Sunday, 14 February 2016

Pensieri sullo scrivere, il vivere, il ricordare

Io credo che scrivere sia equivalente a ricordare, e dunque si approssimi all'aver vissuto.

Cosa distingue il mio passato da cio' che non e' stato?

Il ricordo, l'apprendimento che ne e' il contenuto piu' solido, e null'altro - e questo e' tanto piu' vero quanto piu' remoto sia il passato.

Ma se allora scrivendo, sforzandomi di includere qualcosa e piu' spesso qualcuno di cui non ho esperito la sostanza ma solo l'ispirazione, riesco ad incidere nel pensiero e nelle sensazioni in modo non dissimile da cio' che il ricordo avrebbe stabilito, non posso dire 'di aver vissuto'?

Il mio passato, lo testimonia la mia folle vitalita', l'ingegno un po' sconclusionato, le passioni sproporzionate, non e' quello di un bimbo malato, e neppure quello di un adolescente afflitto da mille solitudini.

Il mio passato e' nelle memorie di un viaggiatore, di un eretico, di un furfante.

Astuto stratega, mentitore spudorato, buon diavolo ... chi mai hai incontrato?
Chi mai conoscerai nel 'presente', quella dimensione insopportabile che ancora si nega alle manipolazioni del pensiero?

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