Sunday, 15 November 2015

Altri pensieri

Esiste una vicinanza indiscutibile tra noi ed una nazione qualsiasi del mondo così detto occidentale.

Siamo 'vicini' per cultura, per conoscenza reciproca, per viaggi, per lingua, per esperienze nostre o di chi ci e' caro e cosi' via.

Uno dei miei amici piu' cari abita da una vita a Parigi, capisci?
E Gillian ha vissuto per anni proprio li, in uno dei quartieri teatro di questo macello.

Sentire più forte il lutto francese che non una strage avvenuta in Asia o Africa è del tutto simile al patire intimamente di più la morte di un amico che quella di uno sconosciuto, ed e' divinamente sovrumano o spietatamente cinico riuscire a sfuggire a questa natura viscerale.

Ma c'e' molto oltre alle sensazioni, o almeno dovrebbe esserci: l'uomo è anche capace di ragione, ed in virtù di questa si puo' riconoscere il senso assoluto di ogni perdita. 

Viviamo la contraddizione e la complementarieta' delle nostre due anime, quella istintiva e quella razionale, ogni giorno: nei rapporti personali, sul lavoro, perfino nei nostri sogni.

Riconosciamoci in questo conflitto. 

E piangiamo per chi sentiamo di dover piangere. 
E diamoci da fare perchè violenza non nasca dalle nostre lacrime. 

Si sia pure in lutto per Parigi e non per Kabul. 
Si indossino pure i colori della bandiera francese e non quelli dell'Afghanistan. 

Poi però, per carità, si ignorino i violenti, gli efferati manipolatori delle paure dell'uomo. 

Si aiutino gli uomini di buona volontà.

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