Monday, 16 June 2014

Pensieri su queste, che sono vite

Ti ringrazio dal profondo del cuore per le tue parole, poiche' queste dimostrano che a volte cio' che e' passato non e' perduto.
Qualcosa rimane anche quando i cammini divergono, e le distanze si misurano in anni, in centinaia, migliaia di chilometri.

I giorni del mio dottorato sono remoti; le stanze dove assieme ad altri ho passato lunghe ore di studio e lavoro, sono ora occupate da diversi studenti, che presto, piu' presto di quanto sappia immaginare, saranno sostituiti da chi ci e' ora del tutto sconosciuto.
Ho abbandonato il mio paese solo 8 anni fa, ma lo stesso credo d'aver gia' capito, almeno in parte, della vita peculiare di un giramondo, del destino che attende ogni straniero.
Anche se ho amato molto ''' e oggi mi stia trovando benissimo a ###, non mi sono sentito a casa a ###, non mi sento a casa qui a '''.
Non e', la mia, una malinconica dichiarazione di nostalgia o pentimento: non ho nessuna intenzione di tornare in Italia, e vivo questa sensazione di incertezza con la naturalezza con la quale mi adeguo alle bizze del male.

No, nessuna nostalgia: questo e' semplicemente un significato del mio temperamento, e concorre a definire cio' che ti ho detto prima.

Rifiuto i vincoli e gli ausilii delle radici.

Rifiuto di veder trasformata la familiarita', cio' di cui uno ha esperienza quando appartiene alla specifica condizione nella quale e' nato, in limiti, e non voglio mimetizzare le mie stesse imperfezioni nell'ipocrisia comunemente intesa.

So bene che questa lettera e' confusa, e forse confonde: il punto e' che e' ormai da tempo mia opinione che un velo opaco adulteri tutto cio' che e' 'quotidiano', 'ordinario', 'reiterato, 'atteso', 'dovuto', mentre non esiste validazione piu' credibile di cio' che viviamo che quel che rimane, quando le circostanze che l'hanno agevolato svaniscono.

Cosi' sono lieto delle tue parole, dei tuoi sentimenti non confessati: si basano su cio' che e' sopravvissuto ai lunghi anni di collaborazione e attivita' febbrile, e che ancora e' qui, intatto e perfezionato dalla lenta e severa revisione del tempo.

Cosi' ho risposto alla lettera di un amico, un autentico luminare della scienza che ho avuto la fortuna di avere come supervisore, e che ancora, di tanto in tanto, riesco ad avere come interlocutore.

C'e' di piu'.

Mi sembra che tutto si riduca ad una sorte di paradosso, di principio di indeterminazione: non si puo' credere cio' che si vive ogni giorno, non si puo' vivere cio' in cui si vorrebbe credere.

Se dev'essere la lontananza a sancire la solidita' di un sentimento, allora davvero ci e' preclusa ogni esperienza autentica?

Io protesto.

Io e te, negli incontri che forse ci donera' il futuro, dovremo, sapremo costringere nel loro punto di singolarita' queste riflessioni, queste indubitabili verita'.

Non c'e' amarezza nelle mie opinioni.

C'e' coscienza che qualcosa di eccezionale va afferrato quando capita, e vissuto, e rinnovato

Io non smetto di pensarti.
Io non smetto di desiderarti.

2 comments:

  1. Belle e profondissime riflessioni.
    L'amore è mobile, in movimento. Raramente coincide con l'amore di una coppia che per sua natura tende alla ripetitività, alla stazionarità. Tant'è che una coppia, superato l'innamoramento, tende sempre ad accasarsi e far famiglia.
    Tuttavia è chiarissimo quello che dici.
    "non si puo' vivere cio' in cui si vorrebbe credere."
    Hai una capacità di riflessione straordinaria. Scientifica e metafisica al contempo.
    Mi piacerebbe essere ipnotizzato ed esplorare in tale stato altre dimensioni di coscienza - incoscienza.
    Troppo misteriosa l'esistenza.
    Ciao

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  2. Caro Gianni, grazie di queste parole.

    Certamente la mia intenzione e' proprio quella di oscillare tra fisica e metafisoca :-)

    Quei misteri altrimenti ci sfuggiranno per sempre!

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