Saturday, 1 August 2015

Pensieri

Ho imparato in fretta, da bambino, quanto doloroso sia il vivere, e l'ho accettato da subito.

Non fraintendermi: a volte, stremato piu' che spaventato, piangevo, e per le cose piu' stupide: un ennesimo prelievo di sangue in vene ormai esauste, trasparenti e bucherellate, incapaci di tenere un ago, una medicazione sulla protesi infetta, un'esame piu' invasivo di altri ...


Ma non protestavo che per il dolore del corpo: contro destino, evidente, irrefutabile, ineluttabile, non ho mai ingaggiato alcun combattimento, che' il pessimismo di Leopardi e' un atteggiamento adolescenziale, ed io ero, e sono rimasto, un bambino

I bambini chiamano 'segreto' tutto quel che imparano da soli.
Ne sono gelosi.
E conoscere la mia malattia, i limiti delle persone che mi volevano bene e non riuscivano a guarirmi, e' stato, ed e', il mio segreto.

Stasera mi e' tornato alla mente un ricordo stupidissimo, che puo' essere straziante solo per me, o per uno come me.

Eravamo al mare, ed io, dal'automobile, il babbo mi faceva sedere sempre davanti per farmi stare comodo, guardavo mia madre ed i fratelli gironzolare tra le bancarelle di un mercatino.

Era la mia prima estate da malato, e faticavo a camminare, e passavo i miei pomeriggi a riposare mentre gli altri giocavano spensierati.

Non e' buffo?
Eravamo nelle Marche, e spesso la sera capitava andassimo a Recanati a camminare un poco.

Ad un tratto mia madre prese qualcosa da una bancarella, doveva essere un salvagente o una maglietta, un giocattolo o un cappellino, questo non lo ricordo esattamente.

Il babbo mi indico' la mamma, come a dire: 'Ehy Gio, lo sta scegliendo per te, dile se va bene'.

Ed io sentii dentro, per la prima volta, un'angoscia terribile: la mamma voleva farmi un regalo, ed io sapevo benissimo cosa questo significasse: lei non avrebbe desiderato altro che un po' di serenita' e pace per il suo Gio, e la cercava in un dono, in un oggetto, in un'attenzione.

Ma io sapevo ancora meglio che nulla, nulla piu' per sempre, mi avrebbe donato serenita' o pace, che' ormai avevo dentro un ospite fisso.


Che il mio male non riguardasse solo me stesso lo sapevo gia', ma quel pomeriggio si manifesto' l'indecenza della mia condizione: insozzava ogni cosa, non era confinata alle preoccupazioni, agli ambulatori, ma si impossessava perfino dei pensieri gentili di una mamma buona e tenerissima.

Io sono come infetto.

Per questo devo scappare.
Ed essere lontano da chi mi ama.

4 comments:

  1. Chi ti vuole bene non te lo permetterà mai. Inutile che fuggi amico mio :)

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    1. Dico solo una cosa: 11 :D

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  2. mai nessuno soffre quanto chi possiede il dolore. indirettamente la mia pelle lo sa e lo ricorda ancora, oggi quella mia persona fuggita per cause naturali la cerco nel vuoto di questa realtà con immensa tristezza, non privare nessuno della tua presenza, lascia fare al destino e alla vita . tu pensa a te, a stare solo sereno nel migliore dei modi. punto.
    ti auguro cose stupende.

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    1. Questa che ho scritto e' solo una meta'. Dopo, o stasera, parlero' di quel che resta, cioe' di quel che ho trovato.
      Ciao Magnolia, grazie ed a prestissimo.

      Gio

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