Tuesday, 11 March 2014

Appunti

Ieri, durante l'ultima lettura dei giornali, un rito che quasi sempre precede la notte, da distrattamente interessato ad una squallida vicenda di cronaca mi sono trovato, preda di una bulimia violenta ed inattesa, a divorarne quanti piu' dettagli possibili.

L'articolo, la catena di articoli, verteva a proposito delle vicende terribili della clinica milanese 'Santa Rita', un agghiacciante istituto di cura dove, pur di ottenere un profitto economico medici corrotti da manager senza scrupoli non esitavano a mandare a morte quasi certa pazienti in condizioni critiche ma non disperate, sottoponendoli ad interventi chirurgici superflui quando non dannosi, ed in ogni caso pericolosi.

C'e' stata piu' che indignazione o scabrosa curiosita'.

Ho sussultato soprattutto leggendo la trascrizione di un'intercettazione telefonica incentrata su di un episodio minore, trascurabile se paragonato alla macelleria di altri resoconti di ordinaria depravazione.

Qualcuno discuteva senza impaccio di una protesi non piu' sterile ed inutilizzata, poiche' estratta dal suo involucro per sbaglio e conservata in condizioni di semplice pulizia superficiale, che senza troppi problemi si sarebbe potuta impiantare ad uno dei tanti pazienti 'gia' novantenni' in cura presso la clinica.

La morte eventuale di un vecchio non avrebbe destato alcun sospetto, non avrebbe preteso che due righe, credibili benche' false, in una cartella clinica, e si sarebbero risparmiati i 450 euro di una protesi altrimenti da buttare.

La superficialita', l'indifferenza, la freddezza di quelle parole, dove pericolo e profitto non obbediscono all'ovvia gerarchia in cui credo istintivamente prima che per una ragione, mi hanno costretto a tornare indietro, ai tempi dell'ultima frazione della mia infanzia.

Ho sussultato poiche' qualcosa di simile ha cambiato, accellerato il destino del bimbo di 9 anni che sono stato.

Ci si adegua ad un'intrusione simile, sai?

Non si puo' modificare in alcun modo il passato: cause milionarie, odio viscerale, desideri di vendetta avranno effetto sul conto in banca, sulla bile, sulla coscienza ... e nulla cambieranno dell'intimo ed inalienabile destino del malato.

Anche per non danneggiare una persona che da quel giorno e' emersa come centrale, e che davvero e' stata fondamentale nella mia esistenza, i genitori deciso di lasciar correre.

Costretti a temere di aver in qualche modo rovinato la vita del proprio piccolo, vissero probabilmente nel dolore che li dilaniava una sorta di altissima comunione con me: mentre il mio corpo si gonfiava, mentre la mia pelle, ingiallita dall'epatite, si sbriciolava, mentre io da incosciente mi limitavo a vivere un presente travagliato in attesa della normalita' cui ero abituato, il cuore di due quarantenni forti e sani, costretti quasi alla giovialita' ed al costante incoraggiamento, dentro si crepava, e gia' erano evidenti per loro i lunghi anni di sofferenze cui ero assegnato.


Cosi' siamo stati speculari ed uniti.

No, nessun giudice, nessuno sbirro.

D'altra parte il tempo imponeva ben altre priorita' che carte bollate ed aule di tribunale.

Di mio neppure mi ha sfiorato l'idea di una recriminazione simile ad un piagniucolare infantile, e ho dedicato ad altro che ad un lutto perpetuo quel poco che mi rimaneva.

Come negarlo?

Ha influito anche la consapevolezza che la mia sorte era comunque segnata: l'infezione che quasi mi uccise aggravo' parzialmente, al limite affretto' l'indolente e ipocrita sindrome che presto o tardi avrebbe preteso di governarmi.

...

Simili pensieri concorrono a definire la principale differenza tra noi due.

Io non ho speranze.
Ho imparato benissimo ad accettare e gestire.

Sono intorpidito dalle infinite certezze che ho: fino all'ultimo giorno saro' questo, saro' costretto ad essere questo.


...

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