Thursday, 23 July 2015

A volte mi chiedo ...

A volte mi chiedo se saro' ancora mai cosi' ingenuo, stupido, puro da credere, che ne so, che dall'altro capo del telefono sia Silvia, che timida non riesce a dire una parola dopo aver fatto il mio numero.

E' inconcepibile anche solo immaginarlo, oggi, eppure ero proprio io a farmi illusioni.

Allora, ai tempi della mia adolescenza, capitava di ricevere a casa telefonate anonime.
Sicuramente era qualche ragazzo che cercava mia sorella, ai tempi una bella ragazza.
Ed io, che pur lo sapevo, non riuscivo a sopprimere del tutto quel sogno: e mi batteva forte il cuore, ed avrei voluto dire, semplicemente, 'Silvia, sei tu?' ...

Non l'ho mai fatto.
Il suo nome era cosi' sacro che neppure riuscivo a pronunciarlo.

Oggi ho ben piche certezze, ma di una cosa sono convinto:
Silvia non e' la donna, la sposa, la madre, che porta il suo nome.

Mi sono liberato di quel sogno come di una malattia del corpo: con protesi,  con una terapia quotidiana cui ci si abitua in fretta.

Ed ho dimenticato ogni cosa.

Ma c'e' qualcosa di piu' atroce di questa strana malinconia.

E' la certezza che se avessi vissuto il suo amore, un'ombra cupa, l'indolenza, l'abitudine, l'ipocrisia, avrebbe divorato il mio ideale con ingordigia perfino superiore di quello della dimenticanza.

Non sono stato amato, e' vero.
E cosi' non ho tradito.
E non sono stato tradito.
Non ho mentito.
Nessuno mi ha ingannato.

L'apprendimento del vivere, cosi' simile ad una collezione di nozioni di sagacia e furbizia, l'ho mancato.

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