Monday, 4 April 2016

Pensieri su un gattino


E' straordinaria, e certamente parte consistente della mia apparente serenita', la capacita' che ho di amalgamare nel sogno, in forma allegorica a volte comprensibile a volte enigmatica, quasi sempre emozionante, quel che vivo e sento.


Di questa vitaccia orribile, di questo dolore banalissimo, da mendicante, io faccio buon uso: li originano i pensieri, e li soprattutto principiano i sogni.

Si direbbe che la mente riesca a contraddire la realta' soprattutto nel sogno, e che dunque piu' male faccia la vita, piu' densi di misteri, piu' iniziatrici a dimensioni alternative e fantastiche, siano le mie avventure nell'ignoto.

Ho appena finito di leggere un libro - ma aspetto ancora a parlartene.

Il protagonista, o meglio uno dei due protagonisti, o meglio la meta' del protagonista vero che e' la vita, muore infine a causa di una caduta da cavallo, e della conseguente frattura di due costole.

...

E' notte, e tutto e' azzurro, come le ragnatele di quei ragni furbi che tessono sotto i lampioni le loro trappole mortali.

Sono in Italia, a poche centinaia di metri da casa mia.

E' deserto il quartiere, e silenzioso.

Salgo lentamente verso casa mia, e non so cosa spinga me, cosi' selvatico e estranito, a congiungermi a quel luogo famigliare, che la mia natura sembra insultare o negare.

Cammino indolenzito e triste, e la malinconia che mi accompagna e' quella profondissima della riflessione amara sulla vanita' del tutto, sull'inconsistenza di ogni teoria di felicita' e speranza.

Penso alle donne che ho amato, al tempo ormai passato in cui avrei potuto stringerle a me, e  riesco a cogliere nel vuoto dell'attuale una continuazione perfetta non solo della mia vita di malattia e sofferenza, ma di ogni possibile esistenza: felice, ricca, avida, meschina.

Vorrei essere simile alla  polvere che illumina la notte: senza forma, prima di densita', impalpabile e opaca, incapace di opporsi al destino, proprio come me, e tuttavia senza questa ambizione.

Nel perfetto silenzio del vuoto, attraverso un ponte sospeso sul letto arido di un fiume.

Trovo sul mio cammino un gattino.
Qualcuno deve averlo investito con una macchina (ma chi, se tutto e' testimone di vuoto?), ed io so che due costole spezzate gli stanno pungendo il cuore.

Lo prendo con me e continuo a salire verso casa.

Lungo il perimetro del palazzo dove vivo, conto due, tre finestre dell'appartamento del pian terreno ormai ridotte a cocci di vetro.

Dall'interno di quei locali, li vivevano la signora Luisa e suo marito, spira un'aria fredda, spaventosa.

Per un attimo mi viene il sospetto che forse neppure i miei genitori abitino piu' li:
chissa', forse si sono ritirati in montagna, o forse invece hanno preso casa nel meridione che il babbo tanto ama.

Arrivo al portone, lo spingo e sono contento di trovarlo aperto.
Entro nel cortile, ed un nugolo di animali domestici, cani buoni e gatti festosi si avvicinano a me.

Non c'e' nessuno dei compagni della mia infanzia, ed io capisco subito che questi sono i nuovi abitatori del giardino del babbo, del cortile della mamma.

Penso al gattino che ho portato con me, mi spaventa l'idea di quel trambusto, ma non faccio in tempo neppure ad assicurarmi delle sue condizioni che quello sguscia fuori dalla mia tasca e, guarito, si mette a giocare con quegli animali.

Guardo in alto, verso il nostro appartamento.

Li e' pieno di luce e calore.

Sento le voci contente dei miei genitori: parlano del piu' e del meno, di Maigret e Gino Cervi, e c'e' nelle loro voci una serenita' che io non avro' mai, e che neppure voglio avere.

Torno sui miei passi, ma prima affido a loro, all'accoglienza ed alla protezione, il destino del mio gattino.

Io torno fuori, nel vuoto.

2 comments:

  1. Si tratta di un sogno, ma confesso che a me verrebbe un'ansia assurda a sognare una cosa del genere. Ed il modo in cui hai ''chiuso'' il tutto rende ancora più sinistra la scena. Mai pensato di scrivere un racconto dell'orrore? ahhaha tornando al dunque, vorrei sapere la prima cosa che hai pensato dopo aver sognato tutto questo.

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  2. Ciao Fanna :-)

    Per ora non ho ancora scritto nulla, mi accontento di 'sognare' spessissimo certe atmosfere angoscianti ;-)

    La prima cosa cui ho pensato e' stato il libro che mi ha ispirato il sogno, ovvero 'Narciso e Boccadoro' di Hesse.

    A presto,

    Gio

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