Monday, 31 March 2014

Pensieri su Monica


Torno in Italia un paio di volte all'anno: a Natale, e sul finire dell'estate.

In una citta' piccola ci si incontrerebbe ancora tutti quanti, se forze centrifughe non c'avessero sparpagliati lontani, chi in provincia, chi oltre la Manica, chi in un altro continente.

Restano ultimi testimoni gli edifici, luoghi incerti del nostro passato comune ed incorruttibile.

Ogni volta che per un motivo o per l'altro passo davanti la casa dei
tuoi genitori penso a quella ragazza di cui oggi sono coetaneo, che un giorno invitò a pranzo un suo ex studente, miope e fragilissimo, per discutere di futuro, ragazze, paure.

In quella casa, e in ogni istante con te, perfino quando inciampavo in un ablativo assoluto o perdevo la consecutio, mi sono sentito bene.

Il tempo, il posarsi e lo scivolare di decine di altre vite sulla nostra superficie, colleghi, studenti, amanti, ha fatto il suo dovere, che e' quello di allontanare senza colpe, ma non ha potuto distruggere cio' che e' esistito, ne' cancellare il tuo insegnamento.

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