Sunday, 13 December 2020

Una breve storia dell'orrore

Sono contento di essere tornato ad abitare queste vecchie stanze, e credo che non sarà un breve soggiorno il mio.

Devi sapere che una delle cose di cui vado più fiero è una breve storia horror che ho scritto con una mia carissima amica, e che abbiamo avuto pubblicata su una rivista di fumetti, qualche anno fa. La cosa buffa è che già a quel tempo non vivevo in Italia, e non riuscii dunque a comprare il volume ... ma non importa, è lo stesso stato molto bello, e vorrei tanto ripetere l'esperienza.

Come sai mi ispirano i sogni, ed in effetti quel che segue io l'ho esperito, e goduto, qualche notte fa.

Per una volta non sono il protagonista, ma una sorta di osservatore, una figura a metà strada tra giudice e maestro.

Un demone deve mettere in pratica i miei insegnamenti. Il compito che gli ho affidato, per avviarlo alla sua funzione, è per nulla banale: deve uccidere qualcuno che merita di morire.

Non ho corpo, sono puro spirito. Osservo senza essere veduto da nessuno, nemmeno dal mio discepolo, che semplicemente sa di dover uccidere entro un certo limite di tempo, e solo chi davvero lo merita.

Dal mio regno ultraterreno ho fatto precipitare l'apprendista in una grande metropoli, nel corpo sgraziato di un ometto di mezza età. Non sa nulla delle circostanze, deve improvvisare, e deve farlo in fretta.

È su un mezzo pubblico affollato. Le mani frugano il cappotto alla ricerca di un indizio, di un contesto che faciliti le cose. Prende il portafogli dalla tasca interna del soprabito per dare un'occhiata alla sua stessa identità. Il borsello è gonfio di banconote: pezzi da 100 e da 50, come raramente se ne vedono su un mezzo pubblico.

Qualcun altro, oltre al piccolo demone, ha visto quel denaro. E lui se n'è accorto. Sono in due, giovani, ben piantati, pronti a tutto. Si sono fatti un cenno di intesa che è valso più di mille parole.

Continua ...

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