Monday, 27 June 2016

Io sono un genio!

Da qualche giorno, nonostante i mille pensieri e le tante preoccupazioni per questo scellerato Brexit, mi ripropongo di continuare a scrivere di Chiara.


Ho ben in mente cosa esprimere, ma cercavo un po' di tranquillita' per saper scegliere con cura le parole, che' mica si puo' scherzare di certi argomenti.

Non e' arrivata la tanto agognata serenita', ma ha fatto capolino, la notte, un'ulteriore ipotesi, un'intuizione di te.

Eh si, stanotte, come ricompensa dei miei pensieri, Chiara e' venuta a trovarmi in sogno, in un sogno stupendo, ricco di allegorie.

Sono ad un party, non so dire se tra accademici o sfaccendati d'altro genere.

Accanto a me e' quella che sembra la mia compagna, una bella donna, bruna, elegante, un po' astratta e annoiata, assente in quella confusione nella quale sono.

Ad un certo punto arrivi tu, Chiara.

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Mi guarda, un po' delusa, un po' rassicurata: mi fa un gesto, come per  intendere: 'Ma come Gio? Dici tanto, e poi ti fai accompagnare da una donna, da una qualsiasi che non sono io? Ma allora che valore hanno le tue parole?'.

Le sorrido, e in qualche modo le faccio capire l'artificio, la finzione: la donna accanto a me, che fisicamente le somiglia, non e' che una scultura, una mia creazione che m'accompagna ovunque e che solo io, e lei, riusciamo e vedere.

Risolto il fraintendimento, ci svincoliamo dalla confusione e rifugiandoci in mille baci.

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Se vuoi sostituire al tuo nome quello di un'altra, Alice, Vera, Silvia ... fai pure, lo capisco benissimo.

Io, almeno per un po', continuero' a chiamarla come te.

Friday, 24 June 2016

Una di quelle

Esistono persone, pochissime, e non ho ancora ben capito se piu' fortunate dell'altre o miseramente dannate, che vivono ogni cosa con indomabile trasporto emotivo e lucida coscienza, e cio' che vivono lo vivono e rivivono cento volte, che' quel che entra rimane li, a dibattersi, a splendere, a urtare, a far male, o a fiorire.

Esistono persone che con naturalezza riconoscono la molteplicita' della realta', che percepiscono come somma di sfumature diverse, ed ogni sfumatura sanno cogliere nella sua individualita': cosi' di un gesto, di una parola, di una disattenzione mettono come sotto una lente di ingrandimento ogni dettaglio, ingigantendo il bene ed il male.

Queste pochissime persone solitamente le incontri infilate tra le pagine di bei romanzi, o nelle pieghe del tuo cervello, tra i sussulti del cuore, piu' difficilmente hanno carne ed ossa.

Chiara e' una di quelle.

Azzardo delle ipotesi.

Io credo che pagine di bei romanzi si siano infilate nelle pieghe del suo cervello, tra i sussulti del cuore, e poi di li, i dettagli del processo mi sono ignoti, si siano moltiplicate, evolute, approfondite.

Credo che quelle pagine di bei romanzi si siano trovate benissimo in Chiara, sedotte proprio come me dai suoi occhiali da ragazza miope che vuole vedere lontano, dalle tazzine di caffe' ed dalle passeggiate per i boschi.

Chiara mi ha spiegato, ed e' stata molto convincente, che io sono un po' tonto, un po' inopportuno.

Ha ragione.
Ma anch'io ho ragione.

Wednesday, 22 June 2016

A proposito di Chiara

Un giorno o l'altro, in effetti, dovrei scrivere qualcosa a proposito di Chiara.

La penso spessissimo, anche se ormai e' da mesi, forse un paio d'anni che non ci scriviamo piu'.

So che e' stata qui in citta', probabilmente con il suo uomo o per il suo uomo, e mi sembra assurdo che non le sia venuto in mente che io vivo qui, e la penso spessissimo, anche se ormai e' da mesi, forse un paio d'anni che non ci scriviamo piu'.

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Caso mai tu capitassi di qui, Chiara, vorrei tu sapessi che continui a confermare le mie intuizioni di te.

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Tuesday, 21 June 2016

Pensieri sulla pazzia

Camminare per strada vestiti di stagnola.
Parlare ai muri.
Mangiare foglie secche.
Bere candeggina corretta da una spruzzatina di Coca Cola.

Ecco, questi sono chiari esempi di pazzia.

Qui basta osservare un secondo l'espressione di detta deviazione per coglierla netta, inequivocabile, dolorosa più per traslazione di noi stessi nel matto che per empatia vera propria.

Io, credimi, sono più folle di uno che parla ai muri o si fa di candeggina.

E tuttavia nessuno, vedendomi in un istante dell'attuazione di questa scalmanata pazzia, mi saprebbe associare ad una forma di disordine mentale.

Se tu mi vedessi camminare per strada mi prenderesti per un povero sciancato locale, o per uno, al limite, che ha bevuto troppo o si è fumato qualcosa (pallore, incedere incerto, respiro un po' affannoso).

Ed invece sono un uomo stremato, sono un corpicino scarnificato e infilzato da protesi, sono un pazzo e non posso che esserlo.

Certo, vorrei i baci e le confessioni di una dolce amante, o la trasgressione esuberante di una donna alla ricerca del puro piacere.

Ma desidero anche una tregua che mi risparmi almeno ogni tanto il dolore quotidiano.
E le energie per non sentirmi già oggi un uomo finito.

Mi rendo conto di quanto angosciante sia la mia vita quanto mi accorgo di come un'esistenza possa essere ricca, e mi ricordo di quanto faticoso e meschino sia stato il cammino fin qui.

Eroismo e stanchezza

C'e' qualcosa di eroico in ogni scontro impari.

La storia l'hanno scritta certamente i vincitori, ma chi ne legge distaccato il resoconto non e' legato a nessun trattato di sottomissione, non ha obblighi nei confronti di nessuno.

La mia vita e' un fottuto scontro impari, una folle controffensiva che al limite puo' aver colto di sorpresa il nemico, ma che in nessun modo puo' vincerlo.

Mi angoscia la consapevolezza di non aver piu' le risorse neppure per amare le donne.

Non fraintendere, non mi riferisco all'atto in se', ma alla spavalderia, alla sicurezza, alla forza che convergono nel corteggiamento, e che riconoscono le affinita' e costruiscono quel po' di solido e significativo che una relazione puo' vivere.

Qui sta crollando tutto.

Sotto le macerie restera' uno che e' stato un po' idiota ed un po' eroe.

Sunday, 19 June 2016

Pensieri sulla miseria

Avvicinando riflessione filosofica a considerazioni che rimandano alla meccanica quantistica, c'e' chi dice che un albero, cadendo in una foresta deserta, non faccia rumore, che' non c'e' esistenza senza osservazione.

La mia vita, lo devo riconoscere, somiglia abbastanza ad un deserto.

Forse questo significa che tutto cio' che ho vissuto, sentito ed espresso (o amato) non sia esistito, perche' non e' stato partecipato, ascoltato, capito (o amato).

Io credo sia proprio cosi': sono nulla, nulla ti dico!

Pero' devo aggiungere una cosa: se nulla e' stato di cio' che ho sognato, desiderato o sentito, nulla e' stato anche di quel che ho subito, sofferto, perso.

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Questa e' forse la mia unica consolazione, vita infame.

Friday, 17 June 2016

In giorni come questo

In giorni come questo devo necessariamente temere il futuro, perfino quello prossimo.

Non credo esista un lettore dell'intero mio diario, ma se un simile individuo esistesse potrebbe rimproverarmi una certa tendenza, saltuaria ma periodica, ai toni apocalittici di chi sente imminente un tracollo che, a conti fatti, non è ancora materia.

La verità, Loren, è che le mie fosche previsioni si sono bene o male avverate.

Ed io con una tenacia che logora sto tenendo duro, ed ho già sottoposto il mio miserabile corpo a sforzi sproporzionati, forse eccessivi.

Wednesday, 15 June 2016

L'odore di una donna


Donne ... ed ancora di più donna, e più precisamente .... 'lei', e meravigliosamente 'tu'.

Tu forse pensi ch'io esageri in proposito, che ti prenda un po' in giro.
Ed invece per me e' proprio la donna a contare piu' di ogni altra cosa, di ogno moto dello spirito, di ogni condizione.


Oggi, tornando in ufficio dopo un pranzo frugale e pessimo, ho incrociato una donna alla porta d'ingresso del dipartimento.

Mi ha salutato contenta, io ho risposto un po' confuso, colto di sorpresa a dirla tutta.

La conosco?

Non lo so: come gia' ti ho detto, e neppure su quello scherzavo, io faccio fatica a riconoscere le persone, perfino le donne.

Mi ha investito con il suo odore.

Accompagnando la porta, ne ho approfittato per guardare le sue gambe, mentre si allontanava (ho dovuto farlo, riesci a capire cosa significhi?).

'Carina', ho pensato tra me e me, 'ma certamente non figa'.

Eppure mi ha catturato all'istante.
Non per il saluto gioviale.
Non per la spontaneita'.

Ma per l'odore.

Non e' profumo, quello che mi prende davvero.
E' odore.
E' l'odore della sua pelle, del sudore che vuoi sulla sua pelle quando si e' tutti e due nudi, e ci si strofina, ci si bacia, si scopa o si fa l'amore.

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Se penso alle donne, faccio fatica a definire 'la piu' bella', non so 'costruirla' mettendo assieme forme e colori.
In effetti mi piacciono alte, basse, magroline o formose, e brune, rosse, bionde, e mi farei in questo istante una qualsiasi donna attraente, purche' non mi dia il tempo di deludermi, purche' non le dia il tempo di deluderla.

Eppure esiste una combinazione di caratteri che ritrovo in tutte le donne che ho amato e desiderato davvero.

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Periodo pesantissimo al lavoro, e tieni presente che qui fa semplicemente freddo.
E tra pochi mesi scadra' il mio contratto, e se non trovo un altro lavoro qui rischiero' la fame!!!

Settimana prossima tornero' a dedicarmi con calma ai miei pensieri.

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Monday, 13 June 2016

Pensieri su tette e culi


Instagram e' tutto un trionfo di tette (perfette) e culi (sodissimi).

Io in quei lidi sono per sbirciare le foto di Chiara e per tenermi aggiornato su Modesty, ma finisco per affogare in un mare di tette e culi.

Cosi' facendo si rischia l'inflazione, si rischia l'assuefazione alla perfezione, e per me, che di tette e culi in carne ed ossa, imperfetti e dolci, da toccare e baciare vivo, questo e' preoccupante.

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Possibile che non si capisca che tette e culi, da soli, non vogliono dire quasi nulla?

Tante belle donne si preoccupano di mostrare tette e culi, e non si rammaricano di dimostrare una superficialita' imbarazzante, un esibizionismo ridicolo.

Evviva le tette.
Evviva i culi.
Evviva le maialone che si divertono a darla via, evviva le cornificatrici seriali.

Ma che abbiano una testa, o almeno un cuore.
O il cuore, o almeno una testa.

Sunday, 12 June 2016

Appunti di viaggio



Appunti da elaborare, se mai ne avro' il tempo e la capacita'.


...

Da Vienna sono partito improvvisamente, sabato mattina.

La mia idea, inizialmente, era di rimanere a Vienna anche Domenica, ma ho avuto un contrattempo, non sono riuscito a trovare un'altra camera per prolungare la permanenza, e capitando in Stazione Centrale al momento giusto per prendere immediatamente il treno in direzione di Monaco non ci ho pensato su troppo e sono partito.

Il tragitto tra Vienna e Salisburgo, dove avrei dovuto cambiare vettore, e' stato terribile.

Sul mio vagone era una combriccola chiassosa, incivile, insopportabile, forse una famiglia, chissa'.

Per tutta la durata del viaggio due o tre bambini hanno pianto o fatto baccano, rotolandosi per terra o correndo su e giù perbil vagone.
Il tutto, bene inteso, nell'indifferenza degli adulti, capaci solo, di tanto in tanto, di berciare parole in una lingua straniera all'indirizzo dei piccoli, e per il resto occupati a discutere, ad alta voce, tra di loro.

Incapace perfino di interpretare il 'rosso' come segnale di 'occupato', uno degli uomini, dall'aspetto peloso e sporco di un animale, ha provato perfino ad entrare nel bagno, ove aveva appena fatto ingresso una signora.

Attorno a me, indifferenti gli austriaci ascoltavano musica, leggevano il giornale, guardavano altrove.

Arrivati a Salisburgo, invece che prendere subito la coincidenza per Monaco, ho deciso di fare due passi in citta', di sgranchirmi le gambe, di mangiare un boccone.

Anche l'allegra famiglia e' scesa li.

Gli uomini sono spariti subito, mentre le donne, sempre portandosi dietro, trascinandosi anzi i bambini, hanno cominciato immediatamente il loro lavoro.

Volti felini e cattivi, comportamento da predatori: si avvicinavano ad ogni situazione di vulnerabilita': ad una donna che frugava in uno zaino, ad un ragazzo che si allacciava le scarpe.

Ho pensato a quelle donne orribili, di forse neppure 30 anni.
Ho pensato a quei bambini ancora belli e giocosi, ma gia' condannati ad odiare ed essere odiati.

La soluzione?


Tutto cio' che tuteli quei piccoli e di cui non possano approfittare quegli adulti.

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Ho soggiornato nelle immediate vicinanze della Stazione Centrale, e li sono tornato tante volte, per prendere la Metropolitana, o cercare qualcosa di buono da mangiare (ogni volta che torno a Monaco faccio scorpacciate di hamburger).

Monaco e' una citta' molto pulita ed accogliente, sicura ed un po' severa, ma in stazione si vede un po' di tutto: atteggiamenti, acconciature, abbigliamenti che smentiscono l'idea di uniformita' che viceversa il centro ed i quartieri piu' eleganti suggeriscono.

Stavo camminando lungo il perimetro della stazione, ed accanto a me era un barbone.
Ad un certo punto si e' chinato, ha raccolto un mozzicone di sigaretta, l'ha guardato un po', l'ha valutato gia' consumato e gettato di nuovo a terra.

Vicino a lui era un ragazzo africano, dalla pelle scura, quella che tanto intimidisce la virilita' dei deboli, dall'abbigliamento un po' folle proprio di quella giovinezza che destabilizza e mette in agitazione, perche' puo' precedere ogni cosa.

Non ci ha pensato un attimo: ha cavato dal taschino un pacchetto di sigarette, ne ha presa una, l'ha data a quello sconosciuto.

Ho puntato il mio indice, di uomo bianco, scheletrico, fragile, in sua direzione.

'That's very kind of you, well done!' gli ho detto, ed ho fatto con il pollice il segno, universale, di approvazione.

Lui un po' sorpreso, dell'essere stato osservato, di quel saluto, ha sorriso, si e' levato il cappello, era contento.

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Tutto qui.

Friday, 10 June 2016

Appunti di viaggio

Stanotte sono stato poco bene.

Verso le due della notte mi sono svegliato di colpo, e stavo come soffocando: un riflusso gastrico salendo dall'esofago ostruiva le vie respiratorie, e per lunghissimi attimi ho vissuto una condizione stranissima di confusione e paura, uno smarrimento violento.

Non mi sembrava di essere in grado di respirare, eppure per certi versi non mi mancava del tutto il fiato, come se almeno attraverso il naso riuscissi a guadagnare un po' di ossigeno (o era questa solo un'impressione pietosa?).

E' stato piu' angosciante un momento successivo, in cui davvero degli spasmi mi soffiavano l'aria fuori dai polmoni.

Alla fine sono riuscito a inspirare di nuovo: poi mi sono alzato, sono andato in bagno, maledicendo la cena frettolosa della sera precedente, la fretta di una spesa approssimativa.

E' la seconda volta che mi capita qualcosa di simile, ed ho capito la lezione: neppure in una situazione 'particolare' (come lo e' il ritorno a casa da un viaggio) posso cibarmi in modo disordinato, e poi mettermi a dormire.

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Domani ti raccontero' dei miei appunti di viaggio.

Wednesday, 8 June 2016

Bellissima

Volo prima rimandato, poi annunciato, poi cancellato.

Notte passata aeroporto, dormendo, giusto un paio d'ore, su una panchina.

Avrei da dirti alcune cose, ma al solito la piu' bella e' donna.

Splendida: rossa, capelli ricci, un vestitino verde.
Sembrava una creatura dei boschi e delle favole.

Sono ancora un po' intontito dal sonno, forse sto ancora sognando.

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E' stato massacrante passare la notte bivaccando qua e la, ma e' stata un'esperienza comunque positiva: l'ho superata senza troppi danni, e questo e' bene.

Ti diro' di piu' domani.

Monday, 6 June 2016

Pensieri sulle belle donne

Io, alle belle donne, alle donne che amo, non chiedo che una cosa: di essere contagiose.

Sulla morte di un fascista

Gianluca Buonanno, fascio-leghista omofobo della peggior specie, clown esibizionista e stolto, è morto oggi, a 50 anni, in un incidente stradale sulle cui cause ancora non è stata fatta luce.

Era una testa di cazzo, forse il peggiore dei suoi, ma ogni morte provoca dolore, ed ogni morte improvvisa impone amare riflessioni sulla fragilità della vita.

Le alte considerazioni cui ci induce la sua morte non sono vane.
Condoglianze alla famiglia, a chi ha perso un amico, e riposi in pace

Friday, 3 June 2016

La bellezza

Un po' imbronciata stava aiutando un'amuca a caricare delle borse su un'automobile.

Mi sono avvicinato.

Le ho chiesto se potevo farle una fotografia.
Mi ha sorriso, ed un po' si è messa in posa.

Ho scattato, e le ho detto 'You are perfect!'.

Mi ha sorriso ancora, poi siamo tornati alle nostre cose.

Pessimista sul futuro

Le cose, temo, si mettono male.
Non ho le necessarie risorse fisiche: lo dimostra la stato di spossatezza in cui mi precipitano pochi giorni di lavoro in trasferta.

La città, vista così, mi appare ancora più bella.
La vita, vissuta così, è meravigliosa.