Saturday, 7 February 2015

Ancora sogni



Una premessa: io so bene che questo diario e' illeggibile, e che sono pochissimi, forse due o tre, e trascinati qui dal caso per lo piu', a spendere tempo su queste righe.


Potresti chiederti il motivo di questo volume, se il suo destino e' l'oblio.

Io non cerco una ragione per scrivere diversa dal benessere che traggo dal pensiero, dall'impegno, dal tempo dedicato all'interiorita' che la stesura di racconti, l'analisi di sogni, l'insistere su desideri mi donano.

Il tempo non e' dei migliori, pioviggina e fa freddo.
Sono sul ciglio di una strada provinciale.
Sfrecciano veloci automobili e camion a poca distanza da me, ma non me ne curo.

Accanto a me sono il sindaco di una piccola cittadina, ed un giovane, un uomo di colore sulla quarantina, un operaio appena assunto dal comune per fare dei rilevamenti tecnici sul manto stradale.

E' felice dell'incarico, impegnativo ma qualificante, che gli e' stato assegnato.

Con uno strumento che potrei aver inventato io, misurera' la temperatura dell'asfalto lungo la strada ed il marciapiede che vi corre parallelo, e con i dati raccolti io dovro' elaborare non so quale programma di riqualificazione mirata di ponti, svincoli, corsie.

Tutto procede tranquillamente, ma all'improvviso sulla scena compaiono dei bambini.

Sono forse una decina, e corrono sulla strada senza curarsi minimamente dei veicoli che sfrecciano, e che solo per caso non ne fanno strage.

Assieme ad altri, mi getto tra le auto in corsa, ma sono l'unico a non rimanere ucciso dalle auto che, come proiettili, sembrano rincorrerci.
Riesco a prendere 3 bambini, e li porto in salvo, al marciapiede dove pero' non e' rimasto piu' nessuno che possa aiutarmi.

Ordino' ai bambini di stare tranquilli, immobili, di non tornare in strada, e loro fanno di si con le loro testoline.

Ci sono altri piccoli in pericolo.

Le automobili continuano le loro corse, incuranti di quei piccoli che sfiorano e quasi uccidono.

Disperatamente faccio cenno perche' gli automezzi si fermino ... dopotutto basterebbe che uno per senso di marcia si fermasse per scongiurare incidenti, ma nessuno sembra badare a me.

Non riesco a raggiungere i bambini ancora in pericolo, e gia' temo per la loro morte.

Finalmente un uomo, alla guida di un macchinino elettrico, si ferma.
Alle sue spalle grossi camion minacciosi incombevano a tutta velocita', ma anche questi s'adeguano allo stop.

Assieme al suo aiuto recupero gli ultimi bambini.

Abbiamo corso un grosso pericolo, ma sono tutti sani e salvi.

In un attimo sono in un ristorante.

Ad una tavola chiassosa e abbondantemente apparecchiata, e' un gruppo di adulti.

Tra di loro sono i genitori dei bambini che ho salvato, e le maestre d'asilo cui sono sfuggiti.

Grido loro che sono dei pazzi, e racconto cosa e' successo.

Non mi credono.
Li vivono in promiscuita', e si fanno le maestre d'asilo assieme alle loro mogli, e non conta che questo.

Un imbecille, azzimato e snob, mi ride in faccia.

Io rispondo, letteralmente:

'Coglione, ma che cazzo ridi a fare? Lo capisci o no che tuo figlio poteva morire?'.

Il sogno finisce cosi'.

5 comments:

  1. :-) Un saluto e buona domenica.

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  2. Ciao Silvi, buon inizio di settimana!

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  3. contento di essere arrivato qui per caso...
    conta 4!
    non sono capace a capire i sogni...
    ...ma la lettura è intensa.
    a presto...

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  4. contento di essere arrivato qui per caso...
    conta 4!
    non sono capace a capire i sogni...
    ...ma la lettura è intensa.
    a presto...

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    1. Ciao, e benvenuto, e grazie del commento.
      A presto allora!
      Questo e' davvero un diario, e scrivo quello che mi passa per la testa senza alcun ordine.

      Ciao!

      Gio

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