Sunday, 25 January 2015

Claudi

Claudia era la ragazza di un mio collega.
Anche lei stava facendo un PhD ma credimi, avrebbe potuto bussare alla porta di un agenzia per modelle e l'avrebbero assunta di sicuro.
Tra le donne che ho conosciuto e frequentato e' stata credo la piu' bella, certamente la piu' appariscente.

Devi immaginare una ragazza tedesca dall'inglese perfetto, alta quanto me, biondissima, sempre impeccabile nel portamento, nel trucco, nell'abbigliamento.

L'avresti potuta chiamare 'Claudi' - e' quello il diminutivo del suo nome.

Io pero' mi rifiutavo.

'Claudi' si pronuncia come 'Cloudy', che significa nuvoloso, e posso assicurarti che nulla era piu' distante dal suo sorriso che l'idea di un cielo scuro, torbido, bizzoso.

Al limite avresti voluto tanto che fuori si scatenassero gli elementi per poter rimanere a casa con lei, e con lei cercare assieme alternative al tempaccio, finendo per preferire altro che non partite di backgammon e uncinetto, ma lei non era davvero per nulla 'cloudy'.

Io la chiamavo 'Sunny Claudi' ... e quante risate ci siamo fatti assieme quelle poche volte che ci siamo incontrati.

Parlavamo di aramaico, scienza, California, vecchi nonni ancora arzilli e orologi da riparare.

Come spesso capita in questa comunita', ci siamo persi di vista, e davvero a volte non vedersi, non frequentarsi anche solo per pochi mesi, significa smettere ogni relazione, sostituire ad un volto un altro, riempire i vuoti in qualche modo, e non solo per horror vacui, ma per abitudine.

Conosco bene la fragilita' dei rapporti umani.

Ad ogni viaggio corrisponde si una rinascita, ma anche una morte.

E se la prossima meta si fondera' ad un 'Gio' nuovo, diverso, imprevedibile per chi mi ha frequentato nelle tappe precedenti del suo cammino, e' anche perche' quello passato e' svanito, e con lui i legami fittizzi, 'le fragili velleita' di intesa' (citazione, 'Memorie di Adriano'), le promesse sconsacrate al contatto di un nuovo seno, forse anche solo alla vista di un viso diverso.

Esiste forse un superstite a questo ciclo continuo e cannibale, ma comunque la sua presenza e' parziale, il parallasse incongruente con la realta' che vivo e mi circonda.

E tuttavia l'intersezione delle mie maschere non e' nulla, poiche' comune e' una sostanza che non puo' essere nascosta dalle vesti di volta in volta differenti che indosso.

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