Sunday, 17 May 2015

Storia di Tre



Sono atterrato solo da pochi minuti all'aeroporto di ##, la citta' dove, almeno stando a quanto e' scritto nel mio contratto, vivro' per i prossimi 4 anni.


Ho idee vaghe circa il futuro prossimo, ed e' proprio questa incertezza cio' che cercavo, e che ha consigliato, se non imposto, di abbandonare un ottimo impiego per ricominciare da capo ancora una volta.

Il viaggio e' stato tranquillo: nessun bambino rompicoglioni a disturbare le poche ore di volo, nessun vicino puzzolente, nessuna turbolenza a tendere insidie alla serenita'.

Conosco la citta': ci sono gia' stato per una conferenza ai tempi del dottorato, e da allora ricordo ancora il tragitto dal Terminal alla fermata del pulmann che porta in centro, li dove prendero' un taxi per il Bed & Breakfast che mi ospitera' in questi primi giorni di ambientamento.

Come sempre viaggio leggero: una valigia a mano, un bagaglio un po' piu' ingombrante che la stiva per una volta non ha perso e null'altro.

Del resto quel che e' necessario penseranno i soldi a procurarmelo nei primi giorni, e piu' tardi, quando mi saro' sistemato, faro' recapitare ad un nuovo indirizzo, che ancora non conosco, libri, dischi, varii simboli della mia esistenza.

E' cosi' sempre, ad ogni muta, ad ogni fuga, ad ogni rinascita.

Seduta davanti a me, nell'elegante navetta dotata di tavolini in finto legno che collega la citta' all'aeroporto, e' una bellissima donna, bruna, dai grandi occhi scuri, dai lunghi capelli castani.

Stava gia' leggendo un libro quando mi sono seduto, e non un istante la sua attenzione e' stata perturbata o interrotta dalla mia presenza, che d'altra parte ho cercato di rendere al solito indiscreta.
Leggeva un libro, concentrata, silenziosa, impenetrabile, ed io, che pure mantenevo un contegno impeccabile, dentro ero sconvolto.
Un incontro simile, credimi, non puo' davvero lasciare indifferente chi non ha vissuto un solo giorno di normalita' nella sua vita.

Non e' semplicemente la sua avvenenza a sbattere l'una contro l'altra le piu' diverse emozioni..
Non e' per nulla la sua avvenenza!
E' qualcosa di assurdo, e' qualcosa che non posso tenere per me solo ...

Dalla tasca del cappotto cavo il mio telefono, scorro la rubrica, trovo il suo numero.

'Stai chiamando Vera', dice una faccina stilizzata che anima il display.

Nell'attesa sono confuso, inquieto, gia' pronto a rammaricarmi di quel che sto facendo.

'Dai Vera', penso tra me e me, 'sbrigati a rispondere! E dire che ti avevo detto che t'avrei chiamata appena atterrato!'

Dietro gli occhiali scuri che nascondono il mio sguardo non puo' indovinare, la donna che ho di fronte, l'insistenza con la quale l'osservo.

'Ciao Gio'! mi saluta Vera. 'Sei atterrato? Tutto bene?'.

'Ciao bellezza' replico io.

'Ciao bellezza', lo ammetto, non e' forse una forma di saluto adeguata, ma cosa vuoi che ti dica ... noi non siamo esattamente il fratello ed la sorella che ti potresti immaginare ...

'Vera, ho pochissimo tempo: sono appena salito in autobus e devo stare attento a non perdere la mia fermata. Ti ho telefonato per dirti una cosa assurda ...'.

'Oddio ... fammi indovinare: ti sei innamorato?'.

'Ohi fanciulla mia, e quello lo chiami assurdo? Ma se mi capita ogni giorno! Davvero ... Ascoltami, ... qui di fronte a me e' seduta una ragazza che sembra la tua sorella gemella. Siete uguali! Se fossimo in Italia penserei che davvero questa ragazza potrebbe essere la chiave di volta del 'mistero' ...'.

Il 'mistero' ... con questo termine dell'infanzia ci riferiamo ancora oggi che siamo adulti al nostro passato, inspiegabile, ridotto a pochissime certezze.

Io e Vera siamo gemelli, ma figli di due padri diversi, sconosciuti a noi come sconosciuta ci e' nostra madre, che possiamo solo sospettare fosse un po' una mezza puttana (il dubbio e': lo era per professione o per attitudine?).

Ed ora ecco davanti a me una copia quasi perfetta di mia sorella Vera.

Se avessi incontrato questa donna in Italia, avrei pensato immediatamente alla figlia, appena piu' grande di noi, di quella coppia di sconosciuti che ha dato la vita a mia sorella, e quindi ... mah, e quindi chissa', forse avrei potuto, voluto ... che diavolo, tutti i progetti, tutti gli schemi e le strategie belliche sul cosa da farsi datavano alla mia adolescenza, ed ormai mi parevano tutti grotteschi o patetici ...

Si, in Italia quell'incontro avrebbe avuto un senso, ma qui siamo lontani migliaia di chilometri da Milano, ed il libro che questa donna legge  e' in inglese ...

Tutto avrebbe potuto finire li.

Al limite avrei potuto rivivere l'attimo di vertigine incontrandola ancora in citta', ma le probabilita' sarebbero state minime, e comunque mi sarei accontentato della spiegazione statistica che vuole che ognuno di noi, persino la mia bellissima Vera, abbia dei sosia, sparsi per il mondo.

Ed invece non e' finito li.
Anzi, tutto e' iniziato, ricominciato li.

Ho salutato la mia Vera.
Ho infilato il telefono nella tasca della giacca, ed gia' con la mente iniziavo a pensare ad affitti, connessioni internet, due stanze con bagno ...

Lei ha posato il libro sul tavolino in finto legno.
Mi ha guardato un attimo, ed ha detto soltanto ...

5 comments:

  1. Bene!! Ora sei al caldo? :-)
    bacione!

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    1. Ihihih :D Magari Silvi!! È tutta pura fantasia ;-)

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  2. Ovunque tu sia diretto, io ti auguro il meglio.
    Prenditi il tempo per ambientarti e poi aggiornaci se va tutto bene.
    Buona fortuna! AH... di questi tempi e buono augurarla sempre.
    Un salutone grande grande,
    Magnoli@

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    1. Non sono ancora in partenza :D Questo e' un racconto, una mezza (solo mezza ... perche' ''lei'' esiste) invenzione.
      Fino ad oggi ho tenuto segreto il luogo dove vivo: e' che sono capitato in citta' di dimensioni medie, e ho preferito tutelare la mia riservatezza.
      Ma chissa' ... forse finiro' in una metropoli, e finalmente potro' inondare e nomi questo mio diario :-)
      Ciao!
      Gio

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    2. SCRIVI BENISSIMO...insomma ti ho creduto all'istante in quanto alla partenza,

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