Monday, 14 April 2014

Pensieri sulla bellezza, quella vera

Ho ritrovato una lettera che scrissi a mia sorella diversi anni fa, di quando lei muoveva i primi passi nella sua professione.

E' difficile il mestiere del medico, e lo e' di piu' se sono degli esserini indifendibili ad essere i tuoi malati.


Non e' stato facile iniziare, dover ingoiare il dolore senza tentennare, e mantenere i nervi saldi, non dimenticare l'umanita' nemmeno quando sembra nulla di diverso da un costo, un debito.

Mi confido' le sue preoccupazioni, ed io, che sono stato un bimbo malato, penso d'averle capite, d'averle ritrovate dentro di me, almeno in parte.

Io in quel tempo gia' vivevo all'estero, e avevo stretto una bella amicizia con Vera, pseudonimo dietro al quale celo un'identita' inconfessabile.

Proprio allora viveva con noi un periodo piuttosto pesante: eravamo entrambi alle prese con difficolta' irrisolvibili ed irrisolti, e mi consola solo ricordare che furono proprio quelle circostanze dolorose ad avvicinarci.

Anche se ormai e' da anni che non ci incontriamo, siamo ancora vicini, e completiamo da lontano i pensieri l'uno dell'altro.

Oggi riscriverei identica questa lettera.

Ciao Fede.

Oggi ho visto Vera.

Era un po' giu' e stanca.
Non l'ho mai vista cosi' bella.

Ecco ... spero che ci sia chi non ha mai visto te cosi' bella come adesso che sei triste e fragile.

E spero che tu lo sappia.

Conta poco, lo so, ma a cos'altro possiamo ambire?

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