Thursday, 5 April 2018

Sogni

Sono, al solito, una creatura ultra terrena, un semio Dio itinerante.
E, al solito, nascondo la mia natura.

Sto camminando in un bosco, e l'ora è quella di un nebbioso crepuscolo.

Avanzo silenzioso e solitario.

Sta per calare una notte quando sento avvicinarsi una minaccia.

Non mi preoccupo, non ho nulla da temere se non di manifestare il mio potere oscuro, la mia essenza disumana.

Allora per scongiurare un'aggressione cui reagirei con violenza inaudita, scelgo di dissolvermi, di salire in alto, tra i rami, non interessandomi neppure della forma esatta di quel male.

Passo così la notte.

Al mattino riprendo forma umana, e continuo a camminare.
Giungo ad una casa nel bosco.

Li vivono i miei zii.

Sono scossi, chè nelle ultime settimane il bosco si è fatto ostile, e tanti vagabondi sono stati ritrovati cadaveri, smembrati, lungo i sentieri, allo stagno, nelle grotte.

Percepisco la fondatezza delle loro paure.
La casa, pensata per essere ospitale, non offre un riparo sicuro contro le creature demoniache della notte.
Non corre lungo il perimetro una recinzione vera e propria, non un cancello sbarra il passo ad invasori.
Non esistono armi, se non i pugni ormai consumati dal tempo dello zio, ormai vinto dalla consapevolezza di una debolezza evidente.

C'è poco di cui essere spaventati: attenderò con loro l'imminente aggressione, e farò strage di quei miserabili orchi, che da predatori si scopriranno troppo tardi prede. L'idea di un massacro imminente risveglia in me l'istinto del Dio rapace che mi ha generato.

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