Saturday, 31 December 2011

Vieni con me?

Per stanotte ho in mente qualcosa di particolare.
Ascolta la mia idea, e poi dimmi che ne pensi.

L'angoscia dell'incomunicabilità

Che sogno terribile, stanotte.

In qualche modo, vengo a conoscenza di una notizia terribile: dei criminali travestiti da agenti di polizia si presenteranno presto a casa di mia cugina Asia, e fingendo un arresto la rapiranno a scopo di estorsione.

E' già notte, e non c'è modo per me di poter contattare le forze di sicurezza: l'unica cosa che posso fare è dunque raggiungere l'abitazione di Asia, e metterla in guardia di persona.

Scendendo una ripida collina, ad ogni passo temo di inciampare in una radice o di scivolare su una lastra di ghiaccio, raggiungo una villetta dove mi aspetto di trovare mia cugina.

E'però tutto buio e silenzio, e disabitata, quella casa, fa scendere su di me i peggiori sospetti.

Con un pugno rompo un vetro ed entro da una finestra del salotto.

Mi guardo attorno, e tutto sembra in ordine: le fotografie delle bambine sulle mensole, i libri, i quadri dipingono un'immagine di idillio e serenità.

Sto per andarmene, quando un frastuodo improvviso cattura la mia attenzione: una allegra comitiva si sta avvicinando, e punta proprio alla porta d'ingresso, che si spalanca, e nei corridoi e nelle stanze si riversa una quantità di giovani, tra i quali riconosco Asia.

Cerco di raggiungerla, di parlare con lei: ma è come ubriaca o drogata, e non riesco a comunicare con lei.
Molti dei ragazzi, suo marito, ad esempio, sono egualmente confusi, e io dispero di fallire nel mio compito.

Uno ad uno, interrogo gli ospiti: finalmente una ragazza mi indica il miglior amico di Asia, un tizio grassoccio e tranquillo, non inquinato dai fumi dell'alcool o della droga.

Gli chiedo di seguirmi in un luogo più intimo, dove discutere in segretezza: prima ancora di iniziare il discorso, mi confessa lo stupore di vedere Asia e gli altri in quelle condizioni, e aggiunge di essersi fatto l'idea di un avvelenamento in proposito.

Ecco, adesso tutto è chiaro: i criminali l'hanno narcotizzati tutti quanti, per semplificare il proprio delitto.

Cerco di raggiungere la porta, dove già sento bussare violentemente, ma nella confusione mi sono impediti i movimenti.

E l'ultima cosa che vedo, sono quei farabutti in uniforme che portano via la loro vittima.

Friday, 30 December 2011

Inganni!

Inganni, cento, mille inganni!

Se mi avvicinerò per sussurrarti un segreto all'orecchio, sarà solo per assaggiare quella ciliegia morbida che è il tuo lobo delizioso, e straziare con le labbra la pellicina del padiglione auricolare.

La magia

Io ho la magia nelle mani, lo sapevi?

E' portentoso il mio potere, e te lo posso dimostrare in ogni istante!

Thursday, 29 December 2011

Dimmi ...

Dimmi 'a presto', e lascia che tutto sia un accessorio, un contorno sfuocato ed effimero.

Wednesday, 28 December 2011

Com'è caldo

Com'è caldo un corpo nudo,
se poggia dolcemente sul cuore.

Mi sono di nuovo interrogato sui sentimenti.

E se sia più puro l'amore clandestino,
che viola patti e sacri giuramenti,
o quello costruito con pazienza ed in silenzio,
io sogno di scoprirlo con te.

I grandi (imbecilli) della storia: Francesco Morosini

Francesco Morosini è celebrato come uno dei grandi Dogi di Venezia.
Io lo ricordo come colui che puntò l'artiglieria verso l'acropoli, e il vero distruttore del Partenone.

Tuesday, 27 December 2011

Tu per me

Tu sei un oracolo di carne e nervi.

Non conosco il tuo nome, e mi sei celata da distanza, timidezza, prudenza, saggezza.

Ma nelle rime incompiute ed immaginate, nelle sfumature di una voce calda, che come un fluido denso si spande fino ad irrorare la mia anima di ascoltatore, giacciono il corpo sensuale e il cuore inquieto cui in estasi mi congiungo.

Mi avvicino a te, dea premurosa e pensosa, e mi rigenera l'idea della tua esistenza, e l'illusione di una vicinanza che forse un giorno migrerà dal mondo delle idee a quello dei ciottoli di un vicolo antico, lungo il quale degli sconosciuti ci vedranno camminare mano nella mano, o quello di uno scoglio a picco sull'acque spumeggianti del mare del Nord, ove le nostre labbra tremanti reciteranno una stessa preghiera.

Tradizioni nuove

Sappiamo ancora costruire una tradizione, quando già abbiamo trent'anni, e desideri ossessionanti, contraddizioni evidenti, ansie inconfessabili?

Prima che vengano i bambini, per i quali tutto sarà nuovo per così dire naturalmente, sono sufficienti le pezze e i residui sfibrati di quella materia grezza a lungo eccedente e ormai quasi esaurita, il tempo vissuto con chi amiamo da sempre, per cucire, intrecciare, combinare, tessere un nuovo indumento?

Lo sono.
Lo devono essere!

Porterà, la mia nuova tradizione, l'attesa del Piccolo Principe all'avvicinarsi del Natale, e questa sfiorerà il cuore grande di mio padre.

...

E' da un po' di anni che, il 23, nel pomeriggio, scendiamo assieme a piedi fin giù in città.

Quest'anno un lieve mal di testa e la stanchezza dell'inverno, l'avevano forse addormentato sul divano, e in attesa, facendo finta di nulla, chiacchieravo allora ad alta voce con mia madre, in cucina, perchè si svegliasse, o almeno sentisse.

Da sotto le coperte, mi ha chiesto il suo vocione il permesso di accompagnarmi, ed è bizzarro scoprire che è impossibile confessare a un genitore la più semplice verità: 'ma dai babbo, aspettavo solo te!'.

...

Scegliamo di passare per stradine anguste e ciottolate, quelle che di corsa bimbi entrambi abbiamo calpestato, e parliamo dei viaggi di lavoro e dei parenti che non vedo mai, e se incrociamo un vecchio amico, un cugino, un collega, bagniamo l'italiano nel dialetto, ed è questo un altro segreto condiviso con nessun altro.

Questa è la nuova tradizione che mi dona gioia e restituisce tutto il tempo sprecato lontano.

L'attesa

Sentile già su di te, le mie mani.
Precedono le labbra, si sostituiscono ad esse.

Cercano un nome da dare al seno, per chiamarlo anche al buio, scendono sotto la gonna per risalire subito dopo, o prima della cintura s'infilano, scivolando fino a sfiorare il sesso.

S'intrufolano curiose e pie, e lentamente s'educano e scoprono il proprio ruolo, che è venerarti e conoscerti.

Misurano mille volte la distanza tra un capezzolo e l'altro, e poi tra l'ombelico e la fica, tra una sporgenza dell'anca e la fica, tra l'ano e la fica.

Attorno alla fica, sopra la fica, dentro la fica ... insegnami la tua dimostrazione del sesso e dell'amore.

Monday, 26 December 2011

Dimmi del loro sapore


Scendere a Milano, per passare qualche ora in una grande libreria, tra clienti di passaggio o assidui frequentatori, è pensare, anzi, è sperare che tra loro ci sia tu, Silvia.

Ti immagino tra gli scaffali di storia, religione, linguistica: ed è ora di epistemologia, religione, o filosofia che cerchi nei libroni e nei manuali.

Non capisco gli Zoo

Non li capisco, gli Zoo.

Non è un leone il felino infiacchito e rinchiuso, non un'aquila lo scheletro piumato che si è dimenticato le vette e il nido tra le rocce appuntite, nè un uomo il me stesso che ha fatto di sbarre di isolamento dagli altri una gabbia via via sempre più scomoda ed angusta.

Un sogno di stupidità

Sono seduto tra altri studenti, e alla mie spalle riconosco Silvia, è bellissima in una gonna tzigana lunga eppure trasparente, ed al fianco un vecchio amico d'infanzia.

Sunday, 25 December 2011

Atlante delle viscere umane

Mi immergo ancora una volta nella fantasia: quella del periodo ipotetico e quella, diversa, del sogno.

Altro che poesia, io ho bisogno assoluto di una lavatrice, bei vestiti, qualche status symbol e, perchè no, un po' di quei tratti che, lungi dall'essere accettati esplicitamente, sono portanti per la costruzione di un 'bel partito': doppiogiochismo, furbizia, menzogna, conoscenza delle più sofisticate arti di ricatto psicologico.

Mi avrebbe dovuto insegnare qualcosa dopotutto la lettura de 'Il rosso e il nero', no?

Il dolore di un deficiente, ecco qual è il mio, e mi urta perfino nelle pagine di un romanzetto, l'esperienza dell'atlante delle viscere umane.

Doverne prendere in considerazione l'apprendimento, mi uccide.

Uno strano ragionamento

Come sono bizzarri i giri della mente.

Ho vissuto gli ultimi mesi appagato come mai prima: l'amicizia, l'intimità dell'anima, le chiacchiere e le confessioni con delle donne mi sono parse durante questo periodo sufficienti per dare un senso di non vuoto alla mia esistenza.

Ho goduto della vicinanza ideale di donne, convincendomi che quella forma di contatto sottile che andavo stabilendo con loro fosse se non equivalente simile, per intensità, a quella vera, sensuale, criminale dell'amore.

Mi sbagliavo, ed è stato necessario e sufficiente un distinguo, clamoroso ed imponente, per farmi comprendere da capo il nulla che sono, e di cui vivo.

Uno strano ragionamento davvero, eppure così convincente!

Mi sono fatto raccontare storie d'amore.

Ho visto come nascono, e non quelle dei romanzi, ma quelle di persone qualsiasi.
Ho meditato con ansia quasi circa il quanto a lungo restino sole le persone vicine a me, prima di vivere una nuova esperienza sentimentale.

...

Gli anni passati equivalgono ad esperienze smarrite, cui si è sostituita una ben costruita incapacità, una maleducazione che solo la follia ormai potrà forzare.

Nelle vicende che hanno portato a fondersi amici, parenti, semplici conoscenti, ravviso non uno, ma infiniti ostacoli e altrettanti negativi personali.

Le circostanze che fanno della brillantezza, del senso dell'umorismo, della profondità d'animo, qualità che non posso non riconoscermi almeno in minima parte, scorciatoia e solvente, non portano mai, nel mio caso, a quel salto che discrimina tra nulla ed interesse.

Com'è facile, una storia d'amore.

E se non credi che siano facili, credimi: lo sembrano tutte, quando le vedi da qui, dalla parte di Gio.

La vita



La vita.
Bellezza c'è pure nella contemplazione del male.

Saturday, 24 December 2011

Chiudo gli occhi

Chiudo gli occhi, e già sto pensando al dolce viso che ho peccato desiderar baciare teneramente, e vedo una lacrima nera, come d'inchiostro densa, scendere lungo la guancia morsicata, e rigar di ruggine l'avorio morbido e puro che è la tua pelle.

Muto come un bambino che ha perso la parola, ed è incapace di comunicare se non ai propri pensieri e sentimenti, così vivo il nostro lutto tremendo.

Friday, 23 December 2011

La geneologia del dolore

Nella mia vita, il male è entrato nella sua forma di malattia, ed era una bestia feroce, accanita contro il corpicino di un bimbo pallido e scheletrico.

Ti bacio adesso

Ti bacio adesso, adesso che sei già addormentata.

...

Sfuma appena la timidezza nel sonno, e dona un pallore di candore senza tempo al viso sereno.

Esista solo la luce tenue della Luna ad illuminare i tuoi lineamenti sottili ed eleganti, e sia testimone il silenzio allo stupore di un uomo che ti venera dall'infinito.

OT:
So che sei in letargo, e che non leggerai mai queste righe.
Ma io ti penso, raggio di luce.
E voglio lasciarne un'evidenza proprio qui.

Thursday, 22 December 2011

Un'ampia terrazza

C'era un'ampia terrazza su all'ultimo piano dove eravamo ospitati, e donava a noi degenti una vista splendida sul lago di sotto e dei boschi e delle montagne tutt'attorno.

Era l'infuocare dell'estate, e di pomeriggio vi si andava vestiti di camice leggere e cappellini, ed occhiali da sole e ghiaccioli accompagnavano i visitatori, e qualche risata allora tornava su visi provati da sofferenze appena passate, ed finalmente distesi e coloriti.

Soprattutto, i camici bianchi non erano di chirurghi, ma di fisioterapisti e medici di reparto.

Scendendo a piedi fino al parco, l'ho fatto solo una volta, quando venne a trovarmi Beppe (quello che conosci tu, Joh), si arrivava a sfiorare l'acque scure del lago, e a respirare la brezza fresca della valle.

Avevo da poco finito l'università, proprio una settimana prima di andare sotto i ferri, ed ancora ero debilitato e incerto, ma già lui mi dava consigli per il futuro, quello che egli stesso in prima persona, anni prima, mi aveva permesso di vivere non piegato dal male ma, pur nei limiti imposti dalla malattia, in indipendenza e decenza.

Continua ...

Sangue, libri, comunicazione

Sono stato in ospedale, stamattina, per i soliti esami ematici di controllo.

Mentre chiaccheravo con l'infermiera, mi conosce da che ero bimbo, pensavo al sangue che attraverso l'ago e il lungo condotto sottile del capillare, fluiva in un flaconcino vuoto e sterile, pronto per il laboratorio.

Un esserino vivace e folle

Vorrei essere un gattino, proprio come l'esserino vivace e un po' folle che ha dormicchiato sul mio letto ieri notte.

Wednesday, 21 December 2011

Due gocce di sudore

Sono un autentico gentiluomo.

E' stata prolungata da non so quale problema tecnico, in aereoporto, la procedura d'imbarco.
In una fila già tipicamente italiana, siamo rimasti in piedi una mezz'ora buona prima di poter prendere posto in aereo.

La fica di una sconosciuta

Mi ero dimenticato di quante fossero le belle ragazze al mondo.
Butto l'occhio in una direzione ovunque, ed e' ora un viso, ora un portamento, ora un'immagine diretta, esplicita di erotismo.

Tuesday, 20 December 2011

La scoperta della Dystopia

Ma che cos'è davvero la Dystopia?

Quando ...

Quando avrò accesso comodo e continuato a una bella figa, non tanto risolverò i miei problemi, quanto piuttosto li vedrò proprio dissolversi.

Aggiunta

Non cambiai idea circa le qualità eccezionali di Sergio.

Non lo considerai meno intelligente, sottile, generoso, creativo, serio per il semplice fatto che m'aveva distrutto l'esistenza, umiliando oltre l'immaginabile la mia stessa presenza fisica, facendosi beffe della mia dignità.

Quegli aspetti del suo spirito che m'avevano interessato, non m'apparvero meno significativi dal momento che l'avevano traslato su un podio, dal quale meglio prese quel giorno la mira il demonio.

I pensieri del giorno

Ma il sogno è sede di paradossi e terreno fertile di stimoli impercettibili, dopotutto anche quando viviamo serenamente la veglia capita di incontrare l'angoscia nella dimensione onirica, e quindi non quanto i pensieri del giorno ti perseguita.

La notte, i sogni

Al lavoro, ti inventi scuse, incolpi un'insonnia più grave del solito per un motivo qualsiasi, chè in qualche modo devi giustificare le occhiaie e i cali d'attenzione durante i meeting.

Ma l'hai capito chi sono?

Ricordo con esattezza certe passeggiate notturne con Daria.

Mi illudevo ciecamente in quei momenti, pensando che le passavamo parlando delle Nozze di Figaro, e scoprendo perfino nelle onomatopee un po' infantili di Pascoli vera poesia, mentre invece era solo un fluire di chiacchiere in una sola direzione, la perfezione dell'onda che si infrange contro l'asprezza del minerale.

Ormai ne parlo solo al passato

Di quello che è stato il più caro amico, ormai parlo solo al passato.

Monday, 19 December 2011

Cronaca

Di indizi non ne mancarono, e molti erano davvero evidenti.

Limite

L'elasticità di una sostanza è determinata dalla sua capacità di oscillare attorno ad una configurazione di equilibrio quando essa sia sottoposta e tensioni o deformazioni.

La brutalità dell'amore

La chiamo per nome, la brutalità dell'amore.

Capodanno cinese

I cinesi ...

Non ho ancora capito se siano dei perfetti idioti o degli artisti sopraffini, dei falliti ingegneri o degli abili artigiani.

Spelling

Mi sveglia una sua chiamata che il sole sta facendo capolino all'orizzonte, e sono i primi istanti di un nuovo giorno.

E' l'alba appena, e lei, la immagino nel pigiamino azzurro, una puffetta deliziosa e dolce, mi vuole vicino.

Si inventa una scusa, la mia amatissima, e finge di aver bisogno e d'essersi dimenticata l'indirizzo di casa ...

...

Prende carta e penna, e le sussurro dunque ...

'Allora, Via Anassimandro ...'.
'Anansimanno? Come scusa? Mi fai lo spelling per favore?'
'Certo. A come Amore, N come Ninfa, ...' e via discorrendo.

Sto ancora sognando forse, e immagino di sentirle solamente le risate, e l'insistere della vocina che ho nel cuore a stare serio almeno un attimo.

Ma come potrei riuscirvi?
Non con te.
Io ti voglio troppo bene per avere una priorita' che non sia adorarti, coccolarti, riempire di bacetti quel visetto sognante.

'E il cap?'
'23130. Ti faccio lo spelling: due come 'noi due' ...'.

E ormai sono abbastanza sveglio per sentirla benissimo la tua risposta:

'Scemo!'.

Ti adoro piccola amica mia.

Sunday, 18 December 2011

Fa talmente freddo ...

Fa talmente freddo che la notte vado a letto imbacuccato come un esploratore, avvolto da una lunga sciarpa e con una bella berretta stretta in testa.

Certo, potrei tenere accesi i caloriferi, ma a costo di rendere secca l'aria, e svegliarmi così di continuo con la gola arsa la notte, e ritrovarmi gli occhi irritati la mattina.

Saturday, 17 December 2011

Complimenti vivissimi al Corriere della Sera

C'è un video in queste ore sue Corriere.it, di pubblicità progresso in salsa francese, circa le conseguenze della guida in stato di ebbrezza.

Il fimato vuole essere addirittura crudo, e far davvero colpo sui giovani, per indurli a riflettere sulla fragilità dell'essere umano, e sul suo continuo sfiorare la morte per incoscienza e leggerezza.

E così davvero si vede come bastino una disattenzione, il rallentare di riflessi appannati dall'ubriachezza, ed una, due ... e più vite giovani possano spegnersi in un istante.

Tutto vero, triste, serio.

Peccato che ad introdurre il video ci sia la pubblicità di un Super Alcolico.

(ps: la pubblicità varia, non è sempre la stessa).

Così ti indosso, amore mio.

Torno a casa dopo una settimana passata lontano, e scopro che l'inverno ha nel frattempo scassinato la serratura del portone d'ingresso, salito lungo le scale e, passando attraverso la buca delle lettere, preso possesso del mio appartamento.

Friday, 16 December 2011

Incontrarsi

Compio un esercizio mentale, e mi immagino a te vicino, con te circondato dalla moltitudine.

Allora mi pare che secondo l'opinione comune, tu sia una donna difficile, scostante, che raramente riesce a legare con un uomo, e con lui stabilire una relazione d'affetti.

Thursday, 15 December 2011

Sei piccina

La tua pelle non è semplicemente un'efficiente pellicola protettiva, una guaina sottile ed utile che tiene il corpo al riparo da condizioni atmosferiche avverse, infezioni, ustioni o escoriazioni.

E' un rosa delicato che voglio conoscere in ogni centimetro quadrato, imparare profondamente a memoria per poterlo dimenticare subito, e tornare cento, mille volte alle orecchiette da fatina, alle ditina morbidotte, ai polpacciotti e poi alle più seducenti manifestazioni della femminilità.

Sei bbbona, coccia pazza mia, e la tua pelle significa dolcezza infinita, e l'essere la piccola donna che adoro.

Vorrei addormentarmi tenendo una manina calda vicina al cuore, e vorrei vederti chiudere gli occhi, fino a sentirti respirare con il naso un po' rumorosamente, carezzandoti la pelle nuda di una spalla sfiorata appena dalle lenzuola.

Sei piccina, e potrei rapirti e portarti lontana, come le principesse di certi racconti, ma solo poi per diventare poi l'eroe che ti libera, e vive con te, per sempre, in un bel castello sopra le nuvole.

Sei la mia fiaba della buonanotte, ma anche del buon mattino, del buon giorno, del buon pomeriggio e del 'buona sera signorina'.

Wednesday, 14 December 2011

I miei li chiamo bacini

Alla fine ci sono i baci.

I miei li chiamo 'bacini', e hanno alfabeto, lessico, grammatica, e amano la geometria delle superfici curve e la cosmogonia di Esiodo del Kaos generatore, e credono nelle leggi antiche dell'alchimia.

...

Ti devo davvero delle scuse, amica mia.
Credile sincere, te ne prego.

Questa volta, saranno forse state la stanchezza, la tensione, la nostalgia, hanno vinto il sogno, e tutto quello che lo precede: la fede nella bellezza che esiste al di la delle forme, e nelle teorie del contatto a distanza.

Hai vinto tu.

Tuesday, 13 December 2011

E poi?

Poi inizierei a salire, sempre aderente a te, sempre baciandoti.

Le mani, e dieci dita sottili e altrettanti polpastrelli gentili e impetuosi, dalle natiche con un movimento a spirale salirebbero fino ai fianchi, massaggiando dolcemente o dilagando con voluttà, ma solo per tornare indietro un'infinità di volte, fin li dove sei più fresca e odorosa.

Disegnando così motivi circolari e spezzate irregolari, affonderei poi in te all'altezza dell'ombelico, e mille carezze e mille sussurri mormorerei ai seni morbidi.

Inclinando un poco il capo, mi indicherai dove continuare, e finalmente sarò al tuo viso.

La fantasia qui si ferma.

E' impossibile per me immaginare la tua espressione, perchè sarebbe unica, proprio come lo sono la tua testolina complicata intrisa di inchiostro, scrigno decorato di vecchie fotografie, sigillato e colmo di tenerezze celate con cura e sottile intelligenza, e l'anima di mille epoche diverse vissute singolarmente, sovrapposte in una sola vita.

So che ti bacerei, e con le mani avvicinerei il tuo corpo al mio.

Allargherai un poco le gambe, ed io, senza staccare un solo istante le labbra, senza smettere un attimo di adorarti, senza guardare in basso, sarò dentro di te.

Lo sarò soprattutto perchè incrocerai le braccia dietro, e le caviglie sotto chiuderanno le gambe attorno le mie.

...

Questo è un sogno (vedi l'oscillazione tra futuro e condizionale).
Scusami se ti ho trascinata fin qui.
Ma davvero se c'è amore, per me è questo.

E' l'incontro di due vagabondi, ed è più complesso delle parole.
E' inafferrabile, imprevedibile, e vive per svuotare cose, abitudini, relazioni umane, e dominarle perfino dall'infinito.

Soprattutto, brucia ancora sotto la cenere.

Monday, 12 December 2011

La tua fica

E' già buio alle prime ore del pomeriggio, e allora tiro le tende per chiudermi in intimità nella stanza a leggere un articolo o studiare un po' per la discussione di domani.

Dalla finestra, salgono di tanto in tanto i suoni di questi luoghi di convegni, incontri, workshop: il più riconoscibile è quello delle rotelle dei trolley, ed è irregolare il brusio quando passano la discontuità tra una piastrella e un'altra, ed un tonfo secco quando saltano giù da un gradino.

Ho pensato alla tua fica.

Ho pensato che forse eri tu a trascinare una valigia, e poi tu a prendere posto in una camera del college.

Domani, ti avrei vista, splendida, un po' sprezzante, meravigliosamente vanitosa e superba, tenere un talk su un argomento complicatissimo, di quelli che dopo 5 minuti già uno sa non comprenderà mai in dettaglio.

Non ci saremmo scambiati neppure una parola in sala, davanti agli altri, anche se ci conosciamo benissimo, ed al coffe and tea di ricreazione, ci saremmo evitati perfino con lo sguardo.

La tensione sarebbe lentamente e costantemente salita fino a premere le meningi e straziare ogni vaso sanguigno, e l'avrebbero incendiata il mio desiderio, e l'ardente tua volontà di essere dea.

La sera, saresti venuta a bussare alla porta della stanza numero 18.

Ti avrei aperto senza neppure chiedere 'chi è?'.

Entrata, chiusa la porta dietro di te, avresti solo alzato davanti la gonnellina nera a pois bianchi.

E tu, dea, mi avresti offerto la fica.

Da venerare in silenzio, per un tempo infinito e però mai sufficiente, e poi da inumidire e bagnare di saliva, e massaggiare con ampi movimenti delle labbra a stringere per succhiare e ad allargare per solleticare, e infine da sentire mia.

...

Non trovi anche tu che l'amore sia maledettamente complicato per due come noi?

Fondersi, ma trattenendo i gemiti quanto le parole, trovandoci a memoria come nei sogni di mille notti insonni, con la tremenda certezza che ci sveglieremo soli, distanti, infreddoliti, forse perfino giudicati.

E convinti che questo, nonostante tutto, sia quello vero.

Sunday, 11 December 2011

Viaggiare

Alla partenza, mille sapori diversi.

Dalla piccola stazione di §§ mi accompagnavano, da studente universitario alla scoperta della metropoli, le michette avvolte in tovagliolini di carta preparate in casa dalla mamma, due fette di pane bianco spalmate di formaggio denso e cremoso, imbottite di qualche fetta di prosciutto cotto e una fogliolina di basilico, e per dolce una barra di cioccolato al latte, mentre a Milano, la sera per tornare o la mattina presto per partire verso una destinazione più remota, i sapori erano quelli dei cornetti caldi, ripieni di deliziose marmellate alla frutta, e dei sontuosi panini al salame comprati di corsa ad uno spaccio o una bancarella.

Le tappe intermedie, scendendo verso il mezzogiorno, avevano il gusto dei prosciutti crudi e dolci di Parma o l'aroma intenso dell'arabica appena macinata, e salendo invece verso il nord Europa, il sapore forte di senape e di carne alla brace degli hot dog ed hamburger tedeschi, esibiti con abbondanza, tentazioni offerte a passanti indaffarati e distratti.

Qui si trovano invece solo tramezzini insapori e soprattutto inodori, come soffocati in confezioni di plastica. Sigillati e sterili, li ritrovi nel reparto frigo dei mercatini, ed hanno una data di scadenza, e un elenco di ingredienti e additivi cui davvero non riesci a credere.

...

Parto col treno che un giorno ti ha portato da me.

...

Abbandonando il centro della città, dove le case si coagulano assieme a formare un corpo unico piuttosto che unità separate e indipendenti, si scopre infine la campagna dei cottage bassi e un po' spartani, e dei villini eleganti e fuori mano.

Poche miglia, e finalmente è solo il verde chiaro dei pascoli, quello più scuro dei boschi, e all'orizzonte l'ardesia gelida del mare del Nord.

Saturday, 10 December 2011

I ricordi

I ricordi ...

Ne costruiremo di nuovi, amore mio, e saranno i nostri.
E non cancelleranno quelli del passato, ma saranno loro vicini.

...

Quando penso alle vicende dell'infanzia, mi rendo conto che per almeno due ragioni siano così fortemente presenti nella mia mente, e tanto più intense di quelle degli anni più recenti.

Se posso azzardare un concetto un po' ardito, mi sento di dire che la memoria viene assai prima del ricordo, come semplice cronaca oggettiva di avvenimenti.

Il ricordo si forma quando di tale succedersi di fatti, noi elaboriamo un'interpretazione nuova, che ci è suggerita dall'apprendimento, dall'esperienza, e in definitiva dalle differenze tra l'oggi e quello che è passato.

Una fotografia ormai ingiallita e forse divorata dal tempo, due bimbi a passeggio per un bosco in compagnia di un vecchio, mostra due esserini ai quali non era ancora chiaro il senso della morte e della malattia, e per i quali il sorriso affettuoso di un anziano, il poggiarsi suo su un bastone, la povertà delle sue vesti, non avevano certamente il senso compiuto che le parole del loro genitore avrebbe, dal bacio della buonanotte di quel giorno, insegnato loro.

Il significato, fortissimo, di pietà che, sono sicuro, ancora mia sorella proverebbe oggi, oggi che è una professionista seria e intraprendente, all'idea di quel vecchierello, corrisponde proprio alla scoperta del dolore, e della morte di cui quello sconosciuto, incontrato per caso un giorno, fu tramite primo e direttissimo.

Ma se la coscienza acquisita è come una luce che riflette le nostre memorie e ne innalza alcune al rango di ricordo, è diverso, e forse più malinconico, il motivo per cui del passato abbiamo tanto nostalgia.

Non è solo la consapevolezza del tempo che scorre, e la progressiva perdita di chi ci è stato accanto, preda della morte o della lontananza, ma piuttosto il vedere noi stessi più ingenui, teneri, malleabili.

Il tempo e la solitudine inaridiscono, ma l'ultima goccia di sangue a prosciugarsi, è quella che tiene in vita il cuore, e abbiamo tutto il tempo a disposizione per percepire la nostra desertificazione emotiva ...

E' tutto qui?
Ha dunque ragione Macbeth?

Life's but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more; it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing

Non lo posso dire, ma se questa vita non sarà scivolare indefinitivamente, all'infinito verso il basso, sarà solo per il tuo amore.

Perfezione

Ogni volta che vedo una schiena liscia, perfetta, flessuosa e non traversata da una serpe di pietra come la mia, penso che anch'io un giorno ero così.

Pulito, perfetto.

Lo ero anche se già piegato dal male, perchè di esso non mi accorgevo nè curavo.

Friday, 9 December 2011

Una casa abbandonata

Ho pensato molte volte di ambientare un racconto, o almeno parte di esso, in una casa abbandonata.

Nei ricordi della mia infanzia, d'altra parte, ce n'è più di una, ed ognuna carica di quei misteri che l'ingenuità elargisce con generosità infinita, e sicuramente spropositata.

In particolare mi viene in mente che vicino al fiume, proprio dietro la chiesa, tra il vecchio lavatoio e la discarica, immediatamente più in la del ponte, c'era un grande rudere, un edificio imponente nonostante un prolungato degrado.

I vecchi, ormai non uno di loro è in vita, dicevano a noi bimbi che i nazisti avevano torturato dei partigiani nei sotterranei, e che da allora i proprietari che si susseguirono nel dopoguerra non riuscirono o non vollero mai affittare l'edificio.

...
Quello che vede Dirk
...

Vetri rotti alle finestre, schegge aguzze per terra, sporcizia in ogni angolo e macchie d'umidità alle pareti, fanno da macabro contorno, nello spazio antistante l'entrata principale, a quel che rimane del cadavere di un piccolo animale e un vecchio catorcio d'automobile mezzo distrutto e divorato dalla ruggine.

Nonostante una grossa catena alla porta d'ingresso, e forse spinti proprio da questo, in molti sono riusciti a varcare l'ingresso di quella magione ... o almeno, e la cosa è assai differente, parecchi dicono di averlo fatto.

Di tossicodipendenti, questo è certo, molti hanno trovato rifugio, o semplicemente un attimo di segretezza, nel catorcio, al riparo di una parete, o dietro uno dei tanti cespugli di cui l'incuria ha disseminato quello che un tempo fu un cortile, e lo testimoniano le numerosissime siringhe e i lacci emostatici sparsi un po' ovunque.

La prima casa abitata, salendo per un vicolo stretto e ripido, ha inferriate alle finestre e le tapparelle quasi sempre chiuse, e vi vive un tizio strano, un gattaro che si dice osservi sempre tutto con attenzione, e faccia uso dei suoi animali per catturare l'attenzione dei bambini.

Si dice che la voce incessante della cascata abbia coperto tante volte i lamenti delle povere vittime dell'orco, e che la corrente impetuosa porti via, giù fino al lago, quel che resta di piccoli corpicini straziati.

...
Quello che dice Chester
...

'Queste sono solo chiacchiere, Dirk'.

Perplesso, l'ispettore Robert Chester, sprofondato nella sua poltroncina da mediocre ufficiale di polizia in attesa da sempre di un avanzamento di carriera, con le dita unte di fritto e zucchero, legge innervosito il report del suo agente Dirk Dickens.

'Ma capo, ho ragione di credere ...'.

'Lasciamo finire'.

Riguadagnata una posizione da bipede dotato di spina dorsale, Chester, buttato giù un sorso di caffè nero e bollente, tira fuori da un cassetto della sua scrivania un paio di fascicoli colorati e un numero di foglietti volanti.

Inforcati gli occhiali, guardando Dickens attraverso la fessura tra le lente il sopracciglio superiore e leggendo abbassando lo sguardo, continua ...

'Abbiamo un paese sperduto nel nulla di 3500 abitanti Dirk ... ah, siediti pure ... e quattro casi di omicidio in due mesi. Le vittime, non sono nè bambini nè tossicodipendenti, ma l'assistente del parroco, il barbiere, il titolare del negozio di confezioni e una vecchia vedova. Siamo nei guai fino al collo, con la stampa che spara a zero sulla polizia che non sa cavare un ragno dal buco e tu mi vieni a parlare di ruderi abbandonati e chiacchiere?'.

'Mi lasci spiegare. Vede, io ho notato che ...'.

'Silenzio. Sono io che comando qui, e ti proibisco di continuare in quella direzione. Vai, per Dio, e interroga ancora i conoscenti delle vittime, tenta di capire cosa possa legare quei quattro cadaveri, cerca un indizio, o inventatene uno, ma portami qualcosa da dare in pasto alla stampa! Siamo intesi? Guarda che questa è l'ultima volta che voglio sentirti delirare, chiaro?'.

'Sissignore'.

Sons of Anarchy

Non sono solito parlare di serie televisive, anche perchè se lo facessi finirei per blaterare soprattutto di sceneggiati custoditi in nastri sepolti in teche stipate su scaffali polverosi e deserti, o commedie inglesi forse mai giunte in Italia.

Le inchieste del commissario Maigret, interpretate dal grande Gino Cervi (qui lo vediamo alle prese con l'immenso Arnoldo Foa), Yes Minister, Rumpole of the Bailey, The Fawlty Towers, e, meno incisive per quanto divertenti, le più note Friends, o The Big Bang Theory rappresentano gran parte della mia conoscenza in merito.

Poi ci sono i Sons of Anarchy, dei tipacci che mi ha presentato la ragazza cattiva.



Lo show è di una violenza senza pari, e sulle prime davvero ho fatto fatica a seguirlo, poichè trovavo insopportabile come morte, angoscia, tradimento, sesso, menzogna, brutalità, fossero parte non biasimata della quotidianità dei protagonisti.

Nonostante alcune ovvie mancanze, l'intreccio è fin troppo gravido di colpi di scena insulsi, il regista dello show riesce nel suo intento: mostrarci il punto di vista del criminale, ma non per portarci a parteggiare per lui, ma solo per scoprire come unica la dinamica degli eventi umani.

Non c'è assoluzione quasi per nessuno.

Non v'è ne è neppure l'ombra per gli assassini a sangue freddo, non per gli speculatori, non per i corrotti e nemmeno per i tutori della legge.

Ma non v'è neppure colpa per chi è nato già in movimento, già destinato ad un'esistenza di vizio, collera, brutalità.

Un vecchio ricordo

Ripensandoci oggi, penso che quell'incidente fu probabilmente dovuto a una disfunzione epatica.

Già da mesi ero sotto antibiotici, ed erano i più potenti e quindi tossici, le ultime risorse contro i ceppi batterici più resistenti, che sono proprio quelli che infestano gli ospedali.

La consapevolezza dell'ansia che in quei giorni gravava sui miei genitori, mi viene restituita nella sua interezza solo ora che sono a conoscenza dei limiti dei medicinali, e di concetti tecnici quali 'fattore di resistenza', 'evoluzione', 'transaminasi'.

Un banale incidente, la rottura di una venuzza nella zona delle fosse nasali, quel pomeriggio non trovò facile soluzione.

Tamponare, tenere il capo reclinato all'indietro, non era sufficiente in quella situazione di sangue scoagulato, penuria di piastrine, debilitazione generale, e sui fazzoletti erano larghe le macchie rosse, e non era solo l'infermiera, ma anche il dottore a fare avanti e indietro dalla camera, per controllare la situazione.

Si decise infine di portarmi giù in pronto soccorso.

Fin dall'aggravarsi delle mie condizioni, ero stato ospitato in una camera singola, e per la prima volta dopo tante settimane mi ritrovavo invece in mezzo a numerose persone, ed erano quasi tutte estranee all'ambiente ospedaliero.

L'attesa fu lunghissima, chè casi più gravi avevano ovviamente precedenza, e mi diede modo di pensare, o almeno di raccogliere una quantità di suggestioni.

Anche in questo caso, solo il tempo mi avrebbe permesso di tradurre certe immagini allora per me incomprensibili in altrettanti pensieri di fragilità, trasformazione, affetto.

Alla fine, mi pare di ricordare, mi venne inserito un tampone in garza, e la situazione si risolse senza eccessivi traumi.

In un attimo la mente visualizza un altro episodio simile accaduto forse vent'anni più tardi, ancora una volta in una corsia di pronto soccorso, dove ero capitato per un lievissimo incidente, e dove ritrovai davanti a me, seduti spaesati e confusi, immobili, quasi spaventati di esser giudicati perfino per mancanza d'eleganza o etichetta, una madre già ottantenne e suo figlio.

Su, nel paese di montagna dove trascorrevo da ragazzino le vacanze estive, gestivano un'attività commerciale, una cartoleria con annesso bar ristorante, ed erano noti per essere di maniere spicce, a volte maleducati.

Li, erano tremuli, e finalmente umani.

Non scambiai nemmeno un cenno di saluto con loro.

Non volevo renderli debitori, un domani, su nel villaggio dove erano a loro agio e padroni, di una cortesia.

Fu il mio modo, forse sbagliato, di esser loro vicino.

Thursday, 8 December 2011

Il blasone della mia identità

E' da un po' di tempo che sto smettendo di domandarmi dove abbia sbagliato, per essere arrivato a quest'età in cui si mette su famiglia, e si raccolgono i frutti del proprio cuore, completamente solo.

La solitudine mi sembra ormai una condizione che eredito di volta in volta dal precedente 'me' ad ogni reincarnazione, ovvero ad ogni cambiamento di abitudini, frequentazioni, condizioni generali, più che un morbo che trova nutrimento nelle cancrene della mia esistenza.

E' blasone della mia identità oramai.

Ma i brividi, quelli, non li ho ancora dimenticati.
Nè l'amore.

Il senso di un sogno

Quanto gravida di immagini e' stata la notte!

Dall'esterno, erano di sottofondo la voce roca, ruvida, increspata di Louis Armstrong, e soprattutto lo sbattere violento del vento infuriato su finestre e tegole, il suo insistere su rami ormai spogli come su corde di uno strumento musicale ormai stonato, e dentro s'agitavano i pensieri, le emozioni fortissime di questi giorni grondanti di dolore e bellezza.

Il primo sogno mi porta davanti al portone della mia casa in Italia.

Con Fede sto camminando in direzione dello stradone, e mi piace usare ancora oggi questo termine che allora indicava la provinciale, il limite superiore del nostro mondo che in quei tempi era un arcobaleno di vezzeggiativi, diminutivi, filastrocche, un po' simile ad un piatto semplice e spartano, ma contaminato da mille spezie, prefissi e alterazioni, facili ad impressionare un bimbo.

Quando arriviamo all'altezza della casa della vedova Pieroni, una pettegola impicciona custode di mille segreti e a conoscenza di ben poche verita', una gioia infinita mi pervade l'animo.

Li, dove c'e' da sempre asfalto, s'alzano ora quattro canne di bambu', e la portata della mia felicita' si spiega solamente nel significato che per me ha quel vegetale.

Da bimbo, prima che mi ammalassi, nel grande giardino di famiglia con un amico avevamo costruito una sorta di capanna, o rifugio segreto, in mezzo ad un infinita' di canne di bambu'.

Proprio in coincidenza con la malattia, il giardino venne diviso tra i diversi proprietari, ed io fui escluso per sempre, da ambo le parti e nello stesso istante, da quell'oasi di pace e tranquillita'.

Per anni, dalla parte che era rimasta a noi, cercai di individuare gli alberelli dell'infanzia, ma la miopia severa non mi restituiva che contorni sfuocati, ed era solo camminando per il vicolo che costeggiava il giardino che potevo ritrovarne, nelle foglie cadute, l'esistenza ormai trapassata.

Gioire per un alberello ...

Forse in quell'istante e' tornato il vento a ringhiare, e nel sonno pure s'alza una folata formidabile. Si piegano allora le pianticelle, ed io tremo dentro. Quando torna la calma, tutto e' come prima, e l'elasticita' di uno stelo ha vinto la barbaria dell'elemento.

Ma questo non e' una storiella d'Esopo, ed e' triste il finale.

La Pieroni, dal davanzale ci ha spaiti fino a quel momento, si fa beffe di me.
Mi consiglia di osservare con piu' attenzione la scena.
Ed e' solo allora che mi rendo conto che le canne non sono piantate in un'aiuola, ma spuntano dalla terra che dei lavori in corso, temporanei, hanno restituito alla luce, liberandola dall'asfissia dell'asfalto.

Vedo bene la situazione ora: sicuramente presto, per il solito parcheggio, l'ingordigia umana riuscira' dove ha fallito la furia del vento.

Sono stato poi un giocatore di pallone, ed avevo delle scarpe nuove, lucide ed eleganti.

Danka ancora una volta e' tornato a trovarmi, e anche se so bene che e' solo per un giorno, sono nel sogno convinto che davvero i morti, perfino gli animali, abbiano ancora accesso al mondo dei vivi, seppur solo per poche ore.

Nelle ultime immagini, un operaio, imprudentemente, saliva una scala senza rendersi conto di molti pericoli incombenti, e colossali colonne corinzie di marmo con inserti di topazio, si sostituivano a quelle semplici, doriche e di granito, del cortile.

Wednesday, 7 December 2011

Il tuo cuore di ferro





Quando ero bambino ascoltavo queste fiabe la sera, prima di addormentarmi.

Quelle di Oscar Wilde mi commuovevano profondamente, e non hanno mai smesso da allora di avere un effetto particolarissimo su di me.

Da piccolo, era l'immaginazione, o forse l'ingenuita' a scatenare le mie emozioni: la forza dell'idea della tenerezza del Principe era legata alla convinzione che esistesse davvero, e perfino quella, soave, di un Dio buon padre e del suo giardino non richiedevano nessuno sforzo, ne' conoscevano dubbio.

Ora non credo alle favole ne' a Dio, ma ancora sento i brividi.

Conoscere il tuo cuore spezzato di ferro, e' la certezza che sia la cosa piu' preziosa del mondo ...

E non serve Dio, e' tutto nell'umanita'.

Nella tua umanita'.

Rivoluzione contro corrente

Ho letto l'introduzione a un libricino su Newton.

Me lo ha spedito mia madre dall'Italia: mi capita spesso di ricevere questi suoi pacchettini, e se non e' per Tex, le medicine, o un documento, e' per una sorpresa.

Succede non raramente che questi suoi doni risentano della distanza che e' cresciuta tra noi: ad esempio di tanto in tanto mi pare che alcuni di tali pensieri siano piu' prossimi a mio fratello, un DVD sulla storia della criminalita' organizzata, un quotidiano di finanza, o ad un'idea distorta della mia persona, noiosi articoli di giornale su qualche recente scoperta scientifica, che non a me.

Altre volte, tuttavia, sa davvero scegliere con cura, e allora mi riempe di gioia.

Alcuni dei piu' bei regali degli ultimi anni li ho ricevuto cosi, trovandoli nelle buste imbottite della posta, fittamente ricoperte di francobolli, e ricamate dalla sua grafia sottile e tenera.

Che buffa, quella timidona di mia mamma.

Come mittente mette sempre il nome del babbo, e mi piace che finalmente ci sia una differenza sostanziale tra il suo titolo, un semplice 'Dott.' e il mio, un sacrosanto 'Dr.', che sta per dottore di ricerca o, come si dice da queste parti, Ph.D..

Oh, fa tutto parte di un gioco, e la sfida tra di noi, non manca mai di finire per posarsi su un lieto pensiero di riscatto sociale.

La famiglia del babbo non era affatto benestante, anzi.

Fu solo con sacrifici enormi che mio padre riusci' ad intraprendere studi superiori, e infine ottenere la laurea.

In quegli anni difficili inoltre non pote' contare su nessuno, ne' sulla famiglia, le ristrettezze economiche accompagnarono lutti prematuri, ne' sull'appoggio di movimenti politici, che' davvero il mio babbo non e' mai stato un uomo mansueto, il quieto membro di un gregge.

Eppure non esiste traduzione migliore dell'espressione 'in labore fructus' della sua vita.

Dedizione costante, competenza, serieta', coraggio e forza sono stati gli ingredienti della sua carriera che altre virtu', l'indipendenza, l'onesta', hanno sicuramente limitato.

Figlio di contadini, e' stato il primo membro di quella famiglia a diventare un professionista, e il riscatto si realizza nell'istante in cui rifletto sul fatto che oggi, tutti i nipoti dei suoi genitori sono laureati.

Per quei nonni che non ho mai conosciuto, e di cui, me ne rendo conto ora per la prima volta con stupore e rammarico, non ho che raramente visitato i luoghi di sepoltura, dentro sento significare tutto cio' qualcosa di cui esser fieri.

Tornero' a parlare della mia famiglia.

Volevo discutere dei doni: di come una monografia su Berlino, un trattato su Carlo Magno, una critica sul Leopardi, e perfino dei 'bignami' di storia, mi abbiano interessato davvero, e lo dimostra il tempo che ho dedicato loro, ma ora mi pare tutto secondario.

Tuesday, 6 December 2011

Mara

Mara mi conosce benissimo.

Prendi ad esempio il suo regalo: un quadernone ad anelli per appunti.
Lo porto con me ovunque, e vi annoto di tutto.

Lemmi inglesi che non conosco, cui scrivo affianco la traduzione dopo aver consultato il dizionario, i tanti pensieri che transitano nella mente, perfino quelli sciocchi, comunque simili a scintille che la disattenzione, o l'entropia, divorerebbero in nulla, e poi i miei orribili disegni di omini stilizzati e geometrie bidimensionali.

Vi raccolgo quello che direi a lei, alla mia amatissima, dolce e tenera Mara, se fosse li con me, e non tanto lontana, a mille e mille chilometri di distanza, oltre il mare e la alpi.

Ogni tanto infatti appaiono frasi che sembrano decontestualizzate.

Ad esempio:

'Sei bellissima'.
'Sei molto piu' bella di quella strega di mia sorella'.
'Dimmi che mi ami', e sotto la sua solita risposta che ormai conosco a memoria, 'Si Gio, ti amo alla follia!'

...

E' un bel quadernone pasciuto, con una copertina a sfondo nero e motivi geometrici che, visti da lontano, sembrano replicare l'intrico del cosmo, o almeno questo e' quello che vi vede un miope, ed un elastico per tenerlo chiuso, e per incastrarvi una penna.

Un giorno mi piacerebbe darlo ad un amico, 'il mio preferito dopo di te', come lo chiami tu, perche' lo tenga un po' di tempo per accumularvi i suoi pensieri.

Quando poi sara' colmo del nostro amore, te lo renderemo.

Non so cosa ne farai.

Oh, certamente la parte sui lemmi inglesi sara' molto utile per tenere in esercizio le tue nuove competenze linguistiche.

E il resto, l'amore, lo potrerai con te, ovunque andrai.

Monday, 5 December 2011

Inganni

Non ho sognato solamente le vette infinite, e gli scenari ipertrofici dell'Himalaya, ieri notte.

Subito prima, eravamo io, un ex collega e una ragazza sconosciuta in un'anonima aula universitaria.

Parlavamo di relativita' generale, argomento di cui ho sempre saputo pochissimo, e che tuttavia mi interessa, in quanto puo' far presa sull'immaginazione di una fanciulla.

Oh, Albert, quanta confusione infonde, o forse folli certezze, la scelta di quel sostantivo, 'relativita''.

Ho presente chiaramente un'indecente riduzione della relativita', una delle piu' grandi creazioni dell'umanita', a mero gioco di parole, dunque vano flatus vocis, perfino ad opera di uno scrittore sicuramente non banale come Enzo Biagi: nella sua 'Storia dell'Italia a fumetti' ricordo con precisione una vignetta dedicata al grande scienziato tedesco, nella quale, circondato da altri ricercatori, Einstein esprime un concetto simile a 'Sto relativamente bene, ma male in senso assoluto'.

'Tutto e' relativo', si illude la mente semplice ansiosa di padroneggiare un concetto che in verita' richiede sofisticate conoscenze matematiche, e che si fonda sull'esistenza di assoluti, piu' che di verita' parziali e dipendenti dalle condizioni di un osservatore piuttosto che di un altro.

A un certo punto, abbastanza in fretta in verita', ci si ritrova a discutere di geodesiche, e quindi trasporto parallelo, derivazione covariante ... e io mi rendo conto che sono passati troppi anni, e che aver studiato da solo, ai tempi le mie condizioni fisiche erano tali per cui seguire le lezioni con profitto era impossibile, hanno come risultato una grande confusione in merito alla teoria della relativita'.

Abbozzo un pensiero, o forse un semplice ricordo ad alta voce piuttosto, un 'ansatz' di ricostruzione ...
E subito il mio collega, non piccato ma inopportuno, mi smentisce, animato da un'ansia che non sono sicuro di comprendere.

No, non perche' ci sia competizione tra noi due, ne' perche' non riconosca lui ragione: il problema, grave, e' che io so bene che i suoi pensieri sono partoriti da me stesso, il sognatore.

Come e' possibile che mi stia ingannando?
Da me sto intralciando il tentativo di fare la corte a questa bella ragazza appassionata di fisica.

Oh, avessimo parlato di meccanica quantistica, mi sarei sentito assai piu' a mio agio fin dal primo momento.

Ma prima le decisione di discutere di relativita', e poi l'aver attribuito non a me, ma al mio collega una lucidita' maggiore, mi ostacolano, addirittura indisponendomi a tal punto che non solo la donna non mi interessa piu', ma personalmente soffro di ignoranza e incapacita' di gestire risorse a personale vantaggio.

Il tetto del mondo

Di fronte a me, come onde increspate di un mare in tempesta, pietrificate in un istante di gelo, le cime aguzze ed aspre delle piu' alte vette del mondo.

Le domino, che' tra tutte sono proprio su quella piu' vicina al cielo.

Non sono solo.

Accanto a me, zio Carlo, che davvero ha raggiunto alcuni dei luoghi piu' inaccessibili della terra, e i cui racconti fin da che sono bambino hanno popolato i miei sogni.

La presenza di un uomo che ha visitato il mondo, e che ha sempre potuto far affidamento su di una forza e una scaltrezza fuori dal comune, costituisce come un contorno che si stringe attorno a me, obbligandomi a una riflessione.

Mi rendo conto che in verita' io non vedro' mai quella bellezza, che la mente riesce solo ad immaginare, e che per forza di cose l'esperienza sensoriale renderebbe piu' profonda anche perche' piu' estrema, angosciante.

Un dito che sanguina, nel sogno, non mi preoccupa, e invece so bene che un evento simile, e un rimedio improvvisato che sarebbe opportuno nelle condizioni di normalita', porterebbe a traumi severi, ustioni, escoriazioni e infezioni mortali.

Poco sotto di noi, dalla cima di un altro picco, vedo comparire zio Federico.

Ora ha piu' di ottant'anni, e se pure non abbia viaggiato quanto Carlo, ha con la montagna un rapporto piu' fedele, costante e, benche' limitato nello spazio, diretto.

Da tempo ormai per lui le scalate in cordata sono solo un ricordo, e da lunghi anni i boschi ombrosi si sono sostituiti ai sentieri accidentati, e presto saranno i parchi a delimitare l'orizzonte delle sue camminate, e infine sara' solo il giardino, quando perfino le scale per salire in camera da letto saranno una prova troppo faticosa.

La voce allarmata della zia, la sento attraverso la radio, lo prega di stare attento, di non fare quel salto che i suoi movimenti lasciano intendere si stia accingendo a compiere.

Io sono esterefatto: ho capito che davvero vuole lasciarsi cadere nel vuoto per 4 o 5 metri.

Certo, ci sara' le neve ad attutire la sua caduta, ma l'impatto sara' comunque tremendo.

Non riesco a decidermi su come agire: urlando a squarciagola, potrei peggiorare la situazione, provocando magari una valanga, e precipitandomi verso di lui potrei cadere in un crepaccio, e non riuscirei comunque a raggiungerlo in tempo.

Ancora sto pensando, e lui si butta.
Trattengo il fiato: dura tutto un istante, ma l'angoscia svanisce presto.
Dopo un attimo di immobilita', sorprendentemente, si rianima.

Dice qualcosa in dialetto, sembra lamentarsi di non esser riuscito a fare il salto come era solito fare da giovane, ma si rialza, senza nessuna incertezza.

Si mette a posto il giaccone, quindi inforca un paio di sci e scende a valle.

Sunday, 4 December 2011

Scoperte

Il nuovo inverno mi apre gli occhi su due tratti della mia personalità: uno sciocco, ma che tuttavia un tempo, non remoto, avrebbe forse significato malinconia, e uno che è proprio la polvere di quel passato che le circostanze, e le leggi non commutative dell'esistenza, mi hanno scippato.

E' freddo, la notte, il letto.

Non riesco a scaldarlo da solo, chè ne occupo solo metà.

E se così mi stiracchio, allungando gli arti o mettendomi di traverso, il contatto con il materasso gelido mi infastidisce.

Senti come parlo?

Fastidio: una sensazione fisica, banale, effimera addirittura.

Oh, avrei detto diversamente solo due o tre anni fa.

Mi sarei fermato a ragionare, morendo dentro, di solitudine, e quindi amore.
Per un'ennesima volta avrei dipinto le pareti del mio cervello di sogni conosciuti a memoria, e tanto tenacemente immaginati da avere presenza in innumerevoli azioni e pensieri.

Mi sarei visto randagio, naufrago, e avrei invocato non Alice, una dea, irraggiungibile ed eterea, ma una compagna.

Non più.

Io non voglio una compagna.

Da questa condizione di mezzo, equa dopotutta, mi allontano seguendo allo stesso momento due direzioni opposte.

Desidero, ma senza eccessiva ossessione, un'amante.
E poi un'altra, e un'altra ancora, fin quando saranno affamate di carne le mie dita, e assetate le labbra cercheranno il sesso delle donne.

Muovendomi nella direzione dei sensi, così asseconderei quelli che sono istinti che non ancora mi abbandonano, ed esattamente nel modo in cui tutti lo fanno.

Ma scegliendo di venerare un'idea, riscatto una condizione di precarietà, e abbandono il ruolo da reietto che la normalità sembra imporre ai diversi.

Questo è la speranza, il disegno per il futuro, e sei stata tu con la tua persona, Vera, ad avermi mostrato che non vive solo nella testa di un uomo che un tempo fu sognatore.

L'assassino e il vampiro

Stanotte ho fatto tanti e tali sogni che ancora di più ora l'attività onirica mi sembra soprattutto un ritornare sulle vicende vissute di giorno per esplorarne quelle variazioni che lo scorrere uniderizionale del tempo ci impedisce di indagare.

Poche scene di un fumetto, le parole scambiate con un amico, uno sciocco particolare privo di importanza diventano parte portante, incipit o punto chiave in quella dimensione dove conosciamo, almeno a volte, una consapevolezza e una lucidità altrimenti non raggiunta.

...

Da anni non è ormai che un passatempo, e tuttavia capita che in situazioni particolari di nuovo mi appassioni ad un videogioco, spesso per la sua capacità proprio di disseminare di suggestioni i miei istinti.

...

Un compito da macelleria mi è stato affidato: uccidere quel tale, un vampiro, che in una locanda sperduta nel nulla è solito ospitare viandanti, giramondo, dai quali esige un pagamento non concordato e terribile.

Ha commesso l'errore di aver pasteggiato del figlio di un ricco mercante straniero, il quale non ha esitato a rivolgersi a un sicario per farsi giustizia, o meglio cercare vendetta.

Mi è stata raccomandata la massima prudenza: vive con questo mostro una donna, pure vampiro, che sicuramente non sarà insensibile alla mia violenza.

Queste le premesse, più o meno, e lo svolgimento delude, per mancanza di tensione tragica, quello che avevo immaginato.

Se nell'azione di gioco tutto è semplice, arrivo alla locanda, confronto il vampiro, questi mi minaccia e quindi attenta alla mia vita, e infine io dunque rispondo alla sua offesa finendo per coinvolgere nella carneficina anche la sua donna, nel sogno ho la possibilità di dare un senso diverso e più vero a questa che, pur nella sua semplicità, è dopotutto un'idea ...

...

Salgo lentamente lungo un sentiero accidentato, in una notte che la luna rende simile al giorno, carico di morte e veleno.
L'esercitare le virtù dell'assassino a lungo mi ha reso silenzioso e letale con il pugnale e l'arco, e così quasi invisibile mi avvicino alla baita spartana dove vivono quelle che saranno presto le mie vittime.
La vegetazione fitta tutt'attorno, cespugli e piccoli alberelli prolungano il bosco fin a pochi metri dalla baita, offre un nascondiglio perfetto, e così, parte delle notte, celato li osservo.
Ogni assassino prende le giuste precauzioni prima di portare a termine il proprio contratto: nel caso la vittima disegnata sia temibile, nel caso in cui si vogliano evitare testimoni, nel caso in cui si voglia essere sicuri dell'esistenza di molteplici vie di fuga ... sempre è saggio farsi un'idea precisa del luogo del proprio intervento.

E così, se la Madre Nera che mi ha affidato questo compito mi vedesse, sicuramente sarebbe compiaciuta della mia professionalità.

Ma che delusione se sapesse quello che agita il mio cuore.

Eccole, le mie vittime.

Seduti su una panchina, un uomo e una donna che si amano, dopo una giornata di lavoro, mano nella mano guardano le stelle, e forse pensano al futuro, e dentro magari malediscono quella necessità di uccidere che la loro condizione impone loro.

Io sto per porre fine a tutto questo.
Al male di un assassino, di un vigliacco che uccide a tradimento, ma anche a quell'amore, seguirà un lutto indicibile.

...

Da questa distanza per me sarà un gioco da ragazzi.
E' da anni che offro i miei servigi all'oscura volontà della confraternita, e non ho mai deluso: la mia abilità di arciere è leggendaria, e la scelta di quest'arma che colpisce da lontano, forse, dice di me qualcosa di inconfessabile ...

Una singola freccia, e gli trafiggerò il cuore.

Scelgo con cura il dardo, e ne strofino la punta in un panno intriso di sostanza venefiche, letali per i figli di Dracula.

Tendo l'arco trattenendo il respiro, e lascio che sia poi la meccanica a fare il resto.

Un sibilo, non si accorgerà di nulla, penserà forse a una libellula o una zanzara, neppure volgerà lo sguardo ...

Un sibilo, ed è colpito a morte.

E' subito a terra, in un lago di sangue.

Il lavoro è finito, ma non scappo nella notte, come la Madre Nera mi ha insegnato.

Resto a pagare per il male che ho fatto.

Vedo la sua donna, disperata, prendere quel corpo senza vita tra le braccia, estrarre la freccia, cercare in qualche modo di rianimare ciò che è già un cadavere.
E infine baciarne le labbra, prima che diventino fredde mucose, e poi polvere.

No, così è insopportabile.
Non va bene, deve andare diversamente!

Per una volta, almeno.
Per questa volta.

Lascio le armi nascoste nella macchia, traendo dalla bisaccia solo poche cose, e scendo verso l'ostello, come un viandante qualsiasi.

Mi accolgono lieti, già immaginando una preda facile, inattesa per quell'ora della notte.

Sto correndo un grosso rischio: a un loro attacco, difficilmente potrei sopravvivere in queste condizioni, e la mia unica salvezza sarebbe la fuga.

Gioco d'astuzia, improvvisando e bleffando.

Li affronto all'aperto, e senza dilungarmi troppo in convenevoli.

'Io so chi sei', e guardo fisso negli occhi il vampiro.
'Tu sei un vampiro'.

Come mi aspettavo, questa accusa avvicina i due, che fanno fronte comune alle mie affermazioni che, se rese di dominio pubblico, significherebbero persecuzione certa per loro.
Tanto più prossima a lui si sentirà, e tanto più cocente sarà la delusione ... e più intenso l'odio.

'E so che sei stato tu a contagiare della tua condizione questa donna'.

Non ne ho idea, in verità.
Il mio è un azzardo totale.
Fingo freddezza e sicurezza, ma dentro ogni istante dura in eterno, nell'attesa di un cenno, un cedere d'incertezza o un assalto ...

Ecco, finalmente l'antagonista commette l'errore.

Si mostra vulnerabile, incapace di ribattere a quell'affermazione con efficacia.
Questo basta a far sorgere un vago sospetto alla sua donna, e quindi maturare una tremenda consapevolezza: l'uomo cui ha giurato amore, è colui che l'ha portata a condurre una vita di violenza, inganno, ipocrisia.

Scoppia una lite tra i due, che ormai giocano a carte scoperte.
Ammette, l'uomo, le sue responsabilità, e anzi dopo un tentativo di riconciliazione, diventa violento, rapace.

Mi allontano che stanno già confrontandosi con malefici e pugnali, e lascio, senza che nessuno mi veda, per terra un plico.

Torno nella macchia.
Prendo il mio arco d'ebano e d'oro, e una singola freccia, intrisa del veleno più tremendo che l'uomo abbia mai sintetizzato per proteggersi da quelle creature maledette.

Un sibilo, e il bastardo cade a terra, morto.

La donna, ferita, guarda verso il bosco, e di disperazione risuona la sua riconoscenza.

Certo, è salva, ma ora?
Come affrontare una vita di pervesione necessaria?

Estraggo un'altra freccia dalla faretra.
E' un oggetto magico che non porta morte, ma disegna una scia luminosa nel cielo.
Si conficca a pochi centimetri dal plico che avevo nascosto prima di andarmene.

Si avvicina, la povera creatura, e ne estrae una pergamena e degli oggetti magici.

Li è descritta la procedura, dolorosissima e potenzialmente mortale, per guarire dalla sua condizione terribile.
Li sono tutti gli ingredienti e le indicazioni necessarie per potervi riuscire.

Rientra in casa, portando con se il plico.
Ne esce dopo pochi minuti, con un grosso zaino, vi immagino le provviste necessarie per giungere al santuario di cui si parla nella pergamena, e grandi speranze e grandi paure per il futuro.

Un grande fuoco brucia nella notte.
Avvolto nelle fiamme, si sbriciola quel luogo di perdizione e inganno, e sembra che le anime dei defunti danzino tra le braci ardenti.

E così, mentre una donna comincia un cammino di dolore e salvazione, uno spietato assassino oscuro, nella notte, l'osserva da lontano, soffrendo e redimendosi con lei.

Saturday, 3 December 2011

L'alfa e l'omega

Li ho conosciuti che erano studenti, anni fa, durante la mia prima esperienza lavorativa all'estero. Ero allora l'esaminatore di alcuni dei loro test universitari, e una figura coinvolta in qualche modo in varie attività ditattiche.

Oggi li incontro già ricercatori, e, non l'avrei mai detto, innamorati.

Lei, una ragazza Azteca più che latino-americana, solare, gioiosa e antica, lui tedesco in ogni fibra, efficiente, preciso, serio, e per tenere assieme l'alfa e l'omega davvero credo possa esserci solo l'amore.

Oggi ho comprato loro un piccolo dono.

Un regalo, in questo caso è un disco che apprezzo molto, e che spero ascolteranno assieme, è soprattutto per me una scusa per un pensiero, usualmente in forma di bigliettino o, nei casi particolari, uno schizzo orribile ma sentito.

'La musica è un linguaggio che non ha bisogno di traduzione.
E questo è il mio modo per augurarvi un inverno sereno.'.

Friday, 2 December 2011

Non sono fatto per i sentimenti

Io non sono fatto per i sentimenti.

Li provo, è ovvio, ma come in tutte le cose interpreto in un modo che è solo dannatamente mio.

Quanti casini nella mia esistenza per questa maledetta incapacità di fare le cose come gli altri.

Incapacità, ignoranza ... e dall'altra parte una naturalezza necessaria che mi porta sempre mille miglia fuori strada.

Posso sopportarne le conseguenze, ma se gravano solo sulle mie spalle.

Somiglio al grande sacerdote del culto di un Dio che esiste, e che però si disinteressa degli uomini, e a volte disprezza e inganna.

Tutti, perfino lo ierofante, sono blasfemi per questo immortale.

O forse lo sono solo gli sciocchi, come me.

Beh, mi levo i paramenti, dismetto cordoni dorati e brucio le vecchie pergamene, ma non torno nella macchia, indistinto dalla bestia che mi ha generato.

Mi riferisco ad altro, sempre ispirato dalla bellezza e dallo spirito della donna, ma stando più attento, e venerandola ancora di più.

Più da lontano, se possibile, e più nascostamente.

Diseredo l'amore, pur non avendolo mai condiviso, e mi sorprendo di come dopotutto questo non mi costi un dolore eccessivo.

Forse mi consola la consapevolezza di far la cosa eticamente più giusta.

Lo sostituisco dopotutto con qualcosa di più umano poichè più lontano dalla natura che ci vuole congiunti, più che uniti e affini.

Un tempo avrei detto 'E' finita'.
Non oggi, non dopo aver conosciuto un tesoro infinito.

Vera e Gio

Oggi sono infreddolito e un po' dolorante, e allora lavoro da casa.

La pessima qualità di quanto segue, è da addebitarsi in parte alle mie condizioni fisiche.

Ieri sera, tornando dall'ufficio, nonostante il freddo e l'umidità consigliassero di filar dritti a destinazione, ho deciso di scendere dall'autobus alla fine del corso, a un chilometro almeno dal mio appartamento, e di continuare fin li a piedi.

Anche qui si sente l'avvicinarsi del Natale, e lo precedono in città il piccolo mercatino, con negozietti di leccornie e piccoli articoli da regalo, le attrazione da Luna Park installate di recente, una ruota panoramica e una pista da pattinaggio, e lo splendore dei monumenti, come sospesi (<3) su nubi di luci colorate e cangianti.

Passeggiando per il corso, li si concentrano queste strutture, speravo di ricordare, o evocare, o semplicemente vedere qualcosa di grazioso.

Non è rimasta delusa la mia aspettativa, ma di questo forse parlerò in una diversa circostanza.

Oggi io voglio parlare di Vera e Gio.

L'ho visto ancora una volta: non sono capace di amare, e forse soffro di una oscena, crudele bulimia d'affetto.

Il fatto che sia virtuale, inappagata, non la rende meno putrida nè meno tagliente, poichè quello che avvicina attraverso le lettere, s'addentra in profondità nell'animo umano, fin dove tutto risuona con la stessa intensità.

Le lettere sembrano innocue, vero?

Forse è così perchè ci sentiamo in un primo momenti sicuri, difesi dall'anonimato, dalla consapevolezza delle distanze e via dicendo, ci lasciamo trasportare dalla curiosità, e dallo stupore di trovare in un'altra persona la forma delle nostre idee.

E poi è troppo tardi per essere invulnerabili, e per rendersi conto che le idee esistono non meno dei corpi, e le emozioni non meno delle sensazioni.

La sincerità con la quale parlo delle donne che amo, ovvero della bellezza, mi terrà lontano da ogni rapporto umano di intimità, ne sono certo, non meno della deformità o della malattia.

Io non potrò smettere di pensare ad Alice, perchè troppo di quello che è nella mia testa è ormai legato a lei, alla sua immagine.
Non sarà mai assente, ed è sicuramente insostituibile, in virtù del tempo e delle costruzioni mentali più o meno ardite e paradossali che ha propiziato.

Cacciarla via, sarebbe adombrare me stesso, e tacerne, menzogna.

Vera ...

Quando ho costruito il suo personaggio, avevo in mente la mia anima gemella.
L'unica che possa esserlo, mi rendo conto, è esattamente così.

Scostante, nevrotica, lontana, poetica, fredda, confusa, lucidissima.

Vera è talmente sovrapposta a me che condividiamo un'identica visione del mondo.

Alice sarà Alice anche per lei, e così quello che lei sentirà, io proverò.

La semplicità di un rapporto simile, mi ripagherà della fatica immensa spesa cercandoti.

Ovunque.

Non riesco ancora a considerare folle il progetto di trovarti, Vera, e se mai ci incontreremo, dovrai saperlo: io ti ho cercata ovunque.

Thursday, 1 December 2011

Fare l'amore

Fare l'amore tremando, vivendo d'emozioni intense e impetuose ...

Spaventati, insicuri, combattuti tra il desiderio, che è forse necessità, di affidarsi all'altro, e la paura di donarsi completamente, e però finalmente raggiungendo quella nudità nella quale, a vicenda, ci specchiamo.

Quanti vi riescono?
Pochissimi, ne sono convinto.
Tu sei tra loro.

Vorrei che tu, Silvia, ti convincessi del privilegio che hai nel cuore.
Non è solo tuo.

E' di chi ti incontra.

Mal di testa

'Il tuo e' stato soprattutto un errore di valutazione'.

Strana cosa parlare con un tizio legato e imbavagliato.
Se non l'avete mai fatto, non potete sapere fino in fondo cosa significhi percepire la densita' della paura, sentirla crescere fino a saturare una stanza, e fondersi con l'implorazione, l'incredulita'.

Scuotono all inizio rabbia e ribellione, e l'ingegno di adopera alla ricerca di soluzioni d'ogni genere, ma poi i lacci stretti, il freddo, la fame, via via affievoliscono ogni tentativo di antagonismo, ed e' resa incondizionata, totale, disonorevole.

'Ti stai chiedendo perche', vero?'

E come pensavi, lui ti delude, annuendo subito, nella speranza, folle, di trovare un punto di contatto, una nozione comune a se' stesso ed il suo carnefice.

'E questo dimostra che sei una nullita'. Quando io ero in bisogno d'aiuto, e debole, e fragile, tu non hai teso la tua mano a sostenermi. Questo lo posso capire. Se dovessi uccidere' ... mentre pronunci 'uccidere' lo guardi dritto negli occhi per godere di lacrime novelle ... 'tutti quelli che non mi hanno aiutato, dovrei piazzare una tonnellata di tritolo al dipartimento e fare un bel botto, e sarebbe ingiusto. Io stesso non ho cercato aiuto. Ma tu non ti sei limitato ad ignorarmi. Tu mi hai nociuto. E nuocere ad un bisognoso, e' nuocere ad ognuno di essi. Il tuo errore di valutazione, e' stato credere che sarei stato definitivamente in condizioni di debolezza. E forse hai inteso la mia arrendevolezza come codardia. No, idiota. Era tattica. Il fine della mia strategia? Rendere un po' di giustizia a questo mondo. Riscattare gli ultimi.'.

Un colpo di pistola alla tempia, e tutto e' finito.

Non sappiamo come si sia costruita quella scena: ignoriamo quello che precede e cio' che segue questo cumulo di folli istanti, eppure siamo consapevoli che l'esistenza converge in punti simili a questi. Isolati dalla quotidianita', definiscono una vita assai piu' che non giorni d'equilibrio e ordine, ore nel traffico o serate davanti al televisore.

...

Adesso cala il sipario.

Gli attori smettono le loro maschere, e tornano padri di famiglia, fratelli, amanti.
E chi era dotto torna stolto, e chi vile, saggio.

Il pubblico, defluendo fuori dal teatro, popola la citta' di idee che, in auto o in metropolitana, si scoprono scandalose e sconvenienti, e allora si spengono e censurano.

Sono in pochi a non essersene sbarazzati al momento del ritorno a casa.
E c'e' pero' chi si addormenta pensando ancora che siamo fiammelle abbandonate e tremule, alimentate da null'altro che la nostra concentrazione e il tempo, e scippate da mille faccende.

Ho viaggiato molto, e non solo in senso fisico.
Ho conosciuto russe mozzafiato, genii assoluti e altissimi virtuosi.

Ma io cercavo te.

Wednesday, 30 November 2011

Numbers 27, 28 and 29

I met them down town.

I was waiting for my bus, together with an old lady, a couple of students and a blind guy.
The day had been satisfactory. No problems at work, and not as cold as it could have been.

One of them found my gait funny or, more probably, ridiculous.
He taunted me, and that was his first mistake.

I slowly approached him and bending over a bit I told him:
'You don't know me, do you?'
The guy seemed surprised, for sure he didn't expect my reaction.
I was calm but crisp.
'No, I don't know you' he replied, and he was still full of arrogance and impudence.
That was his second and last mistake.

'Then don't waste your bonus. You don't want to know me, number 27'.
Then I looked at his mates.
'Neither you want, number 28 and number 29'.
I smiled at them.

They didn't follow my advice.
Once more they offended me - I didn't insist, that wasn't an error, it was just a last wish - and then they left as impertinent and ignorant as they had come.

The following day, they were on the newspaper.

James Potter, Paul Hill, David Robertson, found dead in their apartments, with a single lead bullet in the head.

This is the story of Numbers 27, 28 and 29.

PS: I miss you, my dear friend.

Ti ho pensato

Ti ho pensato, Vera, e questo non vuol dire solamente 'ho pensato a te', ma proprio 'ho pensato te'.

C'e' una grande differenza tra le due cose.

Fermarmi 'a te' e' come rimanere su un bordo, senza toccarlo, senza davvero interrogarmi di cio' che e' contenuto.

Ci sono molte persone alle quali mi riferisco cosi, e sono quelle cui mi lega un affetto che il tempo, la condivisione di esperienze molteplici, ha accresciuto.

Pensare 'a te' e' focalizzarsi di fatto su una regione dell'animo che i sentimenti, miei, ti hanno assegnato.

I miei fratelli, qualche amico d'infanzia, il primo amore e i vecchi che, via via diventano solo immagini, a volte custodi della sacralita' dei ricordi, a volte interpreti del dolore, e di tutto quello che questo significa.

Questa e' la parola giusta ... interpreti, ai miei occhi, di idee e emozioni in virtu' di meccanismi che, dopotutto, riguarda loro come potrebbero riferirsi ad altri.

A volte penso 'te'.

Ed e' un pungere o frantumare una superficie o una fortezza, ed entrare dentro un'altra individualita', per studiarne proprio le leggi, l'etica, le inconfessabili fragilita' e i sogni piu' soavi.

Senza nessun constringimento esterno o pregiudizio che sia frutto di abitudine o consuetudine, ma perche' vi riconosco un'anima affine.

Ecco, io e' cosi che ti penso, Vera.

Costruire e poi popolare

Costruire un mondo, e poi popolarlo.

Questo e' stato per me scrivere, e questo e', piu' in generale, comunicare.

Sarebbe sbagliato ricondurre la mia esperienza ad un disegno, ad una strategia ben meditata e di lungo termine che, messe in conto eventuali delusioni, false intuizioni e qualche sconfitta, sicuramente avrebbe portato a un risultato solido.

Mi riconosco una certa dose di razionalita', ma l'impeto, cosi' simile alla necessita' di essere libero perfino dai costringimenti che io stesso cerco di tanto in tanto impormi, vince quasi sempre su contegno, assiduita', costanza.

Sono fedele solo a principi generali di natura etica, credo di non aver mai fatto male volontariamente ad un'altra persona se non quando il male, inevitabile, ha finito per schiacciarmi sotto un peso che per forza di cose non era solo mio, ma questi meccanismi, per me, agiscono sempre localmente, con rapidita' istintiva, forse perche' hanno un'origine sentimentale piu' che logica.

Se riconsidero il succedersi degli eventi degli ultimi anni, non fatico a riconoscere errori tremendi che, freddamente, avrei potuto prevedere, gestire, allontanare.

Mi rammarico che questi abbiano fatto soffrire altri oltre a me, e tuttavia sono certo che la gravita' di un intrico irregolare di relazioni umane e un coacervo amabile di umane debolezze abbia premuto soprattutto su di me, e che non io ne sia stato in primo luogo responsabile.

Non recrimino nulla: sono le persone che amiamo quelle che davvero hanno possibilita', non direi mai potere, di farci del male.
Noi concediamo loro questa facolta', che a noi e' egualmente concessa, e spesso l'ipocrisia, la mancanza di coraggio, non fanno che aggiungere al male necessario ulteriori maledizioni.

Ho iniziato a scrivere, un giorno, della mia solitudine, e di un dolore la cui forma mi era, almeno in parte, sconosciuta.

Costruivo, senza rendemente conto, un mondo: descrivevo leggi che lo governavano, stabilivo cosa era buono e cosa era cattivo.

E in quell'universo, arduo e spoglio, mi posavo, come suo unico abitante.

Che sorpresa quando mi sono accorto che tu, un mondo tanto inospitale, popolavi.

Tuesday, 29 November 2011

Spiccioli

Capita che d'improvviso non mi senta bene.

C'e' una quantita' di malessere per cosi dire quasi cronica, banale: certi giramenti di testa, che mi impediscono di camminare senza perdere l'equilibrio, e che solitamente hanno origine in stimoli visivi, hanno smesso di spaventarmi perche' si sono ripetuti troppe volte senza conseguenze, e cosi' le extra sistoli che a mitraglia, per ore, a volte agitano il mio cuore, e allo stesso modo l'acuto, improvviso pungere della protesi, che sfrega e strazia, al tendersi esagerato di un muscolo o all'ardire di un movimento inconsueto.

In questi casi la conoscenza aiuta: riconduce manifestazioni sicuramente preoccupanti a noie, che il tempo, e la pazienza, risolveranno.

In altre circostanze invece la conoscenza amplifica la paura, e fa si che ogni discostarsi dalla normalita', perfino se di lieve entita', siano subito sintomi di quei problemi di cui hai letto nei manuali di medicina, o nei bugiardini dei farmaci.

...

Anche oggi ho visto l'arcobaleno, e il vento prendersi gioco di mille ombrelli.

Mi sto affezionando a questa citta', alle sue pioggerelline, al cielo sereno nel quale corrono veloci nuvole bianchissime e sottili, al vento impetuoso, e perfino al paesaggio spoglio e acido.
La brughiera, un prolungarsi di colline brulle che non amero' mai come l'elevarsi superbo dei miei boschi, esprime un'espressione di nudita' che forse e' piu' autentica e vicina all'umana che non quella di rifugio, nascondiglio, di una macchia impenetrabile e fitta.

Scrivo di fretta.
Tornero' a mettere ordine ai miei pensieri.

Monday, 28 November 2011

A una Donna

Vorrei essere li accanto a te, e costringerti a sorridere e dimenticare il dolore, venerando pero' ogni tua lacrima.

Vorrei essere li, per ascoltare assieme la divinita' che scuote l'anima, e dentro scalcia e si dispera dei limiti di noi esseri umani.

Il tempo, lo spazio, le circostanze ... mille e mille impedimenti che rimandano, impediscono, confliggono con idee, progetti, sogni ...

Si plachera', solo un poco e sempre temporaneamente, la furia del demone, e nel ritirarsi di quello spirito in fondo vitale, tra fratture e ustioni, sara' un attimo il nostro tempo.

...

Ora pulisciti il viso, lascia che con le labbra asciughi le tue lacrime, e le dita risistemino i capelli.

...
La notte
...

Al risveglio, il canto degli uccelli alla prime luci dell'alba, e la loro voce e' quasi assordante nel silenzio immobile dei dormienti.

Ti adoro, e le tue paure sono le mie, e non c'e' una sola insicurezza, scivoloso pendio o labirinto intricato, che non conosca quanto te.
...

E poi ...

E poi la tua piccola Elisa, appena alzata e ancora in pigiama, che dalla cucina ti chiama ' ... mamma!'.

La senti?

Vuole giocare con le bambole, vuole fare colazione, vuole un panino o la tua pizza, proprio quella che un giorno preparerai anche per me.

Saturday, 26 November 2011

Attenta! E' nitrogeno di potassio!

'Attenta! E' nitrogeno di potassio!'.

...

All'uscita secondaria del pian terreno, quella che porta dritti in mensa, c'è un grosso deposito pieno di bombole.

Capita che ce ne sia qualcuna che sbuffa vapori bianchissimi, altre con delle inquietanti etichette 'Danger' arancioni, residui di chissà quale guerra chimica segreta e costata la vita a scienziati incauti più che a soldati schierati in campo di battaglia.

Oggi, che sei venuta a trovarmi, siamo scesi nel tardo pomeriggio per un caffè e un pasticcino, e ci siamo ritrovati a passare davanti a una di queste bombole proprio durante un improvviso sfiatare di gas.

Che preoccupazione è calata sul mio viso, e che angoscia nella mia voce, come strozzata dal contrarsi improvviso dell'apparato respiratorio!

'No, maledizione, no! Me ne sono dimenticato! Oggi è sabato, e ci avevano avvertito che nel pomeriggio, approfittando che non si lavora nel weekend, avrebbero lavorato su questi rifiuti chimici tossici ... Attena, è nitrogeno di potassio, è pericolosissim, non respirare!!!'.

Dico così, e ti prendo per la mano, e ti stringo a me, come se quello fosse l'ultimo istante delle nostre vite, e che noi, giustamente, dovremmo vivere baciandoci.

Che scuse meschine, amore mio, per un ultimo bacio, per farti battere il cuore e sentirti fremere.

E tu che mi conosci, e sai che sono un mascalzone innamorato, un po' ci caschi e un po' ci stai.

Certo, perchè il nitrogeno di potassio non esiste, me lo sono inventato nel tempo libero, con il preciso scopo di giocare con te.

Quello è solo vapor d'acqua buttato fuori a intervalli regolari dal sistema di riscaldamento del dipartimento, e non farebbe male ad una mosca.

...

Mille baci a te, mentre mi dici che mi ami.
Mille baci, e ti prendo la manina.
Che pelle morbida che hai, e che dita piccoline, guarda, non mi arrivano neanche alla mia seconda falange!

Dai, facciamo un gioco di forza: prova ad aprirmi il pugno chiuso, vediamo se ce la fai.
E stasera? Stiamo a casa ad ascoltare la musica e fare l'amore, che ne dici?
Ma prima devi dirmi che mi adori e sono bellissimo, altrimenti guarda che ti porto a mangiare da McDonald!

Dammi un bacio.
Adesso, non indugiare.
Prima che il battito torni regolare, prima che torni tutto sotto controllo.

Finchè ancora sto sognando d'averti vicina.

Operare per il bene del proprio paese

Leggo dell'iniziativa, sostenuta anche da Assocalciatori, di acquistare buoni del tesoro poliennali, gli ormai mitologici BTP, per dare sostegno al paese.

Ammetto di ritrovarmi perplesso in quest'orgia di acronimi, PIL, BTP, MibTel, termini finanziari, spread, future, blue chips, e concetti complessi, signoraggio bancario, debito pubblico, fallimento, di cui non sono sicuro di capire i dettagli più sottili, e forse neppure quelli più triviali.

Se io fossi ricco, e volessi aiutare davvero il mio paese, farei ben altro, e principalmente qualcosa di semplice, comprensibile, a volte perfino di immediato effetto.

Cercherei, innanzitutto, di creare occupazione, magari entrando in società in crisi o sostenendo quelle che operano in settori che sicuramente prospereranno in futuro, è il caso di quelle che si occupano dei temi delle energie rinnovabili e dell'ambiente in generale, e poi in investirei sulla formazione dei giovani, finanziando borse di studio, dottorati di ricerca, stage di perfezionamento, e infine penserei di impegnarmi nel settore immobiliare, comprando appartamenti e dandoli in affitto a prezzi convenienti a famiglie con disabili a carico, studenti fuori sede, anziani.

E' di qualche giorno fa la notizia, spero non fake, dell'interessamento di una rock star alle sorti di una compagnia aerea in fallimento: sono questi esempi di illuminati che potranno dare un futuro all'Europa.

Se invece i ricchi continuearanno ad accumulare nei loro forzieri ingenti ricchezze, al progressivo depauperimento della classe media, all'avvilirsi degli indigenti, farà seguito un tracollo complessivo del nostro modello culturale.