Saturday, 30 April 2011

La guerra in Libia

Della guerra in Libia ho già parlato alcune volte.

Le mie lettere ad Alice

Non posso dire, purtroppo, di conoscerla davvero, ma tutto cio' che di lei so mi pare meraviglioso.
Ormai comunichiamo pochissimo, giusto ogni tanto su facebook, e praticamente mai in modo personale.
Di fatto poi, quando oggi parlo di Alice non mi riferisco piu' a una bella ragazza fiorentina, ma ad un'altra persona, una persona che conosco davvero e che oltre la mia immaginazione combacia all'idea di Alice, idea che lei stessa di fatto ha rinnovato, e composto, e scolpito come residuo del nostro incontro nella mia mente.

Ma all'inizio, e per qualche giorno, io e Alice ci siamo scambiati alcune lettere.

Un motivo in piu' per amare le donne

Sono in ufficio a lavorare sull'ultimo articolo e radunare le idee per il mio futuro.
Fuori il sereno si guasta ora un poco di nuvole e vento, e pero' ancora invita a scendere in città, a gironzolare per i vicoli che presto abbandonero'.

Serpenti

Amo Arnaldo Foà, e ieri mi sono addormentato con lui che mi raccontava della morte di Patroclo, del mito di Eco e Narciso ...

Friday, 29 April 2011

Diana

L'intervento è andato bene.

Da qualche ora non sono più in rianimazione, ma in reparto.
Mi hanno tolto già la maschera, di nuovo indosso gli occhiali.

Il tesoro

Mattinata trascorsa tra l'ufficio e la città, dove una commissione da sbrigare mi ha trascinato controvoglia.

Thursday, 28 April 2011

Il primo contatto

E' capitato oggi, mentre tornavo in ufficio dalla mensa mensa.

Passeggiavo lungo lo stretto marciapiede, e mi facevo strada tra le macchine dei lavori che in questi giorni gli operai stanno ultimando sulla carreggiata che quella striscia di asfalto ha invaso.

Se telefonando ...

Ieri parlavo con una mia carissima amica di cui non rivelero' l'identità neppure sotto la minaccia di un paio di forbici arrugginite (perchè ne sono gelosissimo!) di varii argomenti di tipica conversazione borghese.

Wednesday, 27 April 2011

Oggi è successa una cosa strana

Oggi è successa una cosa strana.

Una donna bellissima, e forse davvero questo aggettivo qui l'ho usato con troppa prodigalità, perchè le altre adesso mi sembrano quasi tutte qualsiasi, mi ha parlato d'amore, di sessualità, di timidezza e lontananza.

Tuesday, 26 April 2011

Attrazione sessuale

Se si parla di bellezza, non ci sono vincoli particolari, e il mio canone non ha alcuna regola ferrea.

Le amiche si vedono nel momento del (bi)sogno

Se l'ultima volta un'amica in sogno mi ha giustamente preso a cazzotti, questa volta invece un'altra mi ha aiutato.

E' stato un sogno di quelli che le condizioni esterne impongono.

Monday, 25 April 2011

Da piccoli cantavamo Facetta Nera

Capitava soprattutto quando andavamo a passar le vacanze, con i nonni, in montagna.

Sunday, 24 April 2011

Lettera ad una ragazza respinta

Cara Jeanne,

Ho letto con sorpresa, e poi una tristezza crescente nel cuore, la tua lettera.

Saturday, 23 April 2011

Ascoltami

[Messaggio senza destinatario].

Adesso ascoltami.

Sintesi perfetta

Custodisco gelosamente un libricino azzurro.
Me l'ha donato una persona che mi ha voluto davvero bene, e che se anche ormai non sento quasi più ancora ricordo con affetto e devozione.

E' un dizionarietto di detti latini.

Quanti sogni!

Quanti sogni stanotte!

Ne ricordo bene solo due.

Friday, 22 April 2011

Deontologia

Eccomi qui, come ieri, di fronte allo schermo del mio computer.

Frustrata, perchè sono in un punto di stallo nella stesura del mio romanzo.

Innamoramento e amore

Innamorarsi è un aprirsi frenetico e lancinante di fratture, un'inflazione fuori controllo che tutto rivolta.
Ed è anarchia, ed è rabbia e furore.

Amarsi è il continuo divenire del due che si fa uno.

Dell'innamoramento io ho solo un ricordo piuttosto lontano, dell'amarsi non ho mai avuto esperienza.
Quindi questa è pura fantasia.

Ma quando mi chiedi di parlare di qualcosa che non conosco, è questo che cerchi, vero?

Cerchi verginità nel peccato, e perversione vereconda.

Thursday, 21 April 2011

Alice

Con te cammino per le vie del centro della mia città.

Tra poco me ne andrò, spero, da questi luoghi, e allora ti ho invitato, cercando, senza alcuna realistica speranza, di poter ricambiare il tuo dono, quella meravigliosa camminata fatta assieme nella più bella città del mondo.

Il nastro di Moebius

Prendete una strisciolina di carta.

Con una matita, segnate un punto su ognuna delle sue due superfici.

Wednesday, 20 April 2011

Io posso cercare

Io posso cercare di rimettermi in piedi, di vedere l'aspetto positivo, di sorridere alla vita.

E' un laborioso procedimento mentale quello che occorre per farsi forza.
Conti i traguardi, le prove superate, ritorni ai complimenti ricevuti per il tuo lavoro.
Ti concentri per farne una massa solida, compatta, che sia da fondamenta per il tuo zoppicare.

E poi?

Null'altro

Di questa vita dura, arida, crudele, umiliante, nulla se non altra vita, dolce, lussuriosa, pura, inutile, ci potrà consolare.

(chiedo scusa per i ripetuti messaggi indegni, ma è la mia terapia).

Il mondo ...

Il mondo si divide in 'n' categorie.

Io ne conosco almeno due.

Follia

Alla luce della detta proprietà aritmetica, è follia tutta la mia esistenza.

La totalità delle mie azioni non ha portato a nulla: inutile allora il mio impegno nel lavoro, la mia dedizione alla scienza, perfino le diecimila parole che ho riversato, con tutto il mio cuore, qui.

Che confessione crudele per chi le ha lette, eppure cosi sincera, cosi vera oggi.

Domani forse tornero' ancora una volta a illudermi della bellezza della matematica, a cercare la vitalità di un fiore vagabondo nella ghiaia, a carezzare me stesso contemplandomi in quello specchio che sono le mie parole.

Ma ora tutto quello che vedo, ed è ovunque, è zero.
E quest'immagine proprio le mie parole rimbalzano di continuo nelle mie pupille sfatte, sfinite.

Nè ho un'idea su come cavarmi d'impiccio.

Abbiamo interrogato le stelle, ne abbiamo scoperti i segreti: e invece di quello che mi circonda non capisco nulla, o forse non voglio capire, o forse cerco di dimenticare.

Quando la mia nuova vita inizierà, in un altro continente, in un altra città o semplicemente tra persone diverse, saro' dal primo all'ultimo istante un collega brillante, uno con cui discutere di matematica e modelli numerici.

E non saprà nessuno di me piu' di quello che vorranno immaginarsi a una prima occhiata.

Perchè tanto sempre li si rimane: alla prima occhiata.

Oh, quale crudeltà nelle vostre ovvietà.

Chi mi viene a raccontare di quanto la sua donna ha insistito per averlo, di quante volte sia tornata a cercare dopo un rifiuto, e un altro ancora: mi uccide.
E di quanto la sua compagnia abbia scacciato certi pensieri orribili dalla mente di un moribondo: mi uccide.

Ecco, una sola cosa mi consola.

Fino all'ultimo saro' costretto a misurarmi con l'aderenza a un ideale tragico.

La comunione che sempre, o quasi, passa per la monotonia, l'eclissarsi dei sogni, per me non sussisterà mai.

E non ci sarà un giorno senza dolore, e senza quella sete che ci porta ad immaginare la freschezza dell'acqua piu' pura, e a vedere l'oasi perfino nel deserto.

Finirà con me, e non avro' mai potuto barattare la mia visione con acqua intorbidita dalle mie stesse labbra, o dalle tue.

Somma e moltiplicazione

Ti fai una certa cultura, dedicando la tua giovinezza ai poeti, ai filosofi e gli altri che per l'umanità poser l'ingegni.
A questa sommi la tua educazione, la tua gentilezza, e gli altri tuoi mille pregi.
Sottrai i difetti, ben inteso, e se non sei tu a farlo, credimi, ci penseranno gli altri.

E poi moltiplichi tutto per la tua serenità.

Moltiplichi per zero a volte, e allora tutto è niente, e sei uguale all'ultimo.

Zero.

Quant'è insopportabile lo zero.

Ad esempio

Prendi il teorema di Fermat, l'ultimo.

L'enunciato è banalissimo, e chiunque puo' capirlo.

Non esistono tre interi positivi tali che per n maggiore di due ... e blablabla.

Ma la dimostrazione, un'autentica comprensione del suo vero significato ... beh, ben in pochi al mondo possono dire d'averla chiara in mente.

La gente s'accontenta di definizioni, senza rendersi conto di quanto volume queste a volte possano comprendere.

Il teorema di Fermat, poche sillabe, riassume in sè campi diversi della matematica, cosi come poche ossa sbilenche e sofferenti, uno crede che li dentro non ci sia spazio che per dolore e lamenti, nascondono dentro l'infinito che va da Leopardi al desiderio piu' ardente.

Eppure ...

Eppure io detesto gli stupidi, che oggi è come dire che odio me stesso.

E' da anni ormai che non provo piu' un sentimento assimilabile all'amore, eppure continuo a soffrirne.

Terribilmente, senza speranza.

Patisco per una ragazza, bellissima, che per me non ha altro significato se non 'rifiuto'.

Non ha nulla di Alice, o Vera.
E viene a cercarti tuttavia fin nel sonno, dove non esiste via di fuga se non quella che conduce alla realtà, dove pero' arrivi esausto, e già stremato dal suo pensiero.

Tra pochi minuti arriverà il mio supervisore: dobbiamo controllare l'ultimo articolo, organizzare le prossime settimane.

Al mio ritorno, scrivero' di una mia amica.
Una che ho conosciuto qui, una di quelle che piu' ho care.
Non scrive mai, se lo fa è in modo anonimo.

Oggi vorrei fosse qui.

Mi sgriderebbe un po', e lo stesso sarebbe paziente.

Adesso basta

Finalmente un sogno costruttivo.

E' estate e sono a casa dei miei genitori, steso, a petto nudo, sul letto di mio fratello.
Con mia madre parlo dei vicini: il giardino che confina con il nostro è stato invaso dai parassiti durante l'assenza del suo padrone e la donna cui questi chiese di prendersi cura del prato e dei fiori non muove un dito.

Mi rammarico di questo.

D'improvviso, dalla finestra, entra il burino, senza canottiera.

Mia madre l'accoglie molto gentilmente, con simpatia: dopotutto lei è buona con tutti, e forse quello non è nemmeno il pessimo individuo che qualcuno mi ha portato a credere (sempre grati fummo a questo folle).

Io comunque, avendo sentito qualcuno avvicinarsi, istintivamente mi metto un asciugamano indosso, per evitare che uno qualsiasi mi veda a petto nudo.

Ovviamente non può finire qui, e infatti quando dei passi più leggeri, dei tacchi sottili, annuncia l'arrivo di una donna, e già so che sarà lei.

Decido che ne ho abbastana, e così mi alzo, lascio cadere il panno a terra.

Voltando le spalle nude, e quella superficie irregolare, orribile, che è la mia schiena a lei che entra, m'allontano lentamente senza rivolgere ad alcuno una parola.

Mia madre le da il benvenuto, sembra che la conosca bene, e al solito ne loda la bellezza.

Ma che bella ragazza, ma che bella coppia.

Io me ne vado, lasciando che i due vedano.

Che vedano qual è la forma del demonio quando entra nel corpo di un uomo.

Tuesday, 19 April 2011

L'amicizia

Quoniam res humanae fragiles caducaeque sunt, semper aliqui anquirendi sunt quos diligamus et a quibus diligamur: caritate enim benevolentiaque sublata, omnis est e vita sublata iucunditas.

Le cose umane sono fragili, e caduche.
Per fortuna che c'è l'amicizia!

Non dura un istante di più della vita, ma dissipa, almeno per un istante, le nostre fragilità.

Ti puoi appoggiare all'amicizia, perfino a quella platonica, perfino a quella che non è nutrita dal contatto, ma è costruita solo da pensieri e parole.

Ma sono i nostri pensieri più cari, le nostre parole più sentite.

Ed è beneficio come se tu fossi qui.

Le pedine sacrificabili

Oggi ho deciso di non pensare alla mia esistenza, e visto che il lavoro è stato noioso ho comunque avuto un po' di tempo libero per elaborare diagrammi mentali.

Data la mia momentanea propensione a starmene lontano dai fatti miei, ove tornero' ad arenarmi già stasera temo, ho riflettuto un po' di politica, come testimoniano le ultime pagine.

Ancora vi ritorno, per scrivere delle 'pedine sacrificabili'.

Uno squallidissimo personaggio, pensando di ingraziarsi il presidente del consiglio pur non essendo portatore adolescente e notevole di figa-tette-culo, ha avuto la brillante idea di tappezzare Milano di manifesti deliranti, nei quali si lascia intendere che niente meno che le Brigate Rosse dimorino nella procura di Milano.

Non voglio discutere di questo, perchè come lasciavo intendere prima ci sarebbe troppo da dire, e privilegiando un aspetto non farei che ignorarne un altro, dando quindi di questo fatto grave un'immagine distorta, ma piuttosto del comportamento dei compagni di partito di detto genio.

Io non so se quella mossa sia stata meditata, presa in accordo con altri, o se sia stata davvero un'iniziativa personale.

Di certo, visto che per una volta perfino il fossile che abbiamo come presidente della Repubblica ha alzato la voce contro questo ennesimo attacco a chi ha lottato e combatte ogni giorno la criminalità, c'è un fuggi fuggi generale, nel PdL, nei confronti di questo deficiente, presumibilmente in attesa delle parole del grande capo, che pero' dubito vorrà appoggiare una posizione che per altro, non dimentichiamocene, già mille volte ha sostenuto con atti e con parole.

Ed ecco il punto dove voglio far convergere la mia riflessione: tutti sono sacrificabili per il grande capo.

Ministri non meno di lui inguaiati, da far dimettere per non far calare la popolarità, Scajola per ben due volte, soubrette da scaricare quando ormai non lo fanno rizzare piu', alleati da distruggere appena osano mettere in questione la supremazia, come Follini, Casini, Fini, e poi avvocati, mogli, alleati stranieri e cosi via.

'Soldati ambiziosi seguono un condottiero ambizioso.', dice un proverbio, e noi possiamo sostituire, per meglio adeguarsi al caso, all'ambizione altre qualità, addirittura meno edificanti.

Quello che i soldati, stolti, di solito si dimenticano è in prima fila, in trincea dove si combatte e muore, ci vanno loro, sempre e comunque.

Tutti vogliono essere ufficiali, ma la truppa è quello che aspetta centomila di quelli che si candidano al ruoto di favorito del Re Solo.

Siete i difensori della famiglia di sto cazzo!



Per farmi perdonare.

Il segreto del suo (in)successo

I motivi per cui detestare Berlusconi come uomo e come politico sono talmente tanti che i suoi avversari si ritrovano frazionati.

D'altra parte, come scegliere tra mille e mille oscenità di cui quello è portatore?

Vogliamo criticarlo per la sua condotta licenziosa?
Per le innumerevoli bugie che fanno da condimento a una politica miope e ingessata da mille concessioni?
O preferiamo concentrarci sui problemi derivanti dal conflitto d'interessi, e sui danni che un uomo politico tanto ricco e potente puo' arrecare, in una zona grigia tra legalità e illegalità, a una democrazia?
Ma perchè invece non discutere dei suoi legami con Dell'Utri e Mangano, o della sua megalomania, dei suoi deliri di onnipotenza et similia?

Viceversa, tra i suoi sostenitori, che sono mediamente, per non dire quasi tutti, sciocchi e superficiali o corrotti, basta un punto di vicinanza per approvarlo come persona e come politico.

Cosi chi ha avuto guai con la giustizia ritrova in Silvio Re il fustigatore dei giudici.
Chi tifa Milan, il presidente di tante vittorie.
Chi va a puttane minorenni, la speranza di poterla fare franca anche se colto in fallo, chi ambisce a emergere corrompendo, evadendo, ingannando, un modello da imitare e studiare.

Qui sta il segreto del suo (in)successo: essere avverso da chi ha serietà e senso critico, e venerato da chi non ha che jingle e slogan o interessi in testa.

Berlusconi è come un bambino che strilla, e fa i capricci se qualcosa va come non vuole, e un giorno, presto mi auguro, davvero qualche studioso esaminerà il caso con il distacco dello scienziato interessato a una seria ricostruzione delle sue turbe mentali e non a giochi di potere (perchè se c'è una cosa su cui Berlusconi dice bene è la nefandezza della sinistra italiana).

E cosi non si è fatta la legge sul conflitto di interessi, perchè invece che degli oppositori politici, ha delle baby-sitter incapaci.

La lezione che pero' stiamo imparando dal caso italiano, il denaro che compra giornalisti, deputati, opinionisti, non in molti altri paesi si puo' apprendere.

Ferrara, Sgarbi, Mussolini, tutta la caritatevole CL, e compagnia belante imbarcate sulla sua chiatta, sono un'evidenza che altri hanno bisogno di teorizzare, e noi invece possiamo cogliere ogni giorno.

Monday, 18 April 2011

Ancora un sogno angosciante

Sono in un grande edificio, moderno, spazioso, dalle pareti trasparenti.
Cammino con mia sorella in quell'ambiente asettico, impersonale e razionale.

In una stanza che s'apre a destra, ci rendiamo conto che dei rapinatori stanno tenendo sotto la minaccia delle armi un gruppo di persone.

Quegli sciocchi però non sembrano accorgersi di noi, che ci mettiamo allora a correre, alla disperata ricerca di un'uscita.

Ci infiliamo in un corridoio, ma i criminali, insospettiti da qualcosa, ci stanno rincorrendo.

Sono alle nostre calcagna proprio quando arriviamo all'uscita.

Finalmente siamo all'aperto, ma quelli sempre dietro.

Ci buttiamo nel traffico, entriamo in un vicolo, poi in un altro, e ancora ci introfuliamo in una viuzza laterale.

Siamo ormai convinti d'averli seminati, e dopotutto non capiamo perchè quelli, una volta usciti dall'edificio, ci dovrebbero dare la caccia.

Ci fermiamo a riprendere fiato, e ci sono addosso.

Mi sveglio rabbioso, con il desiderio di tornare al sogno, e di farli a pezzi.

Il fiore piu' bello

E dopo la discussione, il meritatissimo festeggiamento su in terrazza.

Non si possono riassumere in poche parole 4 anni passati assieme, e non provo neppure a mettere assieme ricordi, ragionamenti, sogni perchè non ne sono in grado.

I rimedi

Quando ero bambino, o adolescente, o giovane uomo e capitava di star male fisicamente, mi aiutava il pensiero del domani.

'Tra una settimana staro' meglio'.

'Tra venti giorni saro' fuori dall'ospedale'.

'Tra due mesi tornero' a vedere bene'.

Ma anche, quando capitava di dover fare un esame particolarmente doloroso, dava coraggio un

'Tra dieci minuti sarà tutto passato'.

Fisicamente sono un ancora un disastro, roba da museo degli orrori o da Area 51, e tuttavia è da anni che non ho esperienza diretta di dolore atroce, se si escludono i postumi di un incidente in moto e di altre sciocchezze simili, o timore di una morte improvvisa, consapevolezza di vivere una situazione di emergenza continua.

E poi invece c'è questo mal di vivere.
Che non mette a repentaglio la mia sopravvivenza.
Che non mi fa gridare dal dolore.
Che non mi fa tremare dalla paura.

E per il quale il rimedio 'quando te ne sarai andato andrà meglio' non consola minimamente.

Il mio dolore ormai vive di rendita.
E' un usuraio violento quello cui ho chiesto aiuto.
E ora, ovunque vada, mi seguono i suoi aguzzini, i suoi scherani maledetti.

Un piccolo angolo d'inferno

'L'inferno sono gli altri a colazione' disse un giorno un saggio che si sveglio' con il fulmine storto.

Sai, a volte ti convinci dell'esistenza di Dio.

'Deus sive natura' ricorda ancora lo studente liceale che amo' Spinoza.

Ed è davvero una meravigliosa illusione di un attimo: il risveglio della vita, il fuggiasco raggio di sole che, per primo, filtra tra le nubi che s'aprono dopo l'uragano, il canto di una sconosciuta.

Piu' spesso pero' sei certo dell'esistenza del demonio.

Ora, ad esempio, e per quel che viene, sarà una tortura degna d'una mente diabolica a farsi beffe di me.

(E se invece, per una volta, riuscissimo a vincere in questo gioco che somiglia a una roulette russa? Se fossimo capaci, oggi almeno, di cambiare le regole?).

Sto seguendo la discussione di una tesi.

Nell'ordine sono angustiato da:

- a destra fiammate d'aglio e altre spezie misteriose che vengono dal collega asiatico;
- di fronte a me l'intera cortina di ferro del blocco sovietico;
- alla sinistra Caron Dimonio, che sarebbe quello che mi ha trascinato all'inferno.

La scelta, mia, di mettermi in ultima fila almeno mi mette il nulla alle spalle.

E penso che tuttavia non ci sia nessuna gloria a vincere, se si è gli unici a partecipare.
E dopotutto poco importa per quel che di me rimane, perchè il meglio, quello che di me amavo, ormai è già svanito.

Resta solo, immutato, il mio giudizio critico.

Di me, degli altri.

Ed è un piccolo angolo d'inferno.

Sunday, 17 April 2011

Appunto

Sono troppo stanco per scrivere come meriterebbe, e talmente sicuro di dimenticarrmi tutto che decido comunque di buttar giù un appunto.

Anzi ... che bella idea mi è venuta!

La forma sintetica, sgrammaticata di questo messaggio sarà come un seme nelle vostre menti: voi l'abbellirete come si conviene, e farete vostro davvero il senso di ciò che voglio comunicare.

Nella mia mente è come una collezione di punti isolati, che solo il ricordo unisce tra loro ....

- Attesa dell'esame di analisi 2.
- Prima dell'interrogazione, io e Guido parliamo di ansia e stress.
- Lui mi dice di un'antica leggenda.
- Un tizio invocò un giorno Dio, e gli chiese di poter evitare i momenti d'angoscia che prendono quando si hanno problemi.
- Dio l'accontentò, e quello, in un istante, si ritrovò vecchio e già morente.

Invito ognuno di voi, specialmente tu, Baol, che te ne stai li in ultima fila e pensi già di svignartela (come sempre fate voi maghi Baol), a buttar giù due righe sul tema evocato da questo ricordo.

Maleducato

No, non sono maleducato.

Sono solo troppo stanco per fingere interesse nei confronti tuoi.
La vedi quella? (Gio indica una porta).

Ecco, quella è l'uscita.

Raus!

La mia vita

La mia vita è una forma di non-esistenza.

Prendi questo weekend, ad esempio.

Vuoto d'ogni espressione o calore umano, passato assieme ad una maledetta emicrania e un dolore diffuso.

Uguale a mille altri.

La follia dell'amicizia ormai m'infastidisce solamente.

Quale legame puo' esserci con chi è tanto diverso da me, se non l'inganno?

Devo maledire le mie scelte, sciocche, non il mio destino!

Sogni d'inganno

Nel primo sogno sono in un piano rialzato di un immenso posteggio.
Fuori il paesaggio innevato di una località turistica di montagna.
Con la mia famiglia sto per incamminarmi verso l'uscita, quando due vetture, una station wagon e dietro una Porsche, s'avvicinano a noi.

Qualcosa mi confonde: l'auto sportiva un paio di volte va a urtare contro quella che la precede, e la cosa mi sembra intesa, non un incidente.
Tra me e me cerco di immaginarmi le cause di un simile gesto: ubriachezza? o forse rabbia?

Sceso dall'auto, l'occupante della station wagon pretende spiegazioni dall'altro, che è egualmente ubriaco e rabbioso.

Anche quello abbandona la vettura, e s'avventa sul primo con violenza, brandendo una bottiglia che, frantumata, è aguzza come un coltello.

Non facciamo neppure in tempo ad intervenire che i due corrono, l'uno dietro l'altro, nel grande spiazzo adiacente il parcheggio, dove li vedo andare in circolo, freneticamente l'uno, e disperatamente l'altro.

Chiamiamo la polizia: il pericolo è concreto!

Quando gli agenti arrivano, invece di andare a soccorrere la sventurata vittima di quella violenza, sprecano tempo chiedendomi un resoconto dettagliato di quello che ho visto.

Così, mentre io mi perdo in chiacchiere, l'aggressore raggiunge la sua vittima e ne fa macello, sotto i nostri occhi.

Sono poi in un'immensa aula, dove un mio caro amico di li a poco discuterà la propria tesi di dottorato.

Mi sento stranamente stanco e confuso, e allora mi siedo in una delle ultime file, da dove mi sarebbe facile uscire casomai mi sentissi poco bene.

Quello che accade mi pare assurdo: il mio amico non sta parlando del proprio progetto, ma si perde in gag comiche, aneddoti sulle sue vacanze, giochi come se ne vedono nei quiz televisivi.
Non solo: tutti gli italiani, e solo loro, in sala si comportano in modo maleducato: parlano ad alta voce, schiamazzano, ridacchiano e s'alzano e camminano come se nulla fosse.

Sono disgustato: siamo giustamente fatti oggetto di scherno, eppure io non ho la forza di contrastare quella deriva meschina.

Infine mi ritrovo in solitudine, in un diverso luogo, in un tempo qualsiasi.

E mi rendo conto che qualcuno, non so perchè, quel giorno ci ha drogato.
E a me pareva che il mio amico parlasse di facezie, ma invece stava presentando il suo lavoro serio, e che il comportamento degli altri italiani era stato indotto da un loro fraintendimento non dissimile dal mio.

Saturday, 16 April 2011

La solitudine degli eroi

Dopo aver bonariamente criticato, propongo.

Ci sono alcune storie di Tex che amo particolarmente: sono quelle in cui ai temi classici dell'epopea del West s'intrufola un po' di umano: ed è allora una vena di Picasso su un fotogramma di Sergio Leone, una nota di Debussy in una cavalcata Wagneriana.

Ad esempio 'Oklahoma', un albo di una quindicina di anni fa, dove ai cazzotti e al piombo si fonde un po' di timida passione, un brivido di viltà, qualche momento di rilassatezza e umorismo (leggendaria la digressione di Kit e Tex su 'presidente una volta, presidente per sempre', o il commento alla cena a base di interiora di rospo (o qualcosa di simile)) e la malinconia di dover abbandonare per sempre quei compagni di viaggio di cui non sapremo più nulla, visto che continueremo a seguire i rangers, lasciando anche noi, come loro, quell'angolo di mondo ...

Certo: quell'angolo di mondo.

Perchè è ovvio: se il fumettista ha fatto un buon lavoro, noi a quel mondo ci crediamo davvero.

Esiste!

E mentre Tex è alle calcagna della Tigre Nera, e il vecchio Carson sta sorseggiando la sua birra gelata, e Kit e Tiger Jack sono al villaggio per la stagione di caccia, la vita continua in quell'angolo di Oklahoma.

Tra i sopravvissuti alle vicende ricordo una madre (la chiameremo Martha) e i suoi due figli adulti, un ragazzo (Tom) che ha rischiato di combinare un gran pandemonio con il gioco d'azzardo e una ragazza (Lisa), e poi un giovane indiano (Hunoi), di lei innamorato, e sua madre (Chilali).

Hunoi e Lisa si sono sposati: e tutti vivono assieme nella grande fattoria.

Nelle lunghe sere d'estate, quando la sera è ancora azzurra e il caldo impedisce il sonno, spesso si torna con la memoria agli eventi eccezionali, e terribili, di quel tempo, quando la grande avventura, la corsa all'Oklahoma sconvolse le loro vite.

Ogni tanto capita di leggere sui giornali delle ultime avventure dei ranger, e un po' si ha nostalgia di loro, e un po' si pena della monotonia delle proprie vite.

La mandria, i piccoli problemi di vicinato, la siccità ...

E chissà invece dov'è Tex!
Quali avventure starà vivendo!

Oh, se sapessero cosa vuol dire essere Tex Willer!
Se sapessero quanta fatica s'è accumulata nelle ossa di Kit Carson, e quanto sia difficile crescere come Kit Willer, quando tuo padre è un eroe, e il tuo nome è quello del suo migliore amico.

E tu Tiger, tu che dei quattro sei il Navajo, sei l'eccezione in un gruppo già di suo eccezionale ...

Quanta solitudine per quelli che dormono con un occhio aperto sotto le stelle che vegliano il sonno di Lisa e Hunoi, e che freddo quando il vento d'inverno fischia nella prateria se non sei davanti un focolare ad ascoltare storie remote, ma invece stai inseguendo un fantasma ...

Quanta solitudine per chi non ha mai imparato a vivere.

Non era una battuta



Quando l'ho sentito riferire, ho pensato a una battuta.
Volevo credere a una battuta di un comico, uno di terza lega.
E invece no: è tutto vero.

Davvero il primo ministro italiano ha rilasciato questa dichiarazione.

Dopo aver sostenuto centomila diverse tesi, dopo aver ammaeastrato le sue scimmie, Sgarbi, Ferrara, e i suoi avvoltoi, Ghedini, Alfano, a equilibrismi estremi ... adesso il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni cambia ancora idea, e rilancia l'opzione 'benefattore', una delle sue preferite.

Mi viene da credere che o gli italiani siano totalmente rincoglioniti, e non capiscano cosa stia succedendo, oppure non si interessino più alla sincerità, il che equivale a una forma di rincoglionimento anche peggiore in effetti.

Per riequilibrare la qualità di questo post, vi saluto con qualcosa di magnifico.

Rebus

Ieri notte ho frugato tra la mia collezione di Tex Willer alla ricerca di qualcosa per conciliare il sonno.

La qualità dell'amato fumetto non è sempre eccezionale, anzi: ultimamente di ripetono troppo sovente abusatissimi canovacci.

C'è troppo spesso un vecchio indiano che vive nel deserto che salva l'eroe, c'è solo bianco o nero, c'è di fondo un'eccezionalità esagerata di Tex.

Eppure, nelle consuete torte di mele e bistecche alte tre dita e patate sommerse di birra, nelle scazzottate epiche e nei duelli all'ultimo sangue mi beo ora come quando ero un ragazzino.

Il mio linguaggio di ogni giorno è permeato di espressioni che li ho trovato: per Diana, per Giove, tuo nonno, sono locuzioni abituali per me, e originano dall'opera di Bonelli, Nizzi e gli altri autori di Tex.

Ieri ho finito per leggere un episodio piuttosto originale, e molto gradevole: Tex deve indossare le vesti di un criminale, liberare un farabutto da un carcere e consegnarlo a una banda di pistoleri per salvare la vita di Kit, il suo fidato pard ...

Risistemando i volumi dopo la lettura, l'occhio mi è capitato su un altro album, la cui copertina mi ha colpito molto.
Vi si vede in primo piano un uomo intento a scrivere, o disegnare.
Sullo sfondo Tex, di spalle, che prende a cazzotti un tale.

L'accostamento di due scene così assurde, è difficile credere che tanto vicino possano simultaneamente prendere luogo eventi tanto diversi, mi ha fatto venire in mente un rebus, uno di quei giochi di intelligenza e intuizione che consistono nello scovare una frase segreta basandosi su pochi indizi.

La vita, la mia di sicuro, forse la tua, è un rebus.

Ci sono elementi assurdi nella nostra esistenza, che è l'immagine, perchè per scovare quel mistero che siamo noi bisogna mettere assieme elementi complessi, indizi tra loro perfino contraddittori.

Cani che fissano carte rovesciate o armadi semi-aperti, sullo sfondo una vecchia megera e una porta chiusa ... questo è nulla!

Questo è nulla rispetto l'intrico della nostra immagine.

E allora si fa come con la Settimana Enigmistica.

Si rinuncia in fretta, e ci si ripromette di controllare la soluzione la settimana prossima.

E poi ce ne si dimentica, e si torna a unire con un tratto i punti da 1 a 32, o ad annerire con un la penna alcune forme, o a leggere qualche vignetta.

Nella vita si sceglie il facile.

Friday, 15 April 2011

Idee per racconti

E' da tanto che non mi dedico come dovrei a questo mio diario.

Me ne rammarico, perchè questo è il punto di contatto con i miei dodici lettori, e quelli che, tra questi, ormai sono nomi e volti conosciuti e non più solo parole remote.

Non che abbia mai davvero riversato qui pensieri particolarmente elaborati, o curato adeguatamente la forma che a questi davo, e tuttavia sicuramente negli ultimi mesi, o almeno nelle settimane recenti, tanto è il lavoro, e lo stress, che qui solo mi rifugio per gridare, o dare sfogo ai miei deliri.

Perfino in questa dimensione approssimativa ritrovo un balsamo insostituibile, sai?

Se fossi ricco, smetterei di lavorare per dedicarmi anima e corpo alla scrittura: se potessi, ne farei una professione, cosa facile se non preoccupa l'esigenza monetaria, e passerei le mie giornate nelle biblioteche, o camminando per musei, città, deserti ... per trovare nel passato vissuto da altri, e nel mio presente spunti per riflessioni, frammenti di racconti da comporre assieme in un corpo unico.

Anni fa, forse ne ho già parlato, partii di notte, in moto, per tornare in Italia.

Alle 4 del mattino mi ritrovai in un villaggio in collina, e una ragazza, facile pensare fosse una ballerina di lap dance o qualcosa di simile, mi fermò, chiedendomi un passaggio.

Ovviamente, avendo solo un casco, non potei offrirle aiuto.

Eccolo, uno spunto per un racconto.

Sopravvivere una notte, all'aperto, in un ambiente ostile.

Immagino quello stesso villaggio, che oggi è il soggiorno ozioso di ricchi cittadini in cerca di relax nel weekend, settant'anni fa, durante gli anni terribili della seconda guerra mondiale.

E quella ragazza è una partigiana, o forse un'ebrea in fuga.

E io?

Io sono una spia inglese in missione segreta, impegnato a scoprire i segreti militari della Wermatch, l'invincibile esercito del terzo Reich.

Non sono in sella alla mia moto, ma al manubrio di modesta bicicletta, e nella notte cerco di raggiungere, senza farmi notare, l'ansa del fiume, dove m'attende un cospiratore, o forse un traditore che mi venderà alle SS.

Con me ho un pugnale, una rivoltella, e una capsula di cianuro, perchè non posso permettermi di cadere vivo nelle mani dei nazisti.

La morte è preferibile alla tortura, e soprattutto al tradimento.

Mi fermo un attimo ...

Ho visto qualcosa muoversi nell'ombra, o è stata solo la mia immaginazione?
Ho i nervi a fior di pelle: ho perso ogni contatto con Kurt ...

Che mi abbia tradito?
Che sia morto?

E tu, tu che sei nascosta in quel cespuglio, cosa pensi?

La mia bicicletta potrebbe significare per te la vita: con quella potresti raggiungere in un paio d'ora il confine con la Svizzera, e allora saresti salva, e finalmente tutto finirebbe.
E però come impadronirsi di quel mezzo?
Non hai armi, nè vuoi far baccano.

Uno di fronte all'altro, sconosciuti, eppure un filo sottile tra di noi ...

Adesso ti spiego l'umanità

La gente, le occasioni sociali, le relazioni personali ...

Sono anticorpi, globuli bianchi, piastrine, proteine, adenosin trifosfati.

Servono per liberarsi di virus che si sono introdotti nell'organismo vivente che è l'umanità, per eliminare ceppi batterici, sanare infezioni e cancrene e rimarginare ferite, e nutrirsi.

E poi ci sono appunto gli agenti patogeni, quelli che mettono in pericolo la sopravvivenza dell'essere.

Ecco cosa sono io.

Io sono un virus nei confronti del quale l'umanità da secoli si è immunizzata.

Vladimir

Oggi ho sprecato 3 ore della mia esistenza sorvegliando degli studenti, ripetenti, durante un esame.

In questo periodo detesto chiunque mi sia attorno, salvo i perfetti sconosciuti.

E se faccio fatica ad essere gentile con chi frequento abitualmente, mi risulta invece naturale essere simpatico, disponibile con chi mai ho avuto la sventura di incontrare prima e mai più vedrò in vita mia.

Sono passati anni da quando io ero studente, e mi ricordo però ancora l'ansia, l'insicurezze, quella grande confusione che regna nel cuore e nella mente negli istanti che precedono un'interrogazione, un esame.

Una ragazza, in particolare, oggi mi sembrava preoccupata, sicuramente esageratamente agitata.

Ho dato un'occhiata alla lista dei convocati: una mezza dozzina.

E allora ho iniziato a mettere in esercizio la mia capacità di associare a un viso il suo nome.

E' facile quando l'etnia è evidente e nel sembiante e nell'anagrafe e i ragazzi sono pochi.

Così ho azzeccato al volo Jin, e poi Carlos.

Quindi mi sono avvicinato alla ragazza.

Gongolando della mia capacità appena dimostrata nel gioco, ho dato un'occhiata alla lista, e poi l'ho guardata esclamando:

'And I bet you're Vladimir'.
('E scommetto che tu sei Vladimir').

Beh, ha riso lei, hanno riso tutti.

E io intanto il dentro era nero come catrame.

Masturbazione femminile

Una lettrice mi ha mandato un messaggio via mail (anonimamente).
Mi chiede di parlare di masturbazione femminile.
Non è un problema.

L'autoerotismo femminile sono le tue dita che si tingono di rosso.

Il motivo

Il motivo per cui non è serio lamentarsi di ogni minima piccolezza con chi ha dei problemi molto piu' serii dei nostri è semplice.

Tanto ovvio come lo sono le parole di una filastrocca, una di quelle che fin da bambini ci sentiamo ripetere, e che ormai conosciamo a memoria.

Se tu che hai una vita dopotutto normale dipingi i tuoi problemi come insormontabili, pesantissimi, ingestibili ... figurati come puo' sentirsi uno per il quale quelli sono bazzecole se paragonati ai propri.

Si vedrà spacciato, senza speranza alcuna, sciocco perfino per non essersi reso conto a pieno della propria situazione.

Quindi, per favore, smettila di starnazzare e non rompermi i coglioni.

(Non mi riferisco che a me stesso).

Thursday, 14 April 2011

Jack

Jack è un bel ragazzo di colore, sulla trentina.
E' in forma perfetta, e si vede che tiene al proprio aspetto: capelli curati, occhiali alla moda, vestiti in ordine, scarpe lucide, postura decisa.
Come si conviene a un poliziotto, perchè Jack questo fa, e ti sembra che quell'uniforme che a lui sta a pennello, su un cinquantenne con qualche chilo di troppo sembrerebbe un vestito di carnevale, con tutti quegli stemmi e quelle decorazioni.
Lavora in un grande centro commerciale negli States.
Li l'ho visto settimana scorsa.
Passa di locale in locale, scambia il 5 con i commercianti più giovani, le ragazze degli stand e delle bancarelle, e manda cenni d'intesa ad alcuni, di saluto ad altri.

Di Jack a me non importa un accidente.

Solo, è una delle centomila dimostrazioni delle differenze tra Europa e Stati Uniti.

[Nella foto Anita. Ecco, di lei a me importerebbe molto.].

Allora?

Allora, riusciremo a conoscerci davvero prima che sia troppo tardi?
O semplicemente ce ne rammaricheremo un giorno, quando ormai saremo chissà dove?

Povertà

Meditavo stamattina su uno dei piu' celebri trattati di Bertrand Russell, ovvero 'Why I'm not a Christian'.

La chiarezza espositiva di Russell, un uomo universale che eccelse in diversi campi del sapere e del quale ho già parlato in passato, è esemplare.

Nell'introdurre le sue argomentazioni il filosofo-matematico inglese passa in revisione alcune teorie e dimostrazioni dell'esistenza di Dio, quella sulla 'first cause' ad esempio.

La supposta necessità di una prima causa, e quindi di Dio, per giustificare l'esistenza del mondo, è dimostrata non essere che frutto della 'poverty of our imagination'.

La povertà della nostra, della mia immaginazione.

Su questo meditavo, e una volta di piu' un'argomentazione astratta, legata ad alti ragionamenti, io la trasportavo al mio viver terreno.

E m'era chiaro che questa miseria è il male che ingombra la mia mente.

Io non sopporto la povertà della mia immaginazione, la sua fragilità intrinseca, e quell'incertezza di fondo che mina il pensiero quando slegato dalla realtà.

E vedo attorno di quei vanagloriosi che si indebitano con gli usurai per apparire, e invece nulla posseggono.

Wednesday, 13 April 2011

Ti è mai capitato?

Ti è mai capitato di avere come la sensazione ... di non essere già più dove sei?

Per me ora è così.

Non so dove mi porterà il futuro, ma so bene dove mi ha portato la lunga catena di eventi più o meno legati tra loro che costituiscono il mio recente passato, che improvvisano il mio traballente presente.

E non è qui.

Già nella mia memoria s'affievoliscono luoghi e abitudini.

Ho perso interesse in questa città, nelle mille occasioni che offre.

Perchè è vuota, e spettri solamente gli incontri, le chiacchiere attorno i tavolini.

Dal palco non si trasla al quotidiano l'arte, e la commedia ormai mi ha stancato.

Una dichiarazione d'ottusa superbia la mia.

Oppure semplice, autentica delusione, e quella stanchezza che prima o poi mi raggiungerà ovunque, ogni volta.

Il deserto

Rimando ancora una narrazione articolata e sensata del mio viaggio negli Stati Uniti a un prossimo domani.

Ora preferisco trattare delle recenti scoperte che stanno condizionando in modo decisivo il mio presente e con esso il mio futuro.

Determinano azioni, occupano i miei pensieri e sfiorano i sogni le mie idee sulla solitudine.

E' una misantropia nuova quella che sto vivendo.
Stare separato dagli altri, lontano dai tentacoli della gente, mi dona una serenità che già prima avevo intuito, e nelle quale pero' forse non credevo fino in fondo.

Sono come un tale che si sia perso nel deserto infinito: per anni ho camminato, a fatica, in direzione di un'oasi immaginata piu' che conosciuta, e vinto dalla sete, ogni tanto, o spesso, mi guardavo disperato attorno, indietro, chiedendomi se non mi stessi allontanando, e non avvicinando, alla salvezza.

S'è levata una tempesta di sabbia un giorno.

E io ho camminato confuso, avanzando alla cieca.
Chissà quale direzione ho preso, quale cammino ho seguito: non ne ho un chiaro ricordo, non saprei tracciarne il percorso sulla mappa.

Placato il vento, mi ritrovo ora finalmente nell'oasi.

Sono talmente lontano da chiunque da non sentirne nessuna attrazione.

Le belle ragazze, perfino loro, sono immagini sfuocate se paragonate alla mia idea della donna.

La musica, la letteratura, tutta l'arte del mondo ...
Se interrogo le stelle mi sembra che loro rispondano alla mia curiosità piu' di quanto non abbia fatto alcuno, e perfino sciocco mi sembra cercare altrove piu' di quel che non riesca a figurare.

Su tutto poi la consapevolezza della natura spesso fisiologica del male di vivere.

Tuesday, 12 April 2011

Giocherellare

Gioca, la primavera.

Stamattina chissà dov'è finita: dietro le nuvole, oltre il colle, tra le vette delle montagne ancora innevate s'è nascosta.

O forse, chissà, è sotto il tappeto, o rannicchiata dietro il divano, pronta a sgusciare fuori e correre in ogni luogo, come sempre fa.

Quando la ritroverai, saranno risa e spensieratezza, e ancora una volta le perdonerai tutti gli inganni, le false promesse.

Ne sentirai allora la voce oziosa all'ombra del verde delle foglie rinate, e le sue dita carezzeranno le tue belle gambe nude.

E' dolce, e nel cuore tu sarai serena.

Monday, 11 April 2011

All'entrata ...

All'entrata, immense colonne ioniche, pilastri giganteschi che sembrano sostenere il cielo, testimoni di solida opposizione alla distruttiva forza di gravità, non segno vacuo d'ostentata magnificenza.

...

Sono più stanco di quanto non credessi.

E l'incognita, sto aspettando una risposta che temo sarà negativa per i motivi di cui parlavo ieri, e i mille impegni che si moltiplicano ogni giorno mi rapiscono l'energie.

Allora lascio che tu stia un po' sotto quel colonnato immenso, a contemplare, proprio come io ho fatto, quella geometria armoniosa e semplice, il via vai vivace, non frenetico, degli studenti, l'emozione dell'attesa.

Domani, forse, assieme entreremo nel grande atrio.

Sunday, 10 April 2011

Centomila immagini

Viaggiare è come girovagare in un vocabolario polveroso che troppo a lungo abbiamo tenuto, sconosciuto, in un vecchio baule, chiuso chissà dove.

E se pensiamo che la nostra mente sia troppo limitata per lo spettro infinito delle sensazioni e percezioni umane ... beh, ci sbagliamo.

Il mondo è piccolo

Sono ancora un po' ubriacato di Jet-Lag, e tornerò in un secondo momento a scrivere del mio girovagare per il mondo.

Ho traversato l'oceano.

E mentre ero li a discutere del mio lavoro con chi forse me ne darà uno [purtroppo di sono problemi di fondi], un ragazzo più o meno della mia età mi si è avvicinato, scusandosi con noi di quella sua intrusione.

Ha esordito dicendo 'Perhaps you don't remember me ...' e poi è passato all'italiano.

Mi conosceva.
Ci siamo frequentati per un certo periodo qui, dove lavoro ora.

Il mondo è piccolo.

Monday, 4 April 2011

Non sono capace

Domani parto.

Viaggio di lavoro, tornerò sabato.

Prima di rincasare sono passato dall'ufficio di Elisa, che è quella che ho amato un tempo.

L'ho salutata, e ci siamo ritrovati a parlare per la prima volta dopo tanti mesi.

E le ho detto che io non sono capace.
Non sono capace di avere a che fare con le persone.

Lei, sorridendo, il sole era sceso proprio sul suo viso e la sua pelle era oro, e crine i suoi capelli, mi ha detto 'Ma io si, io sono capace!'.

'No', le ho risposto.

Basta che uno dei due non sia capace, ed tutto è inutile.

Tutto finirà, e poi non ricomincerà nulla.

Saturday, 2 April 2011

La ragazza cattiva

Io amo una ragazza cattiva.

Non è l'amore di Romeo per Giulietta, di quello puoi avere un'idea leggendo Shakespeare, e diciamolo, un po' troppo melenso lo è, no?

E neppure è quello di Petrarca per Laura o Dante per Beatrice o di altri centomila altri poeti per altre centomila donne ... no, nessuno di loro s'avvicina!

Credimi, è proprio diverso!

Non è l'amore che c'è tra fratelli, o tra amici, o tra X e Y, per quanto X e Y possano girovagare per l'universo, esclusi noi due.

Che dire?

E' l'amore di un ragazzo per bene per una ragazza cattiva.

Qualcuno ha ancora voglia di ridere

Vediamo un po'.

Friday, 1 April 2011

C'è più in te

Stasera usciamo assieme, finalmente.

Ci conosciamo da tempo, ed eccoci ora, io a casa mia, tu nella tua, a prepararci per questa serata.

L'orologio a Cucu e la cuccia di Snoopy

L'orologio a Cucu' ...

'E' la casa dell'uccellino' diceva la nonna, indicandolo lassu', appeso a una parete del salotto.

E io mi immaginavo che lo fosse davvero, e pensavo ci fosse in quella scatoletta tutto quello che abbiamo in un'abitazione.

Credevo v'avrei trovato una cucina, dove il Cucu' si apparecchiava la tavola, una camera da letto, ove dormicchiare durante la notte, quando perfino gli orologi svizzeri, ammettiamolo, vanno in letargo.

E invece non c'era nulla di tutto questo.

Solo ingranaggi e molle, roba con cui farsi male alle dita perfino.

Dalla cuccia di Snoopy usciva di tutto.
L'intero universo si celava in quello spazio che non poteva essere angusto, e che chissà quanto in profondità scendeva nella terra.

Un'immagine bidimensionale, infrangibile, inviolabile ... li è restata a lungo ospite la mia immaginazione.

Quando tocchi, corrompi, o ti fai male.