Thursday, 5 February 2015

Un sogno assurdo


Allora, mettiamo le cose in chiaro: sto per raccontarti uno dei sogni piu' assurdi che mai abbia vissuto, e ti prego di non dubitare di quel che segue.

E' assurdo, e potresti credere ad un'invezione diurna: non e' cosi'.

Non e' una scusa per dimostrarti cosa, in aggiunta a tanto sesso appassionato, avresti da guadagnare dalla condivisione del mio letto, ovvero una nuova storia ogni giorno, un qualcosa sul quale riflettere gia' di primo mattino.

E' semplice realta', che poi accidentalmente ti dimostra che davvero dovresti essere impaziente di farti avvolgere dalle mie lenzuola, da certe carezze ed attenzioni che ho solo per te.


Tutto e' accaduto esattamente a come ti sto per raccontare.

Devi sapere che nel nostro universo ci sono ben pochi leggi fisse, eterne, valide per tutti.

Sono queste le leggi che regolano il passaggio dalla vita alla morte, e quindi alla reincarnazione.

Gia' Platone, nella Repubblica, nel racconto di Er, associa alle Moire, Atropo, Lachesi, Cloto, ed alla loro madre, Ananke, un ruolo di prima importanza in merito a questo passaggio, ma il buon Filosofo si affidava alla reminiscenza nebulosa del reincarnato per indagare il vero, e le sue ricostruzioni erano solo parziali, sfumate, mitiche.

Io sono l'unico essere mai esistito a saper farmi gioco delle Moire, di Ananke, delle insidie del caso.

Io sono l'unico essere vivente a conservare memoria perfetta di tutte le mie esistenze precedenti, e dunque il solo a non cadere in tentazione, a sfuggire alle lusinghe del male nel breve intervallo in cui, riemergendo dagli inferi o precipitando dal cielo, ci si avvia verso nuova vita terrena.

Esiste, per le anime che si apprestano a tornare all'esistenza come noi la conosciamo, una percorso, letteralmente un camminamento, da seguire.

A quel punto del processo di rinascito, io, come tutti gli altri, ho gia' corpo, ma sono su una sedia a rotelle, debole, assetato, affamato.

Attorno a me, tentazioni di ogni genere sono offerte dalle Moire: bibite fresche, cibo in quantita', belle donne che si denudano all'avvicinarsi mio e degli altri nascituri.

Ananke, la necessita', dall'alto, quasi invisibile e tuttavia incombente, con cenni e piglio crudele istruisce le sue figlie sul da farsi.

Sono in molti a cedere, che' non sanno cosa vuol dire sostare, lasciarsi sedurre dall'ozio: e' vedere degradata la decenza della propria vita, condannarsi ad essere ingiusti, crudeli, avidi ... e dunque pronti per gli inferi.

Io ho memoria vivida del prezzo che si paga in vita e nell'aldila' per ogni attimo di debolezza, e tenacemente continuo ad avanzare verso la meta, e salgo a fatica la grande scala che conduce al traguardo superato il quale saro' finalmente libero, al sicuro dagli artigli delle crudeli creature dell'oltre tomba (cosi', te lo ripeto, stabilisce una delle pochissime leggi sempre valide del nostro universo).

Penosamente avanzo verso il punto di discontinuita' tra la dimensione delle Moire e quella umana.

Il confine, la linea di demarcazione che puo' traversarsi solo in una direzione, e' indicata da una linea azzurra dipinta da non so quale divinita' proprio alla sommita' della lunga scalinata.

Tutti questi dettagli sono sconosciuti agli altri, che infine, rintuzzati dalle Moire soddisfatte di aver corrotto le loro vite, scappando dalle loro violenze raggiungeranno il confine.

Allora, un attimo di lucidita', di cui nessuna traccia restera' nei nascituri, li fara' precipitare nella consapevolezza, nell'angoscia, di essere condannati all'inferno.

Supero infine la linea azzurra.
Ho salito tutte le scale, sono pronto.

A questo punto tu potresti attenderti riposo, sollievo, ma sono stato talmente volte su quella scala che ormai per me e' un gioco, una sfida superare la prova.

E cosi' mi affaccio dalla balaustra, guardo le Moire, deluse dal mio successo, e le altre anime, ancora inebetite dalla lussuria, dall'ingordigia della loro stessa debolezza.

E tutti motteggio con una danza goffa ed esuberante, e sfotto senza pieta' quelle creature eterne, invincibili, infide, spietate, e in cui potere non cadro' mai.

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