Wednesday, 14 January 2015

L'unica fede della mia vita.

Ero appena stato silurato da un barone universitario.
Dal dipartimento invece di rincasare avevo preferito passare a trovare mia sorella, che a quel tempo viveva in un appartamentino di pochi metri quadrati, vicino a non so quale 'Porta', a Milano.

Me ne stavo sul suo letto, e pensavo, e parlavamo.
Non ero disperato, ma freddo, lucido come chi sa bene che da perdere non c'e' piu' nulla.
Le mie condizione di salute, paradossalmente, finivano per tutelarmi e danneggiarmi nello stesso tempo: la vita che rischiavo di perdere era comunque quella di un malato, e si articolava su fronti limitanti, intrinsicamente.
Per questo motivo non appesantiva il mio animo la vergogna di aver fallito, e pero' la debolezza, i ricordi allora recenti di ricoveri ed interventi consigliavano di non rischiare, di rimanere ancorati alla misera certezza della casa, dei piccoli riti di una famiglia amorevole.

E' stato straordinariamente facile cambiare.
E' stato sufficiente partire, allontanarmi, adattarmi a difficolta' ulteriori, concentrarmi su un punto per una volta estraneo alla mia esperienza.

La malattia, e forse ancora di piu' il dolore, mi ha insegnato molto, e quasi sono rimasto sedotto dalla saggezza, dalla tenacia del me bambino, del me adolescente.

Vivevo confortato da un segreto, da una frequentazione sacra.

Mi incantavano i sogni, nei quali Silvia tornava a ricompensare tante, tutte le privazioni e le mancanze: la convinzione che mi sarebbe bastato abbracciarla, almeno una volta, per dare un senso ad ogni cosa, che' ogni cosa avrebbe assunto il ruolo di premessa a quell'attimo, e' stata l'unica fede della mia vita.


...


Io mi sto dimenticando di Silvia.
Ed io non so piu' cosa sia l'amore.

1 comment:

  1. Silver SilvanJanuary 17, 2015

    Si consoli. Io non me ne sono mai ricordata.

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