Friday, 29 April 2016

Incipit di un racconto

Diario di uno scrittore innamorato

Una bella donna, o piu' semplicemente la donna che ami, smentisce con la sua semplice presenza ogni teorema sulla vacuita' della vita, e dissolve le piu' radicate ed intime convinzioni circa questo dolore che, degradato in forma di cinismo, temi prima o poi si possa impadronire di ogni tua risorsa.

Una bella donna, e piu' precisamente la donna che ami, nega perfino il contenuto meschino e cupo del passato, se capisci che questo ha assecondato l'incontro, permesso la mutua comprensione: così il peso di ieri è sostanza delle fondamenta del futuro, e l'orrore conosciuto null'altro che un aspetto fondamentale del sapere.

La mia e' la vita di un uomo che ha conosciuto una bella donna, e l'ha amata, ed ha amato solo lei.

L'idea stessa dell'amore, le sensazioni primitive dell'innamoramento, e la mia figura quasi austera, ruvida, di intellettuale, di esploratore disilluso dell'animo umano sembrano in dissonanza tra loro, ma questa distanza e' solo apparente, come quella tra due punti adiacenti di una circonferenza  quando si sa muoversi solo nella direzione opposta a quella dell'arco infinitesimale che li separa.

Ed in effetti tanti altri, per la maggioranza imbecilli, mi definirebbero con parole distanti da quelle d'amore.

'Giornalista irriverente', 'Romanziere cinico e tagliente', 'Autore di best-sellers': cosi' titolavano i giornali, cosi' mi presentavano a convegni, rassegne stampa, seminari, ed io, che ero vuoto, svuotato di quel tutto che avevo rabbiosamente scritto, ormai rassegnato presenziavo, sorridevo, firmavo copie di libri, e mi sentivo via via piu' solo ad ogni complimento, ad ogni ignobile domanda di conferma o smentita dei miei racconti di puttane e anoressia.

Divenni poi 'un caso' quando, ancora giovane ma gia' affermato, smisi di dedicarmi al romanzo, ed accettai solo collaborazioni minori con quotidiani, limitando la mia produzione letteraria al saggio tecnico.

Qualcuno parlo' di 'crisi di creativita'', altri insinuarono che avessi guadagnato abbastanza da non aver piu' la necessita' di scrivere, e questi scribacchini senza arte ne parte godevano nel potermi dipingere come una sorta di usuraio della parola, ed infine alcuni, meno banali, non del tutto in errore, avanzarono l'ipotesi che il mio vero interesse fosse stato da sempre la ricerca scientifica, cui finalmente la tranquillita' economica mi permetteva di dedicarmi a tempo pieno.

Nessuno ha capito un accidenti di me, nessuno ha mai capito ne' cosa mi obbligo' a scrivere ne' cosa mi impedi' di continuare a scrivere.


Abbiamo fatto le cose per bene, amore mio.

Nessuno ha mai sospettato del nostro amore esattamente come nessuno ha mai capito un'accidente delle nostre vite.

La cosa naturalmente non mi urterebbe affatto se non fosse in contrasto con il tentativo, andato avanti per decenni, di catalogarci, di assegnare anche a noi una definizione irrevocabile, e dunque un recinto.

Lo scrittore e la puttana? Lo scrittore e la pittrice? Lo scrittore e la scrittrice? Lo scrittore e l'attrice? Lo scrittore e la profuga? Lo scrittore e la sportiva? (dovrei sceglierne una, credo che la puttana sarebbe probabilmente quella piu' interessante ... ma ora che ci penso potrebbe perfino essere 'io e te' ...).

Io ho smesso di scrivere racconti quando mi sono reso conto che avrei soprattutto desiderato, o forse semplicemente saputo, raccontare solo la mia, la nostra storia.

E nonostante le apparenze, i tanti articoli pubblicati sui giornali, i trafiletti, i commenti su fatti di cronaca e di politica, i numerosi saggi editi in prestigiose collane, ho smesso perfino di scrivere i miei pensieri, perche' questi erano quasi tutti votati a te, alla 'nostra' storia, e si inserivano come architravi, colonne, colate di calce, nel susseguirsi degli eventi.


La nostra struttura sono stati i sentimenti, le scoperte, le invenzioni.


Il tempo vissuto a contatto della tua pelle, le ore delle nostre discussioni, perfino le lotte (che non sono mai state liti) componevano un intreccio che era una costruzione solida e tuttavia leggera, sostenuta da significati segreti, capace di nascondere due stranieri, e di creare, o illudere di creare, un'alternativa sicura al necessario quotidiano.

Raccontando quella storia, t'avrei tradita.
Scrivendo quei pensieri, avrei tradito il mio amore per te. ..


PS: blogger e' impazzito, per questo ho dovuto ripubblicare il testo.

4 comments:

  1. Già solo il titolo mi da ansia non lo leggo :P

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  2. Già solo il titolo mi da ansia non lo leggo :P

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