Wednesday, 19 February 2014

Un sogno

Ho sognato la donna che amo e di cui non sono mai stato innamorato.

Sono appena sopravvissuto all'onde impetuose di uno tsunami quando ricevo un suo sms.

Mi sorride ... sorride per una bella giornata di sole.


Mi sono risvegliato repentinamente, come altrimenti capita quando la paura dell'incubo supera la soglia del dolore, o una dolcezza troppo a lungo negata si fa insostenibile poiche' vissuta solo allegoricamente.

Oddio le allegorie, quando non e' un abbraccio a sancirle.

Mi sono risvegliato per risponderle, per dirle subito 'beate te mia cara, qui fa ancora freddissimo!' un po' assurdo, visto che nel cuore continentale d'Europa, li dove vive insomma, il clima e' forse addirittura peggiore del nostro ...

Ma erano le 3.23, e non c'era un'iconcina in alto a sinistra a testimoniare l'inizio di una corrispondenza.

Cio' che era gia' scritto e' rimasto inespresso, e tuttavia profondamente vissuto.

Questa volta e' diverso.

E'Alice, e questa non e' la meta' di nulla.

Mi e' toccata una sorte difficile, e che pretende perfezione, ovvero o profondissima solitudine o amore assoluto.

Tra tanti che godono solo l'illusione di un'esperienza simile, io davvero non potrei mai confondermi.

Sono talmente netti ed evidenti le ragioni per le quali le donne mi evitano che quella che mi amera' necessariamente lo fara' slegandosi dai condizionamenti mediocri che tante hanno trattenuto o allontanato.

Non accadra' mai, lo so bene.

Ora che ho finito di disperarmi, ora che non ho piu' forze, mi consolano la contemplazione del vuoto, le sue vibrazioni fondamentali.

Mi preoccupo di nascondere a quanti piu' possibili questa situazione - miserrima ed incomprensibile per quasi tutti, pietosa per alcuni, attendibile solo per me.

E tuttavia questo e' il mio testamento.

Queste pagine che compulsivamente compilo, in un atto di bulimica fame di attenzioni, contengono non nella parola ma nella nevrosi della frequenza, dei temi ricorrenti e mai affrontati in modo adeguato una traduzione esemplare del mio male.

Giudico ogni risultato esplicito di mia produzione mediocre, ricopiato da chissa' dove, e tuttavia sono fermamente convinto che il sentimento, la spossatezza che mi avvilisce tutte le volte che volgo lo sguardo ad uno specchio, la malinconia di certi sogni sono equivalenti di un dolore altissimo.

La parzialita' della mia esistenza e' oggettiva.

La distanza che mi separa dalla naturale sede che attende i deformi, i malati, i deboli, e' aberrante, e per questo sono un visionario.

La droga che mi consuma non e' un composto chimico, non si definisce tramite una sigla o una catena, non posso condividerla con altre anime perdute, ma ne sono egualmente dipendente, ne patisco gli effetti collaterali e ne cerco benefici, che tuttavia sono sempre piu' limitati.

Sono l'ultimo poiche' l'unico tenuto a guinzaglio dalla verita'.
Non posso celare nulla, ne' edulcorare, vendere, promettere.

Mi vedi, e mi hai gia' osservato, scrutato, valutato correttamente, collocato in modo definitivo.

Rifiuto di dichiararmi triste: sono lucido.

Valuto addirittura con distacco, freddamente, tanti episodi di remoti dolori.

Cio' che un tempo mi lacero' per la sua vicinanza al tradimento e' una sbavatura quasi impercettibile, poiche' evito di associare a me le parole, i gesti, le disattenzioni di un tempo.

La superficialita' di Ilaria, la sua miopia, l'inconsulte confessioni di Sergio ... o e' intervenuta l'indifferenza o la ragione, e l'affetto, a dissiparle o collocarle in algoritmi sensati e dopotutto funzionanti, giusti.

Mi viene da pensare che l'intelligenza mi tutela per tutto cio' che riguarda il passato: non riesco a elevare un solo rapporto umano importante a colpevole della situazione corrente.

Di tanti conoscenti, conservo i dettagli di pochi, e tra questi pochi ognuno mi e' caro.
Di chi e' scomparso non trattengo nulla: Silvia e' una donna con due belle tette, Ilaria una confusionaria non cattiva ma priva di qualita', le piccole figurine di cui mi sono di volta in volta infatuato pure invenzioni non distinguibili dalle anime che popolano i sogni.

L'intelligenza da sola avrebbe potuto fare ben poco.

Di fatto si e' limitata a riconoscere in una persona, finalmente in carne ed ossa, finalmente a me intimamente affine, qualita' che blasfemo attribuivo alle donne che mi infatuavano.


Lucidamente tuttavia mi sento condannato, davvero costretto ad attendere in un popoloso deserto.

Adesso anch'io vedo e gia' osservo, scruto, valuto correttamente, colloco in modo definitivo.

E' rimasto solo il sesso a consolare o frustrare, solo le sciocchine e le puttane a dividere il letto o poche ore di sonno proibito.

Sei la mia luce, e non e' colpa tua se questa realta' senza orizzonte, ora manifesta, e' avvilente.

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