Thursday, 26 November 2020

'Tu non sai cosa sono io!'

Mi guarda con occhi di sfida quel piccolo bastardo. 
Gia' pregusta una nuova preda e mi urla addosso, con una voce stridula e feroce: 'Tu non sai cosa sono io!'.
Boom. Sorpresa! 
Io lo so benissimo cosa tu sei, idiota. Questa volta a finire in trappola sarai tu, o, per essere piu' precisi, sarete voi.

...

E' necessaria, a questo punto, una corposa introduzione.
 
Non so come sia possibile, ma questa volta il sogno mi proietta in un'Isola remota, ambita meta turistica di ricche famiglie alla ricerca di quiete e contatto con la natura. Partorito da chissa' quale suggestione esperita nella veglia, ritrovo in villeggiatura la famiglia dell'impresario teatrale Sheffield, protagonista tanti anni addietro di una nota sit-commedy. Ci sono lui, la bambinaia ed i tre figli.

Passeggiano sereni lungo una serie di ponti di corde e bambu' che sovrastano un'ampia area di foresta. Nulla dovrebbe interrompere un simile idillio.

Io li osservo da lontano, dalle nuvole, con distante benevolenza.

Sono troppo distantii perche' possa cogliere il suono delle loro parole, ma e' sicuramente angoscia quella che li sta animando adesso: urla confuse si soprappongono ai suoni di una foresta improvvisamente cupa - si levano in cielo e fuggono lontani gli uccelli, mentre nel sottobosco chi puo' si nasconde nelle profondita' della terra, e gli altri scappano lontano.

E' un bambino ad aver gettato nel panico la mia Isola. Un piccolo bambino con indosso una maschera grottesca ed orribile che, armeggiando un macete, si avvicina alla famiglia Maxwell.

E' troppo presto per intervenire - non posso giudicare prima che una violenza abbia luogo.

La piccola creatura demoniaca balza prodigiosamente da ponte a ponte, ed e' ormai prossimo a raggiungere le sue prede. Mi domando pero' come possano questi uomini essere tanto terrorizzati da una creatura cosi' piccolo: certo, e' armato, ma il coraggio dovrebbe accompagnare le azioni degli adulti, non la paura. Hanno con se' dei bastoni da passeggio, sarebbero sufficienti per far desistere l'aggressore.

Ma ormai l'angoscia si e' impossessata di tutti quanti.

Non cadono sotto la lama di quel macete, ma precipitando dai ponti giu' verso la foresta. E' li che avviene il crimine che finalmente posso, e devo, giudicare.

...

Adesso te la devi vedere con me, maledetto.

Scendo tra i mortali per condannarli.
Mi vede, il piccolo criminale, e cerca di mettere in atto la stessa strategia.
A grandi balzi, minaccioso, si avvicina.

Ma io non indietreggio.
Anzi ... lentamente mi avvicino a lui.
Non si aspettava una simile reazione. Lui confidava nel panico, era sicuro che, correndo su quei ponti di corda e bambu', avrei finito per precipitare pure io, e incontrare nella foresta il mio fato.

Questi giochi con me non funzionano.

Non sa cosa fare, ed io ormai sono vicino a lui. 
Non sanno cosa fare, io invece si.

'Tu non sai cosa sono io' mi dice allora quella voce cattiva e feroce.
 'Oh ... eccome se lo so' rispondo io.
Il mio colpo non e' per quel nano mascherato, che non fosse un bambino l'avevo capito subito. No. Il mio artiglio ghermisce la creatura mostruosa sua complice, che ha divorato tante vittime. Dalla foresta salgono le grida di dolore di un mostro che si e' considerato invincibile, e che ora e' dilaniato dalla mia collera.
Sopra, il nano traditore, e' terrorizzato. Scappa, corre di ponte in ponte, salta piu' lontano che puo'. Vai pure. La tua esecuzione e' ormai imminente.

Wednesday, 18 November 2020

Dimenticarsi una città

Ti è mai capitato di dimenticarti di una città?
O, per essere più precisi, ti è mai capitato di ricordarti di un luogo, ma di non ricordarti in che città è collocato?

Nella mia mente è l'immagine di una lenta passeggiata lungo le sponde di un fiume. Cammino attraversando una terrazza, un ballatoio che segue le acqua.

Fa caldo, e decido di prendermi una spremuta ad un chiosco li vicino.

Ecco ... stasera mi è tornata voglia di perdermi in una città che non conosco e non ricorderò.

Le organizzo così io le mie vacanze. Fisso sl limite la destinazione, e poi la raggiungo improvvisando, dal viaggio, spesso in treno, all'alloggio, al limite prenotato in carrozza.

Tutto questo mi manca molto.

Thursday, 12 November 2020

Un Tempo miserabile

E tu?
Come vivi questo tempo miserabile?
Io ... beh, cosa vuoi che ti dica: lo vivo nell'unico modo che la vita mi ha insegnato per gestire il dolore.

Apnea.
Anoressia dello spirito.

Così io ho sempre domato, ma non ucciso, il dolore.

Certo ... con alterne fortune. Ma la mia vita è stata ricchissima, e perfino quel dolore residuo annovero tra i miei tesori.
Il male che ho accumulato ha nobilitato ciò che non ha distrutto.
Mi ha insegnato soprattutto ad amare - mi ha imposto di imparare ad amare.

Ed ho amato infinitamente.
E sono stato amato infinitamente.

Ed è per questo che so che se ci sarà un futuro sarà di nuovo nobile, e glorioso, e che il dolore inestinguibile mi spingerà ad amare, ad essere amato ancora più profondamente.

Io lo so.