Saturday, 17 October 2015

Passeggiate notturne

Esco di casa la sera, sul tardi.



La citta' e' splendida, perche' ha contraddetto, contaminandosi, se' stessa.

Attorno a me palazzi vittoriani tutti uguali, ordinati e perfetti: abitazioni di professionisti e commercianti nell'epoca del rigore, dell'impero e della difesa di assurdi privilegi, oggi ospitano studenti allegri, disinvolti, spensierati, giunti fin qui dall'Europa, dall'Asia, dal continente nero.

Sono illuminate fino a tardi le stanze dove si tengono feste notturne: dalle finestre dorate, come spifferi, scendono fino in strada i canti, le incerte melodie delle chitarre, i gridolini di gioia.

Nel pomeriggio incrocio delle ragazzine per strada: giocano a correre, e rincorrono esuberanti ed innocenti cio' che io non ho mai vissuto, e che pero' riconosco in quel vortice di complicita', attesa, gelosia, frenesia che e' la stagione dell'amore.

Provo una tenerezza strana.

E' per loro, per il futuro di quelle ragazzine, per il presente che pervade l'esistenze di colleghi e vicini di casa, ed il passato di chi e' simile, coerente, partecipe a quel qualcosa che e' la normalita'.

E provo tenerezza per me.

Mi sono alienato a tal punto che non patisco piu' la mancanza di una compagna, la stabilita' di una relazione: mi annoia la solitudine solo se non trovo di che pensare, un libro da leggere, una panchina sulla quale indugiare in pensieri via via sempre piu' vaghi ed astratti.

Non credo sia semplice apatia.

La mia e' dimenticanza, e cosi' non e' piu' scontata alcuna gerarchia, ed io sono libero: perfino il male, quello meschino di un corpo storpiato dalla malattia, e' via via sempre piu' parziale, quasi fosse riferito ad un altro.

Non cammino piu' in tondo.
Non torno piu' al punto di partenza.

...

Adesso, finalmente, e' il tempo della scoperta, dell'invenzione.
L'assioma non comanda piu' la mia esistenza.

...

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