Tuesday, 16 December 2014

Pensieri

Oggi, per un controllo da lungo tempo programmato, sono stato in ospedale.

Non era la prima volta che vi andavo, ma questa volta la mia destinazione non era il pronto soccorso, dove negli ultimi anni ho marcato visita un numero di volte, vuoi per una crisi piuttosto preoccupante di epistassi, vuoi per la dislocazione improvvisa ed irreversibile del cristallino, vuoi per chiedere informazioni di vario genere ma oggi invece mi sarei dovuto presentare in ematologia, per discutere dell'andamento del mio INR e discutere di un sostanziale cambiamento nella terapia che seguo.

I dettagli della reparto presso il quale dovevo presentarmi li avevo, ma l'ubicazione dello specifico padiglione mi era ignota.

Stavo cercando la reception, sapevo che era da qualche parte, giu' in fondo, e sapevo che l'incaricato mi avrebbe fornito adeguate indicazioni, quando le ho viste.

Erano due vecchine in camice azzurro (e mi e' venuta subito alla mente la nonnina di Minerva).

Erano due vecchine che si tenevano compagnia, ed in vita, l'un l'altra.

'Volontarie', cosi' dicevano le mostrine, se ne stavano sedute, a chiacchierare, davanti ad un tavolino ordinato e pulito, ed era quella un'oasi di lentezza nel caos di un corridoio congestionato ed impersonale.

Se mi fossi limitato ai loro visi, le avrei certamente scambiate per degenti: era flaccida la pelle rugosa, a tratti squamata grigiastra e giallognola, e gia' arretrata l'ossatura del cranio, ritirati i tratti orgogliosi del viso, gli zigomi un giorno alti e sporgenti, il mento non piu' sottile.

Ho chiesto a loro di aiutarmi.

Mi sono avvicinato, ho impostato la voce perche' risultasse chiaro il mio timbro basso-baritonale ancora troppo contaminato di accento italiano, ed inchinandomi un poco per chiedere permesso ho presentato il mio documento.

Io so per certo che erano contente di potermi aiutare, forse perfino di sentirsi per un attimo impreparate e poi pero' di poter essere una volta di piu' professionali, utili, ... e lo erano: non c'era finzione nel mio atteggiamento, ne' supplenza solo provvisoria nel loro ruolo.

Mentre discutevamo, ed ero sorpreso, meravigliato e contento che la parola fosse ancora ostinatamente abile, ed avesse conservato la vitalita' superstite di un tempo ormai perduto, pensavo a tante cose.

Pensavo alle alternative alla loro scelta di fare del volontariato, e di farlo assieme, in ospedale.
E vedevo l'obnubilazione  dell'inedia, e vedevo il gelo dell'indifferenza di case vuote di nipoti, amici, gattini.
E vedevo anche altre vecchine smarrite in quella cittadella fortificata che e' ogni ospedale, trovare li, in quelle due creature a loro sovrapponibili, un po' di umanita', un po' di somiglianza.

Le ho ringraziate, ed in un batter d'occhio ero in reparto, e di nuovo ho notato pigiami e jeans, come a dire prigionieri e liberi.


Ho risolto tutto in fretta, e tutto e' andato piuttosto bene.

Avrei voluto salutarle, rinnovare i miei ringraziamenti all'uscita.

Ma come puoi ben immaginare sulla via del ritorno, privo di indicazioni se non di quelle impersonali di cartelli e mappe, mi sono perso, e non le ho piu' ritrovate.

2 comments:

  1. ... e insomma le donne ti tornano utili ad ogni età ;)

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    1. Chissa' cosa avresti visto tu, Sarah, in quelle due vecchine.
      Io non riesco a trascrivere certe emozioni, ma credimi: ci sono state.
      Ciao :-)

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