Monday, 23 June 2014

Pensieri su Alice

Sono stanco, esausto, svuotato d'ogni energia.

Le lunghe giornate non sono riscaldate dal sole, che resta un pallido spettro oltre le nubi, ed attendo la notte per potermi liberare di questo dolore continuo, di questo brusio di sottofondo che e' la mia dannazione.

Attendo di potermi dedicare ancora alle donne che amo, e nel frattempo cerco, nelle lettere scritte, ricevute, rilette infinite volte, di riviverne la vicinanza.


Alice,

e' difficile rispondere alla tua ultima lettera, e ora che cerco di mettere assieme le idee accarezzate in settimana so bene che non riusciro' a farle combaciare tra loro, che non sapro' produrre un continuo logico flessibile ed armonioso.

Mi attendo contraddizioni tra una riga e l'altra, fratture, accordi stonati, e questi saranno le prove dell'autenticita' di quanto ti sto scrivendo.

Quanti aspetti dell'esistenza ritrovo nelle tue parole.

Da una parte c'e' la paura, che sento fortissimamente, dell'invadenza della produttivita' e della fretta, quell'insidie che forse saranno solo le mie condizioni fisiche a far indietreggiare, quando l'altro, o io stesso, mi dovro' arrendere ai limiti imposti dalla natura.

Accompagnano queste tribolazioni generali, che interessano molti e che non so riconoscere del tutto superficiali, alcune piu' specifiche.

Anch'io lavoro per ###, e non manco di domandarmi se quanto sto facendo, che e' poco ma di fatto quasi tutto cio' di cui sono capace, non sia altro che partecipare ad un saccheggio, ad una violenza perpetrata a danno di ###.

Da queste prime considerazioni, ne seguono altre: questi discorsi restano ormai confinati entro le pareti del mio cervello se e' vero che  i colleghi, perfino quelli piu' simpatici, o quelli piu' preparati tecnicamente, non esistono che per le 8 ore d'ufficio, e oltre algoritmi e battute spiritose non ci si avventura mai.

La solitudine di cui ho esperienza qui a ### non ha eguali, e tuttavia questa affermazione non e' un lamento, ne' tantomeno denuncia un accadimento inatteso.

Vi concorrono diverse cause: la stanchezza, che limita alle ore di ufficio e a poche camminate estemporanee le occasioni di interazione sociale, le delusioni, non tanto quelle della solitudine quanto piuttosto quelle dell'ingordigia che ci prende per alcuni, il disinteresse, che cresce accanto alla conoscenza del mondo e la volonta' di distribuire con cura le poche energie che mi restano alla fine di una giornata o di una settimana.

Posso riassumere tutto in due parole: mi manchi, e sogno il giorno in cui di nuovo siederemo attorno ad uno stesso tavolino.

...

Ogni stagione conosce un nuovo campionato di calcio, un nuovo mondiale di Formula 1, e ognuno di questi eventi porta con se' finali, discussioni, scandali, che traducono, sorprendentemente, un giorno qualsiasi in un'attesa che io non riesco a capire, e che comunque esplode in gioia incontenibile o rabbia devastante.

Entrambe queste manifestazioni, controllate da cronometri, soggette a regolamenti, mi lasciano quasi sempre sulla soglia di un rapporto umano.

La ricerca del piacere, nel mio caso, mi ha portato fuori rotta, e almeno in parte fuori bersaglio.

Non sono piu' solo la gioia, la serenita' ad essere sospirate: riesco, e sicuramente c'e' del merito in questo raggiungimento, a godere del risuonare in un'altra individualita', necessariamente femminile, di inquietudini simili alle mie, e questo senza dover passare attraverso i riti del possesso o della conquista, che le delusioni per tanto a lungo hanno reso mortificanti.

Come un giorno, chissa' quando, ho imparato a vivere della bellezza in se', pagando forse un tributo in termini di credibilita' alla severita' o all'ipocrisia, ora non e' piu' solo per la vicinanza che lasciano intendere che assaporo una confessione, che ascolto un'ipotesi a lungo meditata ...

Cosi' in una tua lettera ritrovo me stesso.

Volendoti bene, sentendoti, lo so che e' assurdo, vicina, non riesco piu' ad odiarmi, a trovarmi ridicolo.

Io non ti ho ingannato: tu e' me che hai conosciuto, non un altro, e questa suprema affermazione di egoismo, della quale mi devo scusare, mi sostiene.

A presto amica mia.

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