Monday, 31 March 2014

Pensieri su Monica


Torno in Italia un paio di volte all'anno: a Natale, e sul finire dell'estate.

In una citta' piccola ci si incontrerebbe ancora tutti quanti, se forze centrifughe non c'avessero sparpagliati lontani, chi in provincia, chi oltre la Manica, chi in un altro continente.

Restano ultimi testimoni gli edifici, luoghi incerti del nostro passato comune ed incorruttibile.

Ogni volta che per un motivo o per l'altro passo davanti la casa dei
tuoi genitori penso a quella ragazza di cui oggi sono coetaneo, che un giorno invitò a pranzo un suo ex studente, miope e fragilissimo, per discutere di futuro, ragazze, paure.

In quella casa, e in ogni istante con te, perfino quando inciampavo in un ablativo assoluto o perdevo la consecutio, mi sono sentito bene.

Il tempo, il posarsi e lo scivolare di decine di altre vite sulla nostra superficie, colleghi, studenti, amanti, ha fatto il suo dovere, che e' quello di allontanare senza colpe, ma non ha potuto distruggere cio' che e' esistito, ne' cancellare il tuo insegnamento.

Sunday, 30 March 2014

Secondo me ...

Ti sarebbe piaciuta questa camminata domenicale.

Gli ingredienti migliori c'erano quasi tutti: gelo primaverile, nebbia fitta, pioggerella quasi gentile.
Mancavano solo vento bizzoso e grandine.



Vabbe', sara' per la prossima volta: io ci torno.

E tu?

Bellezze diverse

Si, sono belle le ragazze.

Me ne farei almeno il 10% di quelle che incontro ogni giorno: le rosse, innanzitutto, che da sempre sono le mie preferite, ma anche le brunette esili, le bionde formose.

Qui si sono radunate tutte le razze del mondo.

Oltre alle locali, alcune sono semplicemente deliziose, sfioro ogni colore, ogni accento, e godo di tutte le modulazioni necessarie per passare con continuita' dalle Dee Norrene a quelle Africane.

Comunque sia, io e' da tempo che penso ad altro: ad una donna, non a culi e tette, all'amicizia, non alla passione.

Mi domando se non dovrei cercare di ridistribuire le mie risorse, a tutela di questo presente che presto sara' irrealizzabile.

Devo comunque dedicarmi alla semplice contemplazione di una bellezza parziale?

Devo infilarmi in letti anonimi, per uscirne in capo e poche ore?

E' benefico per il me complessivo avere soddisfazioni piu' o meno triviali?

Sono molto confuso.

Friday, 28 March 2014

Sognarti

Io ed Alice, con la collaborazione di un disegnatore, qualche anno fa abbiamo pubblicato un fumetto assieme.

Di quella storiella non intendo parlare, e la presente, breve introduzione e' solo intesa dare un senso almeno parziale alla vicenda onirica che segue ...


Thursday, 27 March 2014

Lettere ad una donna amata


 
Alice mi scrisse di un piccolo tesoro, un minuscolo frammento dell'infinito, precipitato un giorno sulla terra in forma di meteorite.

Lo teneva sul comodino, assieme ad altri cari oggetti tutelari del sogno e della speranza.

Era il regalo di compleanno di un amico, cosi' diceva, di un innamorato, cosi' io pensavo.

La ricordo ancora adesso contenta, animata, avventurosa descrivere quel minerale ormai freddo, e tuttavia, nella sua intepretazione, ancora testimone dell'energia che ne determino' la struttura.

Se riscrivo qui le parole che le ho donato, e' perche' non devo dimenticarmene.

Proprio in questo momento, in cui un'idea diversa e magnifica di donna e di intimita' sembrano allontanare definitivamente anche solo il desiderio della passione, cerco di trattenere a me il ricordo di chi, forse, ho semplicemente amato.

Cosi' le risposi.

Tuesday, 25 March 2014

Lettere ad Alice

Alice mi scrisse di un 'traumatico' ritorno al lavoro, seguito ad una bella vacanza in oriente, dove aveva esperito 'tante, tante cose belle da vedere, vivere, ricordare'.

Cosi' le risposi.


Sunday, 23 March 2014

Lettere e pensieri


Carissima Alice,

Prima di introdurre il mio discorso, concedimi una piccola digressione cinematografica.

Io ho sempre avuto problemi al cinema.
Il motivo?

Saturday, 22 March 2014

Lettera ad una giovane donna malata

Alessandra e' una giovane donna, intelligentissima e sensibile.
E' amica di mia sorella.

Ci siamo incontrati solo in un paio di occasioni, ed ovviamente mi sono accorto di lei, ed ovviamente non me ne sono dimenticato.

Qualche mese fa ha dovuto cedere all'invadenza di un male cronico ed insolente.

Ha abbandonato le gallerie d'arte dove esibisce ed osserva, le aule universitarie dove insegna e studia, per passare qualche tempo in una stanza sterile assieme al suo corpo.

Le ho scritto.
 

Sentire

Esistono amori inconfessabili poiche' inesprimibili.

Friday, 21 March 2014

Lettere dall'archivio

Vivevamo a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altra, ma vicini l'eravamo per altre ragioni.

Un po' per gli studi, un po' per il destino di vagabondi, un po' per noi stessi.

Thursday, 20 March 2014

Archivio

Ogni anno, all'avvicinarsi del Natale, mando piccoli doni ad Alice.

Un giorno, chissa', la rivedro', tornero' nella sua Praga, in quella citta' che e' piu' bella di tutte le altre, e che tuttavia e' solo un contorno, un accessorio, un palcoscenico.

E' bello che a ridimensionare ogni cosa sia un essere umano, non credi?

E' bello trovare un'interpretazione al motto di Protagora, 'L'uomo e' misura di tutte le cose', benche' personalmente debba sbarazzarmi di quell'uomo orribile, e promuovere invece nel pensiero l'immagine di una donna.



Mia carissima Alice!

che gioia immaginare tra le tue mani quel libro che tanto amo!

C'è qualcosa di unico in M. Yourcenar, e nelle Memorie di Adriano questa peculiarità si incontra nella sua manifestazione più stupefacente.

E' facile definire un 'ricercatore' in ambito scientifico: prendi un problema, a seconda dei casi lo sviluppi in senso matematico, nel approssimi il formalismo per manipolarlo meglio, o ne fai oggetto di uno studio sperimentale ed empirico.








E' più difficile intendere la scienza nell'ambito dell'umano.

Per indagare questo strano argomento che è l'uomo non si possono usare le leggi immutabili e imparziali degli atomi, chè non esiste generalità, invarianza, e tuttavia la mole colossale di dati a disposizione, ogni interazione con un altro amplia le nostre conoscenze, suggerisce comunque di dedurre, teorizzare, tracciare linee di congiunzione, definire insiemi, intersezioni, differenze.

M. Yourcenar è più che una studiosa del cui sapere nutrirsi: è una ricercatrice dell'animo umano, e non solo è feconda, ma propizia.

E' li nello scaffale della libreria, assieme a qualche fumetto preso a caso, la copia delle Memorie che un giorno ti donerò.

Nel frattempo, ho un paio di consigli per te:

Ci sono due traduzioni delle Memorie.

Subito dopo la pubblicazione, un misterioso farabutto si occupò di una traduzione grossolana, che davvero non faceva onore all'immensità di quest'opera.

Tale lavoro, frettoloso, offensivo, scadentissimo, provinciale, è stato fortunatamente giudicato inopportuno quasi subito (penso sia introvabile quella 'prima edizione') e oggi lo standard è la meravigliosa opera di Lidia Mazzorani Storoni.

Da qualche parte, forse nei taccuini che seguono il testo, lessi dei carteggi, degli scambi epistolari tra queste due donne: so che li apprezzerai, che riconoscerai anche in discussioni tecniche l'umanita' di cui e' pervasa l'arte espressione di quella perizia, di quella sapienza.

Secondariamente ... quando avrai finito il libro, o in concomitanza, o perfino subito prima, per rinfrescare le memoria della prima lettura, ti consiglio di ascolare alcuni frammenti della lettura che ne ha fatto Gianni Musy, un bravo attore italiano che ricordavo come agente nella squadra del Commissario Maigret interpretato da Gino Cervi, e che ho ritrovato interprete eccellente di quest'opera.


A prestissimo amica mia.

Lettere

E' un periodo molto intenso, certamente non facile.

Mi pare evidente che non riesco a scrivere neppure due righe.

Allora cerco negli archivi, tra le centinaia di lettere scritte e forse cestinate, di che riflettere un po', di che nutrirmi.

Ricevo auguri di compleanno da parte di un'amica.

Le rispondo cosi'.

La mia dimensione di profugo o esule mi vale una vicinanza diversa e piu' intensa in queste occasioni in cui la formalita' impone e forse giustifica il contatto.

Ho passato la giornata al telefono con vecchi zii premusori ed amici in gamba che mettono su fior di famiglie. 

Oggi li ho potuti contare ad uno ad uno gli affetti piu' stretti che mi sono rimasti.

Ho risposto ad e-mail ironiche, ho cercato di replicare a quelle piu' malinconiche.
Aspettavo un tuo cenno, amica mia.

Tu non potevi mancare.

Saturday, 15 March 2014

Stupidi pensieri sull'amore

Incontro la bella ragazza cui ho confessato di amare le giornate ventose e fredde.
Stiamo parlando, ed intanto infuria sopra le nostre testoline non so quale divinita' pagana del Nord.
Si meraviglia di vedermi ombroso, meditabondo, intento a scrutare il cielo scuro con aria incupita.
'Ma come', mi dice, 'tu ami il vento! Perche' sei cosi' triste'?
...
Sono triste proprio perche' amo.
Il vento, il freddo ... non ho detto che mi piacciono.
Ho detto che li amo.
L'amore puo' essere ben altro che gioia e serenita'.
All'amore, a null'altro, permettiamo di essere tutto fuorche' gioia e serenita'.
L'amore ...
L'amore, per le donne, per le idee, per i sentimenti, l'amore cui devo tutto, tutto si e' preso.

Friday, 14 March 2014

Come un animale

Come un animale ...

Come un animale per morire ho cercato la solitudine.

L'ho trovata lontano.

Lontano da chi mi ama congedo ogni decenza.

Questa lunga morte ha l'esteriorita' della vita, a volte perfino una maschera di vitalita', e tuttavia non lasciarti ingannare: qui tutto e' gia' necrotizzato, sepolto, consumato.

Qui tutto e' immobile, quieto, imperturbabile.

Cosi', da cadavere, esprimo una sorprendente dolcezza.

Thursday, 13 March 2014

Il 12 di ogni mese

Il 12 di ogni mese noi due ci scriviamo.

E' stata una sua idea - e per una volta, forse la prima in assoluto (ehy, sto scherzando!), devo riconoscerle un merito.

Tuesday, 11 March 2014

Appunti

Ieri, durante l'ultima lettura dei giornali, un rito che quasi sempre precede la notte, da distrattamente interessato ad una squallida vicenda di cronaca mi sono trovato, preda di una bulimia violenta ed inattesa, a divorarne quanti piu' dettagli possibili.

L'articolo, la catena di articoli, verteva a proposito delle vicende terribili della clinica milanese 'Santa Rita', un agghiacciante istituto di cura dove, pur di ottenere un profitto economico medici corrotti da manager senza scrupoli non esitavano a mandare a morte quasi certa pazienti in condizioni critiche ma non disperate, sottoponendoli ad interventi chirurgici superflui quando non dannosi, ed in ogni caso pericolosi.

C'e' stata piu' che indignazione o scabrosa curiosita'.

Ho sussultato soprattutto leggendo la trascrizione di un'intercettazione telefonica incentrata su di un episodio minore, trascurabile se paragonato alla macelleria di altri resoconti di ordinaria depravazione.

Qualcuno discuteva senza impaccio di una protesi non piu' sterile ed inutilizzata, poiche' estratta dal suo involucro per sbaglio e conservata in condizioni di semplice pulizia superficiale, che senza troppi problemi si sarebbe potuta impiantare ad uno dei tanti pazienti 'gia' novantenni' in cura presso la clinica.

La morte eventuale di un vecchio non avrebbe destato alcun sospetto, non avrebbe preteso che due righe, credibili benche' false, in una cartella clinica, e si sarebbero risparmiati i 450 euro di una protesi altrimenti da buttare.

La superficialita', l'indifferenza, la freddezza di quelle parole, dove pericolo e profitto non obbediscono all'ovvia gerarchia in cui credo istintivamente prima che per una ragione, mi hanno costretto a tornare indietro, ai tempi dell'ultima frazione della mia infanzia.

Ho sussultato poiche' qualcosa di simile ha cambiato, accellerato il destino del bimbo di 9 anni che sono stato.

Ci si adegua ad un'intrusione simile, sai?

Non si puo' modificare in alcun modo il passato: cause milionarie, odio viscerale, desideri di vendetta avranno effetto sul conto in banca, sulla bile, sulla coscienza ... e nulla cambieranno dell'intimo ed inalienabile destino del malato.

Anche per non danneggiare una persona che da quel giorno e' emersa come centrale, e che davvero e' stata fondamentale nella mia esistenza, i genitori deciso di lasciar correre.

Costretti a temere di aver in qualche modo rovinato la vita del proprio piccolo, vissero probabilmente nel dolore che li dilaniava una sorta di altissima comunione con me: mentre il mio corpo si gonfiava, mentre la mia pelle, ingiallita dall'epatite, si sbriciolava, mentre io da incosciente mi limitavo a vivere un presente travagliato in attesa della normalita' cui ero abituato, il cuore di due quarantenni forti e sani, costretti quasi alla giovialita' ed al costante incoraggiamento, dentro si crepava, e gia' erano evidenti per loro i lunghi anni di sofferenze cui ero assegnato.


Cosi' siamo stati speculari ed uniti.

No, nessun giudice, nessuno sbirro.

D'altra parte il tempo imponeva ben altre priorita' che carte bollate ed aule di tribunale.

Di mio neppure mi ha sfiorato l'idea di una recriminazione simile ad un piagniucolare infantile, e ho dedicato ad altro che ad un lutto perpetuo quel poco che mi rimaneva.

Come negarlo?

Ha influito anche la consapevolezza che la mia sorte era comunque segnata: l'infezione che quasi mi uccise aggravo' parzialmente, al limite affretto' l'indolente e ipocrita sindrome che presto o tardi avrebbe preteso di governarmi.

...

Simili pensieri concorrono a definire la principale differenza tra noi due.

Io non ho speranze.
Ho imparato benissimo ad accettare e gestire.

Sono intorpidito dalle infinite certezze che ho: fino all'ultimo giorno saro' questo, saro' costretto ad essere questo.


...

Monday, 10 March 2014

Appunti

Non ho tempo ne' energie per elaborare una prosa convincente, e tuttavia voglio metterti al corrente di questo pensiero.


Potresti trovarlo equivalente a qualcosa che tu stessa senti, e se cosi' fosse, amica mia, davvero potresti darmi dimostrazione del suo contenuto, oppure, in alternativa netta, potessi crederci, confutarne l'intera teoria.



Volersi bene.

L'ho vissuto?
L'ho sentito?

Si, e sarebbe sciocco negarlo denunciando la mancanza parziale, quella della passione, dell'erotismo.

Io sono stato amato infinitamente.

Spesso questo sentimento vago e venerabile era la cornice di due caratteri diversissimi e tuttavia non in contrasto: sono stato amato perche' evidentemente fragile, coraggioso, fiero agli occhi di chi quella fragilita', quel coraggio, quella fierezza apparivano assurdi, incredibili, irriproducibili.

Lo sono ancora adesso, da colleghi che non mi vedono da anni, da vecchie zie, da un prete sconsacrato dalla sua santita', da medici che mi hanno tenuto in vita ... perche' dovrei negarlo?

Ed io?

Anch'io ho amato davvero, e spesso chi nulla aveva in comune con me.

Chi mi ha amato, d'altra parte, raramente mi ha mai conosciuto.

Sono straniero per quasi tutti: genitori, fratelli, amici che insisto a tenere all'oscuro di ogni cosa.

Per molti anni sono rimasto convinto che l'amarezza di fondo che intorpidiva perfino i picchi di dolore, atroce ma non convincente, patetico ma ridicolo perfino agli occhi miei, fosse dovuta a questa sostanziale solitudine e alla cronica mancanza di amanti.

Mi sbagliavo.

C'e' qualcosa di ancora piu' irrimediabile che non la frustrazione di essere negletto e disprezzato dalle donne, di essere ai loro occhi subalterno ad individui volgari e disattenti.

Lo sgomento piu' profondo, se non si hanno speranze, se non si e' ingannati dalla retorica dei superficiali, se si e' insomma come noi, e' nella condivisione di un'identica visione del mondo, dei rapporti umani, perfino dei ricordi.

Io non posso che assistere alla nostra agonia, allo stillicidio meticoloso delle residue energie, al rigor mortis di cio' che gia' abbandoniamo.

L'interesse ormai parodistico per le donne, i nulli progetti per il futuro, il focalizzarsi su simboli anzi che' schemi sono evidenze illustri di una ritirata non strategica.

Adesso chiudo gli occhi per dormire.
Domani, se tornera' un po' di lucidita', mettero' mano ai miei pensieri.

Sunday, 9 March 2014

Sabato

Esco di casa nel primo pomeriggio con la sola intenzione di fare due passi, stancarmi un po', rimediare un bel mal di schiena.

Niente caffe', niente spuntini, niente musica nei miei programmi.

Voglio affamare ed indebolire  cio' che non e' essenziale, stordirlo io prima che ad intervenire siano fattori esterni, impersonali, cocenti, marziali.

Questo sacrificio umano, questo macello dei miei nervi, e' eutanasia, e' una solenne forma di tutela.

Ho creduto a favole, ne ho tratto insegnamenti folli, ed ho pagato piu' per questo che non per il male che ha offeso ed immiserito il corpo.

L'evidenza della deformita' mi ha lungamente ingannato: la causa prima della malinconia, di quella solitudine cosi' simile all'emarginazione, non sono dolore o malattia, ma la tenerezza del cuore, le sue purissime ambizioni.

Non le ho mai taciute ne' esibite, ma hanno comunicato di me un'immagine fragile, sconveniente, mite, intransigente, priva di fascino o utilita'.

Cammino in silenzio, meditando circa il destino vago ed imminente delle mille variabili che determinano la mia condizione, e che sembrano tutte pericolosamente prossime ad un punto di non ritorno.

Ho fatto solo poche decine di metri ed incrocio Diana, una bella ragazza russa che ho conosciuto per caso ad una lezione di Flamenco, e che sempre per caso ho avuto modo di rivedere in un paio di occasioni.


Con lei e' un giovane orientale, probabilmente il suo compagno.

Presentazioni di rito.
Imbarazzo di rito.
Impazienza di rito.

Date le circostanze cerco di trattenermi, di minimizzare metafore, figure retoriche, sospiri, e restando nel vago ci limitiamo a parlare del tempo ... ma perfino un argomento all'apparenza neutrale per me e' motivo di evasione: mentre i due innamorati lottano con correnti bizzose, io raccomando loro di godere del potere evocativo del vento, dell'immaginazione che ne e' generosamente nutrita, ed in generale di tutto quello che ci permette di vedere cio' che non esiste e scoprire cio' che e' nascosto.

Li saluto augurando loro tempesta, freddo, brividi, e dunque riparo, calore, abbracci.

...

Sto esplorando una delle probabili vie di mezzo che imbocchero' a breve quando mi infilo in un emporio d'artigiano, sopravvissuto chissa' come alla globalizzazione, all'invasione della produzione su scala disumana di beni inutili.

Rimedio un paio di stringhe per i miei scarponi, e l'impressione di un mondo ormai in agonia.

Appesantito da nuove ragioni di preoccupazione torno verso la collina in autobus.

Ad una fermata sale, lento ed incerto, in equilibrio precario tra fatica incontenibile e pudore, un vecchio piegato da non so quale male.

Nelle mani tiene due stampelle logore e diverse tra loro, crudeli simboli d'indigenza autentica, e nel cuore la riconoscenza per una ragazza che sistema nel vano porta oggetti una capiente borsa di plastica.

...

Siamo prossimi a casa mia quando vedo che, non senza difficolta', questi si alza per prepararsi a scendere.

Senza neppure doverci pensare mi ritrovo ad offrirgli il mio aiuto.

Lo accetta.

Usciamo assieme dalla vettura.

La borsa e' davvero pesante, e non devo insistere per convincerlo a permettermi di seguirlo fino a casa.

Giunti al civico, non me la sento di abbandonarlo alle scale; lascio intendere che saro' io a portare quell'ingombro al suo alloggio.

Mi domanda, e certamente lo traversano sospetto e speranza, 'Are you sure?' ... ed aggiunge, quasi scusandosi, di vivere su, all'ultimo piano.

'E' sempre l'ultimo piano', rispondo sorridendo.

Quanto cazzo pesa questa borsa da discount di terza categoria.

Se ha comprato tanta roba e' perche' non puo' uscire spesso, ed ha cercato di ottimizzare il problema dei rifornimenti.

Per una settimana dovrebbe essere a posto.

Probabilmente beve l'acqua del rubinetto.
Devo fermarmi per riprendere fiato un paio di volte, salgo lentamente, sale la frequenza del battito, ma quando a missione compiuta ridiscendo le scale e' solo all'altezza del secondo piano che incontro il mio ospite.

Gli stringo la mano, abbozzo una battuta di spirito, sorrido ancora.

Dentro sono triste.

A questo punto nulla puo' cambiare, ed io non so perche' mi ostino a vivere.

Friday, 7 March 2014

Pensieri sui libri







Nessun vascello c’è che come un libro

possa portarci in contrade lontane.
 
(Emily Dickinson)


Riflettevo pochi giorni fa su questa massima di Emily Dickinson, trovata qua e la in quel mare infinito che e' 'l'altro'.

Mi ha colpito l'associazione tra libro e vascello.

Si ristabilisce cosi' il senso etimologico della parola, non credi?

'Libro' torna ad essere la corteccia che i primi naviganti lavoravano per farne vascelli di fortuna.

E c'e' una similitudine ulteriore, benche' sottile e spesso non intesa, tra un natante ed un libro: la destinazione, sconosciuta ad Ulisse quanto a Leopardi, ed ancora di piu' l'irreversibilita' che impedisce ad entrambi di poter tornare immutati al punto di partenza.

Pensieri

Pensieri sull'amicizia.

Idea, teorema, teoria ...

L'etimologia di queste tre parole e' fondamentalmente la stessa: 'vedere', 'osservare', 'percepire'.

...


Wednesday, 5 March 2014

Attivita'



E' ancora mercoledi', e sono gia' esausto.

Al lavoro, malgrado gli incoraggiamenti dei colleghi, barcollo, mi sento oppresso da un peso insostenibile.
Soprattutto rinnovo quotidianamente convinzioni di mediocrita' non solo tecniche, ma piu' profonde: se avessi davvero padronanza di me stesso oserei cambiare tutto, dedicarmi ad altro, pur a rischio di ridurmi in condizioni di indigenza, ed invece, da vile, da uomo qualsiasi, preferisco un'esistenza precaria alla semplice precarieta'.

Sono talmente stanco e sfiduciato che gia' devo pensare al fine settimana.

Arrivera', sabato.

Monday, 3 March 2014

Piccole cose


Al babbo ho fatto cambiare un paio di lampadine.

La mamma, dopo essersi fatta pregare un po', mi ha tagliato i capelli.

Ho chiesto ancora una volta delucidazione circa i vaccini, le allergie, le malattie patite da bambino, i nuovi farmaci che presto potranno sostituire l'anticoagulante, gli alimenti da evitare e quelli di cui fare buona scorta.

Lontano dalle vie del centro, li ho portati in quartieri ancora intatti, non contaminati dal neon insonne di fast food o loghi impersonali di catene di negozi, ed invece pitturati da pannelli il legno ed insegne un po' usurate di botteghe e piccole officine.

Abbiamo camminato lungo il corso del fiume, visitato chiese, sostato in caffe' e bivaccato in librerie.

Attorno a noi la citta', imperfetta e tuttavia ideale, degradava oziosamente a villaggio, ed uno dopo l'altro ne incontravamo le componenti elementari ...
Muschi che si scavano la vita in mura antiche e cadenti, vicoletti lastricati da ciottoli scivolosi ed umidi, portoni lasciati socchiusi che aprono a cortili dove rimbalzano ancora i palloni, spacci alimentari nei quali ordinare merende a base di 'panini al prosciutto' e cioccolato ...

Attendevo che lo dicessero, attendevo di poter dire 'Si, hai ragione!' ... ma non facevo nulla per privarli della gioia della scoperta.

Mi limitavo a ripercorrere i passi delle mie lunghe esplorazioni solitarie.

Quando poi la mamma si e' azzardata ad un 'Qui assomiglia un po' a ###' io sorridevo.

Ero riuscito nel mio intento: far rivivere loro il passato sereno della nostra esistenza, di quel tempo che un giorno il male aborti', e che tuttavia non ha potuto disperdere.

Appunti


Mi capita raramente di bere.

Non amo il gusto dell'alcool, ma la ragione che mi tiene lontano da pinte dorate di birre alla spina, bicchierini da Wiskhey di cristallo piombato o generose coppe di Rosso d'Alba e' diversa; non ho bisogno di ubriacarmi per dire, fare, patire cio' che la timidezza o la prudenza vorrebbero proibire, e soprattutto preferisco ricordare in prima persona, ed essere pientamente responsabile dei miei eccessi.

Il corpo ha sofferto tremendamente, ma e' solo in quel campo di battaglia che e' l'intimo imperscrutabile dei pensieri e dell'emozioni che mi sono piegato.

Oggi mi scopro equivalente a cio' che sono stato, e tuttavia completamente diverso da chi che avrei potuto essere o imitare.

Saturday, 1 March 2014

Di piu'.

Dopo mesi di lungo vagabondare per la Germania Heather tornera' presto in citta', e sono sicuro che ci vedremo gia' settimana prossima.

Se sara' dell'umore giusto, presto o tardi torneremo a volerci bene nell'unico modo che ci e' concesso: facendo l'amore, coccolandoci dolcemente ma in silenzio.

Un'esigenza e' risolta cosi'.

...

L'amore e' deludente.
Impaccia, illude, mistifica.

E' inaffidabile, mutevole, ... quasi sempre parziale.

E' da anni che non ne provo violentemente, e mi pare assurdo esserne stato infatuato comunque per un periodo lunghissimo e non a caso travagliato.

...

C'e' piu' che stare tra le braccia di una donna.

E' essere nei suoi pensieri piu' incerti, partecipare inconsapevolmente a progetti strampalati, commuoverla fino alle lacrime confessando nulla di diverso dalla tua verita'.

C'e' piu' che stringere una donna tra le braccia.

E' averla nel cuore.
E' sentirla nel cuore.

E' trovare un significato profondo in parole semplicissime.