Tuesday, 5 April 2016

Appunti




Oh santi numi, che stanchezza, e quante cose vorrei dirti, e quante farti, e quante fare con te!


Dammi giusto il tempo di riprendere fiato!

Per ora riesco solo a raccontarti di un ennesimo folle sogno - questa volta un incubo, che mi ha funestato la scorsa notte!

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Il Don Giovanni e' una delle mie opere preferite, e credo di avertene gia' dato prova, citando piu' o meno a sproposito questa o quell'aria, o fischiettando un motivetto, insomma interpretando a mio modo un frammento qualsiasi di tale capolavoro (grande Zeus, quanto amo l'Opera ... e dire che negli ultimi anni ho ascoltato pochissima musica!).

Sta di fatto che sono alla Scala di Milano, e, assieme a mia sorella, sto assistendo al 'Don Giovanni' di Wolfgang Amadeus Mozart.

La rappresentazione e' molto interessante, a tratti addirittura fisicamente coinvolgente: in particolare un'aria, quella in cui Masetto sorprende Don Giovanni insidiare Zerlina, ha luogo non sul palco, ma in una saletta laterale del teatro, dove noi tutti spettatori dobbiamo seguire i cantanti.

Degli imbecilli patentati, la cosa ammetto mi scandalizza, disturbano l'esecuzione parlottando tra loro, ed io soffro, soffro tremendamente l'interruzione di quell'armonia, che tanti sentimenti diversi sa iniziare nel mio cuore.

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Finisce il primo atto, ed e' l'intervallo, quel piacevole o patetico gioco di sguardi, di esibizione di eleganza e ricchezza cui tante volte, alla Scala, ho assistito anch'io.

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Qualcosa di stranissimo dev'essere capitato durante la pausa: il secondo atto non si riferisce piu' alla movimentatissima notte di follie di Don Giovanni e Leporello, ma al dramma dell'Olocausto.

Io e Fede, mia sorella, siamo un po' confusi, ed a questo punto le insistite interruzioni degli altri, la confusione, la maleducazione di tanti imbecilli, ci consigliano di andarcene.

Attorno a noi adesso non e' piu' la citta', la piazza e la Galleria che ho di tanto in tanto frequentato negli anni in cui, da universitario, caracollavo tra il Duomo e la Scala, Cordusio e il Parco Sempione (in verita' piu' che altro giravo per Citta' Studi :D).

Attorno a noi e' una brughiera insidiosa, umida, simile a quella che mi assedia qui, nel Nord.

Non abbiamo meta, e senza un vero motivo seguiamo un sentiero pieno di pozzanghere.

Ad un certo punto, semplicemente, sprofondo in quella melma scura, densa, mortale.

Io, che spesso nella dimensione onirica sono un Dio, questa volta mi sento privo di forza, incapace di sottrarre il corpo e la mente ai limiti che la natura umana impone.

Sono vinto e terrorizzato: so che Fede si gettera' in mio aiuto, e questo trascinera' anche lei giu' nel fondo dell'abisso.

Non posso sopportare quest'idea, e cosi' finisce l'incubo.

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