Saturday, 15 February 2014

Riflessioni



Oggi e' stata una giornata insulsa, un po' come questo incipit, vittima di soprusi del verbo essere.


Oggi ... oggi e' un sostantivo maschile cazzo, ed a me che su numero e genere al verbo essere si permetta di fare come vuole, vedi ad esempio la frase formalmente corretta 'le luci notturne sono l'anima della citta'', infastidisce parecchio.

Avrei dovuto dire 'oggi e' stato un giorno insulso', e tutto sarebbe stato molto piu' fluido, scorrevole, naturale.

Riflettevo, oggi, in questa giornata, in questo giorno, del nulla che posseggo.

Io non ho nulla, ed ho senso unicamente per una ragione: il mio niente e' speculare ai sogni, ai desideri, alle speranze che al pari di molti altri ho vissuto o almeno intuito come sovrastanti ai destini di chi partecipa all'impeto dell'esistente.

Sussiste un'equivalenza maligna tra due forme tra loro speculari, ed io ne sono vittima costantemente.

Perfino nei momenti di serenita' parziale, quando questa sorte mi sembra credibile, aulica, solennemente Eraclitea, e' sufficiente un minimo intrigo del caso, un commento sarcastico, un giramento improvviso, per far crollare l'illusione, e ripristinare la logica ferrea della specie, che senza sosta distribuisce ruoli, impartisce ordini, discrimina.

Il bene per me non e' la divina indifferenza, che finche' non saro' ricco a sufficienza da potermi nascondere se non per incontrare prostitute pietose non sara' alla mia portata, ma la dimenticanza.

Dimentica, Gio, cosa hai gia' perso, cosa stai perdendo anche in questo istante.

Ma resta vigile, che' devi essere produttivo, o non avrai di che vivere, e gentile, o subirai l'angherie del primo che passa, ed in ogni caso prezioso, o sarai vuoto, disgustoso, insopportabile.

Penso di aver gia' dimenticato moltissimo.

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