Wednesday, 10 September 2014

Pensieri

Mi torna alla memoria l'estate di pochi anni fa.

Ero a Siracusa, per una conferenza.
Al pomeriggio, dopo i lavori, lasciavo l'ufficio in albergo e scappavo tra stradine polverose e deserte del centro.

Nella sonnolenza di quelle ore abbandonavo al caso le incombenze, la fretta, le paure, sensate, per il futuro.

Partecipavo anch'io alla serenita' di quel luogo mite, accogliente, misterioso.
Non mi sfuggivano le piccole e grandi contraddizioni di una citta' che e' stata ricchissima ed ora mendica dal presente cio' che il passato non sa piu' dispensare, e tuttavia alla ragione, che imponeva un paragone impietoso con la mia citta', il ricco ridotto alpino dove vivevo ai tempi, rispondeva l'estasi dei cinque sensi,
sedotti dalla bellezza grezza e generosa di un mondo diverso, alternativo, imperfetto ma irrinunciabile.

...

Adesso che, come ha detto il dottore, 'il mio cuore è quello di una persona normale', comincio a collocare il mio futuro in un'altra città, forse in un continente diverso.

Dopo 3 anni, inizio ad abituarmi a ###.

E' una città splendida, e tuttavia impoverita dalla rapacità dei miei occhi, violata dalla curiosità che mi ha spinto a visitarne tanti segreti.

E' così tutto diverso ed emozionante, all'inizio.

Ogni esperienza è nuova, ogni giorno dona tensione, dubbio, scoperta ... e le paure e gioie tipiche dell'infanzia, quell'età in cui l'ingenuità al pari dell'ignoto ingigantisce e approfondisce tutte le cose.

Ho esaurito la mia ultima infanzia.
Ho consumato l'amore, ne ho lesionato la purezza.

Ormai ho 'i miei locali preferiti', e quando gironzolo per il centro finisco sempre per rintanarmi nel solito ristorante, nel conosciutissimo locale, chè la paura di un piatto troppo saporito, di musica troppo rumorosa mi trattengono dal perdermi in altri ristoranti, in altri locali.

Uno stato di vigilanza costante, d'altra parte, asseconda anche la mia attività lavorativa, e ne è testimone la vivacità che mi pervade ad ogni viaggio, ad ogni chiacchierata, ad ogni contatto cui non sono abituato.

Le comodità dell'ozio, cui cedo spesso e volentieri, hanno un nemico che è ancora più tenace della stanchezza: questa sensazione, che temperata dei suoi aspetti di irrequietezza associo ad una pulsione perfino etica, è una forma di desiderio corrispondente ad incompletezza.

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