Saturday, 16 April 2016

Comprensibile

E' gelido, quassu'.

Anche oggi la temperatura percepita e' scesa sotto lo zero, ed i miei proponimenti, i progetti nati nella fatica della settimana, camminare nel bosco alla ricerca dei primi indizi della nuova vita, seguire il corso del canale fino a perdersi nella brughiera, sono naufragati.

Che vuoi che ti dica, fa talmente freddo che esco di casa e resto paralizzato già al primo incrocio: indeciso sul da farsi, assisto impotente al soccombere uno dopo l'altro dei vagheggiati progetti di cui sopra, ed un po' annoiato e molto confuso finisco per salire sul primo autobus che capita.

Oggi  sono arrivato ancora una volta a tu per tu con le acque scure, minacciose e sublimi del Mare del Nord.


Onde come inasprite dal gelo e chicchi di grandine (sull'autobus in verita' due signore si interrogavano sulla natura di quella strana precipitazione: neve o grandine? Alla fine hanno stabilito trattarsi di hail-storm) si infrangevano su una spiaggia umida e scura.

Io cercavo nel cielo qualche squarcio, tra le nubi, cui affidare le residue speranze.

Vabbe', non tiriamola per le lunghe: il punto e' che non ho recuperato le energie dissipate in settimana in ufficio,  ne' ho trovato ispirazione per addomesticare un certo pensiero che vorrei confidarti.

Da perfetto parassita, dunque, stasera lascio che siano altre parole, parole non mie, meravigliose ed evocative, a parlarti.

Ascoltando le parole di questa donna che amo, mi convinco dei privilegi dell'immaginazione e dell'astrazione.
Esiste una comunione possibile che prescinde dal contatto, dalla frequentazione.
Voglio dire: dopo averla sentita parlare, non hai l'impressione, od almeno un desiderio tanto forte da essere fede, di conoscerla personalmente?


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