Thursday, 25 December 2014

'Scusa, signore!'



Sono in un grande supermercato con un amico, come me reduce da settimane troppo frenetiche per non lasciare in arretrato di ossigeno, alla ricerca di qualche leccornia per il pranzo di Natale.


Mi piace sorprendere mia madre con prelibatezze, ed è capitato negli ultimi anni che alla tavola io stesso abbia portato, tra tante pietenza deliziose preparate dalle donne di casa, del salmone marinato, del pesce spada al cartoccio, dei salumi speziati ... modestissimi testimoni del mio girovagare per le gastronomie del mondo.

Camminiamo un po' a caso, forse in circolo, per reparti che nessuno di noi conosce bene, ma la fatica non costa, chè è da una vita che non ci vediamo, ed allora anche la lentezza è una buona cosa, pretesto per aggiornarsi a vicenda, e rinsaldare una vecchia amicizia.

'Scusa, signore!'.

Così mi sembra di udire, ma la voce non mi è famigliare, nè lo e' quella formulazione che lega il formale 'signore' ad una seconda persona, e dunque credo non sia rivolto a me quel richiamo, e lo ignoro.

'Scusa, signore!', ripete quella voce, femminile, gentile e calma.

Nel dubbio mi volto, e vedo una donna di forse 50 anni, solare anche se un poco stanca, ed al suo fianco un adolescente, silenzioso, serio, fiero, che indossa un cappello di stoffa, uno di quelli da pescatore, hai presente?

Sono neri come il continente dal quale lei certamente viene, e dove lui forse non è mai stato.

Non li conosco.

'Scusa, signore!'

Probabilmente i miei occhi sono eloquentissimi, e chiedono: 'parli con me?'

Mi indica e continua:

'Si, dico a te.'

Non ho tempo per indagare lo stupore che mi ha preso, chè subito dice:

'Mio figlio vorrebbe sapere dove hai preso il tuo cappello'.

...

Ho spiegato dove, al mercato della nostra, e forse solo loro città, era la bancarella, ho mostrato l'etichetta, commentato le ottime qualità impermeabili di quel capo che mia madre mi ha regalato un paio di estati addietro.

...

Uguali.
Questo ho percepito.
Quel ragazzo, quella madre, erano uguali a me, a mia madre.

Certo, è diverso il colore della pelle, e tra un mingherlino storpio ed un ragazzo forte e sano c'è un abisso, comunque la si voglia intendere.

Ma anch'io così parlavo, segretamente, a mia madre.
E le indicavo le cose belle, quelle che mi piacevano.
Ed anche per mia madre nulla per me era irraggiungibile.
Ed anche mia madre chiedeva, improvvisava, anche se io le dicevo 'ma no mamma!' e poi me ne stavo li zitto, forse un po' in imbarazzo ma con le orecchie tese.

(scrivo così male, ma sento tanto bene, sai? Oh, come vorrei che tu che ne sei capace riscrivessi per me l'attimo in cui ho realizzato l'identità tra noi e loro :D).

2 comments:

  1. Perchè le mamme sono universalmente uniche, tutte un pò uguali nel loro amore incondizionato eppur così differenti per ogni figlio.
    Auguri caro amico mio, a te e a tutta quella bella gente che ti sta intorno ;)

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  2. Come sempre hai ragione :-)
    Auguri anche a te, creaturina mia.

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