Tuesday, 16 January 2018

Reminiscenza

Il 27 agosto 2009 scrissi, in uno dei primi messaggi di questo mio diario, quanto segue:

'Chiusi nel vaso di Pandora, la malattia e l'invidia, l'odio e il dolore, accattivanti, s'adoperano per sedurre la povera sventurata.
E' impossibile resistere a un simile richiamo, ed il vaso è cosi' grazioso che la curiosità in pochi istanti ha già vinto la prudenza.
La differenza, unica mi pare, tra il vaso e me è proprio nell'irresistibile fascino che questo esercita.
Cosi', non bastasse quello che hai dentro a farti realizzare d'essere un verme, !tu vuoi sedurre Pandora!, s'aggiunge l'orrida frustrazione del fallimento incondizionato.
Frustrazione ... tu si dimostri quanto è squallido 'Gio'.
Lui vuole chiamarti tristezza ... si immagina 'sad', ricordi?
...
Ho cosi' bestemmiato la poesia, l'opera, tutta la musica che amo, usandone la bellezza, senza neppure rendermente conto, per lo scopo piu' becero.
Omnia munda mundis, ma quanto puo' essere sciocco l'essere piu' innocente.

Starei forse piu' a mio agio nel serraglio di Montezuma, ma l'ultima creaturina che fugge dal vaso, è la piu' tremenda, per me e per tutti.'

Cosa è cambiato, in quasi 10 anni?

Non la mia solitudine, nè la collera nei confronti di quell'ultima creaturina, la speranza.
Il dolore è però invecchiato, s'è incattivito, è più testardo.
Io sono ottuso.

E mi vedo davvero nel serraglio di Montezuma.

Solo a volte sono titubante, e dire non so se sia io in gabbia od invece lo sia quella moltitudine oltre le sbarre.

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