Sunday, 17 April 2016

Pensieri sconclusionati



Ambisco ad una solitudine che non sia sordita' dell'altro.


La solitudine mi e' necessaria, l'ho gia' addosso, e la vorrei piu' composta, imperturbabile, soprattutto  capace di perfezionarsi. La sordita', che temo sempre possa impadronirsi di me, e' l'essere ottuso, indifferente, crudele, che precipiterebbe la mia esistenza nella meschinita'.

Di ragioni per desiderare la solitudine ne ho molte, ed altrettanti istinti mi consigliano alla randa, forse perfino al mare aperto.

E' infinitamente lontano il tempo, l'intervallo, in cui mi peritavo a confrontarmi con gli altri: allora i compagni di scuola, mi riferisco al periodo tra i dodici ed i tredici anni, vivevano i primi sentori dell'adolescenza, e la crescita della massa muscolare, e l'esuberana trovata nella scoperta dei segreti degli adulti, accompagnava o induceva quelle forme di esibizionismo che tanto mi umiliavano.

Aumentava a dismisura la mia distanza dagli altri: il limite non era piu' solamente il campo da calcio che non conoscevo piu', la corsa cui dovevo rinunciare dopo pochi passi: la differenza di li in poi sarebbe stata quella della funzione del corpo nella relazione con gli altri, con le donne soprattutto.

La malattia era una chiodo, un vincolo doloroso, non una natura totale: anch'io ero curioso, anch'io volevo poter essere stupido, non dover sempre pensare ... ma non potevo, e questo conflitto tra le diverse parti del mio essere finivano per lacerare l'animo impreparato di un adolescente che in fretta sarebbe diventato un uomo.

(sto andando drammaticamente fuori tema).

3 comments:

  1. L'adolescenza è una tappa di vita che se potessi toglierei di mezzo.

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    1. La mia è durata pochissimo ... domani magari he scrivo!

      Ciao :-)

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