Thursday, 27 March 2014

Lettere ad una donna amata


 
Alice mi scrisse di un piccolo tesoro, un minuscolo frammento dell'infinito, precipitato un giorno sulla terra in forma di meteorite.

Lo teneva sul comodino, assieme ad altri cari oggetti tutelari del sogno e della speranza.

Era il regalo di compleanno di un amico, cosi' diceva, di un innamorato, cosi' io pensavo.

La ricordo ancora adesso contenta, animata, avventurosa descrivere quel minerale ormai freddo, e tuttavia, nella sua intepretazione, ancora testimone dell'energia che ne determino' la struttura.

Se riscrivo qui le parole che le ho donato, e' perche' non devo dimenticarmene.

Proprio in questo momento, in cui un'idea diversa e magnifica di donna e di intimita' sembrano allontanare definitivamente anche solo il desiderio della passione, cerco di trattenere a me il ricordo di chi, forse, ho semplicemente amato.

Cosi' le risposi.


Che bello, Alice, ricevere una tua mail, e se poi è piena di emozioni ... è magnifico.

E mi sembra di vedere i tuoi occhi luccicare davanti a quell'oggetto che prima di raggiungerti ha compiuto una traettoria infinita, viaggiando per milioni di anni nel gelo siderale, frammento di chissà quale corpo celeste ancora forse esistente dall'altra parte dell'universo.

Ecco che la fantasia e conoscenza concorrono ai sogni.

Sei meravigliosa: e mi riconosco un notevole intuito per averlo capito così in fretta.

...

Il mio rapporto coi libri è stranissimo.

Inizio parlandoti dei libri scientifici: ne ho collezionati una quantità piuttosto considerevole, ereditando, inoltre, la biblioteca di un vecchio professore di Fisica dell'università di Milano.

E poi si sono aggiunti i libri in svendita della Mir, la casa editrice Russa, e poi i testi della collana Dover, semplici ristampe economiche di vecchi classici.

E su molti di questi ho scritto, a penna, i miei appunti: so che questo può inorridire un bibliofilo, ma li volevo miei davvero.

E il 'Davidov' è il mio 'Davidov', e il Byron-Fuller della mia biblioteca non è il primo che capita: è quello con le note a margine che mi fanno risparmiare tempo quando, ormai raramente, lo devo consulatare.

Per qualche regalo particolare, magari a me stesso, ho anche comprato, su Ebay o Amazon, dei vecchi testi di fisica: uno, degli anni '20, l'ho tenuto per anni in casa mia.

Aspettavo l'occasione giusta per farne un regalo: ed è finito così a Simone, un amico che si dottorava a Monaco.

A Ludovico invece ho regalato la prima edizione dell'Optics di Rossi: comprato per pochissimo su Ebay, con il suo bel timbro di una biblioteca di non so quale stato americano che forse voleva svuotare i magazzini, e che invece ha riempito casa sua (qui potrei confondermi un po' ... forse quella copia è finita ad altro o è rimasta a me? dovrei controllare, ma sono passati tanti anni :-) ).

Leggo saggi: ora sono alle prese con un bel lavoro sulla cultura greca, e ho sul comodino ancora qualcosa di Russell, o perfino di qualche commentatore, cattolico, della Bibbia che spiega il significato di un numero di termini della cultura ebraica.

Coi romanzi, o le poesia il rapporto è molto più complesso, ma mi rendo conto che sto andando fuori tema: qui parliamo di libri, della loro presenza fisica, non solo del loro contenuto.

Mi hai fatto venire in mente un episodio remoto, sepolto ormai nella mia memoria.

Era forse il '93, o al massimo il '94.

Ai tempi ero un ragazzo molto timido: perfino una parola come 'erotico' mi faceva arrossire.

Beh, ero con il babbo in un negozio di libri, e lui, parlando con il commesso, parlo' proprio del valore 'erotico' del libro in sè.

Ai tempi arrossii, ma fortunatamente non scacciai dalla mia mente quella frase.

Avevo solo bisogno di tempo per capirla: l'ho avuto, e ora la condivido.

...

Ti ho detto, a  Praga, scherzosamente, che forse casa mia è uno degli edifici più belli che ci siano a ###.

Una solenne esagerazione, ovviamente :-)

Vivo in quella che un tempo fu un'autentica villa, costruita, nel suo nucleo centrale, attorno al XVII secolo.

Pur essendo una villa di campagna non è priva di una certa bellezza: non devi cercare un canone nel suo cortiletto interno un po' sbilenco, nelle colonne doriche ingrigite e tozze, nelle decorazioni un po' approssimative delle volte a crociera ... però insomma, un certo fascino, sarà che ci sono vissuto a lungo, io ve lo vedo, perfino nel suo essere ormai in decadimento irreversibile.

Nelle pareti ocra, dove qua e la si indovinano i tratti delle antiche decorazioni, io percepisco il susseguirsi degli anni più che non nei pochi tratti ripristinati secondo uno stile vagamente assimilabile a quello dei tempi che furono.

Ma sto divagando :-)

Tutta questa premessa la puoi riassumere in 'Casa mia è piuttosto antica'.

Uno degli ultimi proprietari, quello che la vendette circa 100 anni fa alla famiglia di mio padre, era il 'famoso' Conte De Angelis, un tizio di quelli che possono essere celebri solo in provincia, e che tuttavia li diventano quasi leggendari.

Un tipo particolare: negli anni, in qualche vecchia soffitta o in una cantina umida, furono trovati numerosi teschi , e piu' recentemente, sotto un tetto, una rivoltella, forse lasciata li ai tempi della guerra partigiana, o chi sa che ...

Questo per dire che, ovviamente, in una casa che vive centinaia di anni, finiscono ovviamente per transitare centinaia di individui, e segreti, e misteri.

Bene

Puoi fermarti qui mia carissima e ti risparmi un dolore :-)

Ero un bimbo, quindi non ricordo nulla in prima persona: ma fin troppe volte il babbo mi ha raccontato questo episodio ...

Era estate, e noi tornavamo dalle vacanze.
Pur non essendo casa 'nostra' (i proprietari erano i nonni), gli altri condomini spesso venivano da noi per discutere gli affari della casa.
Non so esattamente come, ma l'inquilino del piano terreno, durante dei lavori, aveva tirato giù un piccolo muro non portante nel suo appartamento.
Tra le pietre sbriciolate dal martello, finito per terra assieme ai calcinacci, aveva trovato un diario, o un libro, o dei fogli tenuti assieme chissà come.
E visto che 'non capivo cosa c'era scritto sopra, l'ho gettato nella spazzatura'.

Ecco, questo disse a mio padre.
Sarebbe stato meglio il silenzio: e invece no, ci volle torturare, senza ovviamente rendersene conto.

Sono tornato con la fantasia decine di volte a quei fogli densi di caratteri, magari tenuti assieme da dei legacci di cuio, magari scritti in latino, o in greco, o in codice, che un uomo, chissà per quale motivo, un giorno decise di nascondere in un muro, dove avrebbero riposato sereni per decenni, o secoli forse.
Fino all'incontro con un barbaro.

La figura del barbaro si addice: i romani in fuga dalle invasioni barbariche, sotterravano i propri tesori chissà dove, nella speranza, vana quasi sempre, di poter tornare un giorno nella propria terra, e ritrovarle intatte, non depredate.

Qui di peggio non si poteva fare.

E se io capisco il rammarico di mio padre, che rimpiange come la biblioteca del suo genitore fini' in fiamme, perchè il fuoco serviva in quegli anni di povertà, di quella miseria capitata a una famiglia che non era stata indigente, e che invece conobbe la miseria autentica in seguito alla malattia del suo capo, ma dopotutto giustifico la scelta di sua madre, in questo caso resto ogni volta sconvolto dalla semplice stupidità umana.

Adesso io passo il cursore su 'Send', premo il tasto sinistro del mouse, e questo messaggio viaggerà alle velocità della luce: traverserà catene montuose, pianure, fiumi e città.

Arriverà a te.

Ti troverà forse che avrai appena finito di cucinare, o starai correggendo una bozza.

E forse starai ascoltando un po' di bella musica, e li sul tavolo accanto a te ci sarà una tisana, o qualche fumetto da sfogliare.

Sarai comunque 'Tu'.

A presto, Alice.

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