Thursday, 4 September 2014

'Ciao!'


Stamattina sono stato in ospedale.

Nulla di grave, non temere: ogni volta che torno in Italia, ormai non riesco più a dire 'a casa', ne approfitto per prelievi di controllo, visite di specialisti, ecografie ... e quello di oggi è solo il primo di diversi appuntamenti ai quali dovrò presentarmi.

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La mia è una piccola città non troppo illuminata, dove si pensa tanto al lavoro, e si è diffidenti, sospettosi del diverso ...
E' in definitiva una piccola città sulla quale gravano i limiti dell'ignoranza, limiti spesso sciocchi che infettano e feriscono le vite di molti, sprovveduti carnefici gli uni, disagiati ospiti gli altri.

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Finita la pratica, durata il tempo di un prelievo e poche chiacchiere amichevoli con infermiere che mi conoscono da una vita, scendevo con mia madre in ascensore in direzione dell'ampio parcheggio sotterraneo.

Con noi era in cabina un uomo di mezza età, calvo, ben vestito, non molto alto ma imponente, e con ai piedi delle scarpe di cuoio nere, a punta, lucide e marziali.
Ammetto di aver pensato, tra me e me, ad un nipote del duce, ad alto dirigente dell'azienda ospedaliera, magari un leghista, o ad un lobbista di qualche grossa casa farmaceutica.

Assieme abbiamo raggiunto la biglietteria automatica, dove in coda attendevano di obliterare il proprio biglietto altri pazienti, dottori, visitatori.

Li, davanti a noi, proprio a fianco della macchinetta dove inserire le monetine, erano due o tre uomini sulla trentina.
Avevano la fisionomia vagamente intimidatoria tipica degli slavi, e quella loro parlata già all'apparenza ostile, e non solo perchè incomprensibile ma poichè intrinsicamente tagliente, ed un po' sfrontata ed esuberante.

Ammetto di aver pensato, tra me e me, a quei tizi, rom, bulgari, rumeni, che stazionano nei pressi dei distributori automatici per rimediare qualche soldo con velate minacce, imponendo con la mera presenza di barbe ispide e modi spicci un pizzo di pochi euro a suorine, madri sole, impiegati mingherlini, turisti sprovveduti.

Non era così.

I tre, che erano accompagnati da due bimbi, armeggiavano con una banconota da 5 euro che proprio non ne voleva sapere di essere accettata dal macchinario, forse perchè troppo spiegazzata, forse perchè infilata di rovescio.

Sorprendentemente, il 'fascistone' di cui sopra ha allora tirato fuori 5 monete da un Euro, e senza scomporsi le ho mostrate ai ragazzi, ed un 'grazie' stentato e sorpreso, ancora striato di venature slave, ed un 'prego' distinto, asciutto, che non dilapidava emozioni, hanno suggellato il baratto, il rapido passaggio da una mano all'altra di diverse forme di contante.

Già così sarebbe stato bello.
Già così ero sorpreso.

Mi ero sbagliato sul 'fascistone'.
Mi ero sbagliato sui 'rumeni'.

Ma con un'immediatezza ed una spontaneita' che davvero solo un bimbo può avere, uno dei piccoli che s'accompagnavano ai quei ragazzi si è girato, ha guardato in alto e senza doverci pensare due volte ha detto, con voce cristallina, in un buon Italiano

'Ciao!'.

Era un 'ciao' di riconoscenza, di riscatto per chi certamente a volte vede e soffre suo padre emarginato e disprezzato; era un 'ciao' che ha preso di sorpresa quell'uomo elegante, abituato al 'lei', al 'buon giorno ingegnere', a colf ucranie e professionisti lombardi.

E' stato bellissimo.

Se questo è il presente, ho fiducia nel futuro.

2 comments:

  1. Ciao Gio! Anch'io sono uscita da poco dal San Raffaele dopo una settimana di ricovero. Mai mollare!
    Buon weekend. :)

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