

Lo sono le vostre debolezze, così spesso sede di un tesoro che non riuscite a riconoscere, e i vostri sospiri, quando non volete adeguarvi all'ipocrisia del buon senso, e rinnovate con una preghiera il vostro coraggio.

Sapete parlare al cuore degli uomini, perfino di quelli che giurano d'averlo ormai perso, spento, morsicato.

L'abbraccio

Una corsia d'ospedale, deserta, a malapena illuminata da esausti tubi di vetro al neon, ed io e te, stretti in un abbraccio meraviglioso.

Non si sfiorano le nostre labbra, ma cercano l'orecchie il suono della voce dell'altro, e non scendono le mie mani dai tuoi fianchi sottili ai glutei, nè scivolano le dita dalla loro linea sottile al nido della femminilità, ma girano attorno alle tue spalle salde le mie braccia, immobili.

Potesse durare per sempre l'esistenza, così, a testimoniare la nostra intima amicizia!

...

Sentiamo voci di medici avvicinarsi.
Non li vediamo, ma da un altro corridoio vibrano i loro passi, e ormai stanno per aprire quella porta alla nostra sinistra ... e allora un pensiero corre nelle nostre menti.

Ci vedranno.
Penseranno che siamo amanti, e fraintenderanno il nostro affetto, infinito, per passione.

Per un attimo sciogliamo, o pensiamo di sciogliere, il nostro abbraccio.

Ma poi torniamo a tenerci ancora più stretti.

Venga il mondo, i suoi pregiudizi, la sua miopia.

Noi non abbiamo paura.

Ti adoro.

Wednesday, 17 August 2011

C'è la tua bellezza, ragazza dagli occhi neri e dalla pelle d'oro.

Anche se l'appartamento è ormai destinato a un nuovo inquilino, oggi ho incontrato lo stesso una ragazza interessata. Nonostante nella nostra corrispondenza le abbia chiaramente spiegato che ora le possibilità di ottenere il mio alloggio sono davvero minime, lei ha comunque voluto lo stesso venire a farmi visita.

L'appuntamento era per le sette del pomeriggio di oggi.

Già alle 5 ero pronto, in ufficio avevo fatto quel che dovevo, o comunque ne avevo abbastanza, ed ero già in procinto di andarmene, quando poi sono stato coinvolto in un numero di discussioni accademiche, chiacchiere, di quelle che mi mancheranno, e solo per caso mi sono accorto a un certo punto che erano le 6 e 45 minuti ...

Un 'ciao' ha concluso i discorsi, e mi sono allora precipitato da basso, e saltato in sella mi sono fatto strada nel traffico violando senza vergogna alcune delle severissime leggi che garantiscono l'ordine sulle strade della mia città.

I minuti tuttavia correvano più velocemente della mia moto, e alla fine sono arrivato a casa con un paio di minuti di ritardo.

Ad attendermi, davanti l'ingresso, in minigonna e una deliziosa maglietta nera che lasciava le spalle scoperte, una bellissima ragazza dai tratti somatici asiatici, capelli neri come la notte e labbra carnose, screpolato appena quello inferiore, segno forse dell'incertezze e del nervosismo di chi inizia una nuova vita, e un sorriso gentile, grazioso, netto, splendida cornice di denti lievissimamente, e deliziosamente, sporgenti in fuori.

Mi sono scusato dei 143 secondi di ritardo, e quindi le ho fatto strada fino al 'second floor, please follow me'.

Le ho spiegato di nuovo ogni cosa.
L'ho fatta ridere con il racconto della mia forsennata corsa in mezzo al traffico, e sono tornato, con un'anima diversa, a parlare dei ristoranti, della foresta, della fermata del pullman ...

E poi, dopo averle parlato dei vicini non rumorosi e della cucina moderna, le ho detto la cosa più ovvia.

'Oh, I have to tell you one more thing, one extremely important thing. You're very very beautiful!'

'Oh, devo dirti un'altra cosa, una cosa estremamente importante. Tu sei molto, molto bella!'.

La verità, importante e semplice.

Tornando verso la fermata del bus, mi ha parlato delle sue origini, e sapendo che è cinese, l'ho voluta sorprendere con un 'Ni hao', cioè un 'Ciao'.

Mi ha sorriso, 'Yes, that's Mandarin', e poi ha aggiunto che ogni tanto capita, 'randomly', che per la strada i ragazzi le dicano 'Ni hao'.

No, non c'è nulla di 'random' in quel 'Ni hao'.

C'è la tua bellezza, ragazza dagli occhi neri e dalla pelle d'oro.

Tuesday, 16 August 2011

Un piccolo regalo

A quanto pare l'agenzia ha infine trovato un nuovo inquilino per il mio appartamento, e si tratta proprio di quel bel ragazzo dagli occhi azzurri e lo sguardo sereno di cui ho parlato qualche giorno fa.

Mentre scrivo, la mia casa è ormai deserta.

Non è più un'abitazione, ma una caverna, e rimbombano i miei passi nell'ampia stanza ora nuda, e le ombre non s'adagiano più su un mobile, un quadro o un tappeto che abbia scelto come sfondo per i nostri incontri, ma s'infrangono su muri spogli senza nome.

Presto nuovi dipinti, mensole diverse, e libri scritti in una lingua che non ho imparato, e una musica differente s'impossesseranno di questo luogo, che per quattro anni è stata casa mia.

Tra le poche cose rimaste qui, la mappa che, fin dal mio arrivo in questa città, mi ha accompagnato alla ricerca di quel fruttivendolo che la collega neozelandese mi suggerì una volta, o del cinema dove abbiamo visto solo film terribili, o del grande museo giù in città dove ti ho sentito al mio fianco.

Prendila.

E' il mio regalo per te, e per quella bella, timida ragazza che ho visto al tuo fianco.

Siate felici.

Una vita sola non basta

Lisa è una giovane dottoressa.
Ha lavorato in mezzo mondo, California, New York, Regno Unito, e tra un paio di mesi si trasferirà nella mia città.
Mi ha mandato una e-mail d'interesse per il mio appartamento.
Le ho spiegato che, lasciando il paese io tra soli 15 giorni, devo per forza di cose cercare qualcuno che v'entri a settembre: le ho poi dato alcuni suggerimenti generici sul come muoversi, sul cosa considerare per poter trovare una sistemazione ideale in questa città.

La sua risposta è stata cordiale, e così è nato uno scambio di e-mail quasi premurose, impreziosite da qualche consiglio non necessariamente legato all'oggetto della nostra corrispondenza.

Le ho parlato del 'primo arcobaleno, della prima gita al lago', e di come sarà bello riscoprirsi meravigliati ancora una volta, anche se ormai siamo cresciuti professionisti.

E infine 'My conclusion is that indeed one life is not enough.'
'La mia conclusione è che una vita non è abbastanza'.

Per poi precisare meglio nell'ultima lettera, quella d'addio, il concetto:

'By reading, and even better by meeting the right people, we indeed have the opportunity to 'feel' the lives of 'the others'. And then our own 'life' is not 'one' anymore.'

'Leggendo, o meglio ancora incontrando le giuste persone, noi davvero abbiamo l'opportunità di 'sentire' le vite 'degli altri'. E così la nostra 'vita' non è più 'una' soltanto.'

E' vero: una vita sola non basta.

Ma noi, senza doverci ingannare di metempsicosi, possiamo davvero viverne più d'una.

Sunday, 14 August 2011

Qualcosa di diverso

Ho imparato ad aver pazienza.

Dopo le mie prime esperienze, ho capito che può costare dannatamente caro un errore di valutazione, e che la fedeltà non si può comprare, e che neppure la brutalità, o il terrore, neutralizzano completamente l'eventualità di una vile defezione.

In gioventù, quando il desiderio del denaro m'esasperava, e si traduceva in progetti lineari e a breve termine, allettavo i miglior complici, i tecnici più preparati, promettendo loro una parte significativa dei guadagni, e con la violenza convincevo i meno validi, ma pur necessari per numero, a seguirmi.

Ma c'è chi ha cercato di uccidermi, chè la sua parte di bottino non era mai sufficiente, e delle perfette nullità, credendosi al riparo dalle rappresaglie della mia giusta vendetta, mi hanno tradito, mettendo in pericolo non solo la mia libertà, ma la mia stessa esistenza.

Ho imparato ad avere pazienza, e adesso m'occupo di qualcosa di diverso.

Friday, 12 August 2011

Il futuro

Se tutto andrà come deve, ovvero se non mi licenzieranno perchè insoddisfatti delle mie capacità, se non creperò come un cane del mio male, se non finirò sotto un double-decker bus al primo attraversamento pedonale, trascorrerò i prossimi 4 anni oltre la Manica, in quella terra, la Britannia, cui approdarono duemila anni fa le legioni di Roma, e che dal loro ritiro nel V secolo dopo Cristo ha subito innumerevoli assedi, e temuto ma non conosciuto conquistatori.

La Spagna dell'Invincibile Armata di Filippo II, e poi la Francia padrona dell'intera Europa continentale piegata dalle armée Napoleoniche e infine la Germania corrazzata della prima metà del XX secolo, le più floride potenze delle rispettive epoche storiche, hanno tutte ceduto alla tenacia e al genio commerciale, politico e militare del Regno Unito, all'orgoglio dei suoi regnanti, ammiragli o primi ministri.

Non è mia intenzione, ovviamente, faro un panegirico di una Nazione che ha cambiato, modellandolo a sua immagine e somiglianza, una parte significativa delll'intero pianeta: lo sterminato impero coloniale di Sua Maestà britannica non ha significato semplicemente nuove rotte commerciali o innumerevoli scoperte geografiche, ma soprattutto la distruzione di culture, lingue, realtà diverse e fragili che non ressero l'incontro con le armi, l'acciaio e le malattie anglosassoni.

La prima ondata di globalizzazione, l'unificazione sotto una stessa lingua e forma mentis di territori tra loro remoti, il Canada, l'Australia, l'India e il Sud Africa, fu promossa dai monarchi e dalle grandi compagnie commerciali inglesi, e perfino in quei paesi in cui oggi democrazie avanzate testimoniano i valori più apprezzati della cultura anglosassone, affiorano ancora in superficie i cadaveri di quanti hanno pagato con l'estinzione il confronto con il pragmatismo di John Locke, David Hume e Stuart Mill.

Ma sto orribilmente divagando, e non voglio parlare di questo.

Parto, già sapendo che, nelle premesse iniziali, non sarà questa che una tappa.
E non mi costa l'addio, chè nulla ho costruito che laceri abbandonare per chi ormai, da tempo, si è spostato su un piano parallelo, dove i rapporti umani non si esprimono in contatti, ma parole, lettere, pensieri.

Non rimpiangerò nessuna delle belle ragazze che ho intravisto, perchè non ne ho conosciuta nessuna, e sono già uguali a quelle cui identicamente non darò che un nome nella mia nuova città.

Non è un fallimento totale, la mia esistenza.

Ho scongiurato un ridicolo, egoistico attaccamento al denaro, tengo in giusto conto la giustizia, e sto lavorando a limitare una sorta di debolezza, l'ipocrisia, che a volte mi porta ad essere troppo mite e paziente.

La solitudine rende le persone soprattutto incomprensibili, e fa incetta di fraintendimenti chi, non abituato agli altri e dagli altri, è per forza relativo.

Un tempo mi spiaceva.

Ora non più.

Pochi punti di contatto, la corrispondenza con te, lettere dense del mio affetto e della mia curiosità, serti di sentimenti puri perchè estemporanei e innocenti di cui cingo la tua anima devoto, e quel fitto continuo dialogare con me stesso, interlocutore per nulla accondiscendente alle mie debolezze, nè facilmente ingannato dalla mia furbizia.

Forse è così solo perchè giunto sul fondo, non posso più sprofondare ... ma questa somiglia davvero all'unica serenità concessa.

Scappare dai nazisti

Per scappare dai nazisti, l'unica era traversare il lago, e raggiungere quel paesino della svizzera italiana.
Non ero solo, dovevo portare mia sorella con me, ed eravamo gli unici superstiti della mia famiglia.
Un tale, non esattamente un tipo raccomandabile, ci porto' di notte, durante il viaggio sul suo furgone eravamo nascosti sotto delle masserizzie e non avevamo idea di dove ci stessimo dirigendo, sulle sponde del lago

...

Ecco, ci siamo, il momento è giunto infine.

'Scendete: adesso è affar vostro: io quello che potevo fare per voi l'ho fatto', dice sottovoce, indicandoci le luci di quel villaggio lontano, la nostra unica speranza di salvezza...
E senza neppure un addio, sparisce, inghiottito dall'oscurità.

Le acque del lago sono gelide, e io mi ricordo d'un tratto che non so nuotare.

Prendo comunque mia sorella, impaurita, per mano, e inizio a camminare sulle acque, come se fosse assolutamente normale.

All'improvviso però, ecco il baleno di un lampo, e una scia luminosa che ci insegue, e infine ci trova: e sono allora le sirene delle guardie, e i latrati dei cani ad annunciare che i nazisti ci hanno trovato.

Non ho paura.

Mi inabisso nelle profondità del lago, e tuttavia anche sott'acqua non mi manca il respiro.

Emergo finalmente sull'altra sponda, ma prima di rivelare la nostra presenza, tendo l'orecchio al chiacchiericcio dei pescatori.
Voglio capire se parlano in tedesco, e allora quel tizio ci avrà ingannati, o in italiano, con il tipico accento ticinese.

Siamo salvi, siamo davvero in un territorio neutrale.

Mi faccio riconoscere, e subito vengo portato, mentre altri prestano soccorso a mia sorella, in un centro medico.

Siamo negli anni '40, e uno come me, con le mie cicatrici, le mie protesi, non passa inosservato.

'Vi donero' le mie conoscenze' dico alla vecchia infermiera stupefatta, in apprensione per me.

E tutto finisce.

Thursday, 11 August 2011

Terrorismo e affari

Mi è stato richiesto, al solito indirizzo, un consiglio.

Il proprietario di una compagnia di apparecchi di indagini medicali ad alta precisione, un pezzo grosso della finanza e della politica Canadese, è in crisi a causa dell'andamento della borsa, e in virtù di uno scarso interesse del mercato nei confronti dei suoi prodotti.

Mi offre un milione di dollari in cambio di una soluzione ai suoi problemi.

Ho pensato attentamente al suo caso specifico, e ho trovato un'ottima soluzione, che mi frutterà ben oltre il milioncino che mi ha promesso questo bastardo.

L'idea è semplice, e l'espongo in questo mio diario segreto, che forse un domani, se mai qualcuno lo troverà, getterà una luce diversa ed inquietante su alcuni dei misteri di questi anni.

Una lettera di una segretaria dell'università di Cambridge entra, specialmente se attesa, in men che non si dica in ogni ufficio governativo del Regno Unito.

Ed un plico spedito da un docente della Columbia University può sicuramente finire sul tavolo di un membro del congresso americano.

Un pacco a nome di un professorone dell'Ecole Polytechnique, infine, si fa strada senza problemi fino alla scrivania di un ministro del Consiglio d'Europa.

Queste cose sono note a qualsiasi accademico con una minima esperienza, ed egualmente conosciute sono le scarse, a volte scarsissime misure di sorveglianza di politecnici, università, scuole superiori.

Si entra ed esce senza difficoltà da questi immensi edifici, semideserti d'estate, o confusi tra le centinaia di studenti o lavoratori durante i semestri, e con identica facilità, si può accedere alla 'posta in uscita', solitamente lasciata in un luogo specifico, magari in una casella accanto a quelle della corrispondenza in entrata.

E allora il gioco è fatto.

Basta una siringa, un po' di antrace, del mastice o della colla per sigillare, un minimo di capacità tecniche ed attenzione e il sangue freddo necessario.

Un piccolo forellino non lo nota nessuno, e se il mittente è il la signorina Jennifer Green di Cambridge, o il Dottor Klimt della Columbia, o il Professor Jospin da Parigi non c'è proprio motivo di dubitare, no?

Perchè il tutto abbia una portata destabilizzante maggiore, colpire contemporaneamente, con l'aiuto di due o tre complici in diversi istituti, e non solo scegliendo tra i destinatari personalità di rilievo, ma anche semplici accademici e tecnici.

Se tutto andrà come stabilito, sarà ottenuto il mio scopo: crollo borsistico di certi indici, io mi sarò a priori protetto, vendendo dati titoli, vertiginosa richiesta di esperti in tecnologie non invasive di individuazione di contaminanti batterici o chimici, blocco delle comunicazioni.

Insomma, io da trader, quello da capitano d'industria nel settore sicurezza, un altro, sconosciuto, interessato a trasporti in sicurezza ... c'è tanto da guadagnare per molti dall'essere terroristi.

Lecturer, eh?

Oggi, alle 4, avevo un appuntamento con un potenziale inquilino del mio appartamento.

In questi giorni diverse persone sono venute a visitare la mia casa: devo ammettere, e la cosa non è certo merito mio, che quasi tutti si sono innamorati del 'nice, sunny apartment', e si sono lasciati convincere che davvero 'there are many amenities in the near surroundings'.

Ho contato almeno due studentesse di dottorato, diversi professionisti, e qualche onesto operaio.

Per oggi aspettavo un futuro impiegato del Flughafen, e si è presentato a me un bel giovanotto di forse trent'anni, accompagnato dalla sua fidanzata, una ragazza pure carina.

Visto che già da tempo stavo pensando a un tiro mancino da sferrare al mio carissimo amico Baol, ero gioviale e sereno: non mi sono risparmiato, e ho rispolverato il solito canovaccio ('and here is the cellar, ideal in case your sister visits you', 'the neighbors are very kind, and only in rare occasions they tried to kill me'), e ho poi parlato loro dei 'Maxican and Argentinian restaurants', del 'lovely, quiet environment' e cosi via.

Già in principio avevo spiegato loro che 'the only reason why I'm leaving this apartment, is that I'm moving to the UK', e allora al momento dei saluti il ragazzo mi ha chiesto quale sarà il mio lavoro.

E dunque gli ho detto che sto per iniziare un lavoro all'università, e lui mi ha preceduto, con una sorta di affermazione retorica:

'Lecturer, eh?'.

Beh, sarà una stupidata, ma mi ha lusingato che abbia immaginato che non andro' a fare il tecnico, o l'uomo di fatica, o il bibliotecario, ma che invece avro' a che fare con giovani menti, brillanti e ancora un po' grezze.

Wednesday, 10 August 2011

Onestà e intregrità

Viaggiare, soprattutto vivere, per lunghi periodi, situazioni non comuni, e ancora poi il confrontarsi con altri girovaghi, insegna all'uomo dell'uomo molto di più, e assai più semplicemente, che non la lettura, pure seria e approfondita, di libri, ed in misura infinitamente superiore che non quanto possa fare quel germe primogenio che è la presunzione umana.

In questa introduzione, ho nominato alcuni verbi, viaggiare, vivere, che naturalmente lasciano intendere una dimensione fisica nella quale ci si muove o si sosta, ma se non ho aggiunto delle locuzioni esplicite (e.g. 'viaggiare per il mondo', 'vivere in città diverse') è perchè non ogni viaggio si riduce a uno spostamento su una cartina geografica, e perchè si possono vivere esistenze diversissime non cambiando alcuna delle tre coordinate spaziali che identificano il nostro baricentro.

La malattia, o quella varietà più difficile da definire che questa contiene, il dolore, assai più spesso che non le rotte che si possono tratteggiare su un mappamondo definiscono, determinano un essere umano.

L'esperienza mi sta convincendo davvero, e non c'è alcuna presunzione in questa mia affermazione, che è pura illusione l'ecumenicità.

Ho cercato, scioccamente, a lungo, di contenere tutte le persone a me care o vicine, in un unico 'tu', e questo errore madornale mi ha portato ad essere ipocrita, vile, bugiardo, e a macchiare con sentimenti impuri chi davvero ho amato.

Oggi avrei voluto parlare di qualcosa che ho imparato, incontrando altri girovaghi sballottati qua e la sul suolo della madre terra.

E pensavo mi sarei dilungato a discutere della differenza tra onestà e integrità, ma rimando questo compito a un domani.

Dopo quest'introduzione, mi rendo conto invece che devo esprimere con assai più urgenza l'insegnamento che il vagare nella dimensione del male, il ritrovarmi li non solo, mi ha indicato.

Continua ...

Disintegrazione in 6 minuti e 17 secondi

A me il metal non fa impazzire, e dei Metallica conosco giusto alcuni pezzi, e, vagamente, la storia.

Il loro pezzo che preferisco, senza dubbio, è Enter Sandman, la prima traccia di quel loro 'black album' che è stato l'unico che sia capitato tra le mie mani da adolescente.

Cervavo qualche giorno fa, su Youtube, una registrazione di questo brano cui sono particolarmente legato, ovvero quella che diede apertura del Freddie Mercury Tribute, nello stadio di Wembley che oggi non esiste più, quasi vent'anni fa.

Ho trovato così anche questa esibizione, che ebbe luogo a Mosca nel 1991.

E mi sono reso conto che per disintegrare la cortina di ferro bastano 6 minuti e 17 secondi di metallo pesante.

Tuesday, 9 August 2011

Lo sguardo di una donna

Capita che passi ancora i miei pomeriggi in ufficio, per quanto ormai il mio nome non sia più nell'elenco dei dottorandi, e la mia tessera magnetica non apra più i cancelli e le porta automatiche.

Oggi pomeriggio, discutevo con un collega di certi risultati sperimentali davvero incomprensibili, attraverso la fessura di una porta appena accostata, ho visto passare una bella ragazza bruna.

Il mio sguardo, lesto e affamato nell'istante in cui è transitata in quella finestrella, si è posato sui suoi bei capelli corvini, lunghi e mossi, e la mia mente ha fantasticato della sua pelle ambrata, e ha immaginato labbra sottili, e ho quasi sentito l'odore intenso del suo corpo nudo.

Donne.

Quante ne ho guardate, in vita mia?

Migliaia, come minimo.

Per strada, in auto, al ristorante ... è quasi sempre la donna, la priorità.
E intendo proprio anche il semplice osservarla e null'altro.

Ho indugiato su centinaia, migliaia di belle gambe snelle, e cercato di intravedere oltre camicette aderenti, al di là di gonne leggere e dannatamente fuori luogo.
Ma più di tutto, ho cercato i bei visi puliti, impreziositi da acconciature ricercate o decorati dalla semplicità di chiome spettinate, scompigliate dagli sbuffi del vento, e ho invece delle donne fuggito gli occhi, che fossero quelli dolcemente ambigui di un'amica, o quelli ardenti di una sconosciuta.

Non lo conosco, io, lo sguardo di una donna.

A cosa serve il Web 2.0

Cito da Wikipedia:
Il Web 2.0 è un termine utilizzato per indicare uno stato dell' evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende a indicare come Web 2.0 l'insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra il sito e l'utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, Wordpress, Trip advisor ecc.)
In questi giorni si è scatenato, in Inghilterra, un moto di proteste che hanno presto superato e stravolto il triste movente originario, ovvero l'uccisione, molto probabilmente non motivata da circostanze di legittima difesa, di un giovane di colore da parte della polizia, per ridursi a semplice teppismo distruttivo.

Non mi sembra difficile credere che la propagazione di questi atti vandalici sia stata coadiuvata dalle suddette applicazioni online, e visto che i media tradizionali e i politici non aspettano altro che di gettar discredito su Internet, mi immagino che qualche deputato o scribacchino da quattro soldi cavalchi l'onda, e suggerisca un po' di sano 'buon senso' alla casalinga di Voghera che se ne sta sotto l'ombrellone, adottando un'operazione simile a quella che portà ad associare, ad esempio, ai disordini del G8 di Genova tutta la rete dei No-Global (oggi è invece naturale sentire mezzo governo protestare contro la globalizzazione).

Dunque?

Stamattina ho ricevuto una notifica, da parte di un amico che vive a Liverpool.

Ha 'condiviso' un 'invitation' per un evento.
Liverpool is a shambles tonight, let's prove that we're not represented by a small group of us. Meeting at 0900 at the ASDA, will have to purchase
supplies such as binbags or litter pickers.

...

The police has been informed

Ecco a cosa serve il Web 2.0: a fare politica.

Monday, 8 August 2011

Il trionfo della mediocrità

Ogni tanto capita, dando un'occhiata ai giornali, di leggere dell'ultimo concerto di Giovanni Allevi, l'acclamato pianista.

E non è raro vederlo in televisione dare spettacolo di sè, e di quel demone, un esibizionismo ridicolo, che davvero si impossessa di lui quando entra in uno studio televisivo.

Non lo sopporto: lo trovo di una mediocrità sconvolgente, e i motivi del suo successo mi sfuggono, o al limite si tingono delle nere sfumature del supporto mediatico e politico.

Devo confessare che non essendo particolarmente esperto di musica, mi sento un po' in imbarazzo, nè ho la pretesa di poter dare un giudizio ben ponderato, con questa mia critica.

Ho anche avuto discussioni non piacevoli con delle persone cui sono molto affezionato, le quali si sono sentite offese quando ho voluto condividere con loro il mio giudizio circa 'l'arte' di questo burlone, cui comunque riconosco un'abilità eccezionale di manager e promotore di sè stesso.

Tutto, di questa mia critica, è frutto di intuizione più che di un ragionamento, e più che al confronto con un canone, mi affido al gusto personale, ingenuo tanto è quello che non conosco.

Procederò per esempi.

Questo è Victor Borge, un buon artista che fa ridere volontariamente:



Questo è invece un artista eccezionale, Arrau:



Questo è un artista mediocre che fa ridere involontariamente, Allevi (e nel frattempo bestemmia molto di quello in cui credo):




E questo è il livello tecnico dei pianisti di oggi:







Questi, infine, sono due pazzi che suonano Bad Romance di Lady Ga-Ga su un piano, e li metto per dimostrare come sia facile, o almeno possibile una volta che si abbia una conoscenza delle basi della musica, trasformare motivetti in fiumi di note piacevoli entro certi limiti benchè banali all'orecchio (il merito è del piano insomma, e di nozioni tecniche note a qualunque studente di conservatorio).

Il primo ragazzo, specialmente, condisce molto sapientemente il motivetto di Lady Gaga, facendolo sembrare un componimento originale, classico verrebbe da dire al neofita.





Questo, infine, è per ricordarmi che la musica, soprattutto, si ascolta, e che certe sceneggiate, certe carnevalate fuori stagione, sono un insulto a chi vive, e patisce, d'arte.

Gelosia e ricordi

Quando sono un po' giù di morale, ad esempio alla diciannovesima ora di una giornata in cui il mal di schiena ha scandito lo scorrere del tempo, mi piace riparare nelle mie lettere.

Certo, quelle di oggi si chiamano e-mail, e dunque non è di carte ingiallite, gonfie d'inchiostro e macchiate dal tempo, custodite in bauli, o infilate, nascoste tra le pagine vecchi libri perchè nessuno ce la possa rubare, che parlo.

Guardo infatti font sempre identici a sè stessi, e non posso certo tenere tra le dita la carta, e così il tatto è escluso dall'esperienza della lettura, ed è una semplice parola chiave a rendere le nostre confessioni inaccessibili ad occhi indiscreti.

...

Mi è capitato di leggere una lettera che ho scritto qualche mese fa a una ragazza che amo.

Ho capito una cosa ...

Degli altri non sono geloso.

Sono talmente diversi da me che non c'è quasi mai competizione con loro: a seconda delle circostanze, o io supero gli altri, o gli altri mi surclassano.
In qualche modo poi, alla lunga, per noia e disinteresse più che per invidia inappagabile, pur restando intatto il dolore della scelta di una fanciulla che preferisce un altro a me, ho smesso di voler rincorrere la forma fisica di uno, o il talento di qualche genere di un altro.

Di fatto mi sono così ritrovato in un universo solo popolato di donne, degradando gli uomini, quasi tutti, a rango di 'colleghi', 'medici', 'tecnici', 'macellai'.

...

Leggevo quella lettera, oggi pomeriggio, e la tua risposta che seguì.

E sono stato geloso di quel tale, Gio, che un giorno riuscì a toccare quelle corde del tuo cuore che oggi io vorrei sentir vibrare.

Poi è intervenuto il ricordo, e allora ho riflettuto sul tempo, il suo fluire, il nascondersi delle emozioni del passato nei labirinti della memoria ...

Li tu esisti amica mia.

Ci sei entrata un giorno, vi è entrato il tuo significato, la tua idea.

Non ti dimenticherò mai.

Questo come lo chiami tu?

Questo come lo chiami tu?



Saturday, 6 August 2011

Un pomeriggio d'amore

Un dolore, o forse un semplice fastidio tenace, oggi mi tiene chiuso in casa.

Non sono ancora ai livelli di quel tale che ha scritto alla mailing list ...

Hi,
I'm 43 years old. Slowly all my Joints are going down hill. I just can't find a way to deal with the pain. I am not working due to migraines. Any suggestion? I'm struggling.

Ma so bene che quello sarà il mio futuro.

Intanto mi immagino ore d'amore con te.

Mi piacerebbe che tu mi leggessi qualcosa, oggi pomeriggio.

Prima di fare l'amore, oggi lo costruiremmo lentamente, con mille baci e dolci carezze e solo brevi corse a briglie sciolte, ma anche dopo che ci saremo mischiati, fusi, mentre riemergeremo, reversibilmente, da quell'estasi in cui i sensi non saranno stati che un mezzo, e la passione sempre assoggettata alla nostra Venere.

Amore mio, casa mia è piena di libri che t'aspettano, di pagine che desiderano essere sfogliate dalle tue dita, stropicciate le orecchiette, inumidite della tua saliva.

Ad un passaggio un po' ostico, o semplicemente più sottile, smetterai di leggere ad alta voce.
In silenzio, concentrata come una studentessa attenta, tornerai allora sui tuoi passi, magari cercando nella pagina precedente un epsilon che t'aiuti a cogliere appieno un'immagine o un significato ...

Io sarò li in attesa, sbaciucchiadoti senza ritegno le cosce nude e i bei fianchi.
E arriverò anche dove non dovrei se terrai per te quel ragionamento, e mi lascerai troppo a lungo senza parole.

E allora ricominceremmo: l'amore, o la lettura, fino a capire che sono la stessa identica cosa, non trovi?

Adesso abbracciami, amore mio!

...

Ma tu non sei qui, e i libri stanno soffocando, impacchettati, negli scatoloni e negli zaini, e aspettano una nuova casa, e scaffali diversi da riempire presto.

E sempre, e ancora, aspettano te.

Friday, 5 August 2011

TI pensavo ... e intanto ...

Che santi, i miei amici!

Le hanno conosciute tutte, le mie lune, i miei sbalzi d'umore.

Sono capace di passare da sciocco, divertente, solare, a lugubre, triste, moribondo per una sillaba, un gesto.
E se invece poi arriva una tua parola, ecco che torno arcobaleno, ed il mio passato svanisce in un istante.

E però mi amano.
Pochi, pochissimi, ma intensamente.

E fanno fatica, in verità, a chiamarmi 'amico', e allora usiamo questo termine rimandando a un futuro lontano una definizione più opportuna, quando forse saremo solo 'ricordi', e da lontano avremo una visione d'insieme di quello che siamo stati.

Oggi, Alice, ho parlato di te con la persona più cara che abbia qui conosciuto in questi ultimi anni.

Si discuteva di umanità in senso lato: di legami personali, di quello che ci capita per caso e di quello che riusciamo a determinare invece noi stessi mettendo d'accordo volontà, etica, sensibilità.

Forse sarà stato il betabloccante che ho preso in ritardo, e forse la stanchezza.

Ma ti pensavo ... e intanto mi batteva più forte il cuore, e avevo gli occhi un po' lucidi.

Tu sei davvero con me.

Thursday, 4 August 2011

Insonnia

Sono stanchissimo, ma non riesco proprio a prendere sonno.

Al solito, mille pensieri mi tengono sveglio.

Intimamente, amo questo diluirsi della tensione del giorno nella quiete della notte.
Si incontrano, in un luogo comunque di almeno parziale sofferenza, in questi momenti diversi attori, diverse mie maschere.

E si confrontano, l'uno a rappresentare il presente, confuso, in movimento, l'altro il passato, il sogno, immobile, sedimentato nella memoria.

Io l'ho capito, stasera, come sarebbe, forse, la mia vita se fossi una persona dal passato meno burrascoso, deludente e doloroso del mio.
Potrei benissimo essere arrivato a 32 anni con sentimenti simili a quelli che provo ora ... e tuttavia son certo che potrei scrivere una lettera come quella che segue a una donna alla quale volessi bene.

Io ti adoro.

E sai che ti dico?

Tu sei una per la quale vale la pena cambiare vita, abitudini, idee, filosofia.
Tutto.
Anzi, aggiungo una cosa:
Non mi accorgerei neppure di nulla.
Ci saresti tu.
Non più libri, o viaggi.
Ma i nostri libri.
I nostri viaggi.
E poi i nostri gatti, forse i nostri bambini, e una casa, delle abitudini ...

Ma è ovvio!
E' la violenza del mio passato che mi ha plasmato, e il rifiuto, nulla di diverso, mi ha fatto amico, confidente, interlocutore, amante delle donne, di poche donne in verità, e non compagno di una.
E' il mio passato che mi ha inculcato l'idea che non ci possono essere 'nostri' libri, viaggi, gatti o bambini.
Ed è forse questa una delle più alte intuizioni della mia intera esistenza.
L'ho capito.
L'ho accettato.

E ho cercato dunque altre forme d'affetto, e qualcosa di non troppo diverso dall'amore.

L'ho trovato immacolato nelle lettere, nella condivisione, spesso del dolore, nell'estasi di un lento crepuscolo o nella sensazione di cantico melanconico.

L'ho trovato.

Dire 'ti voglio bene'

E' difficile dire 'ti voglio bene'?
'Ti amo' lo puoi condividere davvero con poche persone cui non sei legato da un rapporto famigliare o d'affetto di coppia, questo lo capisco, ma perchè è così difficile dire 'ti voglio bene'?

Se penso alla mia giovinezza, ma anche a tanti giorni vicini, forse mille miei domani, trovo innumerevoli conferme di questa problematicità.

E' stato difficile, ad esempio, esprimere il mio amore a Silvia (avevo solo 15 anni, ero un pulcino miope e insicuro), e tanto complicato da non riuscirvi, sussurrare a una bella ragazza russa che l'avrei voluta portare fuori a cena una volta.

E' stato arduo perchè, soprattutto man mano che mi convincevo d'essere infatuato, non innamorato, io non sentivo le parole, e se erano dentro di me non le intuivo nell'altra persona.
Silvia (la ragazza di quei tempi, non la mia Silvia), la russa ... non ne percepivo altro che la presenza fisica, straordinaria, ma inquietante dopotutto.

Di fronte a loro il blocco, le mie insicurezze, anzi, le mie certezze, mi azzeravano.

Poi ho incontrato persone che amo.

E alle quali so cosa dire, chè le ho già conosciute prima nei miei pensieri, o li restano dopo avermi destato dall'intorpidimento dell'anima, con la loro semplice esistenza, e quella forma di contatto che idee e parole quanto gesti e sussurri costruiscono.

Non è 'una'.

Sei tu, Silvia, e Alice, e poche altre.

E io te lo dico, e senza nascondermi dietro l'ipocrisia, e se riesci a cogliere il senso del mio amore, dalla sua unicità, ...
Beh, secondo me tu ne sei capace, altrimenti per te sarei solo un patetico sgorbio che si crede Don Giovanni.

Devo sentirmi un vile perchè 'amo', o non mi scandalizza l'idea di 'amare' (in senso lato, ma ardente ove espresso) più di una donna?

Io Alice non la sfiorerò mai.

Figurati, vive a Praga, e anche se è davvero bella, di più, è un infinito quello in cui precipiti perdendoti nei suoi occhi grigi, io ho smesso di vederla come femmina dopo due ore che ci parlavo assieme.
Ed è lei quella 'mia amica straordinaria che ...' che evoco ogni tanto con i miei più cari amici, se si discute di questo, o quello, o chissà di quale argomento a proposito del quale con lei ho parlato, o scritto...

Eravamo su in collina, quel giorno a Praga.
Un amico, era in aereoporto, in partenza per la Tunisia, mi mandò un messaggio: 'Gio, parto portandomi dietro le Memorie di Adriano' ... (capirete, gli avevo fatto una testa così!), e i soliti saluti di rito.
Gli risposi, sorprendendolo, dicendo che ero li, a Praga, con una ragazza meravigliosa.
E lui, che mi conosceva bene, e sapeva quanto ero solo, maltrattato dalla mia stessa intransigenza, si commosse, era felice per me.

E quella che amo, quando abbiamo voluto conoscerci ha subito messo la clausola 'mi raccomando niente corteggiamenti', e non ha fatto nessuna differenza, e non mi sono mai sentito limitato da questa regola.
Ho stretto la mano della mia adorata, mentre il treno partiva e me la strappava, portandosela lontana, e appena posso le telefono per sentirla ridere, sussurrare, vivere.
E di te, Silvia, non parlo neppure ... è stato addirittura un colpo di fulmine, e continua il furore del grande Zeus nel mio cielo.

Potrei andare avanti.
Cercare di convincerti di come sia bello amare, e giusto dirlo.
E condividerlo ...

Mi fermo, e mi viene in mente che davvero lei ha capito tutto di me.

Io amo senza condizioni, senza strategie, senza rete di sicurezza e senza pretese.

Wednesday, 3 August 2011

Tu, Tu, TU!

Quella mattina ero a Namesti Republiky, in un'angolo di quella piazza che, nei miei ricordi un po' confusi, s'addossa e concentra in prossimità dell'imponenza severa, da gendarme irrigidito, della Torre delle polveri.

Dal mio albergo alla piazza erano giusto un paio di minuti a piedi, ed io ero allora arrivato un po' in anticipo rispetto all'orario stabilito per il nostro appuntamento.

Mi era stato consigliato un po' da tutti di non dare mai l'impressione di essere spaesato, e cosi stavo osservando, allietato da un gradevolissimo tepore mattutino, il manifesto di un'esposizione d'art nouveau, uno sfondo blu, mi pare di ricordare, sul quale s'adagiava una delle leggiadre figure femminili di Mucha, quando mi hai chiamato.

Mi sono voltato, ti ho vista.

Il mondo è pieno di belle ragazze: ci sono donne attraenti ad ogni angolo di strada, modelle perfette nei manifesti pubblicitari, cosce ben proporzionate, seni armoniosi infilati in abbondanza nelle pagine a colori dei giornali, bamboline compresse come sardine negli schermi delle tv.

Per un po', lo devo confessare, ti ho vista una di loro: bella, bellissima, e per di piu' accompagnata da un fascino non comune, ed erano forse i tuoi capelli, o qualche altro particolare meno appariscente, piu' tardi mi sarei convinto fosse il colore dei tuoi occhi, a incantarmi.

Se la tua bellezza l'avesse posseduta un'altra, tuttavia, mi sarei bloccato, perchè probabilmente l'avrebbe ostentata, ne avrebbe fatto un diaframma tra noi due, e di tutte le forme di intimidazione, quella del corpo è l'unica che davvero mi penalizza all'istante.

Ma tu non la possiedi, la tua avvenenza: la vivi, e con una naturalezza tanto disinvolta che forse non te ne rendi neppure conto.

La bellezza ...

Ma via, se tu fossi stata semplicemente una bella ragazza per me non significheresti nulla di speciale.

Avrei allora passato il tempo a cogliere quanti piu' dettagli del tuo corpo: mi sarei dedicato all'osservazione minuziosa dell'andatura della tua camminata, ti avrei poi immaginata danzatrice, o musa, e avrei cercato di proiettarti all'infinito, per renderti, come faccio sempre, irraggiungibile, eterea.

Il tutto, è sempre cosi, l'avrei fatto comunque con uno spirito che riesce ancora ad essere immacolato, quello di un cultore della bellezza, e che di questa ha venerazione, non brama di consumo.

Ma tu non sei semplicemente una bella ragazza.

Tu sei Alice.
Tu lo sei, non un'altra.
Tu.
Tu.
Tu!

Lo posso bene immaginare: non dev'essere facile sentirsi oggetto di una tale mole di complimenti, di attenzioni esplicite benchè non riferite a quella sfera d'intimità sessuale o sentimentale di cui io non so nulla.

E io non mi sono certo trattenuto con te: ti ho detto tutto, forse eccedendo, non tenendo in giusta considerazione che in effetti non è normale, ma per me è sensatissimo, morale addirittura, esprimersi in modo tanto diretto.

Insisto.

Sei magnifica.

Domani aggiungero' perifrasi, lunghi discorsi, metafore, ma non saranno quelli che dettagli, e daranno di piu' solo un senso ai miei sentimenti, che saranno espressi non riferendosi alla bellezza, ma a quello che è davvero sei tu, e che non puo' essere frutto di un fraintendimento, di un caso o di un'infatuazione.

Senza neppure rendertene conto, tu mi hai dimostrato l'esistenza di Alice.

Si, io idealizzo alle volte, ma non senza una guida.
E' l'esperienza, mia e degli altri, che ho osservato in mille attimi della mia vita, di dolore, gioia, conforto, stupore, che mi conforta.

E so per certo che ci sono parole, ragionamenti, connessioni mentali, che non si possono inventare o simulare.
Ci sono concetti che non possono crearsi nella mente se non meditati, partecipati, patiti spesse volte.

...

Scese infine la sera, e tornai in albergo.
Non riuscivo ad addormentarmi, e la mia stanza si riempiva di te.
Eri li.

...

Ti confesso una cosa che forse ti farà sorridere.

Per la prima e unica volta in vita mia, in quei giorni, mi sono ritrovato a cantare di gioia.
Ed erano vecchie canzoni che non sapevo neppure di conoscere a memoria.



Continua ...

Tuesday, 2 August 2011

Bestemmia

Fin da bambino, e per diversi anni, soprattutto a causa dei miei problemi scheletrici e dunque respiratori, ho frequentato un centro riabilitativo di fisioterapia.

In quel gruppo di giovani pazienti, tra tetraplegici e spastici gravi, io ero tra i meno invalidi, e se pure nei materassino di fronte a quello dove stavo io erano seguito bambini dal destino ben più crudele del mio, per forza di cose mi sentivo a loro affine come, ad esempio, ai compagni di scuola che allo stesso modo vedevo tutti i giorni.

Capitò un pomeriggio, tornando a casa dal centro: dei ragazzi, vedendoci uscire, si lasciarono scappare dei commenti di derisione e insulto che, sul momento, soprattutto mi sorpresero.

Questo pensiero mi ha trovato insonne stanotte.

La bestemmia, per me, è l'enunciazione arrogante e ostentatamente spavalda di una evidente falsità.

Quel 'guarda quegli sfigati', o qualcosa di simile, già per il me bambino era più insopportabile di quelle bestemmie al divino che al limite mi infastidivano o spaventavano un poco, perchè urlate come minaccia.

Io non credo che il sacro sia immanente in ogni uomo.
Transita in alcuni, e non esiste al di fuori di essi.

Nei sentimenti, non necessariamente nei più puri ed armoniosi, così come nel dolore, io l'ho trovato.

L'ho visto!

Era l'amore di una madre anziana e sola per un figlio down dagli improvvisi attacchi di violenza, o la paura di mia sorella bambina, che mi vedeva perdere la pelle, ingiallita dall'epatite.
Ed è nel sapersi riconoscere da un particolare minuscolo, e superare così le centomila ragioni che dovrebbero separarci, e costruire non seguendo un canovaccio.

Sentimenti e dolore ...

Il desiderio e l'immaginazione

Oggi li ho visti ancora una volta, gli occhi pieni di desiderio di una giovane donna.

E se ti pare assurdo che si possa bramare con intensità un'appartamento, perchè di questo ti parlo, cioè della ragazza croata che oggi è venuta a visitare la mia casa, vuol dire che davvero tu di donne non capisci nulla.

Dove tu vedi un locale di 48 metri quadri, con buona esposizione solare, cucina indipendente e bagno con doccia, e i vantaggi di negozi e una fermata del tram nelle vicinanze, lei vede già una vita, la sua, ne evoca in successione diverse immagini, le modella ed addensa fino a darvi un'anima.

Sul davanzale della finestra, dove hai gettato l'occhio un istante, staranno allora bene le fiammelle delle candele, che agli spifferi del vento, tremule, vibreranno, come un'emozioni un po' fragili, e i fumi d'incenso coloreranno d'arancione i tuoi pensieri, tanto più che essendo all'ultimo piano non avrai vicini bigotti che protesteranno.

L'accompagnamento musicale, dalla classica, con una predilizione particolare per Chopin, al Jazz, che mi hai lasciato intendere egualmente t'appassionano, allo stesso modo sarà parte delle mille vicende che vivrai, e già vivi, tra il sofà e il letto morbido e gonfio delle calde trapunte invernali, nell'ampia sala da pranzo con parquet, sistema di riscaldamento autonomo e finestre in doppio vetro.

Dalla cucina si passerà in sala da pranzo con i piatti caldi o le pizze margherite, le coca-cola e le birre per gli amici, che siederanno già entro poche settimane attorno a quel bel tavolo che ti avrò lasciato volentieri, e a gratis, anche se non dovrai dirlo a nessuno o farò la figura dello stupido!

Se la sera sarà bel tempo, con piacere accompagnerai i colleghi, passando per il parco, fino alla fermata del filobus, e nelle notti allungate dalla malinconia o dalla noia, seguirai a volte la via che ti ho indicato stasera, dove forse anche tu troverai un gatto pancione che ti guarderà ozioso per un po', rimanendo con te fino almeno al ponticello che traversa quel ruscelletto che scende giù dalla foresta.

Un giorno poi, il cuore ti batterà all'impazzata, vi lascerai entrare il tuo amore, e dovrai essere perfetta, ... e quell'ingresso è però un po' buio, e forse starebbe bene una candela anche all'entrata ...

Quanto c'è di amabile, tenero o cocciuto, intricato o semplice, in voi, donne, voi donne non sapete.

Monday, 1 August 2011

A proposito di Silvia

A me Silvia tu piaci molto.

Per prima cosa mi ha stregato qualcosa di tuo, ovvero un'evidentissima, quasi intimidatoria, intelligenza, non comune non solo per quantità, ma perchè sostenuta da un connubio raro a trovarsi, ovvero sia dalla versatilità della tecnica che dalla consapevolezza che le matematiche sono incomplete se non accompagnate dalla complessa, a volte ingombrante, presenza della filosofia, e poi, una volta stabilito un contatto che permettesse di varcare l'immobilità del virtuale, mi sono trovato a tu per tu con 'Silvia' ...

E li, dove non era la somma parziale delle tue qualità, ma 'tu', unità distinta, più vasta e complessa dalla somma algebrica di quello che di te avevo intuito, ad esistere, ho trovato una stupenda piccola anima smarrita e soave, un'insostituibile compagna di placide attese e repentine ondate emotive.

"Ogni tua lettera è come una scossa tellurica.
E' dentro che esplode.
Aspetto che questa tua si propaghi nei diversi strati dei miei ricordi, e che inzuppi le mie idee, i miei sogni prima di risponderti."

...

Un rapporto intenso, ma puramente epistolare come quello tra me e Silvia per forza di cose mi costringe a riflettere sul senso di una parola, 'conoscersi', che senza scandalo oggi associo anche a persone che raramente, per non dire mai, ho frequentato.

Ho incontrato persone meravigliose scrivendo questo diario nel quale taccio pochissimo del mio dolore e delle mie difficoltà più maligne.

Con alcune è stato solo un fugace sfiorarsi, con altre ho costruito un rapporto più profondo, che però il tempo, la disattenzione, incomprensioni sottili, hanno spezzato, lasciandomi dentro un dolore paziente.

C'è chi ammiro da lontano, chè l'interferenza dell'osservatore può corrompere la natura, e chi non saprà mai neppure di essere nei miei pensieri, chè sono oltre le mie capacità, forse al di là del mio coraggio.

Ho incontrato e conosciuto Alice, camminando al suo fianco per le vie della più bella città del mondo, e poi in un giorno d'estate ho baciato senza pensarci due volte la mano di quella che amo, e passeggiando sotto il sole che scalda l'Abruzzo, ho dato un volto alla dolce malinconia che porto con me quando vado a spasso per i vicoli, alla ricerca di qualcosa che valga la pena ricordare in due.

Ed in virtù di tutto questo so che non serve il contatto fisico per entrare nei pensieri di un'essere umano, per diventare ingranaggio del moto di ragionamenti, o scintilla d'affetti.