Saturday, 20 August 2016

Pagina di diario

Anke somiglia all'Ornella Muti dei film con Celentano dei primi anni '80.

Più bella che sensuale, ha un viso angelico e luminoso, un portamento sofisticato ed un corpo meraviglioso.

È elegante, un po' teatrale, riflessiva e consapevole.
È una di quelle donne che catturano al primo sguardo, e che a quello sguardo rispondono con naturalezza.

Qui al dipartimento ha fatto perdere la testa a molti trentenni: ne ha fatto adolescenti alla prima cotta, impacciati ed innamorati come non saranno mai più.

Non so se sia sempre rimasta fedele al suo fidanzato, che solo ogni tanto le faceva visita da Copenhagen, ma credo sia proprio stato così.

Tra noi c'era un rapporto bello e particolare.

All'inizio l'ho mandata un po' in confusione.

Avrebbe forse voluto farsi di me l'idea semplice ed omogenea di un buffone, ma poi parlavamo di etimologia, sentimenti, alberi e boschi, e tutto diventava più complicato, e bisognava ricominciare da capo.

Mi osservava in silenzio quando, senza soluzione di continuità, dalle facezie più triviali mi lasciavo sedurre dal fascino della conversazione, e senza nessuna strategia, senza alcun fine se non l'esplorazione dell'anima, le parlavo, l'osservavo, l'ascoltavo.

Io non capisco come sia possibile che quasi nessuno parli di etimologia, sentimenti, alberi e boschi: come si può altrimenti capire chi è l'altro?

...

Da un anno è tornata in Danimarca, ma ancora ci scriviamo e scambiamo libri: il Clown triste di Bőll, le Memorie di Adriano, Narciso e Boccadoro ...

Ci vedremo tra qualche settimana a Zurigo, dove lei sarà per motivi di lavoro, ed io in avvicinamento all'Italia.

Forse quel giorno mi dirà che è sola, che ha lasciato il suo uomo, come certe mezze frasi via sms mi hanno lasciato immaginare.

So cosa le dirò.

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