Wednesday, 23 April 2014

Sogni

Ormai da anni non ho fissa dimora. e forse solo cosi' evito l'illusione che convince molti, quella di poter aver casa in un determinato luogo.


L'appartamento dove vivo ora, spazioso, elegante, luminosissimo in queste prime giornate primaverili, e' sproporzionato rispetto le mie esigenze. Mi offre un riparo decorosissimo, una sistemazione comoda, ma evito di mascherare con altro che libri le pareti che sconosciuti, allo scadere di un contratto, ad una promozione, ad un indirizzo diverso della carriera, sono tali gli avvenimenti che scandiscono una presenza, presto sentiranno proprie.

Penso alle mura antiche di secoli entro le quali sono cresciuto.

Nelle stanze oggi abitate dalla mia famiglia, nei giardini dove il babbo si dedica alle rose, nei cortili ora trafficati ora silenziosi, sono transitati, nell'indifferenza dell'inanimata solidita' dei pavimenti, delle travi a vista, delle colonne di granito, decine, forse centinaia di vite ormai perdute.

Stanotte ho avuto una visione terribile di morte.

Il mio babbo.

E' un'anticipazione tragica, insostenibile, forse imposta da una forma di giudizio che mi ritiene colpevole dell'abbandono.

Se capitera' durante la mia vita, probabilmente non saro' presente, e ripetero' cosi' l'orrore di certi racconti intimi nei quali padre e figlio oggi chiamerei nonno e babbo.

Un lungo viaggio in auto, la destinazione e' la Svizzera dove da bimbo cercavo rimedio ai problemi di miopia, ci ha smarrito in un cunicolo di gallerie che gia' diverse volte ho visitato in sogno.

Persi in un dedalo oscuro, troviamo rifugio, sollievo dalla preoccupazione in quella che sembra un'area di sosta.

Mi sgranchisco le gambe in un ampio locale.
A poche decine di metri da me, disposti simmetriamente rispetto un'asse invisibile, tavolini, sediole, banconi.

Sono tranquillo quando un grido sordo mi gela il sangue.

A pochi passi da me mio padre, colto da un malore, non riesce piu' a respirare.

Mi precipito in suo soccorso, ma e' troppo pesante, e non so neppure tenerlo in piedi.

In pochi secondi la pelle e' gia' violacea, il destino segnato.

A me solo resta di lottare fino alla fine: gli ultimi istanti il moribondo invece li vive per cercar di comporre un ultimo pensiero, di cogliere il senso di un'intuizione finalmente intelleggibile ora che null'altro le contende i favori della mente.

Mi sveglio angosciato prima che giungano la morte o la sua somma illuminazione.

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