Tuesday, 3 May 2016

Pensieri e ricordi stupidi


'La prosopagnosia è un deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che impedisce ai soggetti che ne vengono colpiti di riconoscere i tratti di insieme dei volti delle persone'.



Oggi ti ho parlato di una bella donna che ho incontrato ad una conferenza.

Domani mattina tornero' forse all'Auditorium, la scusa sara' assistere al talk di uno dei nostri studenti di dottorato, la ragione vera, ovviamente, sara' lei, sapere qualcosa di lei, anche solo rivedere ancora una volta quel suo viso splendido, sereno, distaccato e tuttavia non cinico.

Vedi, c'e' un piccolo problema in proposito: io non sono sicuro affatto di non conoscerla di gia'.

La confusione, la fretta, il rumore di sottofondo mi hanno impedito di ascoltare la sua voce ... ed io a quella spesso mi affido per riconoscere gli altri, quando li incontro dove non mi attendo di vederli, quando il vestito od il taglio di capelli, forse anche solo la pettinatura, non siano i soliti.


E' che io in aggiunta a tutto il resto c'ho pure questa, ed in forma piuttosto clamorosa!

'Questa' e' una forma di ottusita', lo so bene, ma non ha nulla a che vedere con l'indifferenza, figurarsi con la superficialita'.
Ora coniuga detta forte 'prosopagnoia' ad un visus limitato, incerto, ed il risultato e' un esemplare disumano capace di disastri apicali e seriali.

Ti racconto giusto un episodio, e credimi: e' uno di mille ...

Ero a Vienna, l'anno scorso, per la solita mega-conferenza di Primavera.

Me ne stavo tranquillo e placido per i fatti miei quando mi sembro' di intuire che un ragazzo piu' o meno della mia eta' mi stesse facendo un cenno di saluto.
Mi stavo convincendo che fosse proprio cosi', tanto piu' che mi sembrava di aver pure sentito un 'Giovanni' ...

...

Lo guardo con l'espressione tipica dello stupefatto (o imbranato se preferisci, e spero tu NON preferisca!) quando sento una voce, da dietro, chiamare 'Gio'.
Mi volto: vedo un altro ragazzo, pure lui della mia eta', che mi rivolge inequivocabili cenni di saluto.
Ovviamente non lo riconosco subito, ma lui, da bravo italiano, prende l'iniziativa convinto: mi rivolge la parola, ed i pezzi del puzzle si compongono all'istante.
'Luca' - finalmente lo riconosco, mi convinco che tutto torni - 'che piacere rivederti!'.

...

Luca, di cui ricordo soprattutto la moglie, una bella ragazza dalla dentatura perfetta, e' stato uno dei miei colleghi al tempo del PhD, e quel giorno era a Vienna per un colloquio di lavoro (che l'avrebbe portato di li a pochi mesi in Texas).

...

Iniziamo a parlare, ed io subito mi scuso per l'impaccio: gli spiego che mi era sembrato che un tizio mi stesse salutando, ma evidentemente mi ero sbagliato, e che insomma il caos di Esiodo in confronto alla mia vita e' ben poca cosa.

'Ma Gio, non l'hai riconosciuto? Quello e' Joseph Steiner!'.

Joseph Steiner (nome palesemente inventato, come tutti), ovviamente, e' un altro mio ex-collega, un ricercatore tra i piu' brillanti della nostra generazione, gia' cattedratico in uno dei centri di ricerca migliori d'Europa, uno che da del 'tu' a professoroni del MIT o Stanford, e che santi numi spero abbia creduto alla mia 'prosopagnosia', cui l'ho introdotto dopo aver salutato Luca (ed aver imposto a quest'ultimo di salutare sua moglie a nome mio).

Ad ogni modo, tra Joseph e la bella ragazza, non ho dubbio alcuno: vorrei saper riconoscere sempre e solo lei.

Al diavolo la carriera, al diavolo il lavoro: il mio destino, la mia risorsa, e' l'amore.

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