Monday, 21 May 2018

Io

La sorella di Silvia morì da adolescente, per un problema ai reni di cui anche lei soffrì da bambina.
Questo carpii da discorsi vaghi della sua amica Paola, confermati da uno sguardo assente e triste, inequivocabile e sacro.

Ed io pensai subito alla sventura di chi mi incontra, ed alla mia, e decisi di non incontrarla.

In quegli anni vivevo appeso ad un filo, ed ero in condizioni indecenti di disfacimento fisico e spirituale. Mi sosteneva un'ottusità paziente che gli altri amavano, e che io con il tempo ho imparato a detestare.

Le donne vedono in me un saggio, non un uomo.
Vedono quella pazienza e null'altro. Forse altro da vedere in effetti non c'è.

Un saggio ... ma se avessero buon occhio scoprirebbero in me un ipocrita, un mentitore seriale, una macchietta.

...

Ma come fa, mi domando io, uno a chiedermi 'Come stai, Gio?'.
Mi capita ancora.
Me lo chiede perfino 'lei'.
Come vuoi che stia?

Da 30 fottuti anni non ho un giorno di tregua, di riposo ininterrotto, di amore.

Sto male, malissimo, ed il fatto che la sofferenza sia cronica non aiuta ad eluderla, ad elaborare strategie evasive.

Mi manca giusto provare delle droghe, o suicidarmi, per vedere l'effetto che fa, ma non ho intenzione di sperimentare in tal senso.

Sono convinto che quel che mi rimane da vivere sarà simile a questi ultimi mesi di disperara lucidità, di solitudine impenetrabile.

Quanto odio, e quale rabbia sento dentro di me.
Ma non trovo nessuno da odiare, nulla su cui scaricare la mia ira.
Forse dovrei imparare ad odiare.

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