Thursday, 9 October 2014

Ricordi confusi

Mi sono iscritto a questa associazione di ricercatori italiani.

L'ho fatto non per un interesse scientifico specifico, ma per curiosita della comunita' scientifica, dei molti caratteri che la animano.

Cosi' mi capita di leggere spesso titoli di articoli saggi, appendici, brevi riassunti proposti da questo o quello studioso.

Cosi' leggo di dotti e apprendisti si occupano di depressione, anoressia, bulimia.

Li immagino nei loro camici, li immagino alle loro scrivanie.

E mi viene in mente un episodio lontano, di cui forse ti ho gia' parlato, di cui ormai i dettagli sto perdendo.
 

'Non per farmi i fatti tuoi ... ma tu sei per caso anoressico?'.

Questa domanda mi e' stata rivolta nel 2004, in una stanza d'ospedale, reparto cardiochururgia.

Fatico a collocare nell'organigramma del nosocomio la donna che mi rivolse quella domanda ... era forse un'infermiera, forse un'ausiliaria.

Aveva la sua uniforme, il cartellino, equel giorno il turno del mattino.

Ero appena tornato in reparto dopo un paio di giorni in terapia intensiva.

Mi avevano appena aperto lo sterno per infilare un tubo attorno all'aorta, o qualcosa di simile.

Se avvicini l'orecchio al mio cuore, puoi sentire ancora il ticchettio della valvola che da allora e' il mio metronomo (citazione di Montale, vero?).

Ero in condizioni non critiche ma certamente in pessima forma.

Pesavo 42 chili, vuoi per il digiuno post-operatorio, vuoi per la mia condizione.

Dovevi essere cieco per non capire che ero in difficolta'.

Come si possa ignorare il dolore e, in un reparto pieno di sterni tenuti assieme da fili metallici, di drenaggi inflitati nel ventre, di cateteri, io non so.

Grazie al cielo non sono anoressico, ed a volte riesco ad esercitare una divertita indifferenza nei confronti degli idioti.

Avrei riso ... ma Dio santo quanto fa male ridere in quelle condizioni.Cosa intendo dire?

Che una condizione di dolore colloca un individuo sul ciglio di un precipizio, nel quale la superficialita' di dementi puo' precipitare.

Quando leggo di casi di disperazione, di bulimia, anoressia o depressione, io, i cui nervi incisi dal bisturi e dai ricordi sottraggono a tante sensazioni di dolore, mi domando quante e quali superficialita' vi siano coinvolte.

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