Saturday, 9 April 2016

Ancora sogni assurdi



Ho amato tutti i nostri cani, ed in modo del tutto particolare Ame, la nostra unica femmina, un incrocio di pastore abruzzese e qualcos'altro di sconosciuto ma senza dubbio meraviglioso, cane fedele e triste.

Come poter negare la sua malinconia?

Tre maschi sono morti durante la sua vita: ed i compagni di gioco e lotta, ed i piccoletti da proteggere e assecondare, le sono mancati negli ultimi anni, quando anche la salute si e' fatta inferma, ed una degenerazione di non so quale ghiandola l'ha costretta a farmaci che ne hanno appesantito la figura un tempo snella, muscolosa ma non tozza.

Nel sogno e' tornata in vita, ed anche se e' giovane, forte e bellissima, ancora e' l'animo triste, rassegnato ad un'attesa infinita.

L'incontro per strada, e ci riconosciamo subito.

Sono lontano da casa, e non ho con me un collare, un guinzaglio per tenerla vicina a me, lontana dalle insidie della strada e dell'ambiente.

Dev'essere primavera, ma a testimoniarlo non sono i primi fiori, l'aria frizzantina che solletica la rinascista, ma la presenza, ai lati della strada, di enormi grizzly, assonnati e lenti, che si sono appena svegliati dal lungo letargo.

Conosco troppo bene Ame per non sapere che darebbe la vita per proteggermi, e so che andrebbe a testa bassa contro quei bestioni che, se pure non sembrano minacciosi, non al momento almeno, potrebbero esserlo.

Trovo ai bordi della strada un motorino abbandonato, un modello vecchissimo, di quelli a pedale, che da decenni non si vedono piu' nelle nostre strade.

Somiglia molto al 'Noi' Garelli che avevamo noi da bimbi.

Spaventato ed inquieto, salgo il sella. Tengo Ame per la collottola, temo di farle male ma l'alternativa e' che si avventi sui terribili Grizzly, e parto.

La miscela finisce presto, ed io sono costretto a pedalare, ed il peso di quel rottame di ferraglia e' proprio lo stesso dei miei 14 anni, quando nelle prime fughe per la montagna a volte dovevo soccorrere quel motore sgangherato e stridulo.

L'acido lattico fiacca i miei muscoli, ma sempre attorno a noi sono le moli minacciosi di quegli orribili, enormi orsi.

Gela il sangue nelle vene quando mi sembra di indovinare i primi segni di tensione nei cento occhi che mi circondano.

Adesso ne sono convinto, uno di quegli esseri mostruosi mi sta guardando, alla ricerca delle prime forze per rimettere in moto il proprio corpo, e quindi partire all'attacco.

Anche Ame se ne e' accorta.

Perdo la presa, e lei e' libera, e gia' studia il nemico, gli si avvicina ringhiando, ed io ho paura anche solo a guardare cosa sta succedendo.

...

Non so come, quel viaggio improvvisamente mi riporta indietro nel tempo, ai miei vent'anni.

Ame non e' piu' con me, ma so che e' al sicuro, so che sta correndo verso casa, contenta di avermi protetto.

Spingo il motorino fino ad una casetta semi abbandonata, dalle pareti dipinte a meta', senza infissi, polverosa, cadente.

Ritrovo Guido, un ragazzo sofferente, bellissimo e molto intelligente che conobbi all'Universita'.

Per quanto ormai sia da anni che non lo sento, non ho neppure idea di che fine abbia fatto, ne' se davvero sia finito in California come un amico comune mi ha accennato, nel sogno sembra sia rimasto intatto il nostro legame.

In verita' non abbiamo mai avuto molto a che fare, ma di lui mi colpirono certi comportamenti irrequieti, da vagabondo, cenni di una personalita' intimamente in contrasto con la sua figura di studente modello, ed una profondita' non comune, oltre che un sorprendente spirito di osservazione.


Non vive in California, ma ha la capacita' di leggere nel futuro, e colloca me in un viaggiare senza sosta per l'Europa, e se stesso lontano, nascosto perfino al ricordo di un amico, laggiu', oltre l'Oceano.

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