Monday, 3 February 2014

Appunti sulla delusione

In qualche modo perveniamo ad un'etica, o piu' spesso ad un sentire etico, non sistematico ma profondamente impresso, del quale ci serviamo per interpretare il reale in termini di giusto e sbagliato.

Sono probabilmente i pericoli, le delusioni, le paure a favorire la nascita a livello di singolo uomo di un'attitudine al calcolo, alla misura, e cosi' ogni individuo vive personalmente cio' che l'umanita' ha esperito nella sua storia millenaria: le leggi, la comunita', sono costruite nel volgere di una vita da quasi ogni nuovo nato, e vi diamo il nome di educazione, amicizie ...

L'ipocrisia, piu' o meno consapevole, misura segretamente e nasconde pubblicamente le distanze che accumuliamo nei confronti di questa intuizione, e la malignita' annota, sottolinea, commenta le deviazioni altrui.

E' buffo che un metro la cui matrice personale non puo' sfuggire a nessuno si applichi con tanta superficialita' all'altro, non trovi?

Qualsiasi uomo dotato di un minimo di cultura conosce la varieta' del vero, e tuttavia costringe il reale in una sola delle infinite interpretazioni eventuali: la propria.

E' cosi', se non per tutti, almeno per me.

In questo senso dunque da chi ho amato ho atteso soprattutto le delusioni.

Mi vi sono appigliato, a quei cavilli, a quei frettolosi fraintendimenti, con tenacia, con le residue energie.

Nell'attimo stesso del tradimento, della stanchezza, della noia, ho chiuso il sipario per non vedere piu', e crogiolarmi nell'idea che quella era una troia, l'altra una superficiale, tutte in definitiva mediocri.

Ho partecipato anch'io all'orgia incestuosa: mi sono avvilito volontariamente, perche' crescessero inimicizia e dispetto tra il me sognante ed il me sporco, intossicato, triviale.

Puntualmente mi hanno deluso, le donne, e li dove falliscono in tanti, io sono riuscito: le ho detestate davvero, le ho azzerate definitivamente.

Cosi' ho detestato ed azzerato me stesso.

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