Tuesday, 17 May 2016

Vertigine

Io non sono Stephen Hawking.

La mia malattia, ovviamente, è un lieve fastido se paragonato alla paralisi che l'immobilizza da anni, e la mia intelligenza assolutamente normale, le mie conoscenze perfino lacunose.

Certo: il mio male mi ha rubato anni fondamentali, nell'infanzia, nell'adolescenza, e potrebbe uccidermi un giorno qualsiasi, ma poco mi importa di un passato ormai accettato e dopotutto umanamente prezioso, e la prospettiva di una morte improvvisa non mi spaventa.

Mi guardo attorno.

Nessuno, nel mio ambiente di lavoro, è come me.
Nessuno, nessuno, nessuno.

Forse ho osato troppo.
Forse sono salito troppo in alto.

È tardi per tornare indietro, da qui si può solo precipitare.

...

Troverò un buon lavoro?
Riuscirò a tirare avanti ancora un po' o il velo calerà prima, o prima sarà evidente il mio bluff?

...

Sono fragile.
Mi sostiene giusto l'amore, a volte mi inmalinconisce, a volte mi consola.

Da tutta la vita ho coscienza di questa fragilità che mi tiene in ostaggio: era nel bambino che non sapeva più correre, nel giovane che non ha mai vissuto giovinezza, è nell'uomo.

Non c'è sonno che mi sappia restituire l'energia che ho perso da bimbo.
Ma in qualche modo so sognare lo stesso.

3 comments:

  1. Io ti auguro di spingerti sempre più in alto, ti auguro di non soffrire di vertigini poiché so che non cadrai mai se non per cambiare dimensione di vita. Ma fin quando sarai qui su questa strana terra ti auguri alture inimmaginabili, poiché profondamente sappiamo entrambi che le meriti.

    Ciao

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    Replies
    1. Sei troppo gentile :-)
      Il mondo del lavoro e' spietato, e giusto.
      Dovro' rimboccarmi le maniche, perche' mi piacerebbe, nella vita, riuscire a fare 'qualcosa' per 'qualcuno'. E per quello e' necessario non essere troppo merce' degli eventi, ma anzi saperli dominare.
      Ciao VelaBianca!

      Gio

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