Sunday, 23 March 2014

Lettere e pensieri


Carissima Alice,

Prima di introdurre il mio discorso, concedimi una piccola digressione cinematografica.

Io ho sempre avuto problemi al cinema.
Il motivo?

Un mix notevole di miopia ed un'attitudine alla fisionomia prossima allo zero.

Le conseguenze?

Colossali fraintendimenti durante la visione di molti film.

Ricordo ad esempio 'L'attimo fuggente', bel film, che probabilmente hai visto, e subito mi immagino a processo: l'umanità mi vuole bandire dal proprio numero per crimini contro l'arte cinematografica, e non solo.


'Vostro onore, in mia difesa chiamo a deporre un numero sterminato di miei conoscenti: tutti concorderanno nel definirmi infermo di mente!'

Ricordi quel film?

Ambientato in un austero collegio americano, i giovani protagonisti, a mio modo di 'vedere' rientravano in due grosse classi di equivalenza: biondi e mori.

Concentriamoci sui mori un istante.

Quando parlo di 'classe di equivalenza' intendo dire che due elementi di detta classe sono praticamente indistinguibili l'uno dall'altro.

Il buon Hegel diceva bene: di notte tutte le mucche sono blu, ed io aggiungo che anche questi ragazzi, insomma erano un po' tutti uguali.

Ecco dunque che per me uno, lo chiameremo Jimmy per convenienza, un giovane con la passione per il teatro, era nella mia testa indistinto da un altro, che appelleremo a nostro piacimento Anassimene, che viceversa andava pazzo per la ragazza di un rugbista (ci ho messo anni a capire quel film ma ora ne ho un'idea piuttosto precisa).

Tutto va bene fino alle ultima battute della pellicola, ma i guai iniziano dopo il suicidio di Jimmy, quando scopro Anassimene piangere la sua morte.

Nella mia testa, dove regnava incontrastata e solenne l'identità Jimmy=Anassimene, partivano di conseguenza i ragionamenti più assurdi:
dovevo per forza vedere, in quell'incongruo concatenarsi di eventi, un messaggio, un'allegoria sottile del regista.

Così per anni ho pensato che lo sdoppiamento del personaggio stesse a significare che abbandonare i propri sogni è come morire, e che anche se continuiamo a vivere, qualcosa di noi svanisce per sempre, nel gelo di un paesaggio invernale.

Alle volte sono decisamente incline alla facezia ... eppure, quando racconto delle mie disavventure al cinema, mi viene da pensare che spesso si commettono sciocchezze simili: dato per scontato qualcosa, si deforma tutto il resto, si asservisce il proprio ingegno a un giogo folle, ci si scervella per confarsi a quello che forse è un errore madornale.

E, mia cara Alice, le risorse mentali di un uomo sono, alle volte drammaticamente, eccezionali.

Prima di salutarti ancora una parola.

Io non sono abituato ad avere a che fare con gli altri.

Non vedere in questi miei continui accenni alla mia solitudine sempre una lamentela - per me la solitudine non è disgiunta dalla libertà (libertà ...hai mai pensato al valore inestimabile della libertà, ad esempio, di essere ogni tanto un po' tristi?) e mi è cara.

Questo voglio giungere a dirti: io non ho imparato ad avere a che fare con gli altri.

Forse sono un egocentrico?
Non credo.

Ho notato che a volte chi mi è attorno è portato a credere che io non dia peso alle parole, ai sentimenti altrui.

Si potrebbe pensare, forse, che non ascolti neppure gli altri.

E' falso.

Io ascolto molto: spesso però, le piccole sfumature che leggo qua e la, quelle fessure tra le maglie della nostra armatura, che aprendosi mi lasciano vedere, o credere di vedere, dentro gli altri, mi atterriscono.

Sono sicuro di sapere cosa fare quando sono li, veramente vicino ad un altro essere umano?

Sono un vile, o un incapace, o tutte e due le cose ... non so.

Ti abbraccio

5 comments:

  1. Amore mio, se solo sapessi quanto mi manchi!

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  2. Intendi dire che devo ribloccare i commenti anonimi?

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  3. Ma che cosa hai contro l'anonimato? :)

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    1. Ho qualcosa contro chi insulta e ridicolizza.

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    2. Si, forse hai ragione tu. Scusa se ti chiamo amore ;). Blocca pure.

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