Friday, 1 July 2016

Pensieri e sensazioni

Da qualche giorno mi accompagna un leggero malessere.
Nulla di preoccupante, non lo considero neppure un fastidio, ma date le condizioni generali,  sono un po' mi impensierito.
Non provo nessun dolore: semplicemente mi sembra che il cuore sia particolarmente affaticato, e che corra un po' piu' del solito.

Fatico ad immaginare una causa possibile.

Il freddo - insopportabile a Luglio - continua a trattenermi spesso a casa, e dunque non posso attribuire a sforzi fisici questa strana sensazione.
Se la cosa si protrarra' a lungo vedro' di sentire l'opinione di un medico, ma preferisco non parlarne a casa, con il mio babbo.

...

A casa hanno di me un'idea distorta dall'amore.

Sono convinti ch'io sia uno scienziato di prim'ordine, un uomo felice, l'ingranaggio di un meccanismo che funziona a meraviglia.

A volte sono felice, ma in un modo che non saprei mai spiegare loro, e questo stato insensato e appunto frainteso non ha radici in me, non e' il frutto di una lunga maturazione interiore, che di certo sarebbe auspicabile in un uomo che la sofferenza ha messo piu' volte in condizioni di apprendere tecniche di concentrazione ed alienazione.

Macche'.

La mia serenita' e' nella donna che amo.
 
Al di la di questo, avrai ben notato come sono restio a parlarne, nonostante da alcuni anni la sua presenza sia evidente in me, il mio contributo scientifico e' modesto, ma  frainteso, in senso positivo per me, perfino da due o tre professoroni di quelli premiati ai congressi internazionali piu' rinomati.

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Ancora due cose su Chiara.

Innanzitutto: Chiara (qui, come spesso anche altrove, mi rivolgo a lei nella remota eventualita' che stia leggendo), ti prego: prendi queste parole come un dono, e nulla di diverso da un dono.

Non c'e' malizia, solo riconoscenza per cio' che, piu' o meno volontariamente, piu' o meno direttamente, hai significato, e significhi per me.

Un giorno, eravamo alle elementari, la nostra maestra, donna folle e straordinaria di cui dovrei parlarti, ci lesse una poesia.
Non ricordo il tema, so solo che Luca, uno dei miei piu' cari amici d'infanzia, commento' spiegando che anche lui, una volta, era stato in una situazione simile a quella raccontata dal poeta, ma che non aveva saputo spiegarsela ne' esprimerla (concetto notevole per un bambino, ma Luca era davvero intelligente).
La maestra disse allora che la differenza tra un poeta ed una persona normale e' proprio nella capacita' di individuare, cogliere e condividere quel 'qualcosa' che gli altri magari sanno grossolanamente sentire, e di cui sanno pero' godere, soprattutto quando l'intervento dell'arte eleva a frutto maturo il seme dell'intuizione.

Ecco, Chiara.

Tu sei come quel poeta, io come quel bambino.

A te uno affida l'estasi, la disperazione, l'ozio, un po' tutto insomma.
Tu lo rendi esperienza autentica - esperienza diretta dell'atto, per mezzo delle tue parole, esperienza indiretta, per mezzo di te, dell'effetto quel quel fenomeno ti imprime.


Un'altra volta, ma non in un futuro prossimo, ti parlero' della tua bellezza, del suo ruolo.

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