Saturday, 11 July 2015

A proposito di Arthur


Settimana scorsa sono stato a Monaco per partecipare ad un simposio organizzato in onore di Arthur, un mio ex-collega eccezionale per meriti accademici, che presto andra' in pensione, e che l'Universita' ha voluto giustamente onorare.


Gia' qualche mese fa mi era stato chiesto di preparare un discorso da tenere di fronte ad una piccola platea di amici e colleghi, ed io, memore del lavoro e del tempo passato assieme, avevo acconsentito a dire la mia, in pubblico, di quel che so a proposito di Arthur.

(il discorso l'ho tenuto in inglese, qui e' la traduzione in italiano).

Buon pomeriggio.

Sono molto felice di essere qui, e di vedere ancora una volta, tutti assieme, alcuni dei miei colleghi di dottorato, e ricercatori, e professori.

Era tra queste persone che avevo alcuni dei miei amici, e coloro che mi erano cari durante il tempo che ho passato a Monaco, all'Universita'.

Come voi tutti ben sapete, lavorare presso un'istituzione prestigiosa come questa Universita' necessariamente implica pressione e stress, nella forma di scadenze, incontri, discussioni.

Non puo' che essere cosi', e questo riguarda ogni livello: studenti, dottorandi, ricercatori, e, se posso dirlo, perfino professori.

Non e' dovuta, questa condizione, semplicemente all'aspettative di qualcun altro: le pressione non viene solo dall'esterno.

Piuttosto riguarda l'intima convinzione che un'opportunita' importante implica: tu sai che devi ottenere qualcosa, poiche' tutti gli strumenti di cui uno potrebbe aver mai bisogno ti sono dati, e dunque non vuoi, e non puoi sprecare una simile occasione.

E davvero questa e' un'occasione unica.

Ne ero consapevole, come tutti gli altri: e tra questi chi gia' pensava al proprio futuro, e chi voleva dimostrare qualcosa a se' stesso, e chi obbedisce a quel peculiare credo etico che impone ad uno di 'fare bene', sempre, perche' e' la cosa giusta, l'unica, da fare.

Potresti chiederti come mai stia parlando di questo.
Non dovrei parlare di Arthur?

Si, in effetti dovrei parlare di Arthur.
Ed in effetti io sto parlando di Arthur.

Il punto e', Arthur, che tu ci sei sempre stato.
Personalmente, bussavo alla sua porta quasi ogni giorno, e lui sempre mi attendeva, per ascoltarmi, e parlare con me di scienza e tutto il resto.

Ma non era cosi' solo con me.

La stessa attitudine, perche' qui si tratta di attitudine, e non di semplice professionalita', e' piuttosto moralita', e' un attributo della persona, la dimostravi con chiunque altro.

Ed il fatto che tu sia stato cosi' importante per tutte le persone che ho nominato prima ha avuto un impatto sul gruppo, ha contribuito a darvi identita' e coesione.

Ed il fatto che persone tra loro molto differenti, con varie, complesse personalita', occupate a lavorare in un ambiente certamente vibrante ma anche molto esigente, tutte provavano le medesima stima per te e' semplicemente una misura di quanto tu sia stato speciale per noi, di quanto tu abbia significato per noi.

Essendo sotto la tua  diretta supervisione, certamente ho avuto un rapporto particolarmente intenso con te, ma in generale, quando qualcuno tra noi aveva un problema o avesse bisogno di un consiglio saggio, la prima cosa che a me veniva in mente di dire era 'Vai da Arthur e parlane con lui'.

Google scholar potrebbe quantificare e dirti in un secondo quanto Arthur abbia contribuito al nostro lavoro: il suo apporto e' nel numero di articoli scritti assieme, nella varieta' dei progetti che ha supervisionato.
Ma c'e' qualcosa che neppure Google puo' dirti.
Quelle liste, la varieta', sono solo una frazione, importante ma parziale, e perfino, se ci pensi bene, ingannevole.

Pensa, ad esempio, alle date: tutte si riferiscono, almeno per la maggior parte di noi, al passato.
Cosi' uno potrebbe credere che sia tutto finito, magari perfino dimenticato.
Ma non e' cosi', e per un buon numero di ragioni.

Per prima cosa, ottenere il Ph.D. qui chiaramente ha giocato un ruolo determinante nella nostra carriera, e non solo in Accademia.
Inoltre, tu ci hai aiutato a scrivere le nostro applications, i grants, e cosi' hai partecipato alla costruzione di quel che e' la nostra condizione attuale, il nostro 'oggi'.

E non eri tenuto a farlo.

Tutto questo era un'altra faccenda di cui ti prendevi carico, in aggiunta ad una lista di 'cose da fare' gia' lunghissima.

E' importante che tu sappia che noi eravamo consapevoli che tu lo stavi facendo per noi.

...

Noi, intendo dire le persone che lavorano nel nostro settore di ricerca, e quindi tutti coloro che sono in questa aula, siamo parte di una piccola comunita', sparpagliata in giro per il mondo.
E succede a volte tuttavia di incontrarsi, in occasione di eventi speciali come questo, o, piu' verosimilmente, a conferenze o workshops.

Cosi' io stesso negli ultimi anni ho incontrato alcuni di voi.

E ci vogliono solo pochi secondi per dimenticare la formalita' suggerita dal 'Dr.' o dal 'Prof.' sul tesserino identificativo, ed avere esperienza ancora della famigliarita' che avevamo qui, addirittura solidificata dalla gioia di un incontro inatteso, da un ben ponderato senso di gratitudine o amicizia, in una parola intagliato dal Tempo, grande scultore.

Quello che innesca immediatamente la nostra attenzione reciproca e' la mutua consapevolezza che potrebbero volerci anni prima che un simile incontro possa ripetersi, che' la forza di sparpagliamento agisce su noi tutti, impersonalmente, irriversibilmente.

Allora ci aggiorniamo, parliamo delle citta' e delle persone conosciute, ma presto torniamo al passato, al tempo vissuto assieme.

Ed allora spesso finiamo per parlare di te, Arthur.
E nelle nostre conversazioni parliamo di te come di un esempio da imitare, o, piu' realisticamente, da tentare di imitare.

Tutto questo e' prova di profondo rispetto.
Sono prove incontestabili.

Ma quali sono le cause?
Donde origina tutto questo?

Io credo nasca dal tempo che tu hai passato con noi, ed ancora di piu' quello che hai dedicato a noi.
E credo nasca dalla qualita' di quel tempo, dal suo impatto sul nostro lavoro, sulla nostra condizione.

Il tempo e' la piu' preziosa delle risorse, e nessuno puo' comprarne.
Ma c'e' chi sa donarlo.
E tu, Arthur, a noi ne hai donato moltissimo.

Lasciate che vi mostri qualcosa.

Quel che ho qui sono alcune note scritte a mano che Arthur a preparato apposta per me.
Questo e' solo un piccolo campione, qualcosa che avevo con me a %%%: e' una piccola parte di una documentazione corposa.

Arthur ha scritto per me, e non solo, note sugli argomenti piu' disparati.
Ed ora questi documenti significano molto piu' di quanto uno potrebbe leggervi.

Abbiamo lavorato assieme per quasi 4 anni, e durante questo lungo periodo, intenso, a volte pesante, io non ricordo un singolo momento di frizione, alcuna deviazione da quell'ideale di insegnante che per me tu hai personificato.

Per tutto quel che hai fatto per me, e per tutto quel che hai fatto per le persone a me care, grazie di cuore, Arthur.

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